[ SI PUO' FARE? ]
Sento distrattamente Walter Veltroni da Bruno Vespa e mi colpisce quando sostiene che la lotta alla mafia non può essere personalizzata motivando così l'esclusione dalle liste di Beppe Lumia, ex presidente della commissione antimafia. Può avere ragione il segretario del Pd avendo deciso di concedere le deroghe a pochissimi "fortunati", ma perchè hanno candidato, in Sicilia, Daniela Cardinale, figlia di Salvatore già deputato Udr, Margherita e Partito democratico? Dopodichè mi lascia perplesso il fatto che alcuni "anziani" deputati per potersi ricandidare passano da una lista all'altra. E l'altra è quella che, a parole, vuole il rinnovamento della politica. Non cito il nome del deputato in questione perchè è un buon nome ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.
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Negli ultimi giorni alcuni fatti: a Napoli, lunedì scorso il presidente della commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione lancia l'allarme. Il governo Prodi, dice, si è dimenticato di fare la lotta alla mafia. A Napoli la macelleria continua e la "plebe" sembra sempre più impazzita. In Calabria l'ndrangheta sembra sempre più prepotentemente al comando ma quello che è successo negli ultimi tre giorni a Palermo deve far riflettere. A Cinisi, nel giro di poche ore per ben due volte (alla vigilia della visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), è stata danneggiata la lapide che ricorda Peppino Impastato mentre a Termini Imerese è stato divelto l'albero che ricorda il giovane assassinato dalla mafia il 9 maggio del 1978. In Calabria e in Sicilia le cooperative impegnate sui terreni confiscati alle mafie subìscono attentati e avvertimenti mentre su questo terreno lo Stato ha fatto passi indietro da gigante. Pensate che in questi anni sono stati confiscati 801 beni di natura aziendale alle cosche e solo 34 sono oggi sopravvisuti. Tutto il resto è morto tra fallimenti e intoppi burocratici. e qualcosa è anche tornato in mano ai mafiosi. Sul fronte dei beni immobili sono 7328 i beni confiscati ma 3835 sono ancora da destinare. Ecco perchè è più mai urgente, come chiedono Libera e il presidente dell'antimafia Forgione, l'istituzione di un'agenzia che coordini e controlli questi lavori. Ma in Sicilia tira davvero brutt'aria. C'è un giornalista dell'Ansa, Lirio Abate, che è stato costretto a lasciare l'isola e vive sotto scorta mentre ieri nel cuore di Palermo è stato ucciso un capo mafia. Il capomandamento di Porta Nuova. Si chiamava Nicola Ingarao. La fragile tregua del dopo Provenzano sembra essersi rotta. Che sia l'inizio di una nuova guerra di mafia?
Finalmente. Un codice di autoregolamentazione che, alla vigilia delle elezioni amministrative, impegna i partiti e le formazioni politiche a non presentare come candidati alle elezioni di Consigli provinciali, comunali e circoscrizionali uomini e donne rinviati a giudizio o condannati, anche in via non definitiva, per reati di associazione mafiosa, narcotraffico, estorsione, usura, riciclaggio, traffico