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Home » calipari
Tag correlati: guerra iraq, legalitĂ , informazione, berlusconi, politica, mafia, sismi
26/10/2006

[ SISMA AL SISMI ]

pollariNon capisco. Non capisco come l'attuale direttore del Sismi, Niccolò Pollari, sia ancora al suo posto. Non capisco perchè non si proceda rapidamente al cambio dei vertici dei servizi segreti italiani. Certo, in un paese normale, si sarebbe dovuto procedere prima ad una riforma e poi a cambiare gli uomini. Ma non siamo in un paese normale.  Giornalisti comprati per fare disinformazione, giornalisti pedinati e intercettati illegalmente come i due cronisti di Repubblica, dossier accumulati dove si ipotizzavano "operazioni traumatiche" per colpire i nemici politici di Silvio Berlusconi. Politici, magistrati. Depistaggi. Tentativi di screditare l'attuale presidente del Consiglio. L'inchiesta Telecom La vicenda del caso di Abu Omar. Insomma, penso al povero Nicola Calipari, funzionario del Sismi, ucciso in Iraq. Una persona perbene che lavorava tra mascalzoni e che è morto per servire il nostro Paese. 

postato da: aleruotolo alle ore ottobre 26, 2006 10:36 | Permalink | commenti (15)
categoria:politica, sismi, calipari
03/03/2006

[ NON E' STATO IL FATO...]

calipariE' trascorso un anno dalla morte di Nicola Calipari. Un anno terribile in Iraq dove il rischio di una guerra civile è più che mai all'ordine del giorno. Questa mattina sono stato nella sede del Sismi, a Forte Braschi, dove il presidente della Repubblica Ciampi ha scoperto una bella lapide in memoria del funzionario del Sismi ucciso da "fuoco amico", la sera del 4 marzo di un anno fa a Bagdad  mentre il ministro Martino ha annunciato la celebrazione ogni quattro marzo della Festa del Sismi. Non siamo l'unico Paese al mondo dove si celebra una festa per un servizio di sicurezza, perché anche il Kgb ha la sua. E' il 20 dicembre, ed è ancora in vigore per volere dell'amico Putin, che nel Kgb è nato e cresciuto. La cerimonia è durata in tutto una decina di minuti. Il presidente Ciampi non ha parlato. Il ministro Martino, frasi di circostanza. Un intervento pieno di retorica, un clima imbarazzante. La tribuna popolata di giornalisti era in subbuglio. Forse non sarà stata questa la sede giusta, eppure, in tanti, ci aspettavamo una parola dagli ospiti, tenuti a debita distanza dai giornalisti, sulla vicenda ancora aperta, sui rapporti con gli americani che non vogliono collaborare con l'inchiesta della magistratura italiana. Il presidente del Consiglio è appena tornato dagli Stati Uniti. Avrà chiesto a Bush della  rogatoria ancora senza risposta? Gli avrà detto che la nostra magistratura vuole processare il soldato americano di origine ispanica, Mario Lozano, per omicidio volontario? Avrà ottenuto la collaborazione del governo americano? No, questa storia non è chiusa. La ferita è ancora aperta e non ci si venga a dire, come ieri ha fatto il ministro Castelli sulla vicenda dell'imam Abu Omar rapito a Milano dalla Cia, che "ci sono in gioco gli interessi dello stato". La moglie di Nicola Calipari chiede giustizia e vuole sapere la verità. Per Nicola e per noi tutti. Nell'incontro al Campidoglio, in pomeriggio, il sottosegretario Gianni Letta sembra prendere le distanze dall'amerikano Martino: "La teoria del fato è cosa passata, e bisogna agire per conoscere la verità. Nelle cerimonie ufficiali  capita spesso che ci si abbandoni anche a un pizzico di retorica, e la retorica contiene sempre qualche piccola insidia". Altro che fato! Ma perchè l'Italia  non fa pesare la sua "amicizia" con Washington? A Roma, alza la voce e chiede di conoscere la verità, di ritorno dagli Usa il presidente Berlusconi afferma che la battaglia per la democrazia sarà vinta "solo se trasformiamo il mondo in un'altra straordinaria America".

postato da: aleruotolo alle ore marzo 03, 2006 15:07 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, informazione, berlusconi, calipari, legalitĂ , guerra iraq
02/03/2006

[ GRAZIE ROSA...]

calipari_funerali7294Rosa Calipari, la moglie di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso il 4 marzo di un anno fa dal fuoco amico a Bagdad, nell'intervista rilasciata oggi al manifesto, ha detto una cosa in cui credo molto: "Non importava cosa pensasse Giuliana Sgrena, Nicola doveva liberarla per permetterle di continuare a dire liberamente ciò che pensava. E si sarebbe comportato così con chiunque. Questa è la libertà che uno stato deve garantire ai propri cittadini: poter essere ciò che ognuno vuole essere. In questo senso la sicurezza è un diritto dei cittadini, non è un concetto di destra". Non potrò mai dimenticare i funerali di Stato di Nicola Calipari quando, in piazza Esedra, c'erano migliaia di persone. Di destra, di centro e di sinistra.  Certo, la storia dei nostri servizi segreti, degli apparati dello stato non è sempre stata una "bella  storia". Dal bandito Giuliano, ai rapporti con la mafia, alla strategia della tensione. Dal Sifar alla P2, alla copertura di operazioni "sporche". Ma io che ho conosciuto Nicola Calipari capisco benissimo quello che ha voluto dire Rosa. C'è una generazione di "servitori dello Stato" che, vuoi anche per l'età, non è compromessa. Ognuno  può pensare come vuole, ma in tanti hanno dato anche la vita per quel concetto che ha espresso così bene Rosa Calipari. Ci sono stati altri funerali di popolo che hanno lasciato il segno. Come quelli di Falcone e Borsellino o quelli dei tanti poliziotti e carabinieri uccisi dalla mafia, "nell'esercizio del loro dovere". Il tema della legalità e della sicurezza dei cittadini riguarda tutti. Ma proprio per questo motivo,  ai professionisti della sicurezza si chiede quel di più, di rispettare e far rispettare  la legge. Sto  pensando ancora al pestaggio di Sassuolo.

postato da: aleruotolo alle ore marzo 02, 2006 13:16 | Permalink | commenti (6)
categoria:calipari, legalitĂ 
31/12/2005

[ L'ANNO CHE VERRA']

Buon 2006 a tutti. Quasi a tutti. Vorrei che nel 2006....fossero trovati i responsabili dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno.... che la meglio gioventù di Locri si sentisse meno sola.....che Rita Borsellino vincesse la sua sfida....che non ci fossero più eroi...che, con la piccola, grande imprenditrice napoletana Silvana Fucito, ci fossero tanti altri imprenditori e commercianti con il coraggio di denunciare i mafiosi del pizzo.... che tornassero a casa le truppe di occupazione dall'Iraq... che i miei amici palestinesi e israeliani potessero vivere in pace.. che non ci fossero più kamikaze... che alle armi si sostituisse la diplomazia e il dialogo....che la famiglia di Nicola Calipari (e noi tutti) sapesse la verità e avesse giustizia...che i responsabili delle torture e delle violazioni dei diritti umani fossero individuati e puniti.. che la legalità fosse un valore riconosciuto e praticato da tutti.. L'anno che verrà...sarebbe bello che il nostro Paese tornasse ad essere normale...che ci fosse la libertà di informare e di essere informati... che le elezioni politiche di aprile le vincesse Romano Prodi...che Silvio Berlusconi fosse solo un incubo....che le cooperative ritrovassero la loro anima...che la sinistra fosse diversa dalla destra.....che i lavoratori e i pensionati ritrovassero la loro dignità....che i deboli fossero meno deboli e i forti meno forti....che i cittadini non fossero più considerati sudditi.... che ci sia il presente e non si speri nel  futuro per i giovani...e che il Napoli tornasse in serie B. 

postato da: aleruotolo alle ore dicembre 31, 2005 14:27 | Permalink | commenti (11)
categoria:mafia, informazione, berlusconi, calipari, legalitĂ , guerra iraq
22/12/2005

[ LA STRADA DELLA VERITA' ]

La procura della Repubblica di Roma ha deciso: il soldato statunitense Mario Lozano, di origini ispano-americane, è indagato con l'accusa di  omicidio volontario e di tentato omicidio. Ha sparato per uccidere il funzionario del Sismi, Nicola Calipari. Ammazzato a Bagdhad il 4 marzo scorso mentre a bordo della sua auto stava riportando in Italia la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, appena liberata dopo un mese di prigionia, in mano ai terroristi iracheni. Nicola  Calipari fu raggiunto mortalmente alla testa da un colpo d'arma da fuoco partito da un mitragliatore automatico in dotazione all'esercito Usa. Lo stesso proiettile ferì a una spalla la giornalista. Un secondo proiettile ferì l'ufficiale del Sismi che era alla guida della Toyota Corolla su cui viaggiavano i tre.
L'accusa è di quelle che non lasciano dubbi. Omicidio volontario, seppure con dolo eventuale, è, infatti, l'ipotesi formulata dal capo del pool antiterrorismo Franco Ionta e dai pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. E' una notizia che certamente fa tirare un sospiro di sollievo alla famiglia del funzionario del Sismi e a quanti, in Italia, chiedono che sia fatta verità e giustizia. La perizia depositata in procura era stata chiara. I marines americani non avevano rispettato le regole di ingaggio. Avevano sparato direttamente sull'abitacolo della toyota. Altro che colpi di avvertimento in aria e proiettili sulle ruote o sul motore per bloccare l'auto sospetta! Solo l'ultimo colpo finì nel vano motore. Dai rilievi dei periti è emerso che la vettura era stata raggiunta da almeno sette colpi d'arma da fuoco. I primi proiettili sarebbe stati esplosi da una distanza compresa tra 100 e 130 metri mentre gli ultimi tra 45 e 65 metri, sparati quando la vettura era ormai praticamente ferma. La conclusione fu che "esplodere numerosi colpi di mitragliatrice all'indirizzo dell'abitacolo di un'autovettura, da una distanza come quella indicata, è da giudicare indubbiamente condotta idonea e diretta a cagionare la morte degli occupanti". Adesso la battaglia per portare in Italia il presunto colpevole. Di certo, Washington dirà di no. Per il Pentagono la vicenda è chiusa. Per l'Italia no. L'eventuale processo potrà svolgersi anche con l'imputato in contumacia e ci sono le premesse giuridiche per spiccare un eventuale mandato di arresto internazionale contro il presunto colpevole.  E' l'inizio di un percorso di verità, importante. C'era il rischio dell'oblìo e l'iscrizione nel registro degli indagati della procura di Roma lascia aperta questa ferita. Non tutti i periti sono d'accordo sul fatto che a sparare sia stato solo un soldato ma non è questo il punto. L'intera pattuglia americana non rispettò le cosidette regole di ingaggio, di comportamento. La commissione tecnico-militare istituita dagli americani alla quale parteciparono nostri rappresentanti si chiuse con l'assoluzione preventiva (da parte degli americani) della pattuglia impegnata nel posto di blocco volante e il disaccordo dell'Italia. C'è una domanda alla quale bisognerà prima o poi rispondere: perchè Nicola Calipari è stato ucciso?

postato da: aleruotolo alle ore dicembre 22, 2005 11:35 | Permalink | commenti (11)
categoria:calipari, guerra iraq
17/12/2005

[CALIPARI: SPARI SU MACCHINA FERMA]

 

Un amico di Nicola Calipari mi ha fatto notare un dettaglio della perizia  depositata in procura a Roma che ha ricostruito il tragico agguato di Baghdad del 4 marzo scorso. I tecnici hanno stabilito che il colpo al vano motore della Toyota è stato sparato quando ormai la macchina era ferma, quando i proiettili  avevano già ucciso Nicola Calipari e ferito  la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena e l'ufficiale del Sismi che era al volante della vettura. Un dettaglio non di poco conto. Gli americani hanno sparato per uccidere. Eppure le regole di ingaggio prevedevano un comportamento diverso da parte della pattuglia dei soldati americani. Solo dopo aver tentato, con segnalazioni visive, di bloccare  l'auto "sospetta" avrebbero dovuto sparare alle ruote, al vano motore, per neutralizzare il pericolo. Così non fece il soldato Mario Lozano. Questa ricostruzione quanto peserà nelle decisioni che i magistrati romani stanno per prendere? Se così stanno i fatti perchè sarebbero orientati ad iscrivere il nome del soldato americano nel registro degli indagati per "omicidio colposo con eccesso colposo in uso legittimo delle armi" e non per "omicidio volontario" con tutte le attenuanti del caso? Negli ambienti investigativi si sostiene che anche l'omicidio colposo è compatibile con la volontà di uccidere del soldato americano che però avrebbe sparato per difendersi. Ma gli interrogativi sono più che mai leggitimi. La nostra preoccupazione, perchè la morte di Nicola Calipari riguarda tutti noi, è che chi ha sbagliato non paghi. Che la morte del funzionario del Sismi non finisca nel dimenticatoio, senza la verità.

postato da: aleruotolo alle ore dicembre 17, 2005 13:02 | Permalink | commenti (2)
categoria:calipari, guerra iraq

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