[ NON E' STATO IL FATO...]
E' trascorso un anno dalla morte di Nicola Calipari. Un anno terribile in Iraq dove il rischio di una guerra civile è più che mai all'ordine del giorno. Questa mattina sono stato nella sede del Sismi, a Forte Braschi, dove il presidente della Repubblica Ciampi ha scoperto una bella lapide in memoria del funzionario del Sismi ucciso da "fuoco amico", la sera del 4 marzo di un anno fa a Bagdad mentre il ministro Martino ha annunciato la celebrazione ogni quattro marzo della Festa del Sismi. Non siamo l'unico Paese al mondo dove si celebra una festa per un servizio di sicurezza, perché anche il Kgb ha la sua. E' il 20 dicembre, ed è ancora in vigore per volere dell'amico Putin, che nel Kgb è nato e cresciuto. La cerimonia è durata in tutto una decina di minuti. Il presidente Ciampi non ha parlato. Il ministro Martino, frasi di circostanza. Un intervento pieno di retorica, un clima imbarazzante. La tribuna popolata di giornalisti era in subbuglio. Forse non sarà stata questa la sede giusta, eppure, in tanti, ci aspettavamo una parola dagli ospiti, tenuti a debita distanza dai giornalisti, sulla vicenda ancora aperta, sui rapporti con gli americani che non vogliono collaborare con l'inchiesta della magistratura italiana. Il presidente del Consiglio è appena tornato dagli Stati Uniti. Avrà chiesto a Bush della rogatoria ancora senza risposta? Gli avrà detto che la nostra magistratura vuole processare il soldato americano di origine ispanica, Mario Lozano, per omicidio volontario? Avrà ottenuto la collaborazione del governo americano? No, questa storia non è chiusa. La ferita è ancora aperta e non ci si venga a dire, come ieri ha fatto il ministro Castelli sulla vicenda dell'imam Abu Omar rapito a Milano dalla Cia, che "ci sono in gioco gli interessi dello stato". La moglie di Nicola Calipari chiede giustizia e vuole sapere la verità. Per Nicola e per noi tutti. Nell'incontro al Campidoglio, in pomeriggio, il sottosegretario Gianni Letta sembra prendere le distanze dall'amerikano Martino: "La teoria del fato è cosa passata, e bisogna agire per conoscere la verità. Nelle cerimonie ufficiali capita spesso che ci si abbandoni anche a un pizzico di retorica, e la retorica contiene sempre qualche piccola insidia". Altro che fato! Ma perchè l'Italia non fa pesare la sua "amicizia" con Washington? A Roma, alza la voce e chiede di conoscere la verità, di ritorno dagli Usa il presidente Berlusconi afferma che la battaglia per la democrazia sarà vinta "solo se trasformiamo il mondo in un'altra straordinaria America".
postato da: aleruotolo alle ore marzo 03, 2006 15:07 |
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