[ AMNESIE GALOPPANTI...]
Raiset continua a tener banco anche se solo in qualche intervista e in qualche editoriale domenicale. Sgombrato il campo dal falso dilemma "pubblicare si pubblicare no le intercettazioni", adesso ci si diletta a sostenere che non c'è nessuno scandalo in vista, che "le chiamate dei politici in Rai ci sono sempre state". Stanno ciurlando nel manico. Sentite cosa sostiene l'ex direttore generale della Rai, Pierluigi Celli: "Due gruppi concorrenti come Rai e Mediaset possono confrontarsi sulle grandi strategie industriali. Succede ovunque". E' vero, ma c'è un piccolo particolare che l'ex dg fa finta di dimenticare. Mediaset era ed è di Silvio Berlusconi che all'epoca era il presidente del Consiglio e la Rai era in mano ai suoi uomini. Ricorda Umberto Eco: "Dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2006 Berlusconi è stato al tempo stesso l'uomo più ricco d'Italia, il presidente del Consiglio e il proprietario di tre reti televisive, avendo inoltre sotto il suo controllo le tre emittenti di Stato". Celli sostiene anche di essersene andato dalla Rai perchè l'allora presidente Roberto Zaccaria l'aveva fatta schierare prima delle urne in chiave antiberlusconiana. Perchè c'erano Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi? Dimentica di citare Bruno Vespa, Agostino Saccà, Clemente Mimun, Fabrizio del Noce e tanti altri dirigenti della Rai. Amnesia, amnesia! La Tv italiana era in mano a Silvio Berlusconi. Controllavano le informazioni mentre l'impero economico di Arcore si moltiplicava. C'è chi propone una commissione d'inchiesta. Non so se questa sia la strada giusta, c'è già un'inchiesta interna ordinata dall'attuale direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Che certo non potrà rispondere a tutti gli interrogativi del caso. So che bisogna far presto a cambiare l'assetto radiotelevisivo, a varare norme antitrust, a superare, per sempre, l'anomalia italiana: mai più conflitto d'interesse. Occore un'informazione con la schiena dritta.
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Mi rendo conto dei rischi. Sarebbe una iattura se le frange estreme provocassero incidenti. Ma le parole pronunciate dal segretario dei Ds, Piero Fassino, mi hanno lasciato di stucco: "Principi elementari di buon senso e civiltà consiglierebbero di non contestare il Presidente degli Stati Uniti nella sua visita a Roma". L'appuntamento è per il 9 giugno. Non capisco la mossa del segretario dei Ds. Anche negli Stati Uniti contestano il loro presidente. Non penso che la politica estera del governo Prodi sia "la risposta" al guerrafondaio Bush. Di certo, i promotori delle due manifestazioni non accoglieranno l'appello del segretario dei Ds, del resto anche il ministro Parisi ha giustamente osservato: "Sono dalla parte della democrazia per cui se negli Stati Uniti i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria opinione su Bush, è legittimo esprimerla, nelle forme previste, anche in Italia". Io penso che Geroge W. Bush sia il peggiore presidente degli Stati Uniti e che Piero Fassino sia più realista del re. Che siano manifestazioni di pace e per la pace! Post Scriptum. E' sempre di ieri l'attacco del segretario dei Ds a Bruno Vespa: "Credo sia una riduzione del pluralismo affidare per anni ad un unico conduttore il principale contenitore di approfondimento politico". Era meglio se si stava zitto. E' inaccettabile che i politici si esprimano sui giornalisti. Non sono critici televisivi, non sono direttori, non sono editori, non sono giornalisti anche se alcuni di loro hanno, ancora, la tessera professionale in tasca.
Silvio Berlusconi il colpo lo ha accusato. Decidendo di astenersi e quindi di votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero, la sua credibilità in sede internazionale si è ridimensionata di parecchio. Ma quello che lo preoccupa di più, in questo momento, è che la sua casa della libertà non esiste più. Lui, An e Lega da una parte, l'Udc dall'altra. Due opposizioni che sanciscono la fine di un'epoca, quella berlusconiana. "Prendiamo atto che questa forza politica per il momento non consente di considerarla schierata al nostro fianco", dichiara l'ex presidente del Consiglio che aggiunge: "Se non fossimo stati certi che il decreto sarebbe stato approvato, avremmo votato in maniera differente: su questo non c'è il minimo dubbio". Il Silvio furioso attacca frontalmente Pierferdinando Casini che "pensa di porsi come ago della bilancia come faceva Craxi. Ma il grande centro c'è già: è Forza Italia". Insomma, l'uomo di Arcore è in grande difficoltà. La sua fortuna è che il centrosinistra, almeno nei sondaggi, non sembra averne approfittato della debolezza dei suoi avversari. Ma quando Silvio è in difficoltà se la prende, come al solito, con i media. "C'è solo Vespa che nonostante gli attacchi cerca di essere equilibrato, tutti gli altri, da 'Che tempo che fa?, a 'Primo piano', per non parlare di Santoro, sono programmi faziosi e partigiani per la sinistra". Rispetto all'editto bulgaro, la lista è un pò cambiata ma il concetto no. Il punto è che non è più il solo Berlusconi a fare gli elenchi dei buoni e dei cattivi. Altri politici hanno intrapreso la stessa strada. Da destra e dal centro sinistra. Non è giunta l'ora che la smettano tutti?
Durissimo sulla Rai il commento di oggi di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera a proposito del referendum. Rai e Mediaset disorientano gli italiani scrive il politologo che aggiunge: "Il nuovo vincitore continua a sonnecchiare, consentendo così che il referendum costituzionale sia gestito, senza nemmeno cambiare un guardalinee, dalla tv colonizzata da Berlusconi". E' ora che anche la Rai si deberlusconizzi. Non c'è dubbio. Questo però non significa che si debba unionizzare. Non si tratta di fare o non fare prigionieri. Si tratta di rimettere al centro il prodotto. E come si fa? Nell'attesa della riforma del sistema radiotelevisivo tre segnali vanno dati subito. Rai Uno e il Tg Uno devono diventare la "rete vetrina" del servizio pubblico, ovvero la prima rete deve dotarsi subito di dirigenti in grado di imprimerle una svolta radicale. Battersi contro l'omologazione imperante significa afrrontare con uomini nuovi il peso e la qualità della fiction e del cinema che sono prodotti strategici non solo per una televisione generalista ma per la cultura di un Paese. Terzo. Bisogna eliminiare non Bruno Vespa ma il suo monopolio. E come si fa? Semplicemente consentendo alle altre reti di avere propri contenitori di approfondimento della stessa importanza in quella fascia oraria e sostituendo Porta a Porta con altri programmi dello stesso tipo quando Vespa esaurisce il tot di serate previste dal suo contratto. In tutte le televisioni del mondo la programmazione degli approfondimenti giornalistici dura dodici mesi all'anno. In Italia no. Perchè? Ogni volta che si critica Bruno Vespa, lui piccato risponde agitando lo spettro della vendetta contro di lui. Nessuna vendetta ma lui non può continuare a menarla dicendo che è il più bravo di tutti. Ma senza concorrenti interni è facile attribuirsi la patente del più bravo! Bruno Vespa non può ritenere che basti la somma di Ballarò e di Anno Zero (40 puntate e passa) per equilibrare le sue 139 puntate di Porta a Porta. Ballarò e Anno Zero vanno in onda una volta la settimana. Lui quattro ogni settimana. Ha ragione il consigliere d'amministrazione Nino Rizzo Nervo quando pone la questione della continuità della programmazione. Vespa deve fare un tot di programmi come prevede il suio contratto? Ebbene li faccia senza sforare e consenta ad altri di proporsi nella fascia dell'approfondimento di seconda serata. Naturalmente questo principio deve valere anche per Ballarò e Anno Zero. L'importante è che gli eventuali programmi aggiuntivi, con punti di vista diversi, raggiungano gli obiettivi editoriali. Prima di Sciuscià edizione straordinaria, l'allora direttore di Rai Due Carlo Freccero propose una striscia condotta da Chiambretti e Santoro. Gli fu detto di no perchè c'era Vespa. Che ci sia la possibilità di vedere al lavoro altri autori, conduttori e poi si vedrà se Vespa sarà ancora il più bravo. Ogni volta nelle lettere che scrive per precisare e contestare le critiche, Bruno Vespa chiama in causa altri colleghi. Oggi è toccato al povero Enzo Biagi. Mi ricorda quando alle scuole elementari un maestro se la prendeva con un mio compagno di classe e lui, per difendersi, puntava il ditino sugli altri.
Solo ora ho avuto il tempo di leggere i commenti dei lettori di questo blog al mio "cornuti e mazziati", di qualche giorno fa. Tanti, troppi. Molti con critiche intelligenti, altri sciocchi e volgari. Volutamente stupidi. Molti chiedono al giornalista Rai di essere superpartes. Capiamoci. Una cosa è lavorare nelle news, nei telegiornali o radiogiornali, altra cosa è fare programmi di approfondimento giornalistico in prima o seconda serata. Ogni testata, ogni programma e ogni rete hanno un profilo editoriale. Una linea. Certo il quotidiano è meno esposto del settimanale o dell'approfondimento quasi quotidiano di seconda serata. Scegliere e mettere un servizio prima dell'altro non è mai un caso. Mettere d'apertura di un telegiornale lo sbarco di 42 clandestini nell'isola di Lampedusa fa parte di una linea editorial-politica. Ma voi davvero pensate che la Tv non influisca sull'identità del nostro Paese? Sul suo costume? Sulle sue paure? Sui suoi modelli culturali? E davvero pensate che Santoro sia fazioso mentre Vespa no? Ci siamo dimenticati dei Socci, dei Masotti, delle Anna La Rosa? Ognuno di questi giornalisti ha un suo punto di vista, giustamente. La questione è dunque diversa. Chi decide che Vespa possa andare in onda e Santoro no? Secondo me deve essere il pubblico. Santoro, Ruotolo, Freccero, Beha, sono tutti lavoratori dipendenti dell' azienda Rai. Non sono mai stati licenziati. Un lettore si chiede ma perchè Santoro deve lavorare in Rai? Perchè ha un contratto di lavoro con la Rai. E' stato discriminato e, come lui, altri sono stati discriminati. In Rai come in altre aziende. Andate in un giorno qualsiasi della settimana nel tribunale del lavoro della vostra città. Vedrete quante cause di lavoro ci sono per discriminazione. Il giornalista deve essere superpartes. Certo, deve garantire il contraddittorio. Ma vi immaginate un programma - comizio? Secondo voi quanti ascolti farebbe? La questione non è se Bruno Vespa ha votato per il centro destra. ma se è indipendente. La Tv deve aggiungere mai sottrarre. La cultura deve essere disordine. Noi, ai tempi del governo D'Alema, siamo andati sul ponte di Belgrado, bombardato anche dagli italiani. Alcuni lettori criticano, infine, la decisione di Michele Santoro di essersi dimesso da parlamentare europeo per tornare in Rai. L'attuale direttore di Rai Due è stato sottosegretario nel primo governo Berlusconi. L'attuale direttore di Rai Uno, deputato di Forza Italia. Anche Jerry Scotti è stato deputato. Irene Pivetti presidente della Camera.. Claudio Martelli, ministro. C'è una differenza però tra tutti questi personaggi e la scelta di Michele Santoro. Michele si è candidato per sollevare la questione del conflitto di interesse e della libertà di informazione. Il suo è stato un impegno di battaglia civile. Ai suoi elettori ha sempre detto che aspettava la decisione della magistratura romana sul suo reintegro. Quando i giudici hanno condannato la Rai e imposto il reintegro, Michele è tornato a fare il suo lavoro.
Non mi piace il giornalismo di Vittorio Feltri e di Libero. Prendete l'editoriale di ieri. Riguarda Michele Santoro e quindi il mio gruppo di lavoro: "Torna Santoro e i lecchini del Polo tagliano Vespa". Non entro nel merito dell'articolo, ognuno ha diritto di esprimere le proprie idee quando non diffamano o calunniano. Ma non capisco perchè il direttore di Libero leghi il nostro rientro ad un probabile taglio di una delle quattro puntate alla settimana di Porta a Porta. Noi andremo in onda su Rai Due, in prima serata, a cadenza settimanale, dopo quattro anni di assenza dal video, dopo l'editto bulgaro di Silvio Berlusconi. Bruno Vespa va, invece, in onda su Rai Uno ininterrottamente da anni. Non sono prodotti in competizione. Se le puntate di Vespa da quattro passeranno a tre (previste dal suo contratto) non è per dare spazio a Michele Santoro ma perchè evidentemente il consiglio di amministrazione della Rai deciderà, se deciderà, secondo una logica editoriale. Vittorio Feltri sospetta che l'operazione andrà in porto perchè i consiglieri in quota casa delle libertà sono impegnati a "rendersi graditi all'Unione" per garantirsi "una lunga permanenza sulla poltrona". Non penso ci sia spirito di autocastrazione da parte della Rai, come paventa Vittorio Feltri che conclude il suo editoriale appellandosi al Cavaliere: "Pensaci tu, altrimenti qui oltre a essere stati mazziati alle elezioni, rischiamo pure di essere presto cornuti". Fino a prova contraria altri sono stati i cornuti e i mazziati. Altri hanno tratto vantaggio dalla censura che ha penalizzato tante voci del nostro Paese.