[ SEMPRE PEGGIO.. ]
Gianni Alemanno ha vinto nel ballottaggio per il Campidoglio. Penso ad una sola domanda: Come si fa a riportare la razionalità nelle scelte degli elettori? Questa campagna elettorale è stata giocata sulla paura degli elettori. Non sul futuro della capitale. Non sui programmi dei due candidati ma sul bisogno di ordine, di sicurezza. Loro erano stramotivati, il campo filo Rutelli, no. Gli sconfitti dovranno pur chiedersi perchè sul tema della sicurezza e dell'ordine pubblico la destra ha sempre una carta in più. Siamo messi male. Ora si complica tutto. Mi dicono che il neo presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, avrebbe preso più voti, a Roma città, dello stesso Rutelli (a sera, la conferma: quasi 60 mila voti). Certo, il centrodestra si è speso tutto per Alemanno dando per persa la Provincia ma l'esito del voto qualcosa vorrà pur dire. L'unica soddisfazione è che a Vicenza ha vinto Achille Variati, il candidato sindaco del centro sinistra che si è pronunciato contro l'ampliamento della base americana di Dal Molin.
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Allora crisi? Appare inevitabile dopo l'ultimatum lanciato ieri da Massimo D'Alema ("o siamo uniti o tutti a casa") e dopo la bocciatura di oggi al Senato per soli due voti della mozione sulla politica estera della maggioranza. Ma non significa che si va a votare subito. Dipende da tante variabili. Lo scenario più probabile è che intanto Prodi torni alle Camere e chieda la fiducia. Poi si vedrà. Ma è indubbio che si è aperta la crisi. E' colpa di quei due senatori della cosidetta sinistra radicale che hanno fatto mancare il loro voto o di quei senatori a vita che si sono astenuti e quindi hanno votato contro? Certo, i numeri sono numeri. Ne sono mancati proprio due per raggiungere quota 160. Non può essere certo la piazza a determinare la politica estera di un Paese. Ma non capire quella piazza (Vicenza) e non tener conto di un Paese che non ama le guerre (il sondaggio di ieri di Repubblica online: si alla politica estera, no alle truppe in Afghanistan) aldilà degli schieramenti politici, non poteva non avere delle conseguenze. Berlusconi non ascoltava le piazze. Prodi, invece, doveva ascoltarle. Forse, con la bocciatura al Senato, è esplosa la vera questione che è quella della leadership di Romano Prodi prigioniero delle contraddizioni interne alla coalizione. Privo di un partito alle spalle della sua debolezza ha fatto fino ad oggi la sua forza; ma quando si è messo contro l'elettorato (deluso in maggioranza e contrario sui temi della guerra) ha mostrato di non avere la statura di leader. Ritiro dall'Iraq ma tenuta in Afghanistan, quando la guerra in Iraq è figlia della guerra in Afghanistan. Pacifista a metà con l'ampliamento della base di Vicenza. Non puoi dire ai vicentini: di voi non mi importa nulla perchè i vicentini poi diranno che a loro di Prodi non importa nulla. Non puoi essere liberista con Bersani e contemporaneamente con Padoa Schioppa aumentare le tasse, scontentando i lavoratori dipendenti (vi ricordate i fischi di Mirafiori per la finanziaria?) e le corporazioni. Nessuno rivuole Silvio Berlusconi ma non può più bastare. La gente, i cittadini che hanno creduto nell'Unione, in Romano Prodi, non amano stare "in mezzo al guado". C'era è c'è la necessità di un chiarimento. Chi sei Romano Prodi?
Non poteva essere peggiore la risposta del presidente del Consiglio al popolo della pace che ieri da Vicenza gli chiedeva di ripensarci. "Diceva papa Wojtla: se sbaglio corrigetemi", c'era scritto su uno dei tanti cartelli ripresi dalle telecamere di Sky e La7 ma Romano Prodi ha fatto orecchio da mercante sottolineando che "il programma non cambia" mentre era ancora in corso la bellissima manifestazione contro l'ampliamento della base americana e contro la guerra. In piazza c'era la gente che ha votato per il centrosinistra e che si è sentita tradita e presa in giro da coloro che oggi governano. Il segretario dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, ha detto che non sarà Vicenza a far cadere il governo. L'unica preoccupazione che sembra tenere uniti tutti è quella di non riconsegnare il Paese a Silvio Berlusconi. Ma non può essere questo il collante che tiene insieme Mastella e Pecoraro Scanio. Nessuno può far finta di non capire che si è creata una frattura profonda tra questo "movimento di comunità" e i partiti romani. Ci dice Alberto Statera sulla Repubblica di oggi che Vicenza ha cancellato in un colpo solo gli applausi degli industriali a Berlusconi e le adunate del centrodestra e oggi esprime il sacrosanto diritto di una comunità contro ogni centralismo. Il laboratorio del Nord-est, ancora una volta, si è messo in movimento. La crisi nel rapporto tra partiti e cittadini è esplosa fragorosa: "Veronica, scrivi una lettera anche a Prodi".
Mai vigilia fu più tesa: a ventiquattr'ore dalla manifestazione contro l'ampliamento della base americana di Vicenza c'è chi teme scontri (Amato) e chi invita ad esprimere la sua radicalità in modo non violento (Bertinotti). Di certo, quello di domani è diventato l'appuntamento più importante da quando il centrosinistra è al governo del Paese. La partita che si sta giocando, infatti, è tutta dentro lo schieramento dell'Unione: è tra i vertici romani e la sua base elettorale. In gioco non c'è solo una questione "urbanistica". C'è il futuro di una città che vorrebbe mantenere la sua caratteristica di città d'arte mentre rischia di diventare la base americana più imponente d'Europa. Per surriscaldare il clima già teso si è messo pure George W. Bush che ieri ha annunciato la decisione di inviare più soldati americani in Afghanistan in previsione dell'offensiva primaverile dei talebani. E, guarda caso, saranno inviati da Vicenza gli uomini della 173 brigata aviotrasportata. Anche le tirate d'orecchio agli alleati europei poco propensi ad inviare più truppe nel teatro di guerra afgano sono state mal recepite da palazzo Chigi impegnato in questo momento in un'opera di mediazione con l'area pacifista della sua coalizione. La replica piccata al presidente americano del ministro degli esteri Massimo D'Alema non sembra convincente: "All'ultima riunione della Nato il segretario generale non ha annunciato nessuna offensiva e, siccome la Nato è un organismo in cui le decisioni vengono prese all'unanimità, non ho dubbi che se qualcuno dovesse proporre un'offensiva se ne discuterà nelle sedi proprie". In Afghanistan opera la Nato al comando di un generale americano e, in alcune aree del Paese, è ancora attiva la missione Enduring Freedom. C'è il rischio concreto che la controffensiva americana in Afghanistan coinvolgerà la Nato. Tutti parlano ormai di una imminente escalation militare. Dunque, la questione di Vicenza è diventata oggettivamente prioritaria. Il fatto che domani la Cgil garantirà un forte servizio d'ordine (si parla di 1500 persone) rassicura. E, soprattutto, rassicura che gli organizzatori pensano di portare in piazza decine di migliaia di persone. In modo pacifico e per la pace.
I terroristi delle brigate rosse sono i primi nemici del popolo che sfilerà sabato a Vicenza. Bene ha fatto il ministro Giuliano Amato a precisare che, nelle sue parole, non c'era "alcun accostamento tra terroristi e pacifisti" ma solo la denuncia di possibili "infiltrazioni" nella manifestazione di chi è ostile comunque alle forze dell'ordine. Penso che il rischio ci sia. E' ancora viva nella memoria quello che fecero i black block a Genova e cosa fecero le forze dell'ordine. Spero che il corteo di sabato prossimo abbia un suo servizio d'ordine ( la Cgil potrebbe garantirlo)che tenga lontano gli eventuali provocatori. La destra è sempre la solita destra. Bisogna che si abbassi la temperatura. La dichiarazione del vicepremier Rutelli è così stupida e lapalissiana da confondersi al Sandro Bondi o al Maurizio Gasparri di turno: "Confido che non ci saranno disordini, ma se si verificassero dovranno essere prevenuti e repressi con estrema severità". Anche la decisione del prefetto di Vicenza di chiudere le scuole in concomitanza con la manifestazione di sabato non aiuta. Tutti guardano con apprensione a Vicenza. Ma sono convinto che sarà una grande dimostrazione di democrazia. Romano Prodi ha ribadito quanto sia "forte, legittimo e democratico" il diritto di manifestare nel nostro Paese. Chi si batte per la pace non può essere amico dei violenti.
"Il governo non manifesterà contro se stesso". Parola di Romano Prodi, l'indiano. Nel senso che il presidente del Consiglio ha esternato da Mumbai sulla manifestazione di venerdì prossimo a Vicenza contro l'ampliamento della base americana. Ha intimato ai suoi ministri e sottosegretari di non scendere in piazza: "La decisione è stata presa da un governo molto serio
Al presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai, l'aennino Mario Landolfi, l'intervista di Lucia Annunziata a Luca Casarini non è piaciuta. E chissenefrega! Neanche al presidente del Veneto, l'ex dipendente di Silvio Berlusconi, Giancarlo Galan la trasmissione di Rai Tre è piaciuta. In una nota, Galan si è chiesto "dov'era il direttore generale della Rai Claudio Cappon mentre la trasmissione dell'Annunziata è stata occupata dal pluralismo antiamericano e antioccidentale?". Questi signori non perdono mai il vizio. Liberali con quelli che la pensano come loro, fascisti e censori quando la Rai fa sentire opinioni diverse. Nel merito ho capito da Luca Casarini, portavoce dei disobbedienti del Nord est, che quella di sabato a Vicenza contro l'ampliamento della base americana sarà una manifestazione pacifica e di massa. Moderati e radicali insieme. Dov'è lo scandalo? Bene ha fatto Lucia Annunziata a dare la voce a Luca Casarini, giornalisticamente ospite azzeccato del suo programma. Speriamo che quel sì irrevocabile di Romano Prodi agli americani diventi no.
Lo schiaffo è arrivato a segno. Da Washington. Diretto a Romano Prodi e Massimo D'Alema irritati per la lettera dei sei ambasciatori inviata nei giorni scorsi, con in testa quello americano, con la quale si chiedeva agli italiani di mantenere le loro truppe in Afghanistan. Chi si aspettava una presa di distanza dal Dipartimento di Stato è rimasto deluso: "Lodevole iniziativa". Insomma, erano stati proprio gli americani a sollecitare i 6 ambasciatori. Ed è chiaro il perchè: il fronte iracheno è troppo importante e gli Stati Uniti hanno bisogno che a combattere i talebani siano i militari della Nato. Non c'è dubbio che al vertice di questa sera indetto dal presidente del Consiglio Romano Prodi sulla politica estera dell'Unione, il minimo che si dovrebbe fare è rispondere pan per focaccia. Resterà il dissenso per questa "irrituale" iniziativa ma niente di più. Non penso che Prodi voglia, a questo punto, fare un passo indietro rispetto agli impegni presi con gli Stati Uniti e con gli altri Paesi impegnati nel conflitto afgano. Sull'ampliamento della base americana a Vicenza il governo italiano ha già detto che la questione è chiusa mentre sulla partita afgana potrebbero esserci margini di trattativa con coloro che pensano al ritiro delle truppe da Kabul. Certo, essere considerati un piccolo tassello della strategia americana e non alleati è una questione politica che non può essere archiviata così facilmente. In Afghanistan la primavera è arrivata in anticipo. I talebani non hanno aspettato che si sciogliesse la neve. Saranno settimane e mesi di guerra.
Che figuraccia! E il vice premier Francesco Rutelli non trova meglio da dire, dopo quello che è successo ieri al Senato sull'allargamento della base americana di Vicenza, che "la misura è stata superata". Siamo d'accordo. Ma chi ha superato l'asticella? I cittadini di Vicenza, i partiti del centrosinistra della città veneta, contrari alla base o l'oscena linea adottata da Romano Prodi? Che c'entra l'atlantismo invocato da Francesco Rutelli con la sudditanza? Nessuno vuol essere antiamericano ma neanche americano. Concordo con il leader della Margherita quando dice che la politica estera è il cuore dell'intesa di governo. Appunto. Non è paradossale che sotto accusa siano finiti coloro che non vogliono partecipare alle guerre di George W.Bush? Mi si potrà obiettare che in Afghanistan c'è la Nato e che quindi l'Italia non si può sottrarre agli impegni internazionali. Dice il mio guru, il generale Fabio Mini: "In questi ultimi anni la Nato ha dimostrato di non riuscire più a garantire l'applicazione integrale dei propri principi e di quelli dell'Onu assecondando acriticamente gli Stati Uniti e minando le prospettive dell'Europa". Se lo dice un generale, c'è da credergli.
Per fortuna c'è SIlvio! Che le cose non vadano bene nel centro sinistra è cosa nota anche se il piano Bersani sulle liberalizzazioni, approvato in sede di consiglio dei ministri, segna diversi punti a favore del governo Prodi. Come sostiene il sondaggio di oggi di Renato Mannheimer il 56 per cento degli italiani giudica negativamente l'operato di palazzo Chigi contro il 63 per cento rilevato a novembre. Come sapete, Ds e Margherita hanno deciso di dar vita al Partito democratico suscitando polemiche e dissenso soprattutto tra dirigenti e base dei democratici di sinistra. Ma Fassino e Rutelli non si sono mica sognati di invitare gli altri partiti della coalizione ad aderire al progetto. L'ex presidente del Consiglio ha, invece, incoronato Gianfranco Fini a leader del Partito unico dei moderati ricevendo il niet della Lega, qualche dubbio nella stessa Forza Italia e il "non ci interessa" dell'Udc. La montagna ha partorito un topolino. A restituire smalto al centrosinistra è stata un'altra affermazione del proprietario di Mediaset che ha definito "criminale" il disegno di legge sulla Tv del ministro Paolo Gentiloni minacciando di portare in piazza cinque milioni di persone, invitando star e dirigenti di Mediaset a farsi sentire. Azzeccato il commento di Romano Prodi: "Parla per interessi personali". E neanche su questo punto Lega e Udc gli sono andati dietro. Io penso che l'antiberlusconismo non possa più bastare per galvanizzare l'elettorato dell'Unione. C'è bisogno di un cambio generazionale del ceto politico. Quando si prendono gli impegni bisogna mantenerli. Non si può prendere in giro chi ti ha votato. Le cose vanno chiamate con il loro nome. Non si può derubricare a mera "questione urbanistica" la vicenda dell'ampliamento della base americana di Vicenza che riguarda invece i rapporti tra Italia e Stati Uniti d'America. Non siamo americani. Chiaro?
Carissimo Sandro, sono la lettrice del suo blog che ha scritto il post "siamo i suoi elettori o no?!?". Beh, ieri sera ho cercato un indirizzo email del presidente del Consiglio Prodi, ma non l'ho trovato ( se non quello della Camera dei Deputati) ! Che ne diresti di mettere un post con le indicazioni e gli indirizzi a cui scrivere? Quando c'era Berlusconi si scrivevano un sacco di email, ma lui sapeva che noi non eravamo i suoi elettori per cui che pressione potevamo esercitare? Ma adesso è (dovrebbe) essere diverso! Io sono siciliana e qui si sta lavorando all'allargamento della base di Sigonella in un'area che insiste sul comune di Lentini a doppio vincolo archeologico e paesaggistico. Adesso è un agrumeto domani un mega complesso residenziale chiuso per i militari di stanza a Sigonella. Chi ha approvato la variante al PRG? Ovviamente una giunta di centro-sinistra! Sono responsabile di Emergency di zona e stiamo cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica (che è del tutto all'oscuro di questa faccenda!) e fare un pò di pressione. Ma se il governo Prodi permette la base a Vicenza, in pieno centro di una città della World Heritage List la linea su Sigonella non sarà diversa. Firmato Donatella.
Cara Donatella non sono bravo con internet. Ho visto il sito
Prendiamo il caso Vicenza, la città del Palladio, patrimonio dell'Unesco. C'è la maggioranza dei suoi cittadini contraria all'ampliamento della base americana. C'ero anch'io il 26 ottobre dello scorso anno quando migliaia di persone protestarono rumorosamente con pentole, tegami, trombe sulla falsariga dei cacerolazos argentini nella bella piazza dei Signori mentre il consiglio comunale, a maggioranza di centrodestra, dava parere favorevole alla costruzione della nuova base. Mi collegai in diretta con Annozero. Non c'erano solo pacifisti e disobbedienti. Ci sono ragioni economiche (parte dei costi ricadrebbero sul contribuente), ci sono ragioni di opportunità (inquinamento acustico e ambientale), ci sono motivazioni ben più ampie e che riguardano il futuro della comunità (città militare o città d'arte?) a spingere gli abitanti a dire "signor no". La storia è semplice. Il Pentagono vuole riunire a Vicenza la 173a brigata aviotrasportata attualmente divisa tra due località della Germania e la stessa Vicenza. Il piano prevede il recupero dell'ex aeroporto Dal Molin, a due chilometri dal centro storico, per quella che potrebbe diventare la più grande base militare Usa in Europa. Un Brigade Combat Team, ovvero una forza specializzata in intervento rapido nelle aree mediorientali. Non è una questione ideologica. Insediare una base al Dal Molin "è come costruirla a Campo Marzio. Se fossimo a Roma, direi a Villa Borghese", ha efficacemente sintetizzato il sociologo vicentino Ilvio Diamanti. La vicenda nasce con il si alla proposta di Washington del governo Berlusconi. E la patata bollente è ora nelle mani del governo Prodi. Mentre i tempi di un eventuale referendum sono lunghi ( nel frattempo sono stati effettuati sondaggi credibili secondo i quali oltre il 60 per cento degli abitanti è contrario) palazzo Chigi dovrà dare una risposta definitiva in settimana. E se Prodi dicesse no sarebbe un no più che legittimo. Perchè mai noi italiani dovremmo ospitare basi che riflettono una politica estera difforme dalla nostra? Del resto proprio oggi il ministro degli esteri Massimo D'Alema (a proposito dell'Iraq) ha detto che "non si esce dalla crisi inviando più soldati". Appunto, la politica estera degli Stati Uniti d'America non ci piace.