[ APPELLO CONTRO IL DDL INTERCETTAZIONI ]
Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l’altro: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi.
Noi ci dichiariamo pronti all’“obiezione di coscienza”, cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all’Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile.
Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere.
Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente.
Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E’ giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.
Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio
categoria:articolo21, intercettazioni telefoniche





Francesco Verderami e' un giornalista del Corriere della Sera ed e' bene informato. Sul suo giornale oggi ha scritto che il presidente del Consiglio e' di umore nero. Dopo aver invitato i ministri a disertare le trasmissioni televisive ora va ripetendo:"come dar torto a quanti si lamentano della tv pubblica e non vorrebbero piu' pagare il canone?". Non solo, incontrando gli industriali gli avrebbe detto:"Mi chiedo come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot dove si diffondono solo panico e sfiducia". Alla faccia del conflitto di interesse, alla faccia della liberta' d'impresa e soprattutto della liberta' di informazione. E' chiaro che il cavaliere di Arcore vorrebbe una televisione "propaganda". E' chiaro che teme la perdita di consenso costruita proprio grazie alle "sue" televisioni. Addirittura ieri da Pechino si e' lamentato senza mai citare il nome del programma (Annozero): "Sento di trasmissioni con ascolti fantastici con un dibattito serrato con l'opposizione. Peccato che di noi, in quelle trasmissioni non fosse stato invitato nessuno". Peccato che con Walter Veltroni ci fosse il capogruppo della Lega Cota e il vicedirettore del quotidiano di famiglia. Peccato che ogni settimana invitiamo esponenti del popolo della liberta', certe volte vengono altre no. Saremmo ben felici di avere in studio Silvio Berlusconi. Ma il premier non aveva detto ai suoi di disertare i programmi della Rai? Di solito le dichiarazioni di Maurizio Gasparri non le commento ma questa volta quel suo minacciare lo sciopero del canone per protestare contro Annozero mi sa tanto di censura. Hanno scelto di nuovo la strada degli editti. Stanno delegittimando la Rai e stanno attaccando la liberta' di informazione.
A leggere i commenti dei riformisti nostrani essere antiberlusconiano è diventata un'offesa. Ma io che mi sento antiberlusconiano non mi offendo. Se antiberlusconiano vuol dire essere un democratico. In campagna elettorale Walter Veltroni non ha mai pronunciato il nome di Silvio Berlusconi evitando accuratamente di mobilitare quell'elettorato (sensibile ai temi del conflitto di interesse e dell'abrogazione delle cosiddette "leggi vergogna") che nel 2006, anche se per pochi voti, aveva fatto vincere Romano Prodi. Veltroni voleva "sfondare" al centro e il "centro" ha invece premiato Silvio Berlusconi. Voleva "distinguersi" dalla sinistra ed ha mandato a casa "la sinistra". In queste ore il leader del partito democratico è costretto ad alzare la vocina:"il dialogo è a rischio". E che altro poteva dire? Con un premier che è rimasto quello di sempre, che attacca magistrati e giornalisti, che pensa a risolvere i suoi problemi e che sta militarizzando il Paese? I risultati elettorali siciliani di ieri non fanno testo, dicono in tanti. Secondo me scontano la luna di miele che è in corso tra gli italiani e Re Silvio ma questo non vuol dire che moriremo berlusconiani. Certo, risalire la china non è facile soprattutto se a guidare l'opposizione è il "carino" Veltroni (L'Economist ha accusato l'ex sindaco di Roma di essere "troppo carino" con Berlusconi). I dubbi e le incertezze sul come opporsi al presidente del Consiglio li scioglierà lo stesso Berlusconi. Che non è cambiato di una virgola. Prima se ne accorgono gli attuali oppositori, meglio è.
"Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur", mentre a Roma si pensa sul da fare la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. C'è poco da aggiungere. Dopo il disegno di legge sulle intercettazioni, la proposta di mandare 2500 soldati nelle città. Siamo in piena emergenza democratica. Ci stanno cambiando la nostra democrazia: colpendo la libertà di informazione, militarizzando il Paese, separando lo Stato dal diritto. Mi ha colpito l'editoriale di ieri di Eugenio Scalfari a proposito del dialogo tra governo e opposizione: "Quale dialogo si può fare nel momento in cui viene militarizzato il Paese nei settori più sensibili della democrazia? il Partito democratico ha un solo strumento per impedire questa deriva: decidere che non c'è più possibilità di dialogo sulle riforme per mancanza dell'oggetto". Vedremo se hanno la faccia tosta di inserire negli emendamenti al decreto sicurezza la decisione di bloccare tutti i processi che "non destino grave allarme sociale" per i reati commessi fino al 30 giugno 2002. E guarda caso uno di questi processi, il processo Mills, riguarda proprio Silvio Berlusconi. Vogliono riproporre anche il lodo Schifani, ovvero la decisione di congelare le inchieste giudiziarie che riguardano le più alte cariche dello Stato. Un deja vù. Che farà il Quirinale? L'unico che fino ad oggi ha alzato la voce è Antonio Di Pietro. Non basta. Dicono i sondaggi che quasi la metà di coloro che hanno votato per il partito democratico sono delusi. Non è tempo di silenzi.
Sono testardo ma il disegno di legge sulle intercettazioni appena approvato dal consiglio dei ministri mi preoccupa. Assai. E mi pare debole e sfuggente la dichiarazione di Walter Veltroni, leader del Pd, che dice: "Altre le priorità la vera urgenza è l'impoverimento". No, questo disegno di legge, se approvato, cambierà in peggio la nostra democrazia perchè colpirà il diritto dei cittadini di essere informati e il dovere dei giornalisti di informare. E' un attacco all'articolo 21 della Costituzione. Vi sembro eccessivo? Silvio Berlusconi ha manipolato i dati per creare le condizioni per risolvere ancora una volta i suoi problemi con la magistratura. Dice il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini a proposito del presunto uso eccessivo delle intercettazioni in Italia: "Hanno sommato i decreti d'urgenza dei pm e le convalide dei gip: A me risultano 70 mila utenze sotto intercettazioni. Le persone intercettate sono suppergiù trentamila. Siamo nella media degli altri paesi". E va ricordato che da noi le intercettazioni sono ordinate dalla magistratura. In altri paesi sono molto diffuse anche le intercettazioni di polizia, come negli Stati Uniti dove Fbi e Cia ascoltano, eccome se ascoltano. Con la scusa della privacy (io sono d'accordo che si possa pubblicare solo ciò che merita di essere conosciuto dall'opinione pubblica) si vogliono bloccare le indagini. Mi auguro che cresca nel Paese un movimento che si opponga a questa scelta autoritaria.
Il segretario del Pd Walter Veltroni non mi è piaciuto quando, a proposito delle intercettazioni telefoniche, ha detto che i magistrati possono usarle ma che non possono essere rese pubbliche: "I magistrati devono potere intercettare chi vogliono, pero' le intercettazioni non devono essere pubblicate sui giornali perche' l'utilizzo di queste carte e' sbagliato". Chi sbaglia è proprio Veltroni. Se non si fossero pubblicate le intercettazioni nell'estate dei furbetti, oggi avremmo ancora al suo posto l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Non solo, in questo modo si dà un potere enorme alla magistratura. Io sono per pubblicare le intercettazioni. Certo, va tutelata la privacy ma non i contenuti di quelle intercettazioni che sono di interesse pubblico. Caro Veltroni, così se ne va a quel paese la libertà di informare e di essere informati. Questa si chiama censura.
Prendo come spunto il sondaggio dell'Swg per Annozero della scorsa settimana (che potete trovare integralmente sul nostro sito). Domanda: Se Mastella decidesse di schierarsi con l'opposizione, secondo lei il centrodestra sarebbe...indebolito per il 32 per cento degli elettori. E se invece l'uomo di Ceppaloni dovesse rientrare nella maggioranza di centrosinistra? Il 51 per cento dice: no grazie. E ancora, e solo tra gli elettori del centrodestra, l'Swg ha chiesto: Se Berlusconi decidesse di accogliere Mastella nel centrodestra, lei pensa che riconfermerebbe il suo voto al centrodestra? Il 27 per cento ha risposto no. Che fine faranno quelli dell'Udeur? E i Dini e gli Scalera? L'unto del signore è così convinto di stravincere che potrebbe decidere sia di candidarli sia di farne a meno. I sondaggi ma soprattutto il clima che si respira nel Paese sono dalla sua parte. Non c'è dubbio. Ma nel peggiore dei casi si voterà ad aprile e ad aprile mancano tre mesi. La partita è ancora aperta. Del resto proprio oggi, in un'intervista alla Stampa, l'ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta, rilancia la Cosa bianca anche nel caso in cui si dovesse votare senza la riforma elettorale. Forse non sono stato chiaro ieri ma io sull'Aventino non ci vado. Ci toccherà di nuovo turarci il naso e votare. Se non ci fosse stato l'uomo di Arcore avrei potuto decidere diversamente ma presentandosi dovremo di nuovo mobilitarci. Avete sentito il suo nuovo programma? Al primo punto c'è il bavaglio all'informazione.
Sempre più in basso il consenso per il governo Prodi come ci ricorda Renato Mannheimer sul Corriere della Sera di oggi. Dal 41,8 per cento di giudizi positivi di un anno fa al 25,3 per cento di oggi. E neanche i leader se la devono passare bene. Ben ha fatto Beppe Grillo a contestare il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Il leader maximo di Rifondazione comunista aveva chiosato, nel giorno in cui erano state diffuse le conversazioni tra Silvio Berlusconi e l'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà, che "le intercettazioni rese pubbliche sono una violazione dei diritti individuali del cittadino e della persona, chiunque tocchino. Non esiste pubblicazione di intercettazioni buone o cattive, sono tutte cattive". No, caro presidente Fausto, non si è violata la privacy tra due privati cittadini. Pubblicare quelle conversazioni non è stato un atto barbarico. La barbarie è nei contenuti di quelle chiacchierate. Le intercettazioni servono alle indagini e l'opinione pubblica ha il diritto di conoscere i contenuti di conversazioni che, in questo caso, secondo l'accusa formano le prove: non si è violato nessun segreto investigativo e non si è sceso nel "gossip". Si è attesa la conclusione delle indagini, quando cioè tutte le parti erano a conoscenza dei contenuti delle telefonate, prima di renderle pubbliche. Dice il professor Vittorio Grevi che nelle conversazioni tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà "ci sono elementi significativi che fanno pensare che tra i due interlocutori ci sia stata una promessa di vantaggi che è stata accettata. E questo intreccio tra promessa e accettazione basterebbe di per sè a costituire corruzione". E' come se i cronisti che si occupano di un delitto non potessero scrivere o far sentire la testimonianza di un testimone. Non c'è "gogna mediatica", c'è solo il diritto-dovere di informare l'opinione pubblica. Il punto vero è un altro. Adesso la Rai deciderà il futuro aziendale di Agostino Saccà che rischia il licenziamento. Silvio Berlusconi invece resterà al suo posto perchè eletto democraticamente. Lui come gli altri inquisiti del parlamento. Viva la casta!
Non voglio entrare nel merito della decisione della prima commisione del Csm che ha aperto all' unanimità la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità nei confronti del Gip di Milano, Clementina Forleo. Aspettiamo tutti di capire meglio di cosa l'accusano e come lei si difenderà dalle accuse. L'incompatibilità sarebbe sia ambientale che rispetto alle attuali funzioni di giudice per l'indagine preliminari. e, quindi, non solo la Forleo dovrebbe lasciare Milano ma non potrebbe più fare il giudice monocratico. Secondo la vicepresidente Letizia Vacca (quota Pdci di Oliviero Diliberto) sarebbero state proprio le dichiarazioni del gip Forleo sulle presunte intimidazioni ricevute a determinare la decisione unanime della commissione: "Siamo tutti allarmati dall' impatto che hanno avuto le sue parole, risultate eccessive, forzate e gravissime. La situazione appare completamente diversa da come è stata rappresentata da Forleo: non risulta nessun complotto e nessuna intimidazione". E la vicepresidente ne ha anche per il pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris: "Credo che sia necessario che emerga che sono cattivi magistrati, e non perchè fanno i nomi dei politici. Questa non è una magistratura seria e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi". Giovedì la prima commissione discuterà del caso del pm di Catanzaro. Ciò che mi colpisce è l'inusitata violenza verbale della vicepresidente nei confronti dei due magistrati sotto accusa. Definirli "cattivi magistrati" suona già come una condanna. Forleo e De Magistris sono due casi diversi ma c'è un accanimento nei loro confronti che lascia di stucco. Entrambi si sono occupati di inchieste dove, guarda caso, sotto accusa erano politici. Clementina Forleo ha così commentato la decisione della commissione: "Così l'inchiesta Antonveneta-Unipol è finita. E' incredibile. Adesso spero che non mi lascino sola, che qualcuno non si rassegni alle cose che stanno succedendo nel nostro Paese". Clementina Forleo sarà ascoltata il 18 dicembre prossimo dalla prima commissione del Csm per difendersi dalle contestazioni che le vengono mosse. Ma cosa sarebbe successo se al governo ci fosse stato il centrodestra? L'avviso è chiaro: i magistrati devono star zitti e non devono andare in televisione. Nessuno deve ergersi ad eroe. Ci mancherebbe. Nessuno vuol interferire sui lavori del Csm, ma possiamo avere almeno il dubbio che la decisione di aprire l'istruttoria nei confronti del gip di Milano sia spropositata? Al rogo, al rogo!
"Le persone più si sentono importanti e meno sono". Cito l'Antonio Bonocore di Totò. Clemente Mastella ne ha cambinate tante in questi quasi due anni di legislatura: dall'indulto alla richiesta di trasferimento cautelare del pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris che stava indagando guarda caso anche su di lui (finanche il "molleggiato" ha criticato il Guardasigilli), dalla riforma dell'ordinamento giudiziario alle sue uscite "politiche": "se non...esco dal governo", "se non...si va al voto" ecc...ecc...E' diventato un appuntamento quotidiano per giornali e tv che dedicano più spazio a lui che ha, appena, l' 1,4 per cento di voti, che non a Rifondazione, Verdi, comunisti italiani, Udc, Lega messi insieme. Il sindaco di Ceppaloni anche oggi ha avuto la sua visibilità: "Mastella chiede di bloccare la fiction su Totò Riina. Ne fa un eroe. Non l'ho vista, ma lo so per certo". L'altro giorno aveva chiesto e ottenuto dalla Rai la sospensione di un'altra fiction: "La vita rubata", ovvero la storia di Graziella Campagna, la ragazza uccisa a 17 anni dalla mafia. Il nostro si difende dicendo che il presidente della Corte d'Appello di Messina gli aveva scritto affermando che la messa in onda di quella fiction rischiava di "turbare la serenità dei giudici che dal prossimo 13 dicembre dovranno decidere sul processo". Mentre per la fiction di Canale 5 Clemente Mastella ha espresso soltanto una sua personale convinzione che lascia il tempo che trova. Proprio giovedì, infatti, andrà in onda l'ultima puntata del "Capo dei capi" e, potete scommetterci che, giustamente, Mediaset manderà in onda il suo prodotto. Ora, neanche sotto tortura, inviterò qualcuno a tacere ma se Clemente Mastella decidesse liberamente e autonomamente lo sciopero della visibilità, lo appoggeremo incondizionatamente. Vietato vietare. Vale per lui ma vale anche per gli autori delle fiction e soprattutto per il pubblico. O no?
Raiset continua a tener banco anche se solo in qualche intervista e in qualche editoriale domenicale. Sgombrato il campo dal falso dilemma "pubblicare si pubblicare no le intercettazioni", adesso ci si diletta a sostenere che non c'è nessuno scandalo in vista, che "le chiamate dei politici in Rai ci sono sempre state". Stanno ciurlando nel manico. Sentite cosa sostiene l'ex direttore generale della Rai, Pierluigi Celli: "Due gruppi concorrenti come Rai e Mediaset possono confrontarsi sulle grandi strategie industriali. Succede ovunque". E' vero, ma c'è un piccolo particolare che l'ex dg fa finta di dimenticare. Mediaset era ed è di Silvio Berlusconi che all'epoca era il presidente del Consiglio e la Rai era in mano ai suoi uomini. Ricorda Umberto Eco: "Dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2006 Berlusconi è stato al tempo stesso l'uomo più ricco d'Italia, il presidente del Consiglio e il proprietario di tre reti televisive, avendo inoltre sotto il suo controllo le tre emittenti di Stato". Celli sostiene anche di essersene andato dalla Rai perchè l'allora presidente Roberto Zaccaria l'aveva fatta schierare prima delle urne in chiave antiberlusconiana. Perchè c'erano Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi? Dimentica di citare Bruno Vespa, Agostino Saccà, Clemente Mimun, Fabrizio del Noce e tanti altri dirigenti della Rai. Amnesia, amnesia! La Tv italiana era in mano a Silvio Berlusconi. Controllavano le informazioni mentre l'impero economico di Arcore si moltiplicava. C'è chi propone una commissione d'inchiesta. Non so se questa sia la strada giusta, c'è già un'inchiesta interna ordinata dall'attuale direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Che certo non potrà rispondere a tutti gli interrogativi del caso. So che bisogna far presto a cambiare l'assetto radiotelevisivo, a varare norme antitrust, a superare, per sempre, l'anomalia italiana: mai più conflitto d'interesse. Occore un'informazione con la schiena dritta.
Non eravamo così faziosi quando denunciavamo il monopolio televisivo ai tempi del governo di centrodestra, quando parlavamo del rischio per la nostra democrazia. L'uomo di Arcore possedeva l'impero Mediaset e controllava la Rai. Erano i tempi dell'editto bulgaro e della "dittatura morbida" (termine tanto caro a Enzo Biagi) del leader di Forza Italia. Silvio Berlusconi aveva messo uomini e donne dentro viale Mazzini che "concordavano le strategie informative", "si scambiavano informazioni sulla programmazione" con quelli che dovevano essere i concorrenti, come emerge dall'inchiesta milanese sul fallimento della holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E' la Guardia di Finanza che ascolta le telefonate tra alcuni dirigenti Rai e gli uomini del Biscione. Nomi che ancora oggi contano a viale Mazzini come Deborah Bergamini, ex segretaria particolare di Silvio Berlusoni, dirigente Rai e come Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno. Non so se nel futuro politico italiano ci sarà ancora Silvio Berlusconi, so che la politica dovrà fare di tutto perchè non si ripeti la storia con l'approvazione in tempi rapidi di una legge sul conflitto di interesse. So che anche in Rai le cose devono cambiare. E la notizia è che, dopo la pubblicazione di queste intercettazioni telefoniche, è scattata un'indagine interna e autorevoli esponenti del consiglio di amministrazione della Rai come Nino Rizzo Nervo chiedono le dimissioni dei dirigenti "infedeli": "Dai dirigenti e dai giornalisti della Rai coinvolti nelle intercettazioni telefoniche pubblicate oggi da Repubblica mi attendo adesso le dimissioni. Si profila, infatti, un quadro assai inquietante, che l'azienda deve approfondire con rigore, di infedelta' e slealta' aziendale". Certo, adesso è il momento del confronto tra i due schieramenti sulla riforma elettorale. Che non si baratti un eventuale accordo sul proporzionale con un "lasciamo le cose come stanno" sul fronte televisivo. L'eventuale legge non dovrà essere contro qualcuno ma a favore di tutti. Della libertà di informazione e di pensiero che come potrete leggere su Repubblica di oggi, era ed è messa a repentaglio.
E' morto un grande giornalista, Enzo Biagi. Un maestro per tutti noi. Quando ci fu l'editto bulgaro dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "Il Fatto" andò in onda prima di Sciuscià (della famosa puntata del "bella ciao" stonato di Michele). Sentimmo le parole di Enzo Biagi e ci rincuorammo. Lui un moderato, noi border line: la pensavamo nello stesso modo. Avevamo due modi diversi di concepire il giornalismo, nel passato c'erano stati anche degli screzi, ma c'era una stima di fondo che non mai era venuta meno. Enzo Biagi parlò di regime, scandalizzando i riformisti del centrosinistra, a proposito del governo Berlusconi. Un premier che controlla le televisioni: "È un regime. Ma certo, dal punto di vista televisivo non c'è altra definizione. Quando una sola persona ha praticamente sei televisioni, tre di proprietà privata e tre di servizio, quale spazio rimane agli altri?". E così ci siamo ritrovati insieme nella battaglia contro la censura, per la difesa dell'articolo 21 della nostra Costituzione. Così diversi, ognuno a modo suo. Lui scrivendo, rilasciando interviste, noi in giro per l'Italia, a fare dibattiti e assemblee. Nelle grandi come nelle piccole città. Da Nord a Sud. Io, alcune volte insieme a Loris Mazzetti, il braccio destro di Enzo Biagi. Questo grande giornalista ci ha insegnato tante cose ma quella a cui tengo di più è il saper tenere "la schiena diritta", non aver paura delle proprie idee, amare questo mestiere.
Il più onesto è stato Felice Casson (l'ex magistrato di Gladio e delle stragi, oggi senatore dell'Ulivo) quando, difendendo Luigi De Magistris, ha affermato che "il diritto alla difesa è previsto persino dal codice penale", aggiungendo però che "è cambiato il clima". Ma è l'intervento dell'ex vicepresidente del Csm Carlo Federico Grosso a svelare l'arcano: "Un magistrato può andare in televisione ma a certe condizioni". E quali sarebbero? Che non può parlare delle sue indagini? Non solo: " I magistrati non soltanto devono essere, ma devono anche dimostrare di essere imparziali. Ecco perchè un magistrato non può andare in televisione a discutere di cose che possano ledere la sua immagine di magistrato indipendente". Come dire: cari magistrati potete andare in televisione ma attenti a quello che dite. Luigi De Magistris è andato in televisione proprio per difendere la sua indipendenza perchè sentiva addosso il fiato di coloro che volevano bloccare le sue inchieste. Ieri sera, dopo essere stato interrogato al Csm per tre ore e mezzo, ha sostenuto di "non aver violato il codice etico della magistratura". Mi chiedo: come mai tante polemiche per gli interventi ad Annozero del gip di Milano Clementina Forleo e del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e nessuno ma proprio nessuno ha citato la presenza in studio di un terzo magistrato? Quel Antonino Ingroia, pubblico ministero di Palermo, che al Corriere della Sera di oggi ricorda che "la tv, negli ultimi anni, è stata usata massicciamente contro i magistrati" e che "c'è un'insofferenza trasversale verso la legalità che può determinare anche isolamento e sovraesposizione". Quante amnesie! E, quanta voglia di zittire i magistrati scomodi!
Quanta ipocrisia! Che il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, abbia espresso la sua amarezza per la "giustizia show" era prevedibile ma la sortita di Luciano Violante, proprio da uno schermo televisivo, mi è sembrata imbarazzante: "Un magistrato non deve usare i media per acquistare consenso o cercare di farsi una figura pubblica...una magistratura che cerca il consenso dei cittadini e si legittima sulla base del consenso e non sulla base della legge è pericolosa per i cittadini stessi". Ma di che stiamo parlando? C'è un accanimento sospetto nei confronti del gip di Milano, Clementina Forleo, e del pm di Catanzaro Luigi De Magistris apparsi in televisione ad Annozero. Diciamola la verità: la Forleo è il gip della scalata Unipol-Bnl, De Magistris è il magistrato che si stava occupando dei finanziamenti pubblici in Calabria gestiti da un comitato d'affari "bipartisan". Nè la Forleo nè De Magistris sono mai entrati nel merito delle loro indagini. De Magistris ha deciso di parlare per "legittima difesa", la Forleo per esprimere la sua solidarietà al pubblico ministero di Catanzaro. Tutto questo mentre il ministro della giustizia Clemente Mastella, senza contraddittorio, poteva dire su stampa e in televisione peste e corna di De Magistris. Non capisco, davvero, perchè si vorrebbe impedire ai magistrati di parlare. Sono cittadini come gli altri. Come i politici (non fraintendetemi) che spesso e volentieri "abusano" della tv ossequiosa nei loro confronti. Come chiunque altro voglia esprimere il suo pensiero. L'articolo 21 della nostra Costituzione vale per tutti. Anche Falcone e Borsellino rilasciavano interviste e il primo partecipò anche a Samarcanda. Luciano Violante evidentemente è "fazioso". Si è dimenticato che in una delle nostre puntate, un pò di anni fa, partecipò in studio, a Roma, ad una puntata insieme a Francesco Saverio Borrelli e (se la memoria non mi inganna) Ilda Boccassini. Lo stesso Paolo Borsellino poco prima di morire rilasciò un'intervista a Fabrizio Calvi nella quale parlava di Marcello Dell'Utri. Io non sono per porre paletti ai magistrati e ai politici. Ma i politici non possono imporre paletti ai magistrati "scomodi". Ha ragione Clementina Forleo che risponde così: "Finché non ci sarà un editto che stabilisca quali magistrati possono parlare e quali non possono, quando possono o non possono farlo, sempre al di là della riservatezza sulle questioni legate agli atti d'ufficio, io riterrò di parlare, come fanno gli altri miei colleghi, assumendomi tutte mie responsabilità. Ci sono molti magistrati indipendenti che vogliono far sentire la loro voce». Se siamo arrivati al cortocircuito non è certo colpa di Clementina Forleo e di Luigi De Magistris.
Al presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai, l'aennino Mario Landolfi, l'intervista di Lucia Annunziata a Luca Casarini non è piaciuta. E chissenefrega! Neanche al presidente del Veneto, l'ex dipendente di Silvio Berlusconi, Giancarlo Galan la trasmissione di Rai Tre è piaciuta. In una nota, Galan si è chiesto "dov'era il direttore generale della Rai Claudio Cappon mentre la trasmissione dell'Annunziata è stata occupata dal pluralismo antiamericano e antioccidentale?". Questi signori non perdono mai il vizio. Liberali con quelli che la pensano come loro, fascisti e censori quando la Rai fa sentire opinioni diverse. Nel merito ho capito da Luca Casarini, portavoce dei disobbedienti del Nord est, che quella di sabato a Vicenza contro l'ampliamento della base americana sarà una manifestazione pacifica e di massa. Moderati e radicali insieme. Dov'è lo scandalo? Bene ha fatto Lucia Annunziata a dare la voce a Luca Casarini, giornalisticamente ospite azzeccato del suo programma. Speriamo che quel sì irrevocabile di Romano Prodi agli americani diventi no.
Umberto Bossi sarebbe intenzionato domenica prossima a lanciare lo sciopero del canone Rai nel corso di una manifestazione leghista. Silvio Berlusconi, il proprietario di Mediaset, avrebbe commentato così: "fa bene, anch'io ricevo tante proteste dai cittadini. La tv di Stato è inguardabile. Annozero è osceno, per non parlare della Dandini e di Floris. Adesso ci mancava pure Biagi che ritorna. Da ex presidente del Consiglio non posso dirlo, ma fa bene chi chiede lo sciopero del canone". Sapete che in Italia sono tanti gli evasori fiscali e sono tanti coloro che non pagano il canone. E tra costoro, gran parte dell'elettorato di centro destra. Che sia la volta buona che a decidere cosa vedere in tv siano gli abbonati Rai e non i politici che, a seconda dell'indipendenza o meno di giornalisti e autori, danno le pagelle e fanno le liste di proscrizione? A proposito, sapete quando nacquero le liste di proscrizione? Sotto la dittatura di Silla nell'82-81 avanti Cristo. Nell'antica Roma coloro che si ritrovano negli elenchi diventavano fuorilegge e potevano essere anche uccisi. Oggi, nel terzo millennio dopo Cristo, basta togliere la parola e mettere tra parentesi l'articolo 21 della nostra Costituzione. Da quando Silvio Berlusconi è all'opposizione, in Rai le cose vanno meglio. Le ferite si stanno sanando (mancano all'appello ancora Carlo Freccero, Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi) e il proprietario di Mediaset, che non può più licenziare a suo piacimento, è costretto a sostenere una proposta non sua. Bentornato caro Enzo Biagi. Ci mancavi!