[ AREZZO E GENOVA ]
Belle parole ha pronunciato oggi a Bologna il capo della polizia Antonio Manganelli: Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un agente della polizia stradale domenica scorsa all'autogrill dell'autostrada all'altezza di Arezzo, è stato "vittima di una leggerezza imperdonabile". Questa vicenda chiede "una risposta tempestiva e trasparente". Inoltre, il fatto che la vittima avesse o meno una pietra in tasca "non cambia assolutamente le colpe della polizia". Il prefetto Manganelli le ha pronunciate nel giorno in cui a Genova migliaia di persone scendono in piazza per chiedere verità e giustizia e l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare sui fatti del luglio di sei anni fa quando i potenti del mondo si riunirono a Genova e il movimento no global gridò che un altro mondo era possibile. Ma in quel luglio di 6 anni fa persero tutti perchè la città divenne un vero e proprio teatro di guerra. Decine di arresti, centinaia di feriti, un morto, un ragazzo di Genova: Carlo Giuliani. Persero le forze dell'ordine che non seppero garantire la sicurezza e l'ordine e perse l'innocenza un'intera generazione vittima delle violenze e degli abusi di uomini in divisa. Ci furono violenze che non furono fermate, quelle dei black bloc; ci furono decisioni (la carica di un contingente di carabinieri al corteo autorizzato delle tute bianche) che misero in ginocchio la città; ci furono abusi e torture alla scuola Diaz e nella struttura detentiva di Bolzaneto. Vorrei essere chiaro. Non penso ad un complotto (si era appena insediato il governo di Silvio Berlusconi) ma quei fatti hanno dimostrato che chi doveva non fu capace di garantire l'ordine e la sicurezza non solo dei capi di stato ma anche di quelle decine di migliaia di persone che pacificamente volevano manifestare. Aldilà delle eventuali responsabilità penali dei singoli imputati sulle quali sono chiamati ad esprimersi i magistrati titolari dei processi in corso, vorrei che la ferita di Genova si potesse rimarginare ma perchè ciò sia possibile occorrono gesti forti da parte di tutti.
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Scusate il silenzio di questi giorni ma un pò di riposo ci voleva. Siamo tutti in attesa di capire cosa dirà domani Walter Veltroni a Torino sul partito democratico. La sua "discesa in campo" cambierà la politica italiana e costringerà anche la cosidetta sinistra radicale ad aggregarsi e a rinnovarsi, come giustamente ha detto ieri, in una intervista alla Stampa, il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Ma oggi voglio registrare due belle notizie. La decisione di Emergency di riaprire i suoi ospedali in Afghanistan e la nomina a capo della polizia del prefetto Antonio Manganelli. Due notizie che non hanno nulla in comune se non il fatto che il sottoscritto conosce sia Gino Strada sia Antonio Manganelli. E si fida di entrambi. Anche quando mi è capitato di non essere d'accordo momentaneamente con quello che diceva il fondatore di Emergency (aver pubblicamente dichiarato che l'Italia aveva pagato un riscatto di due milioni di euro per la liberazione di Torsello) non ho mai cessato di stimare e di ammirare la concretezza di Gino Strada. Della nomina di Antonio Manganelli mi colpisce favorevolmente il consenso "bipartisan". Quando si tratta dei vertici delle nostre istituzioni, l'inciucio non c'entra. C'è bisogno della massima unità. Antonio Manganelli lo conosco dai tempi di Falcone e Borsellino. So che è un professionista della sicurezza, che è un uomo delle istituzioni. Una volta tanto sono felice di documentare sul mio blog due belle notizie.