[ IL BARATTO CHE NON MI PIACE...]
Non so come finirà il baratto. Dice Veltroni al Pdl: votate per Leoluca Orlando alla commissione di vigilanza Rai e noi diciamo sì a un vostro candidato come giudice costituzionale. In linea di principio nulla da eccepire. Sono mesi e mesi che non si eleggono le due cariche di competenza parlamentare. Ma il probabile si a Gaetano Pecorella da parte dell'attuale opposizione non mi piace. Conosco Pecorella da più di trent'anni. Lo ricordo difensore di un anarchico salernitano, Giovanni Marini, accusato di aver ucciso a coltellate un giovane missino. Insieme a Umberto Terracini. Difensore dei giovani del Movimento studentesco finiti in carcere in quegli anni turbolenti. Difensore in tempi più recenti di uno degli accusati della strage di Brescia (e indagato per favoreggiamento). Un eccellente penalista, docente universitario. Ma non è questo il punto. E' stato l'avvocato del premier Silvio Berlusconi nei processi di Mani pulite, presidente della commissione giustizia negli anni delle leggi ad personam. Ora, è vero che la Costituzione dice che il parlamento deve eleggere cinque giudici costituzionali. Si vorrebbe che fossero di alto profilo e non di parte. Ma nel caso in questione non sorgerebbe un conflitto d'interesse? E come potremmo fidarci del più alto organo di garanzia sapendo della presenza di uomini di parte? Stesso discorso per la candidatura di cui si parla di Luciano Violante. Se fossi in Di Pietro lascerei da parte la furbizia (voto Orlando e non Pecorella) e ritirerei la candidatura dell'ex sindaco di Palermo.
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Benritrovati. In tanti mi avete chiesto come mai non siamo andati in onda a luglio con lo speciale di Annozero, preoccupati che avessero cancellato il programma. Nessun problema.Torneremo in onda dal prossimo 25 settembre, non più da via Teulada ma dal teatro delle Vittorie, con una nuova scenografia. Di fatti ne sono accaduti tanti in questo periodo. Dal decreto antiprecari, al pacchetto sicurezza, alla guerra tra la Georgia e la Russia con il nostro ministro Frattini che, dalle Maldive, seguiva l'evolversi della situazione. Ma il mio dialogo con voi lettori di questo blog ricomincia da ciò che, a Locarno, ha detto Nanni Moretti pochi giorni fa: "E' inaccettabile che in una democrazia un uomo che ha il monopolio dell'informazione televisiva si candidi a guidare il paese per cinque volte di seguito in 14 anni. Chi ricorda che questa e' una cosa inaccettabile per una democrazia passa per una persona noiosa, ovvia, che dice cose grossolane. Ma non e' grossolano dire queste cose, ma e' grossolana la realta' italiana. L'assuefazione italiana a considerare normali cose che in una democrazia non lo sono e' una cosa molto molto grave". Ha ragione Nanni Moretti a lanciare questo grido d'allarme. Il modello politico-culturale berlusconiano ha sfondato. Il pensiero unico è più che mai forte. Più che un'opinione pubblica morta, io vedo tante opinioni "personali": un Paese sfilacciato dove il rischio dell'omologazione mina alle fondamenta la democrazia. E' opinione comune che non ci sia opposizione al governo, è opinione comune che il Paese stia andando a destra. Sarà un luogo comune ma le vicende interne al partito democratico e di linea politica inducono al pessimismo. Certo, Antonio Di Pietro e la sua Italia dei Valori tengono il punto e l'appello di oggi di Walter Veltroni a non "perdere la memoria" a voler combattere "il pensiero unico" non cambia l'immagine di oggi del partito democratico, un partito che appena nato sembra già vecchio.
Protestano tutti contro Silvio Berlusconi, anche Amnesty International. Giornalisti contro il bavaglio dell'informazione mentre sono di nuovo ai ferri corti magistrati e premier. Tutto come ai vecchi tempi, purtroppo. Ma per colpa di chi? Dei giornalisti che vogliono informare e dei magistrati che vogliono rispettare il dettato "la legge è uguale per tutti"? O di Silvio Berlusconi che ha messo da parte la maschera di statista scoprendo le sue carte? Tuona il vicepresidente del Csm, l'ex dc Nicola Mancino, che l'alt ai processi è incostituzionale mentre per la procura generale di Milano va respinta la ricusazione avanzata dai legali di Silvio Berlusconi nei confronti del presidente della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus, definita dal signore di Arcore magistrato di sinistra. Ma che visione ha della magistratura Silvio Berlusconi? Come si permette di sindacare sui diritti politici di un cittadino-magistrato? E se la Gandus non fosse di sinistra? O, se fosse di sinistra, non sarebbe in grado di giudicare lo stesso in modo "indipendente"? Cosa vorrebbe il capo del governo? Essere giudicato da un magistrato di forza italia? Questa è una visione distorta della democrazia. Adesso Walter Veltroni ha alzato la vocina. Pd e il gruppo di Di Pietro sono usciti dal Senato al momento del voto dell'emendamento salva-premier. Bene. Vedo che però c'è anche chi si preoccupa dell'antiberlusconismo di ritorno. Ma costoro invece di preoccuparsi dell'antiberlusconismo perchè non si preoccupano del berlusconismo di ritorno? In poche ore stanno massacrando la Costituzione. Invocavano sicurezza in campagna elettorale e i loro provvedimenti vanno nel senso opposto. Dicevano legalità e, sospendendo i processi per una serie di reati, stanno dimostrando che se ne infischiano della legalità. Ridurre i giornalisti al silenzio non è un problema dei giornalisti ma di tutti noi cittadini. Vivremo peggio senza sapere perchè e non sapremo neanche come uscirne.
"Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur", mentre a Roma si pensa sul da fare la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. C'è poco da aggiungere. Dopo il disegno di legge sulle intercettazioni, la proposta di mandare 2500 soldati nelle città. Siamo in piena emergenza democratica. Ci stanno cambiando la nostra democrazia: colpendo la libertà di informazione, militarizzando il Paese, separando lo Stato dal diritto. Mi ha colpito l'editoriale di ieri di Eugenio Scalfari a proposito del dialogo tra governo e opposizione: "Quale dialogo si può fare nel momento in cui viene militarizzato il Paese nei settori più sensibili della democrazia? il Partito democratico ha un solo strumento per impedire questa deriva: decidere che non c'è più possibilità di dialogo sulle riforme per mancanza dell'oggetto". Vedremo se hanno la faccia tosta di inserire negli emendamenti al decreto sicurezza la decisione di bloccare tutti i processi che "non destino grave allarme sociale" per i reati commessi fino al 30 giugno 2002. E guarda caso uno di questi processi, il processo Mills, riguarda proprio Silvio Berlusconi. Vogliono riproporre anche il lodo Schifani, ovvero la decisione di congelare le inchieste giudiziarie che riguardano le più alte cariche dello Stato. Un deja vù. Che farà il Quirinale? L'unico che fino ad oggi ha alzato la voce è Antonio Di Pietro. Non basta. Dicono i sondaggi che quasi la metà di coloro che hanno votato per il partito democratico sono delusi. Non è tempo di silenzi.
Le cronache dicono che siamo un popolo di imbecilli per aver ridato fiducia a Silvio Berlusconi. Può essere vero ma il punto è che l'alternativa non c'era. E le prime mosse di Walter Veltroni lo confermano. Oggi il leader dell'opposizione (con tutti i suoi limiti) si chiama Tonino Di Pietro. Dunque decreto, anzi no, disegno di legge (dopo il no del Quirinale) sulle intercettazioni. Questo è il governo che ha vinto battendo il tasto sulla sicurezza. Restringere il campo dell'ammissibilità di questa tecnica investigativa porterà più impunità e insicurezza. Saranno contenti gli italiani. Mi fa sorridere la scoperta oggi di Fausto Bertinotti che parla di un regime "dolce" e "leggero". Se ne fosse accorto sei anni fa, dopo l'editto bulgaro del 18 aprile 2002, forse sarebbe stato più credibile. Altro che dolce, questo è un regime che vuole segretezza e il cui leader pensa solo ai fatti suoi. Come al solito.
La sconfitta è di quelle che peseranno a lungo. E' un 11 settembre. Quei 9 punti di distanza saranno difficilmente recuperabili in tempi brevi. Siamo entrati nella terza repubblica. In un sistema bipolare e soprattutto bipartitico. Nel 1996 vinse Prodi perchè la Lega lasciò il Cavaliere. Nel 2001 vinse Berlusconi perchè Bertinotti aveva lasciato Prodi. Altri tempi, altro secolo. Essendosi semplificato il sistema politico questo rischio non c'è più. Veltroni non ha raggiunto quel 35 per cento che si auspicava. La cosidetta sinistra radicale non ha più rappresentanza in parlamento. Il partito democratico non ha sfondato al centro ma con "il voto utile" ha prosciugato la sua sinistra. E' una debacle. Bossi sfonda in tutto il Nord. La Lega compete, ormai, con il popolo della libertà e con il partito democratico. Ci sono tanti motivi per cui ha perso il centrosinistra. Il primo è che va a casa chi governa male. E il governo Prodi così è stato percepito dagli italiani. Ci sono tre milioni e mezzo di voti che separano i due schieramenti. Il temuto astensionismo non c'è stato. Si è rimasti sopra la soglia dell'80 per cento di affluenza alle urne. Dunque, giudizio più che negativo del suo operato. Il nostro è un Paese che va a destra. Una destra populista. L'unico che può dire di aver vinto tra gli sconfitti è Antonio Di Pietro con la sua Italia dei Valori. Ha quasi raddoppiato i consensi. Ha pagato la linea dura. Anche l'Udc di Casini sopravvive. Non siamo al sistema americano ma per la sinistra italiana è tempo di un profondo ripensamento. Negli uomini e nelle idee.
Se Veltroni parlasse con il popolo degli astensionisti, se cercasse il consenso non solo delle casalinghe, che pur sono importanti, ma parlasse anche con quelli che fecero vincere l'Unione nelle elezioni del 2006, forse il 15 aprile staremmo tutti meglio. Siamo, ormai, ad una settimana dal voto e non è ancora scontato l'esito di queste elezioni. Lo dicono tutti, lo avvertiamo tutti. C'è uno zoccolo duro, durissimo, che, forse, smotterà poco prima dell'apertura delle urne, come auspica dalle colonne di Repubblica Eugenio Scalfari, ma che al momento non ha nessuna voglia di sgretolarsi. Non si tratta di un elettorato marginale. Non sono i soliti qualunquisti. C'è un profondo e giustificato malessere nei confronti del centro sinistra. Hanno trenmila ragioni per avercela con Veltroni, Di Pietro e Bertinotti. Ma questo non vuol dire che fanno bene a non votare. Bisogna convincere chi dice che sono tutti uguali che sbaglia di grosso. Lo psiconano ha paura del voto, sa di dover giocare il tutto per tutto nella sua ultima campagna elettorale ( è la quinta, vecchio matusalemme della politica) e vuole vincerla a tutti i costi. La legge dice che negli ultimi giorni di campagna elettorale non si possono pubblicizzare i sondaggi. SIlvio Berlusconi se ne fotte e proprio oggi annuncia che il suo schieramento è sopra di... Nulla di nuovo dunque. E' il solito Berlusconi che se ne frega delle leggi.
Penso che questa di stasera sarà una puntata interessante. Annozero parlerà di liste pulite (e non solo) con Antonio Di Pietro e con la candidata della Destra, Daniela Santanchè. E il piatto forte sarà il Beppe Grillo della conferenza stampa tenuta sabato scorso a Napoli nel "giorno del rifiuto". Un Beppe Grillo che ha parlato di elezioni, di inceneritori, di riciclo, di nucleare. Insomma, un Beppe Grillo in gran forma. E, a proposito di liste pulite, la notizia del pomeriggio è l'accordo tra la Rosa bianca e l'Udc per correre insieme alle elezioni del 13 e 14 aprile. Che succederà con Cesa e con Cuffaro? Saranno in lista? E Tabacci non aveva detto che non voleva in lista condannati e inquisiti? Sicuramente la gran parte degli elettori non vuole indagati, sotto processo e condannati in primo grado nelle liste. Stasera renderemo pubblico il sondaggio dell'Swg per Annozero che potrete leggere sul sito della trasmissione e su quello "istituzionale" di palazzo Chigi. Come vuole la legge. Vi posso dire che anche i semplici indagati dovrebbero rinunciare a presentarsi. Per non parlare dei condannati in primo grado e di quelli definitivi: risultati bulgari. Ma c'è anche il conflitto di interesse nel nostro sondaggio, nel senso che abbiamo chiesto: "se il partito che ha deciso di votare candidasse persone che controllano grandi aziende e tv e giornali...lei lo voterebbe?". Le risposte sono estremamente interessanti e articolate. Ho una curiosità, vorrei conoscere i nomi dei cittadini che hanno conti in Liechtenstein compresi nella lista attualmente in possesso dell'Agenzia delle Entrate. Il primo politico che ha confessato di averlo è Rocco Buttiglione e la sua giustificazione sembra plausibile ("lavoravo in Liechtenstein"). Ma per un onesto Buttiglione.........
Evidentemente una parte consistente di quel 30 per cento che oggi non sa ancora come e se votare alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile non è da sottovalutare. Anzi, una quota avrebbe, al momento, già deciso di restare a casa perchè ritiene che non valga la pena, essendo "tutti uguali". Mi dispiace perchè tra i tanti che non andranno a votare c'è gente che stimo e con cui ho condiviso e condivido tutt'ora idee, passioni e affetto. Se non ci fossero state elezioni anticipate probabilmente mi sarei sentito libero tra tre anni di non andare a votare. Ma l'interruzione della legislatura ha fatto sì che Silvio Berlusconi restasse sulla scena. Sia chiaro, il mio non sarà solo un voto contro (Silvio Berlusconi) ma è indubbio che, persistendo il conflitto di interesse, non me la sento di far finta di nulla. E poi, essendo a favore del maggioritario, la semplificazione e la riduzione del numero dei partiti, partitini, liste fai da te, mi sembrano essenziali. Non siamo ancora entrati in campagna elettorale. Berlusconi vuole evitare di commettere errori (per ora spara ad alzo zero contro Casini e Di Pietro) mentre Veltroni ha bisogno di "farsi conoscere". Non mi convince il Partito democratico, non mi convince la Sinistra Arcobaleno. Ritengo però che Veltroni abbia detto (e fatto) cose in discontinuità mentre non "avverto" ancora la presenza della Sinistra Arcobaleno. So che tra coloro che non adranno a votare ci saranno tanti che hanno votato a sinistra nelle passate elezioni. Io mi turerò il naso. E sogno che la destra non abbia già vinto la partita. Dice Beppe Grillo che queste sono elezioni illegali. Ma, caro Beppe, la maggioranza degli elettori le convalideranno.
E come la mettiamo con l'arresto avvenuto questa mattina dell'esponente calabrese dell'Udeur, ex assessore regionale al Turismo della Regione Calabria, Pasquale Tripodi, insieme ad un'altra cinquantina di persone? Anche questo arresto fa parte di un complotto della magistratura per "annientare" il partito di Clemente Mastella? Presunto innocente fino al terzo grado di giudizio. Ma per Tripodi l'accusa è di quelle pesanti: avrebbe aiutato i camorristi del clan dei casalesi e una cosca dell'ndrangheta di cui sarebbe stata documentata anche la diffusa infiltrazione nel settore economico-imprenditoriale, in particolare nell'edilizia e nel mercato immobiliare. Gli inquirenti avrebbero accertato in particolare che gli interessi illeciti dell'organizzazione criminale puntavano sugli appalti legati a centrali idroelettriche, come quella della Vallata dello Stilaro, nel comune di Bivongi (Reggio Calabria), ed infrastrutture turistiche calabresi. Manovre agevolate dalla collusione con esponenti delle amministrazioni pubbliche comunali e regionali. Nei guai sono finiti anche il sindaco di Staiti, il vice sindaco di Brancaleone ed un tecnico comunale dello stesso comune, tutti in provincia di Reggio Calabria. Di Clemente Mastella si sono perse le tracce da alcuni giorni. Venerdì riunirà il vertice del suo partito. Il giorno dopo la decisione dell'Udc che dovrebbe correre da solo con Casini candidato premier. Silvio Berlusconi ha dichiarato di dover essere riconoscente nei confronti di Mastella per la caduta del governo Prodi ma l'elettorato del centrodestra non gradirebbe la presenza del sindaco di Ceppaloni(Bn) nello schieramento del popolo della libertà. E' chiaro che se Casini, Mastella e la neonata rosa bianca si unissero avrebbe qualche chance ma il tempo non gioca a favore di un centro cattolico moderato. Ma domani sera avremo come ospite centrale della puntata il leader dell'Udc Pierferdinando Casini. Insieme a lui saranno ospiti il politologo Gianfranco PAsquino, l'architetto Massimiliano Fuksas, Maurizio Belpietro e il premio Nobel Carlo Rubbia. Intanto buone notizia dal fronte del partito democratico che ha raggiunto l'accordo con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. L'incontro tra Veltroni e Antonio Di Pietro si è concluso con la decisione di apparentare i due simboli in una minicoalizione. Nelle liste ci saranno quindi due simboli però poi un gruppo unico alla Camera. Sarà una coalizione "in senso tecnico" con il Partito democratico, dice Di Pietro al termine dell' incontro con Veltroni. L'Idv farà poi parte dello stesso gruppo parlamentare del Pd. Non ci saranno candidati condannati.
La stella di Silvio Berlusconi non brilla più come nel 1994. Alla sua quinta campagna elettorale non entusiasma più. Eppure, quasi certamente, sarà lui a vincere il 13 e 14 aprile. Il proprietario di Mediaset sa bene che la novità di questa competizione elettorale è rappresentata da Walter Veltroni e dal partito democratico. Come capo del governo gli italiani, a prescindere dal loro orientamento politico, sceglierebbero volentieri Walter Veltroni, a maggioranza, perchè ormai Silvio Berlusconi non rappresenta più il nuovo. Vedremo cosa succederà nelle prossime ore. Sembra che il leader di Forza Italia sia tentato dalla sfida lanciata da Veltroni ma alla fine sarà costretto a scendere a più miti consigli con i suoi vecchi e nuovi alleati. Mancano due mesi al voto. La corsa per Veltroni è tutta in salita. Deve, innanzitutto, convincere gli indecisi che, alle passate elezioni avevano votato per l'Unione. Deve convincere che la partita non è già persa. A sinistra si procede con l'ipotesi di Fausto Bertinotti capolista. Resta aperta la questione Di Pietro. Nel centrodestra già ci sono i primi distinguo per l'arrivo di Clemente Mastella. Di Lamberto Dini non si parla più, lui è un pò come Giorgio La Malfa che pur non contando nulla è nel palazzo da una vita.
Che ad aprire la crisi politica sia stato un esponente del cosidetto centro non c'è dubbio. Ferito nei suoi affetti più cari, il leader dell'Udeur Clemente Mastella è uscito dalla maggioranza e la sorte del governo Prodi sembra già segnata. Alla Camera il voto di fiducia era scontato in partenza ma al Senato domani è quasi certo che i numeri saranno contro. Mi è capitato di parlare al telefono con l'ex ministro della giustizia. Occupandoci domani sera ad Annozero dell'inchiesta giudiziaria che riguarda lui, sua moglie che è la presidente del consiglio regionale della Campania, ed altri esponenti campani dell'Udeur, mi ha colpito la sua convinzione di trovarsi di fronte ad un complotto. Io non ci credo come non credo che gli inquirenti di Santa Maria Capua Vetere ce l'abbiano con lui, a prescindere. Si potrà dire peste e corna delle intercettazioni telefoniche ma queste sono delle credibili fonti di prova (l'intercettato non sa di essere intercettato). Certo, procedere agli arresti domiciliari della signora Lonardo lascia aperti degli interrogativi. Ma nessuno, neanche un ministro che si professa innocente, può ritenersi al di sopra della legge. Le carte le abbiamo lette e con altri colleghi abbiamo realizzato un reportage, parlando con i protagonisti dell'inchiesta. C'è un sospetto da parte della "gente di Mastella" che ho incontrato nel casertano che non ci sia stata serenità ed equità nelle valutazioni del procuratore di Santa Maria Capua Vetere perchè parente del Presidente della Provincia Sandro De Franciscis, ex Udeur e oggi del partito democratico. C'è un'inchiesta sulla Provincia che lo vedrebbe solo "persona informata sui fatti" e non indagato come altri consiglieri provinciali dell'Udeur. Mi auguro che le indagini su quello spezzone di inchiesta non si siano "bloccate" ma che stiano andando avanti. Ci sono troppi veleni in giro. Di certo, quello che emerge da questa inchiesta giudiziaria è la malapolitica e di malapolitica la gente non ne può più. "Chi di Mastella ferisce..." e' il titolo della puntata di Annozero di domani sera. In studio ci saranno Rosy Bindi, Antonio Di Pietro e il capogruppo della Lega nord Roberto Castelli. Presente anche Luigi Annunziata, il dirigente dell'ospedale di Caserta, l'uomo che la moglie di Clemente Mastella voleva "vedere morto" perchè secondo l'accusa non avrebbe ottemperato alla richieste di assumere due primari di fiducia di Sandra Lonardo.
Caro Tonino non ti riconosco più. Difendi l'ex comandante della guardia di finanza, il generale Roberto Speciale nello scontro con il viceministro Visco, ti schieri per il ponte di Messina e ora affossi, insieme a Clemente Mastella (con i socialisti assenti), la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del G8 di Genova. Ma che ti sta succedendo? Dichiari sul voto di ieri insieme al centrodestra che:"Siamo stati coerenti, si voleva solo un'indagine parziale". Non è vero. L'articolo 1 del disegno di legge prevede che il compito della commissione è quello di "ricostruire in maniera puntuale la dinamica degli scontri e gli avvenimenti accaduti a Genova". C'è già la magistratura che sta indagando e per i manifestanti "violenti" la pubblica accusa ha chiesto condanne per complessivi 225 anni di reclusione mentre sul banco degli imputati per i fatti della Diaz ci sono 29 tra agenti e funzionari di polizia, e per quello che è successo nella caserma di Bolzaneto gli imputati sono 45. Ma è indubbio che quei giorni di luglio del 2001 hanno aperto una ferita profonda tra le forze dell'ordine e l'opinione pubblica. Ed è certo che parti delle istituzioni in quei giorni si siano rese protagoniste di scempiaggini. Ma aldilà delle responsabilità personali sulle quali si dovrà esprimere la magistratura c'è una responsabilità politica che va accertata. Ultima annotazione:lL'istituzione della commissione d'inchiesta era prevista nel programma dell'Ulivo. Carta straccia?