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21/06/2008

[ L'URLO DEL CAIMANO ]

il caimanoIl caimano è tornato a splendere. E' minaccioso e fa paura perchè, come scrive Curzio Maltese oggi, lui è lo stesso ma rispetto a quindici anni fa è cambiata la società, in peggio: "il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie". Incomincia ad accorgersene anche il partito democratico che resta però prigioniero della sua "svolta". Almeno per ora. Non c'è dubbio che Walter Veltroni abbia alzato la voce ma quel sottolineare che non si torna indietro (l'antiberlusconismo) appare più una giustificazione degli errori tattici e strategici commessi fino ad oggi. Che senso ha chiamare a raccolta "una larga parte degli italiani in autunno per una manifestazione nazionale" quando saranno già passati in parlamento i primi provvediementi "ad personam" di questa legislatura? Come purtroppo è già accaduto sono stati più reattivi i magistrati che hanno reagito, in modo unitario, al micidiale attacco di Silvio Berlusconi. Loro hanno capito che non si tratta di una semplice partita tra un imputato e il suo giudice ma di una questione di democrazia che riguarda tutti i cittadini. Siamo messi male ma constatare che il Paese sta con il caimano non significa alzare bandiera bianca. Al populismo autoritario di Silvio Berlusconi vanno contrapposte idee e proposte concrete alternative. Senza se e senza ma. Quel poco che è rimasta di opinione pubblica democratica è a pezzi. Va rimotivata.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 21, 2008 12:30 | Permalink | commenti (36)
categoria:politica, giustizia, informazione, legalitĂ , silvio berlusconi, walter veltroni, intercettazioni telefoniche, conflitto di interesse, il caimano, leggi ad personam, csm , anm , lodo schifani
18/06/2008

[ AI FERRI CORTI...]

berlProtestano tutti contro Silvio Berlusconi, anche Amnesty International. Giornalisti contro il bavaglio dell'informazione mentre sono di nuovo ai ferri corti magistrati e premier. Tutto come ai vecchi tempi, purtroppo. Ma per colpa di chi? Dei giornalisti che vogliono informare e dei magistrati che vogliono rispettare il dettato "la legge è uguale per tutti"? O di Silvio Berlusconi che ha messo da parte la maschera di statista scoprendo le sue carte? Tuona il vicepresidente del Csm, l'ex dc Nicola Mancino, che l'alt ai processi è incostituzionale mentre per la procura generale di Milano va respinta la ricusazione avanzata dai legali di Silvio Berlusconi nei confronti del presidente della decima sezione penale del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus, definita dal signore di Arcore magistrato di sinistra. Ma che visione ha della magistratura Silvio Berlusconi? Come si permette di sindacare sui diritti politici di un cittadino-magistrato? E se la Gandus non fosse di sinistra? O, se fosse di sinistra, non sarebbe in grado di giudicare lo stesso in modo "indipendente"? Cosa vorrebbe il capo del governo? Essere giudicato da un magistrato di forza italia? Questa è una visione distorta della democrazia. Adesso Walter Veltroni ha alzato la vocina. Pd e il gruppo di Di Pietro sono usciti dal Senato al momento del voto dell'emendamento salva-premier. Bene. Vedo che però c'è anche chi si preoccupa dell'antiberlusconismo di ritorno. Ma costoro invece di preoccuparsi dell'antiberlusconismo perchè non si preoccupano del berlusconismo di ritorno? In poche ore stanno massacrando la Costituzione. Invocavano sicurezza in campagna elettorale e i loro provvedimenti vanno nel senso opposto. Dicevano legalità e, sospendendo i processi per una serie di reati, stanno dimostrando che se ne infischiano della legalità. Ridurre i giornalisti al silenzio non è un problema dei giornalisti ma di tutti noi cittadini. Vivremo peggio senza sapere perchè e non sapremo neanche come uscirne.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 18, 2008 15:18 | Permalink | commenti (27)
categoria:politica, giustizia, sicurezza, legalitĂ , silvio berlusconi, walter veltroni, articolo21, antonio di pietro, partito democratico, intercettazioni telefoniche, conflitto di interesse, csm , anm , nicola mancino
13/06/2008

[ OPPONIAMOCI ]

berlusconi neroSono testardo ma il disegno di legge sulle intercettazioni appena approvato dal consiglio dei ministri mi preoccupa. Assai. E mi pare debole e sfuggente la dichiarazione di Walter Veltroni, leader del Pd, che dice: "Altre le priorità la vera urgenza è l'impoverimento". No, questo disegno di legge, se approvato, cambierà in peggio la nostra democrazia perchè colpirà il diritto dei cittadini di essere informati e il dovere dei giornalisti di informare. E' un attacco all'articolo 21 della Costituzione. Vi sembro eccessivo? Silvio Berlusconi ha manipolato i dati per creare le condizioni per risolvere ancora una volta i suoi problemi con la magistratura. Dice il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini a proposito del presunto uso eccessivo delle intercettazioni in Italia: "Hanno sommato i decreti d'urgenza dei pm e le convalide dei gip: A me risultano 70 mila utenze sotto intercettazioni. Le persone intercettate sono suppergiù trentamila. Siamo nella media degli altri paesi". E va ricordato che da noi le intercettazioni sono ordinate dalla magistratura. In altri paesi sono molto diffuse anche le intercettazioni di polizia, come negli Stati Uniti dove Fbi e Cia ascoltano, eccome se ascoltano. Con la scusa della privacy (io sono d'accordo che si possa pubblicare solo ciò che merita di essere conosciuto dall'opinione pubblica) si vogliono bloccare le indagini. Mi auguro che cresca nel Paese un movimento che si opponga a questa scelta autoritaria. 

postato da: aleruotolo alle ore giugno 13, 2008 12:41 | Permalink | commenti (32)
categoria:giustizia, informazione, legalitĂ , silvio berlusconi, walter veltroni, articolo21, partito democratico, intercettazioni telefoniche, leggi ad personam, anm
09/06/2008

[ LA VERITA' E LA PRIVACY ]

berlusconi silvioE' stato l'ex guardasigilli leghista Roberto Castelli a dire pane al pane:"Se escludiamo l'uso contro i reati commessi dalla casta i nostri elettori non capirebbero". L'offensiva di Silvio Berlusconi sulle intercettazioni telefoniche trova qualche piccolo ostacolo al momento. L'associazione nazionale magistrati e il leader del Pd Veltroni (anche se i dalemiani non sono d'accordo, bruciati come sono dalle inchieste sulle scalate dei furbetti) dicono che vietarle sarebbe un colpo alle indagini. Anch'io, come in tanti, sono per "forti tutele per chi non è indagato, e anche per le conversazioni degli indagati estranee alla materia dell'inchiesta", come sostiene Stefano Rodotà. Ma tutelare la privacy non significa limitare i casi i cui è legittimo intercettare. Certo, va difeso il segreto istruttorio ma nel momento in cui le parti vengono a conoscenza delle intercettazioni, secondo me è giusto pubblicarle senza dover aspettare ila sentenza di primo grado. Il diritto all'informazione diventa prioritario. L'articolo 10 della Convenzione per i diritti dell'Uomo recita che "la libertà di espressione comprende anche la libertà di ricevere informazioni di questo tipo senza che vi possano essere interferenze di pubblica autorità...A meno che non siano gratuitamente lesive della reputazione altrui", ricorda Clementina Forleo. La scelta è tra verità e privacy. Prendiamo il caso De Magistris. Senza intercettazioni Luigi De Magistris non avrebbe potuto fare le indagini  sulla malapolitica in Calabria, senza intercettazioni la procura di Salerno non avrebbe potuto chiedere  l'archiviazione delle accuse contro il pubblico ministero di Catanzaro a seguito delle sue indagini. Leggere per credere. Sono quasi mille pagine. Scaricatele dai seguenti link: Indice Generale; Richiesta di Archivazione, Capitolo I, Capitolo II, Capitolo III, Capitolo IV, Capitolo V.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 09, 2008 10:38 | Permalink | commenti (16)
categoria:giustizia, informazione, why not, lega, legalitĂ , roberto castelli, silvio berlusconi, intercettazioni telefoniche, leggi ad personam, clementina forleo, diritto di cronaca, antipolitica, malapolitica, toghe lucane, luigi de magistris, anm
08/06/2008
[DALLA PARTE DELL'ILLEGALITA']
berlusconi neroLa forma sembrava diversa, la sostanza è la stessa. E' uscito allo scoperto ieri Silvio Berlusconi, dopo questi primi giorni di governo del bon ton,  che ha minacciato 5 anni di galera per chi ordinerà intercettazioni  che non riguarderanno le inchieste sulle mafie e sul terrorismo internazionale.  Carcere anche per chi le eseguirà e per chi le propalerà. Non ci vuol tanto a decifrare il funesto messaggio del premier. Come spiega il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, le intercettazioni sono indispensabili per perseguire tutta una serie di reati,  dalla malasanità, ai reati contro la pubblica amministrazione, a quelli economici. Insomma se non ci fossero state le intercettazioni non ci sarebbe stata Mani pulite, calciopoli e le inchieste di Luigi De Magistris e di Clementina Forleo. Ho l'impressione che il dialogo tra maggioranza e opposizione sia a una svolta. Nessun rancore ma nessun dialogo con chi vuol mettere il bavaglio alla giustizia. Le intercettazioni servono per perseguire chi commette i reati. Vietarle significa schierarsi dalla parte dell'illegalità.
postato da: aleruotolo alle ore giugno 08, 2008 09:21 | Permalink | commenti (19)
categoria:mafia, giustizia, mani pulite, camorra, legalitĂ , ndrangheta, intercettazioni telefoniche, conflitto di interesse, leggi ad personam, clementina forleo, luigi de magistris, anm
28/03/2008

[ LO SCOMODO LUIGI ]

luigi de magistrisIl caso De Magistris è diventato un bel libro scritto da Antonio Massari che, per La Stampa, ha seguito le disavventure calabresi  di questo giovane magistrato napoletano alle prese con il potere che, momentaneamente, gliel'ha fatta pagare.  Il libro, edito da Aliberti editore, lo trovate già nelle librerie e se volete saperne di più leggetelo. E' scritto bene e ricostruisce  le tappe dell'intricata vicenda che è costata la rimozione dalla procura di Catanzaro di Luigi De Magistris che, per fortuna, non si è ancora concretizzata. Potrete farvi un'idea da persone "ben informate" sulla profonda ingiustizia che (giustamente, a mio parere) sostiene di aver subìto  il magistrato della procura di Catanzaro colpevole di non aver voluto guardare in faccia a nessuno mentre indagava sui "potenti". Il ministro che si è battuto per la sua rimozione non c'è più e non si è neanche presentato alle elezioni. Ma è una magra consolazione perchè,  in realtà, Luigi De Magistris è rimasto solo. Certo, pezzi importanti della società civile, si sono battuti per lui mentre il sindacato dei magistrati lo lasciava solo come sola è stata ed è il gip di Milano, Clementina Forleo, anche lei costretta a difendersi dalle accuse dell'organo di autogoverno della magistratura, del Csm. "Come dice un mio amico ho perso ma non mi sono perso", afferma Luigi De Magistris nell'intervista esclusiva ad Antonio Massari. Luigi è un ottimista per natura. Prima o poi la procura di Salerno che è competente per le vicende di Catanzaro dirà la sua.Tutti vogliamo conoscere la verità su quanto è accaduto nel caso De Magistris.

postato da: aleruotolo alle ore marzo 28, 2008 21:24 | Permalink | commenti (8)
categoria:giustizia, clemente mastella, why not, csm , annozero, clementina forleo, poseidone, toghe lucane, luigi de magistris, anm , antonio massari
24/01/2008

[ LUIGI DE MAGISTRIS LASCIA L'ANM ]

luigi de magistrisLuigi de Magistris, dopo Ilda Boccassini, si è dimesso dall'associazione nazionale dei magistrati. L'ho conosciuto per lavoro ma penso di esser diventato suo amico. E ne sono felice. E' una persona straordinaria, è un napoletano perbene, ama la giustizia e la legalità. Ma nella definizione di giustizia c'è una frase della sua lettera che mi rende ancor di più partecipe di questa sua battaglia.. E' quando scrive che non si sottrarrà "ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico". Caro Luigi non sei solo. Ecco la sua lettera. : "Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”. Vado via da un’associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte ed i comportamenti di questi anni – portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione. L’A.N.M. – che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura – negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura “normalizzata” non sapendo e non volendo “stare vicino” ai tanti colleghi (sicuramente i più “bisognosi”) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito – di fatto – a rendere sempre più arduo l’esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge. L’A.N.M. è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al C.S.M., dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il “giro”, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’interno, l’associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine. Lascio, pertanto, l’A.N.M., donando il contributo ad associazioni che, nell’impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l’indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell’associazionismo giudiziario. Non vi è dubbio che anche il Consiglio Superiore della Magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata. I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge. So bene che all’interno di tutte le correnti dell’A.N.M. vi sono colleghi di prim’ordine, ma questo sistema di funzionamento dell’autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il C.S.M. deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza. Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell’A.N.M., come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere. Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli – da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria – sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro. Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea. Io sono orgoglioso – sembrerà paradossale – che questo C.S.M. mi abbia inflitto la censura con trasferimento d’ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento. La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile. Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l’accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione. Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l’indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare. Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza, il dr Vito D’Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della Giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato. Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l’espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall’esperienza professionale nell’esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita.
Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello “castale” e del magistrato “burocrate” non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna “quarantena” in altri uffici, nessun “trattamento di recupero” nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il “sistema” è “deviato ed eversivo”. Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l’amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare – sol perché ha “osato”, in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una “rete collusiva” ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge – è un po’ come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa “storia”) che aveva bisogno di ben altri “segnali” istituzionali. Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi – prima del mio probabile allontanamento “coatto” dalla Calabria – presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti. Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico. Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all’art. 3 della Costituzione repubblicana.
La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti – fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza – che impedisca all’Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri".

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 24, 2008 18:56 | Permalink | commenti (18)
categoria:giustizia, legalitĂ , csm , luigi de magistris, anm
22/12/2007

[ MAGISTRATI E MAGISTRATI...]

Riprendo e  pubblico volentieri dal blog Uguale per tutti la polemica che si è sviluppata tra l'Anm e un bel gruppo di magistrati sulla puntata di Annozero dell'altro giorno dedicata al caso Forleo e quindi a ciò che sta succedendo dentro la magistratura. L'articolo è di Felice Lima, magistrato catanese,  che ho conosciuto ai tempi di Samarcanda. Un pò di anni fa. Mi ha fatto assai piacere risentirlo a telefono dopo oltre un quindicennio. Curiosate il loro blog che troverete nei links.

"L'Associazione Nazionale Magistrati ha diffuso un comunicato stampa davvero sorprendente, con il quale, contro ogni logica e contro l'evidenza delle cose, tenta di criminalizzare la ricostruzione della vicenda della collega Forleo fatta nella trasmissione Anno Zero andata in onda  su Rai Due. Insomma, sembra che "la Magistratura" non voglia che l'opinione pubblica conosca e capisca cosa succede in questa vicenda. L'uso di attori per ricostruire fatti di interesse pubblico, anche relativi a processi, penali e non, è fatto abituale per la televisione ed è sempre avvenuto senza che mai "la Magistratura" ritenesse di trovarlo biasimevole. Tutte le più importanti e autorevoli trasmissioni televisive di informazione e approfondimento fanno ricorso alla ricostruzione sceneggiata di fatti e processi. Fra le tante, ci limitiamo a citare qui Report e Blu Notte. Giovedì sera  vi hanno fatto ricorso anche Michele Santoro e Sandro Ruotolo ad Anno Zero, in una trasmissione di altissima qualità tecnica, con interventi dell'autorevolezza di Franco Cordero e Antonio Tabucchi. La ricostruzione sceneggiata dei fatti è stata rispettosa di tutte le versioni degli stessi. Sono state esposte le versioni dei fatti di tutti i protagonisti della storia, nel massimo rispetto dei doveri deontologici e professionali dei giornalisti che hanno così fatto informazione. Cioè ciò di cui il Paese e la democrazia hanno oggi un bisogno disperato. Resta del tutto incomprensibile come questo possa apparire all'Associazione Nazionale Magistrati come un fatto che "accende una nuova e deleteria spirale, dannosa per le istituzioni politiche, per la magistratura e quindi ultimamente per i cittadini" e ancora di più lascia esterrefatti che l'A.N.M. associ suggestivamente questo fatto alla violazione del segreto di ufficio (che integra ipotesi di reato) commessa da chi ha portato fuori dagli uffici giudiziari i file audio della intercettazione telefonica fra Berlusconi e Saccà. Riportiamo qui di seguito il comunicato del'Associazione Nazionale Magistrati e due mail inviate alle mailing list "riservate" delle correnti dell'A.N.M. da parte dei colleghi Felice Lima e Nicola Saracino per contestare la "linea politica" dell'A.N.M..Le mail dei colleghi sono scritte in un linguaggio diretto, senza particolari preoccupazioni per le forme, perchè pensate per una mailing list "interna". Abbiamo ritenuto, però, di riportarle così come sono, senza chiedere ai colleghi di apportare modifiche funzionali alla pubblicazione qui. Il comunicato dell'A.N.M.: "Lo stesso giorno in cui il Presidente della Repubblica autorevolmente si appella al principio di leale collaborazione tra tutte le istituzioni ed al recupero del senso del limite e del rispetto reciproco, alcuni media pubblicano i files audio di intercettazioni telefoniche interne ad una indagine penale ancora in corso e altri trasmettono versioni sceneggiate di note vicende oggetto di procedimenti penali e disciplinari che coinvolgono attualmente magistrati. La magistratura associata raccoglie il preoccupato appello del Capo dello Stato a che non si accenda una nuova e deleteria spirale, dannosa per le istituzioni politiche, per la magistratura e quindi ultimamente per i cittadini e stigmatizza operazioni mediatiche e spettacolari che possano alimentare il pericolo così autorevolmente segnalato. Al contrario, per quanto le compete, l’ANM riafferma che solo la prudente e responsabile applicazione delle norme e delle garanzie - in vista di un autentico fine di giustizia a cui sono tenuti tutti i magistrati - sia il vero segno di indipendenza che qualifica positivamente il doveroso controllo di legalità". La mail di Felice Lima: "Io vorrei rivolgere ai colleghi che ne sono autori e a tutti gli altri che come me sono iscritti a questa associazione un paio di domande: 1. Me lo potete spiegare, per favore, perchè davvero non lo capisco, in cosa la narrazione sceneggiata di alcuni fatti di notevolissimo interesse pubblico accenderebbe - nella greve prosa dei nostri colleghi che ci rappresentano - "una nuova e deleteria spirale, dannosa per le istituzioni politiche, per la magistratura e quindi ultimamente per i cittadini", tale da dovere indurre la nostra associazione di categoria a "stigmatizzare operazioni mediatiche e spettacolari che possano alimentare il pericolo così autorevolmente segnalato"? 2. Vi sembra una cosa "normale", "accettabile" e "decente" mettere sullo stesso piano una violazione di segreti d'ufficio, che costituisce reato, con il pieno e del tutto legittimo esercizio del diritto di cronaca, quale è stata la narrazione sceneggiata che ha turbato il sonno dei "nostri"? La narrazione sceneggiata per la quale a nostro nome i nostri colleghi della Giunta si indignano è stata del tutto rispettosa di tutte le versioni dei fatti date da tutti i protagonisti. Essa non risulta violare nessuna regola né giuridica né deontologica e, purtroppo, l'unico motivo che io riesco a trovare per questa "uscita" della "nostra" associazione è che quella narrazione mette in evidenza alcuni evidenti paradossi della versione dei fatti data da alcuni autorevoli rappresentanti della magistratura, associata e non. 3. Ma l'A.N.M., così pronta a indignarsi per cose di cui nessuno che sia disinteressato avrebbe alcuna ragione di indignarsi, dov'era quando la prof. Vacca ha leso la credibilità del C.S.M., ivi compresi i magistrati Consiglieri, dando luogo a una incontenibile esternazione giornalistica di cui vanno discussi (e ancora nessuno sembra volerli discutere) i contenuti, i tempi e i modi? 4. L'A.N.M. pensa di difendere le buone ragioni della magistratura contro comportamenti come quello della porf. Vacca o non vuole farlo? 5. Già che ci sono, la stessa A.N.M. dov'è tutte le volte che, anche alla presenza di magistrati tronfi e compiaciuti, vengono "sceneggiate" ricostruzioni a dir poco pittoresche di villette valdostane, sottoscala romani, eccetera? 6. Nel programma della nuova Giunta c'è anche qualcosa contro "Blu notte", il celebre programma di Carlo Lucarelli che sceneggia di tutto? Se si, approfitto di questa mail per denunciare alla nostra Giunta che ho visto tempo fa una puntata di "Blu notte" nella quale è stato sceneggiato sia l'assassinio sul treno di un agente di Polizia da parte di Nadia Desdemona Lioce sia alcuni interrogatori della Lioce medesima. Ovviamente, come tutti i magistrati, mi sono indignato :-) . Allora non ho avuto il coraggio di fare denuncia della cosa, ma ora voglio liberarmi la coscienza con questa mail :-). 7. Potreste dirmi cosa c'è che va biasimato nella narrazione sceneggiata di "note vicende" (come le chiamato i "nostri") "oggetto di procedimenti penali e disciplinari che coinvolgono attualmente magistrati"? Cos'è che la magistratura associata vorrebbe vietare? Le narrazioni sceneggiate? Le narrazioni che riguardano magistrati? Le narrazioni che riguardano "note vicende"? Così, tanto per sapere quale idea di democrazia e libertà di informazione abbiamo. Vi confesso che, come più volte ho scritto, trovo triste che l'A.N.M. sappia fare solo comunicati e di solito penso che, così facendo, è normale che nessuno ci presti ascolto. Oggi, dopo avere letto questo comunicato, ho pensato: meno male che tanto 'ste cose non se le legge nessuno. Altrimenti tutti avrebbero l'ennesima conferma che la magistratura associata vive con l'unica ambizione di essere "omologa". Spero di ricevere risposte alle domande che ho posto". La mail di Nicola Saracino: "E' forse prudente il pre-giudizio espresso da un componente del C.S.M. che si accinge a provvedere su una pratica di incompatibilità di un magistrato, vale a dire sul valore costituzionale dell'inamovibilità? E' prudente che continui a fare il Consigliere in quella stessa commissione? E' forse prudente l'esercizio del potere di avocazione non sottoposto ad alcun controllo di legalità? E' forse prudente che l'accusa disciplinare per fatti noti e stranoti venga esercitata a distanza di molti mesi prendendo spunto da episodi del tutto diversi? E' forse prudente tollerare che gli ispettori di un Ministro della Giustizia stazionino per anni negli uffici giudiziari impegnati in indagini piuttosto delicate che interessano lo stesso politico? E' forse prudente far finta di ignorare che il Ministro non ha più il potere di compiere inchieste mirate? E' forse prudente tacere che il CSM considera il trasferimento disciplinare cautelare di un magistrato "irrevocabile", così vulnerando a sua volta l'art. 107 Cost.? E' forse prudente tollerare che si censuri il merito di provvedimenti giudiziari che, a detta di Franco Cordero, non hanno nulla di abnorme? E' forse prudente aprire una pratica a tutela se indagato è il capo dell'opposizione ed appellarsi alle libere prerogative del politico se è il Ministro della Giusitizia a definire ridicole le indagini che lo riguardano? Mi dispiace ma io dissento da questa linea e intendo esercitare le libertà costituzionali di critica e di manifestazione del pensiero almeno fino a quando non sia decretata legalmente la sospensione di quelle garanzie.Probabilmente il vero problema dell'A.N.M. è che essa esprime direttamente il C.S.M. e i suoi dirigenti giungono ai vertici del Minisero della Giustizia; ecco perché ha le "mani legate" quando sono posti in discussione i valori della indipendenza interna del magistrato. Ma la colpa di ciò non è certo del Presidente o del Segretario".

postato da: aleruotolo alle ore dicembre 22, 2007 18:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:giustizia, informazione, michele santoro, annozero, clementina forleo, anm , docufiction
18/10/2007

[ MEGLIO TARDI CHE MAI! ]

de magistrisFinalmente, e dopo quasi un mese dalla richiesta al Csm del ministro Mastella di trasferire cautelativamente il pubblico ministero di Catanzaro, Luigi de Magistris, l'Anm ha parlato. La giunta esecutiva centrale del sindacato dei magistrati ha, ufficialemente, preso posizione: "La giunta auspica che siano modificate le norme che attribuiscono al ministro il potere di richiesta del trasferimento d'ufficio e che l'attenzione del ministro per gli uffici giudiziari calabresi non si limiti ai singoli casi e alle emergenze ma si concentri sui problemi organizzativi e funzionali". Certo le toghe associate potevano intervenire prima. Lo hanno fatto dopo che la sezione napoletana dell'Anm aveva raccolto 254 adesioni al documento di solidarietà nei confronti del pubblico ministero Luigi De Magistris.Meglio tardi che mai! Come sapete, il Csm ha rinviato la sua decisione al 17 dicembre.Intanto a de Magistris e al gip di Milano, Clementina Forleo, protagonisti della puntata di Annozero dell'altra settimana,  sono arrivate due buste con proiettili. La Forleo ha respinto al mittente la solidarietà ricevuta dal mondo politico. Ma intanto un'altra lettera intimidatoria destinata al premier Romano Prodi è giunta alla redazione romana del quotidiano il Giornale: "Prodi si dimetta o non ci saranno altri avvertimenti". Pessimo clima.

postato da: aleruotolo alle ore ottobre 18, 2007 11:27 | Permalink | commenti (5)
categoria:clemente mastella, legalitĂ , csm , annozero, clementina forleo, luigi de magistris, anm

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