[ GIUSTIZIA POPOLARE? ]
Siamo proprio messi male. Il winner, come dire, la percezione del malessere, è alle stelle. Gli stupri di queste ore tra Roma e Bologna riportano in primo piano le paure di questo terzo millennio. Sappiamo bene che gran parte delle violenze sulle donne avviene nell'ambito familiare eppure andiamo in tilt ed evochiamo forche e pugno duro per i colpevoli che agiscono nei parchi di Roma o di Bologna, prendendocela con gli immigrati. Siano essi clandestini o regolari. I raid, il "giustizia fai da te", lo spirito di vendetta vengono giustificati da politici e commentatori. A nulla vale la presa di distanza dalle spedizioni razziste se poi la politica avalla e cavalca il clima di caccia alle streghe. Nessuno, sia chiaro, sottovaluta questa tempesta "emotiva". Nessuno, anche coloro che vivono nei cosidetti quartieri bene, sono immuni dai rischi di violenza. Donne come uomini. Adulti come minori. Michele Serra ci invita a riflettere dalle colonne di Repubblica di oggi a interpretare "la tentazione popolare di auto-organizzare il controllo del territorio....come anche una volontà di partecipazione attiva, e quasi di protezione civile, che non è più consentito ridurre a puro malumore manesco e reazionario". Ma siamo convinti che questa sia la risposta giusta ad un bisogno di sicurezza che è reale? Da questo governo i segnali sono pessimi. Si vogliono incentivare le ronde da un lato e non si consente alle forze dell'ordine di agire sul territorio (le auto della polizia restono in garage per il taglio dei fondi). Si invocano i soldati per strada e si mandano ispettori negli uffici giudiziari colpevoli di applicare la legge. La sicurezza è compito che spetta alle forze dell'ordine. Punto e basta. Vi immaginate cosa può accadere se questi cittadini organizzati e "disarmati" si trovano in situazioni di flagranza di reato? Ho il terrore delle ronde eppure capisco che, rispetto all'inefficienza dello Stato, i cittadini chiedano fatti e non più parole.Nella lotta alla mafia i cittadini si sono fatti sentire e si fanno sentire quando, vittime del pizzo, denunciano alle ofrze dell'ordine e alla magistratura, gli esattori del racket. E' ipotizzabile una forma attiva di partecipazione della società civile alla battaglia per la sicurezza e in che termini? Raguioniamoci. Che fine hanno fatto i poliziotti di quartiere? In che stato stanno le stazioni dei carabinieri e i commissariati di polizia nei quartieri delle nostre "paurose" città?
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