[ LETTERA APERTA ALL'AGCOM ]
Egregio professor Corrado Calabrò, lei si sarà accorto della nuova bufera che si è scatenata dopo la decisione dell'Espresso di pubblicare nuove intercettazioni dalle quali emergono inquietanti intrecci tra la Rai e Mediaset. Ma una di queste intercettazioni riguarda proprio un membro dell'Autorità da lei presieduta alla quale spetterebbe il compito di vigilare sulla correttezza dei media. La riproponiamo integralmente in modo che tutti possano rendersi conto della sua gravità.
Lei ci ha più volte accusato di essere venuti meno agli obblighi del servizio pubblico; e noi abbiamo considerato i suoi interventi privi di legittimità perchè provenienti da una istituzione strettamente dipendente dai partiti, composta in larga maggioranza da ex parlamentari e quindi priva di quel carattere di terzietà e indipendenza che la Costituzione prevede per le istituzioni di garanzia. La telefonata tra Giancarlo Innocenzi, membro dell'Agcom, e Agostino Saccà, l'ex direttore della Fiction della Rai, dimostra che l'Agcom è più che inquinata. Ora, se lei non chiederà al signor Innocenzi di dimettersi immediatamente con quale faccia potrà continuare a minacciare sanzioni contro di noi?
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Ricordiamoci questo numero: 789. Settecentoottantanove magistrati si sarebbero occupati di Silvio Berlusconi in 14 anni. Quindi non sarebbe Silvio Berlusconi ad essere ossessionato dai giudici ma sarebbero i giudici ad essere ossessionati da Silvio Berlusconi. Parola di Silvio Berlusconi. E sapete come motiva la decisione di fregarsene delle avances degli ultimi giorni (rinuncia alle norme salva-premier e discutiamo del lodo Schifani)? "Non posso accettare scambi. Vorrebbe dire che è una legge ad personam". Da non crederci! E' unico nel saper girare la frittata. Adesso esponenti del partito democratico sostengono che il dialogo è interrotto ma non chiuso definitivamente. Lavorano perchè alla Camera si stralcino dal decreto le norme sul salva-premier per il disco verde al Lodo Schifani. Secondo me Berlusconi andrà dritto per la sua strada. Non riesco ancora a capire come abbiano fatto a scambiarlo per uno statista. Che il nostro sia un Paese malato ce lo dice anche l'ossessione di Silvio, pardon dei 789 magistrati ossessionati dal presidente del consiglio. Più del 10 per cento della categoria. Leggo or ora le ultime del panzer di Arcore: "Giudici politicizzati metastasi della democrazia. Con l'opposizione dialogo finito". S'è beccato fischi dalla platea della Confesercenti. Amen.
Il caimano è tornato a splendere. E' minaccioso e fa paura perchè, come scrive Curzio Maltese oggi, lui è lo stesso ma rispetto a quindici anni fa è cambiata la società, in peggio: "il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie". Incomincia ad accorgersene anche il partito democratico che resta però prigioniero della sua "svolta". Almeno per ora. Non c'è dubbio che Walter Veltroni abbia alzato la voce ma quel sottolineare che non si torna indietro (l'antiberlusconismo) appare più una giustificazione degli errori tattici e strategici commessi fino ad oggi. Che senso ha chiamare a raccolta "una larga parte degli italiani in autunno per una manifestazione nazionale" quando saranno già passati in parlamento i primi provvediementi "ad personam" di questa legislatura? Come purtroppo è già accaduto sono stati più reattivi i magistrati che hanno reagito, in modo unitario, al micidiale attacco di Silvio Berlusconi. Loro hanno capito che non si tratta di una semplice partita tra un imputato e il suo giudice ma di una questione di democrazia che riguarda tutti i cittadini. Siamo messi male ma constatare che il Paese sta con il caimano non significa alzare bandiera bianca. Al populismo autoritario di Silvio Berlusconi vanno contrapposte idee e proposte concrete alternative. Senza se e senza ma. Quel poco che è rimasta di opinione pubblica democratica è a pezzi. Va rimotivata.
Questa foto ha fatto il giro del mondo. E' uno dei manager arrestati ieri dall'Fbi con l'accusa di frode e complotto nell'inchiesta sul crollo dei subprime americani. E' in manette ed è ben visibile. E' uno dei protagonisti dello scandalo che ha provocato un terremoto a Wall Street. Tra gli accusati c'è chi rischia fino a 40 anni di reclusione. Penso ai manager, alle scalate, ai crack nostrani. All'indulgenza verso i "nostri" potenti. Con la sospensione per un anno dei procedimenti voluta dal governo di Silvio Berlusconi si bloccano proprio i processi per bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, usura, corruzione, corruzione in atti giudiziari, abuso d'ufficio, peculato, traffico di rifiuti, sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere. E ancora: sfruttamento della prostituzione, stupreo e violenza sessuale, violenza privata, aborto clandestino. E questo doveva essere il governo dell'ordine e sicurezza? I garantisti nostrani ci dicono sempre che negli altri Paesi mai e poi mai gli arrestati subiscono la "gogna mediatica". Ecco, nell'amata America come si comportano media e autorità. Fotografi e telecamere per immortalare l'arresto di un colletto bianco.
Giustizia giusta. Carcere a vita per sedici camorristi di Casal di Principe. I magistrati dell'appello non si sono fatti intimidire. Bene. Ma che c'azzeccano le pompose e retoriche dichiarazioni dei politici che commentano la sentenza di questa mattina parlando di "vittoria dello Stato"? Con che coraggio parlano quando nei loro partiti hanno personaggi in odor di mafia e di camorra? Fino a quando non metteranno in pratica il codice etico farebbero bene a tacere. Non ci sono forse parlamentari inquisiti, condannati? E poi, di quale vittoria parlano? Dieci anni sono passati tra la sentenza di primo grado dello Spartacus e quella di secondo grado emessa oggi a Napoli. E che ne sappiamo oggi dei rapporti tra la camorra e la politica? Ci sono esponenti di primo piano dell'attuale maggioranza di governo i cui nomi entrano nelle inchieste che riguardano i camorristi casalesi. Ci sono boss ancora latitanti, omicidi eccellenti i cui killer girano ancora indisturbati per l'agro aversano. A maggio hanno ucciso, intimidito imprenditori e familiari di pentiti, collaboranti. Certo, la camorra non è invincibile. Ma la lotta per la legalità è ancora lunga. Ci sono pezzi di questo Paese dove lo Stato non è rappresentato o è rappresentato da personaggi indegni di rappresentarlo.
Riprendo il blog di Beppe Grillo che invita alla mobilitazione e lancia il terzo V-Day:"Lo psiconano ha dichiarato guerra al Paese. Non perché sia cattivo, ma per necessità. La galera non piace a nessuno. Per questo vuole mandarci i giornalisti e i magistrati al suo posto. Il disegno di legge sulle intercettazioni seppellisce in modo definitivo la (poca) informazione libera esistente in Italia. Non potremo più sapere nulla. Nulla. Unipol, Abu Omar, Santa Rita, la centrale di spionaggio di Telecom, Saccà, Parmalat. I processi, diventeranno segreti di Stato. Lo psiconano impedisce con la galera la pubblicazione di ciò che è pubblico. Non solo delle intercettazioni, che di fatto, vengono eliminate. Infatti, tutti gli atti delle indagini preliminari “anche se non sussiste più il segreto” non possono essere divulgate neppure “in modo parziale o per riassunto”. Nessuna intercettazione sotto i 10 anni di pena, nessuna pubblicazione di atti giudiziari pubblici. Questa è la sicurezza del nuovo Governo. I militari per le strade sono un insulto per le forze di Polizia. Lo scopo non è quello di difendere i cittadini, ma di creare un precedente. I militari potranno essere impiegati per le centrali nucleari, gli inceneritori, le nuove basi americane, la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto, per l’abolizione della class action Parmalat. Per proteggere i politici come nelle migliori tradizioni sudamericane.La legge sulle intercettazioni è la pietra tombale sulla democrazia. Io non ci sto. Una legge, fatta per i fuorilegge, che va chiamata, in modo corretto, legge Silvio Berlusconi. Il prossimo V-Day sarà dedicato a questa legge. Il V3-day sarà sulla Giustizia. Lancerò un referendum per l’abolizione della legge Berlusconi. Chiunque ci stia, associazioni, movimenti, raggruppamenti politici, è benvenuto. E’ arrivata l’ora di contarci. Non c’è più tempo. V-day, V-day, V-day".
A leggere i commenti dei riformisti nostrani essere antiberlusconiano è diventata un'offesa. Ma io che mi sento antiberlusconiano non mi offendo. Se antiberlusconiano vuol dire essere un democratico. In campagna elettorale Walter Veltroni non ha mai pronunciato il nome di Silvio Berlusconi evitando accuratamente di mobilitare quell'elettorato (sensibile ai temi del conflitto di interesse e dell'abrogazione delle cosiddette "leggi vergogna") che nel 2006, anche se per pochi voti, aveva fatto vincere Romano Prodi. Veltroni voleva "sfondare" al centro e il "centro" ha invece premiato Silvio Berlusconi. Voleva "distinguersi" dalla sinistra ed ha mandato a casa "la sinistra". In queste ore il leader del partito democratico è costretto ad alzare la vocina:"il dialogo è a rischio". E che altro poteva dire? Con un premier che è rimasto quello di sempre, che attacca magistrati e giornalisti, che pensa a risolvere i suoi problemi e che sta militarizzando il Paese? I risultati elettorali siciliani di ieri non fanno testo, dicono in tanti. Secondo me scontano la luna di miele che è in corso tra gli italiani e Re Silvio ma questo non vuol dire che moriremo berlusconiani. Certo, risalire la china non è facile soprattutto se a guidare l'opposizione è il "carino" Veltroni (L'Economist ha accusato l'ex sindaco di Roma di essere "troppo carino" con Berlusconi). I dubbi e le incertezze sul come opporsi al presidente del Consiglio li scioglierà lo stesso Berlusconi. Che non è cambiato di una virgola. Prima se ne accorgono gli attuali oppositori, meglio è.
"Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur", mentre a Roma si pensa sul da fare la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. C'è poco da aggiungere. Dopo il disegno di legge sulle intercettazioni, la proposta di mandare 2500 soldati nelle città. Siamo in piena emergenza democratica. Ci stanno cambiando la nostra democrazia: colpendo la libertà di informazione, militarizzando il Paese, separando lo Stato dal diritto. Mi ha colpito l'editoriale di ieri di Eugenio Scalfari a proposito del dialogo tra governo e opposizione: "Quale dialogo si può fare nel momento in cui viene militarizzato il Paese nei settori più sensibili della democrazia? il Partito democratico ha un solo strumento per impedire questa deriva: decidere che non c'è più possibilità di dialogo sulle riforme per mancanza dell'oggetto". Vedremo se hanno la faccia tosta di inserire negli emendamenti al decreto sicurezza la decisione di bloccare tutti i processi che "non destino grave allarme sociale" per i reati commessi fino al 30 giugno 2002. E guarda caso uno di questi processi, il processo Mills, riguarda proprio Silvio Berlusconi. Vogliono riproporre anche il lodo Schifani, ovvero la decisione di congelare le inchieste giudiziarie che riguardano le più alte cariche dello Stato. Un deja vù. Che farà il Quirinale? L'unico che fino ad oggi ha alzato la voce è Antonio Di Pietro. Non basta. Dicono i sondaggi che quasi la metà di coloro che hanno votato per il partito democratico sono delusi. Non è tempo di silenzi.
Sono testardo ma il disegno di legge sulle intercettazioni appena approvato dal consiglio dei ministri mi preoccupa. Assai. E mi pare debole e sfuggente la dichiarazione di Walter Veltroni, leader del Pd, che dice: "Altre le priorità la vera urgenza è l'impoverimento". No, questo disegno di legge, se approvato, cambierà in peggio la nostra democrazia perchè colpirà il diritto dei cittadini di essere informati e il dovere dei giornalisti di informare. E' un attacco all'articolo 21 della Costituzione. Vi sembro eccessivo? Silvio Berlusconi ha manipolato i dati per creare le condizioni per risolvere ancora una volta i suoi problemi con la magistratura. Dice il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini a proposito del presunto uso eccessivo delle intercettazioni in Italia: "Hanno sommato i decreti d'urgenza dei pm e le convalide dei gip: A me risultano 70 mila utenze sotto intercettazioni. Le persone intercettate sono suppergiù trentamila. Siamo nella media degli altri paesi". E va ricordato che da noi le intercettazioni sono ordinate dalla magistratura. In altri paesi sono molto diffuse anche le intercettazioni di polizia, come negli Stati Uniti dove Fbi e Cia ascoltano, eccome se ascoltano. Con la scusa della privacy (io sono d'accordo che si possa pubblicare solo ciò che merita di essere conosciuto dall'opinione pubblica) si vogliono bloccare le indagini. Mi auguro che cresca nel Paese un movimento che si opponga a questa scelta autoritaria.
Le cronache dicono che siamo un popolo di imbecilli per aver ridato fiducia a Silvio Berlusconi. Può essere vero ma il punto è che l'alternativa non c'era. E le prime mosse di Walter Veltroni lo confermano. Oggi il leader dell'opposizione (con tutti i suoi limiti) si chiama Tonino Di Pietro. Dunque decreto, anzi no, disegno di legge (dopo il no del Quirinale) sulle intercettazioni. Questo è il governo che ha vinto battendo il tasto sulla sicurezza. Restringere il campo dell'ammissibilità di questa tecnica investigativa porterà più impunità e insicurezza. Saranno contenti gli italiani. Mi fa sorridere la scoperta oggi di Fausto Bertinotti che parla di un regime "dolce" e "leggero". Se ne fosse accorto sei anni fa, dopo l'editto bulgaro del 18 aprile 2002, forse sarebbe stato più credibile. Altro che dolce, questo è un regime che vuole segretezza e il cui leader pensa solo ai fatti suoi. Come al solito.
E' stato l'ex guardasigilli leghista Roberto Castelli a dire pane al pane:"Se escludiamo l'uso contro i reati commessi dalla casta i nostri elettori non capirebbero". L'offensiva di Silvio Berlusconi sulle intercettazioni telefoniche trova qualche piccolo ostacolo al momento. L'associazione nazionale magistrati e il leader del Pd Veltroni (anche se i dalemiani non sono d'accordo, bruciati come sono dalle inchieste sulle scalate dei furbetti) dicono che vietarle sarebbe un colpo alle indagini. Anch'io, come in tanti, sono per "forti tutele per chi non è indagato, e anche per le conversazioni degli indagati estranee alla materia dell'inchiesta", come sostiene Stefano Rodotà. Ma tutelare la privacy non significa limitare i casi i cui è legittimo intercettare. Certo, va difeso il segreto istruttorio ma nel momento in cui le parti vengono a conoscenza delle intercettazioni, secondo me è giusto pubblicarle senza dover aspettare ila sentenza di primo grado. Il diritto all'informazione diventa prioritario. L'articolo 10 della Convenzione per i diritti dell'Uomo recita che "la libertà di espressione comprende anche la libertà di ricevere informazioni di questo tipo senza che vi possano essere interferenze di pubblica autorità...A meno che non siano gratuitamente lesive della reputazione altrui", ricorda Clementina Forleo. La scelta è tra verità e privacy. Prendiamo il caso De Magistris. Senza intercettazioni Luigi De Magistris non avrebbe potuto fare le indagini sulla malapolitica in Calabria, senza intercettazioni la procura di Salerno non avrebbe potuto chiedere l'archiviazione delle accuse contro il pubblico ministero di Catanzaro a seguito delle sue indagini. Leggere per credere. Sono quasi mille pagine. Scaricatele dai seguenti link:
Quando ho lasciato ieri sera Casal di Principe dopo il collegamento per Annozero, ho chiesto all'insegnante del liceo scientifico chi era quello straordinario ragazzo che ha letto la lettera "della seconda classe" contro la camorra. E lei mi ha detto che quando è andata in aula a chiedere di partecipare al collegamento, lui si era subito alzato e aveva detto: "io vengo". E un suo compagno: "così ti ammazzano" . E lui:"si muore una sola volta". Sono proprio felice che quella Casal di Principe costretta a vivere in ombra sia riuscita ieri sera a dire la sua. Avevo l'angoscia di trovarmi solo. I giornali e le televisioni locali avevano pubblicizzato l'evento ma i miei punti di riferimento della sfida per la legalità avevano paura di esporsi. Il clima è pesante e fino a quando non saranno catturati i killer che stanno agendo indisturbati, il popolo dei casalesi non può esser lasciato solo. Si, ci vuole la militarizzazione di quel territorio. A giorni, arriveranno anche gli investigatori, quelli che servono per catturare i camorristi. Ma la gente perbene ha bisogno di sentirsi tranquilla e quindi di vedere lo Stato in divisa, h 24, per un lungo periodo. Si sentono tutti bersagli. Dobbiamo fargli sentire che siamo vicini a loro.