[ MEZZO GRILLO ]
Ormai seguo Beppe Grillo per Annozero dal V Day dell'8 settembre a Bologna. Trovo che alcune sue battaglie siano giuste. Mi piace, mi diverte sentirlo. Lo stimo ma le sue posizioni sulle elezioni politiche mi lasciano perplesso. Sabato l'ho seguito nel suo tour siciliano (Caltanissetta e Palermo) dove Sonia Alfano è capolista per gli amici di Grillo alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale della Sicilia. Stasera vedrete Beppe Grillo ad Annozero, l'ultima puntata prima del voto del 13 e 14 aprile (torneremo in onda come al solito di giovedì, subito dopo le elezioni). A Beppe Grillo ho posto una sola domanda: decidendo di non votare alle politiche non favorisci Silvio Berlusconi? E lui: "E chi se ne frega?!". Comodo, troppo comodo. Lui in Sicilia fa votare per la Regione e in altri comuni come Roma per le comunali. La verità è che colgo in questa sua posizione una contraddizione. Il comico genovese non può dire che la vera politica si fa nei comuni o alla Regione mentre quella dei palazzi romani non conta nulla. Se sono morti a Roma, sono morti pure a Palermo, o no? Non può scendere in campo a metà. Non ho mai creduto che lui esprimesse l'antipolitica. Ma il suo dire che destra, centro e sinistra sono tutti uguali non mi convince. Si può non essere d'accordo con Veltroni o Bertinotti o Berlusconi ma allora si abbia il coraggio di presentarsi in prima persona. Io voterò anche alle politiche. E tra Veltroni e Berlusconi ho già scelto.
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Il caso De Magistris è diventato un bel libro scritto da Antonio Massari che, per La Stampa, ha seguito le disavventure calabresi di questo giovane magistrato napoletano alle prese con il potere che, momentaneamente, gliel'ha fatta pagare. Il libro, edito da Aliberti editore, lo trovate già nelle librerie e se volete saperne di più leggetelo. E' scritto bene e ricostruisce le tappe dell'intricata vicenda che è costata la rimozione dalla procura di Catanzaro di Luigi De Magistris che, per fortuna, non si è ancora concretizzata. Potrete farvi un'idea da persone "ben informate" sulla profonda ingiustizia che (giustamente, a mio parere) sostiene di aver subìto il magistrato della procura di Catanzaro colpevole di non aver voluto guardare in faccia a nessuno mentre indagava sui "potenti". Il ministro che si è battuto per la sua rimozione non c'è più e non si è neanche presentato alle elezioni. Ma è una magra consolazione perchè, in realtà, Luigi De Magistris è rimasto solo. Certo, pezzi importanti della società civile, si sono battuti per lui mentre il sindacato dei magistrati lo lasciava solo come sola è stata ed è il gip di Milano, Clementina Forleo, anche lei costretta a difendersi dalle accuse dell'organo di autogoverno della magistratura, del Csm. "Come dice un mio amico ho perso ma non mi sono perso", afferma Luigi De Magistris nell'intervista esclusiva ad Antonio Massari. Luigi è un ottimista per natura. Prima o poi la procura di Salerno che è competente per le vicende di Catanzaro dirà la sua.Tutti vogliamo conoscere la verità su quanto è accaduto nel caso De Magistris.
Buona pasqua a tutti, a chi crede e a chi non crede. Io sono appeno rientrato da Casal di Principe e da San Cipriano d'Aversa. Dal cuore del clan dei casalesi, della camorra più fetente e pericolosa, sottovalutata da tutti. E questo signore che vedete nella foto è il papà di Don Peppino Diana, il parroco di Casal di Principe assassinato il 19 marzo del 1994 dalla camorra. Ha una copia di Gomorra di Roberto Saviano. E' stato proprio Roberto a chiedermi di fargli questo piacere, di portare una copia del libro sulla tomba di Don Peppino. "Un gesto simbolico", forse una fesseria ma, guardate che i gesti simbolici sono importanti da quelle parti. Roberto ha la scorta per aver scritto Gomorra. Adesso la scorta ce l'ha anche Rosaria, Rosaria Capacchione. E sono felice per lei perchè eravamo tutti preoccupati per la sua incolumità dopo le minacce pubbliche dei boss a lei, a Roberto e al pubblico ministero Raffaele Cantone. Rosaria vive e lavora a Caserta. Fa la giornalista del Mattino. E' una straordinaria cronista. La conosco da un quarto di secolo. E' facile per noi "inviati"occuparci di mafia. Possiamo anche farli incazzare i mafiosi ma noi ce ne andiamo via. Lei, invece, resta e i camorristi si incazzano quando i loro "paesani" leggono ogni giorno il Mattino e gli articoli che scrive Rosaria. Sono preoccupato perchè il clima è pesante anche se ci sono realtà straordinarie di impegno anticamorra. Martedì scorso sono stato a casa del prefetto di Napoli a vedere la seconda e ultima puntata della fiction di Rai Uno "la storia di Angela" ovvero la storia di Silvana Fucito, l'imprenditrice napoletana che si è ribellata al pizzo. C'erano tutte le istituzioni e c'era tutto il movimento antiracket di Napoli. Silvana, Tano Grasso e tutti gli altri amici commercianti e imprenditori. Spero che anche nel casertano, presto, imprenditori e commercianti si ribellino a Sandokan e al clan dei casalesi. Buona pasqua a chi si batte per la legalità. Un abbraccio a Rosaria.
Come reagiranno i precari alla battuta di Silvio Berlusconi ad una studentessa che gli chiedeva come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto, e un reddito, fisso? E lui: "Io, da padre le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". Ma come reagite voi al cellulare che costa un milione di euro? Io sono rimasto scioccato nel vedere questa foto pubblicata su la stampa on line. Nel mondo ci sono milioni e milioni di essere umani che vivono sotto la soglia della povertà e c'è chi compra questo cellulare. Che mondo di merda!
Hanno ragione Giovanni Sartori, Roberto Saviano e Tano Grasso. Tutti e tre sollevano una questione centrale che, purtroppo, centrale non è in questa campagna elettorale: la guerra alle mafie. "Nè Tremonti nè Visco nè nessuno hanno mai davvero cercato soldi nel colossale patrimonio mafioso", scrive Sartori. E Roberto Saviano aggiunge: "La mafia è la più grande azienda italiana, il suo giro d'affari è il triplo di quello della Fiat. E' innaturale che non se ne parli in campagna elettorale". Tano Grasso che dei commercianti e imprenditori antiracket è il leader riconosciuto chiosa, parlando da Napoli: "La crisi della monnezza ha alzato il livello della tolleranza che i napoletani hanno verso i disagi e l'emergenza. Se si sopporta che la spazzatura arrivi fino al primo piano, si accetta pure il racket". Ma è alla mamma del tredicenne braccato dalla camorra dopo esser stato testimone involontario di un omicidio che fece arrestare un killer che vorrei dire di "non mollare". Lasciando la sua città, la mamma del ragazzo ha giurato che non andrà mai più a Napoli, per scelta e non solo perchè il programma di protezione impone l'immediato allontanamento della famiglia del testimone. Immagino quello che prova, ci sono parzialmente passato anch'io dopo la morte di mia cugina assassinata dalla camorra. Giurai che non mi sarei più occupato della mia città. E sono passati anni prima che tornassi a lavorarci, pensando che tutti fossero colpevoli ma non è giusto darla vinta a loro. A quelli che sanno ma non parlano. A quelli che vedono e si girano dall'altra parte. A quelli che scendono a patti con i signori della morte.
Strepitoso! Quando uno ha nel sangue il conflitto di interesse.... Il gioco truccato. Sentite che cosa dice Silvio Berlusconi sul fascio Ciarrapico: "Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". Non serve commento. E' così chiaro, limpido, così ripetitivo anche quando sostiene che "tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". E chi sarebbero? E poi, piccolo particolare, nessun editore di questi grandi giornali si candida in parlamento. Chi, ancora una volta, fa una figuraccia è Gianfranco Fini al quale ieri non era piaciuta la candidatura del fascio Giuseppe Ciarrapico, ex andreottiano, la cui cadidatura è stata proposta da Gianni Letta in chiave anti Storace. Silvio Berlusconi ha smentito Fini: "An sapeva". E non mi sembra che, fino a questo momento, il leader di An abbia smentito SIlvio Berlusconi.
Dice Sandra Mastella sul Corriere della Sera di oggi commentando la richiesta di archiviazione di Why Not per il marito, Clemente: "Contro di noi c'è stato uno tsunami mediatico...Grillo, Santoro, Travaglio..Loro con la prosopopea dei censori ammazzano mediaticamente le persone usando i soldi del contribuente. Siamo stati trattati come untori, sottoposti a tortura mediatica". Il marito, Clemente dal canto suo ha dichiarato: "Si è puntato ad abbattere anche il governo attraverso me e si è puntato ad abbattere me utilizzando tutti i sistemi più sofisticati dell'arte mediatica". Ma chi ha fatto cadere il governo Prodi? Clemente Mastella. E perchè Romano Prodi, anch'egli indagato, invece di sbraitare contro magistrati e stampa, convinto della sua innocenza, aspetta serenamente gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria? Clemente e moglie vogliono confondere le acque. Intanto, a Luigi De Magistris hanno tolto l'inchiesta Why Not e trasferito da Catanzaro. Chi dice che se l'avesse portata avanti lui e si fosse accorto che non c'erano elementi per chiedere il rinvio a giudizio dell'ex ministro Mastella non l'avesse fatto? E, che dire, dell'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere? Complotto anche questa? Complottisti anche i magistrati napoletani ai quali hanno trasferito le indagini? Ma quale tsnunami mediatico. Suvvia! Clemente ha fatto cadere il governo Prodi dopo l'arresto della moglie inquisita dalla magistratura napoletana e non da quella calabrese. Le sue dimissioni da ministro erano un atto dovuto. Ma perchè ha fatto cadere il governo? Clemente Mastella dovrebbe rispondere a questa domanda. E spiegarci come mai aveva sottoscritto l'accordo con Silvio Berlusconi per eleggere i suoi? Perchè non tira fuori quell'accordo? L'informazione o è a 360 gradi o non è libera. La cronaca è cronaca. La casta non può considerarsi intoccabile. Se si è innocenti o colpevoli lo decide la magistratura ma i cittadini hanno il diritto di essere informati, sempre e comunque.
Il tramonto di Clemente Mastella (per lui, in effetti, è ormai notte fonda) mi ricorda la fine di un altro politico campano: Francesco De Lorenzo travolto dalle inchieste di Mani pulite. Due stagioni diverse e due destini giudiziari diversi ma Clemente Mastella e Francesco De Lorenzo sono entrambi diventati impopolarissimi nel giro di poche settimane. De Lorenzo accusato di aver intascato "mazzette" sulla salute della gente, Mastella di voltagabbanismo, di un certo modo spregiudicato di interpretare la politica. Adesso il clan di Ceppaloni si è sbriciolato. Clemente accusa giornali e giudici ma anche chi, "politicamente", lo avrebbe tradito. Ovvero Silvio Berlusconi. Decidendo di non presentarsi (anche se qualche suo amico "umanamente" spera ancora che Casini gli offra un posto) per colpa di "una scientifica operazione di linciaggio morale". No, caro Clemente la colpa è tutta tua. Sei tu che hai fatto cadere Romano Prodi su questioni di famiglia. E ti dovrai chiedere dove hai sbagliato se è vero che sei diventato il simbolo della malapolitica. Mi dispiace per la tua fine "ingloriosa" ma puoi sperare nel detto " in politica mai dire mai", anche se, questa volta, mi sembra difficile che l'araba fenice possa risorgere.
Tg Uno delle ore 20. Intervista a Silvio Berlusconi: noi siamo avanti di 10 punti..bla bla bla. Se si scommette un euro sulla vittoria della destra si prendono 31 centesimi, bla bla bla. Se si scommette su Veltroni un euro se ne vincono 310, bla bla bla. Quando si è a corto di argomenti si usano i sondaggi (genericamente) per conquistare i voti degli indecisi. Come è caduto in basso! Comunque, se io fosse uno scommettitore, e se le quote fossero quelle dette in Tv, preferirei rischiare un euro su Veltroni piuttosto che su Berlusconi. C'è un uso improprio dei sondaggi che snatura la competizione elettorale. In gioco c'è il futuro del nostro Paese.
Dice Walter Veltroni: siamo in rimonta, Silvio Berlusconi è sempre più vicino. Da quello che ho capito i 4 punti e mezzo che lo separerebbero dal leader del popolo della libertà non sarebbero sulle intenzioni di voto ma nel gradimento tra i due per chi garantirebbe meglio il futuro del Paese. Mancano 40 giorni al voto e ancora il 30 per cento dei potenziali elettori è indeciso sul dafarsi. E, dunque, i dati di oggi non dicono nulla sull'esito del voto. Fotografano la situazione in tempo reale ma non sono previsioni. La sensazione di oggi è che l'incontro con la pattuglia radicale porti più problemi che altro al partito democratico. Anche la candidatura del capo della Federmeccanica Calearo sta provocando, a mio giudizio, un offuscamento nell'immagine del partito weltroniano mentre concordo in pieno con Roberto Saviano che sostiene: "In un Paese come il nostro in cui l'economia sommersa e la criminalità organizzata sono uno dei settori più redditizi dell'economia, la parola criminalità organizzata non è mai stata usata in maniera esplicita nell'attuale campagna elettorale". Io aggiungo: il centrosinistra non ha ancora detto una parola sul tema della sicurezza di cui si fa paladino il centrodestra. Devo riconoscere alla lista della Sinistra Arcobaleno l'impegno per la lotta alla criminalità con le candidature di Rita Borsellino e, forse, di Beppe Lumia e la riconferma di Francesco Forgione. Il Pd ha scelto il profilo istituzionale con i prefetti De Sena e Serra (ottimi servitori dello Stato) mentre mi aspettavo anche esponenti della cosidetta società civile. La questione che mi pongo è che questa campagna elettorale rientra in uno schema bipolare, che la partita si giochi tra Pd e Pdl poi, certo, è importante che la Sinistra Arcobaleno si piazzi bene e raggiunga tutti i quorum necessari.
Sento distrattamente Walter Veltroni da Bruno Vespa e mi colpisce quando sostiene che la lotta alla mafia non può essere personalizzata motivando così l'esclusione dalle liste di Beppe Lumia, ex presidente della commissione antimafia. Può avere ragione il segretario del Pd avendo deciso di concedere le deroghe a pochissimi "fortunati", ma perchè hanno candidato, in Sicilia, Daniela Cardinale, figlia di Salvatore già deputato Udr, Margherita e Partito democratico? Dopodichè mi lascia perplesso il fatto che alcuni "anziani" deputati per potersi ricandidare passano da una lista all'altra. E l'altra è quella che, a parole, vuole il rinnovamento della politica. Non cito il nome del deputato in questione perchè è un buon nome ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Sono i giorni delle candidature nelle liste. Degli esclusi e degli "inclusi". Sono i giorni della fine di Mastella, abbandonato anche dai suoi fidi sputazzieri (scusate la volgarità). Ogni lista hai suoi pregi e i suoi difetti. Vedo mogli e figlie, abbandoni e new entry, deroghe concesse e deroghe non concesse. Insomma, di tutto e di più. Ma soprattutto leggo il pessimismo dei commentatori sulla crisi ecomonica che attanaglia gli Stati Uniti e quindi, purtroppo, il globo. Una crisi che somiglia molto a quella del '29. Mi colpiscono i toni di Silvio Berlusconi 2008 che non parla più di miracoli e che sembra preoccupato di dover gestire, se dovesse vincere, la recessione. Non ci sono sogni da vendere ma bisogna ripensare al modello economico. Intanto, speriamo che vincano Obama e Ualter. La recessione economica è alle porte? L'11 settembre ha cambiato il mondo.
Penso che Antonio Bassolino, dopo il rinvio a giudizio di ieri (insieme ad altre 27 persone), debba dimettersi da governatore della Campania. E quel "Antonio Bassolino farà la scelta giusta, mi affido alla sua coscienza", di Walter Veltroni prelude a ciò che amici e avversari ritengono ormai necessario. Ma penso che lui non voglia dimettersi, almeno nell'immediato. Poi, forse, superata la crisi dei rifiuti, prenderà atto della sua sconfitta. Mi auguro che nel processo che comincerà a maggio, e sul quale aleggia la prescrizione, Antonio Bassolino dimostri la sua estraneità ma è indubbio che politicamente ha fallito e che perciò debba lasciare l'incarico di presidente della Regione Campania. Lo scandalo dei rifiuti ha travolto tutti, tutta la casta. Nessuno escluso. Chi in malafede e chi in buona fede. Questi ultimi hanno sottovalutato il disastro che era sotto gli occhi di tutti. E chi governa ha responsabilità maggiori. Silvio Berlusconi, nella campagna elettorale appena iniziata, cercherà di sfruttare, a suo vantaggio, il disastro campano dove anche i suoi sono colpevoli. Ma il dramma è che una classe dirigente alternativa al bassolinismo non si è potuta formare. Vedo nero.