[ COMUNQUE LA PENSIATE...]
C'è attesa. Non c'è dubbio. Le ore non passano mai. Fino a ieri i telefoni squillavano a ripetizione. Oggi c'è un silenzio "assordante". Nessuna chiamata da amici e conoscenti. Il documentario della Bbc è pronto. Doppiato da attori. Nessuno degli ospiti ha dato forfait. E il sottoscritto ha letto e riletto il "Crimen sollicitationis" e il "De delictis gravioribus". L'agenzia della Cei (conferenza episcopale italiana) attacca duramente Annozero :"Il battage pubblicitario che ha preceduto la messa in onda questa sera su Rai Due del video della Bbc 'Sex crimes and the Vatican' ha già fatto chiarezza sulle reali intenzioni della trasmissione: fare sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa". Noi siamo tranquilli. Non siamo sciacalli, siamo giornalisti e il fatto che se ne sia discusso tanto in questi giorni vuol dire che la notizia c'era e c'è. Basti pensare che il documentario della Bbc è stato visto da più di 8oo mila persone su internet. Sul sito de La Stampa è in corso un sondaggio e la domanda è: "E' giusto che la Rai trasmetta il filmato, meglio tardi che mai?". Il 76 per cento del campione ha detto si. ''La messa in onda stasera di Annozero e di "Sex crimes and Vatican" - su cui ci si riserva ovviamente di fare tutte le osservazioni e le critiche piu' legittime, come cittadini o come dirigenti della Rai - costituisce il felice esito di una battaglia contro la censura preventiva'': lo sostiene il consigliere Sandro Curzi, ilquale ricorda che ieri ''mezzo CdA, compreso il presidente
Petruccioli, e' stato costretto ad uscire dalla sala riunioni per impedire alla maggioranza consiliare di perpetrare un gravissimo atto, inedito nella pur tormentata storia recente della Rai: la censura preventiva e la cancellazione di una trasmissione giornalistica''.Della ''battaglia vinta'', Curzi si assume ''tutta la responsabilita', per il ruolo che mi sono ritrovato a svolgere, e che va ascritto a merito esclusivo di chi vi ha partecipato e a discredito di chi la censura preventiva la voleva, anzi la
pretendeva, e anche di chi, sul fronte politico e sindacale, e' stato alla finestra a guardare come finiva la faccenda, scambiandola per la solita telenovela''. Buona visione a tutti, comunque la pensiate. Post Scriptum. Pensavo che Gianfranco Fini fosse un leader politico autorevole. Dopo la gaffe a Ballarò ( "sono certo che il video della Bbc non andrà in onda" ), mi sono ricreduto.
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Ci siamo quasi. E' quasi tutto pronto per la puntata di Annozero di giovedì prossimo. Gli attori stanno doppiando il documentario della BBC mentre tutti si chiedono se andremo davvero in onda. Io spero di sì.
Che sensazione strana, di quasi disinteresse per i risultati delle elezioni amministrative. Non mi era mai capitato. Sarà che, essendo per me l'esito "scontato", evidentemente questi risultati li ho già metabolizzati. Il dato che mi ha colpito di più è stata la scarsa partecipazione al voto dell'elettorato di centrosinistra. Io stesso non so cosa avrei fatto se si fosse votato nella mia città, Roma. Altro che campanello d'allarme per i leader dell'Unione! Certo, non c'è stata la spallata ma Silvio Berlusconi può cantar vittoria. Ha stravinto nel nord grazie ai candidati leghisti mentre l'Unione che sottolinea la vittoria di Agrigento si dimentica di dire che il neo sindaco è uno dell'Udc che ha cambiato sponda e che a Taranto e a L'Aquila i candidati erano della sinistra radicale. Sia chiaro, non è stato un test sul partito democratico che deve ancora nascere ma ds e margherita escono male dal voto. Come scrive sul Manifesto il vecchio e saggio Valentino Parlato "chi oggi sta al governo eviti di consolarsi nella logica del male minore e si sforzi di capire". La crisi della politica è forte e cambiar rotta è il minimo che si richiede. L'ossessione del centro non porta da nessuna parte.
Dice Adriano Sofri a proposito dei "suoi" anni Settanta: "Quello Stato era fazioso e pronto a umiliare e violentare. Lo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati". La rivelazione è di quelle clamorose e pone una serie di domande. Perchè il leader di Lotta Continua, condannato per l'omicidio del commissario Calabresi, non ha parlato prima? Perchè solo oggi? Se un rappresentante dello Stato va dal leader di un'organizzazione "rivoluzionaria" a proporre un omicidio e il leader se ne sta zitto per un trentennio qualcosa non quadra. Vuol dire che il rappresentante dello Stato sapeva di poter contare sul silenzio del suo interlocutore. E, dunque, che tipo di rapporti esisteva tra i due? L'alto esponente dello Stato come faceva a sapere che Adriano Sofri non lo avrebbe denunciato? Aveva proprio ragione Olga D'Antona, la vedova del giuslavorista assassinato dalle brigate rosse, a protestare quando, in occasione della presentazione della mozione di maggioranza dei Ds, tra gli interlocutori chiamati a discutere con Piero Fassino, Massimo D'Alema e Walter Veltroni, c'era anche Adriano Sofri. Adesso tutti aspettano che Adriano Sofri dica tutto ai magistrati.
Mi rendo conto dei rischi. Sarebbe una iattura se le frange estreme provocassero incidenti. Ma le parole pronunciate dal segretario dei Ds, Piero Fassino, mi hanno lasciato di stucco: "Principi elementari di buon senso e civiltà consiglierebbero di non contestare il Presidente degli Stati Uniti nella sua visita a Roma". L'appuntamento è per il 9 giugno. Non capisco la mossa del segretario dei Ds. Anche negli Stati Uniti contestano il loro presidente. Non penso che la politica estera del governo Prodi sia "la risposta" al guerrafondaio Bush. Di certo, i promotori delle due manifestazioni non accoglieranno l'appello del segretario dei Ds, del resto anche il ministro Parisi ha giustamente osservato: "Sono dalla parte della democrazia per cui se negli Stati Uniti i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria opinione su Bush, è legittimo esprimerla, nelle forme previste, anche in Italia". Io penso che Geroge W. Bush sia il peggiore presidente degli Stati Uniti e che Piero Fassino sia più realista del re. Che siano manifestazioni di pace e per la pace! Post Scriptum. E' sempre di ieri l'attacco del segretario dei Ds a Bruno Vespa: "Credo sia una riduzione del pluralismo affidare per anni ad un unico conduttore il principale contenitore di approfondimento politico". Era meglio se si stava zitto. E' inaccettabile che i politici si esprimano sui giornalisti. Non sono critici televisivi, non sono direttori, non sono editori, non sono giornalisti anche se alcuni di loro hanno, ancora, la tessera professionale in tasca.
Quindici anni fa. Sono le 18 del pomeriggio. Mi chiama un collega da Palermo. Le radio della polizia avevano appena annunciato che c'era stata una forte esplosione a Capaci e si pensava che obiettivo dell'attentato potesse essere un magistrato. Avviso subito Michele Santoro e Sandro Curzi, all'epoca "mio" direttore del Tg3. Preparo la valigia e prendo il primo aereo per Palermo. Pochi minuti dopo mi richiamano da Palermo e mi dicono di Giovanni Falcone. In aeroporto incontro Carlo Palermo, il magistrato vittima di un attentato a Trapani in cui morirono due "innocenti". Sull'aereo c'era Peppino Ajala, lo intervisto e parliamo di Giovanni Falcone. L'ultima volta che avevo visto il magistrato siciliano era stato a Fiumicino. Lui con un sorriso bellissimo mi disse di andarlo a trovare al ministero. Arrivo a Capaci, sul luogo della strage. Sui sedili dell'auto della scorta i segni della morte degli agenti. Quel cratere...quell'odore...i volti dei poliziotti amici delle vittime. La rabbia... Ricordo quei momenti che hanno cambiato la vita di tanti di noi leggendo la cronaca della manifestazione di ieri a Palermo. Di Francesco e di Giuliano. Dice il giovane Francesco, 19 anni: "Ogni 23 maggio voi politici venite qui e vi riempite di bocca antimafia, ma in Parlamento ci sono 25 condannati in via definitiva, criminali che fanno le leggi". E Giuliano, Giuliano Amto il ministro dell'interno gli dà del "piccolo capo populista" e gli dice che deve "distinguere tra le condanne: ci sono quelle che, scontata la pena, hanno diritto ad una piena riabilitazione". Mi prende lo sconforto pensando alla politica mentre mi rincuoro pensando ai quindici mila studenti che ieri hanno sfilato fino all'albero di Falcone. Francesco aveva quattro anni, quindici anni fa.
Rieccomi. Sono stato una settimana tra Novara, Alessandria e Milano sulle tracce dei tre ragazzi albanesi protagonisti dell'assalto al pullman dei pendolari del 15 maggio scorso. E, domani, vedrete i risultati di questo lavoro nella puntata di Annozero. Armand, Ali e Rustem sono gli autori del folle gesto. Tutti e tre hanno agito dopo aver assunto tantissima cocaina, con storie alle spalle di emarginazione, di lavoro nero, di tossicodipendenza. Altro che terroristi! Ma non vi anticipo niente altro del mio lavoro. Ho già detto che sicurezza e legalità non sono valori di destra. Ho già detto che tutti devono rispettare le leggi e quando questo non accade, chi sbaglia deve pagare, "qualunque sia la sua nazionalità", come ha sostenuto il sindaco di Roma qualche giorno fa. Ma se tutti gli extracomunitari avessero il permesso di soggiorno l'emergenza si "sgonfierebbe" e noi giornalisti non dovremmo neanche aggiungere la "nazionalità" agli autori dei reati. La clandestinità è la questione centrale per affrontare la questione sicurezza. Fra chi commette un reato, uno su tre è straniero. Pur essendo solo il 4 per cento della popolazione residente. Ma solo il 2,11 per cento degli stranieri titolari di permesso di soggiorno sono stati denunciati e arrestati nel 2006 rispetto al totale di quelli in posizione regolare mentre quasi centomila clandestini sono stati denunciati ed arrestati l'anno scorso (96.265). Nessuna giustificazione per chi commette un crimine ma occorre trovare soluzioni perchè si riduca il danno.
Siamo alla frutta? Quasi. L'operazione che ha portato all'acquisto da parte di Mediaset di Endemol, la società che produce i cosidetti format televisivi affittati alla Rai, a Mediaset, a LA7, non la si può considerare come una normale operazione di mercato. Il rischio dell'omologazione c'è tutto. Certo, la Rai dovrebbe mettere in discussione i programmi che sono oggi di proprietà di Silvio Berlusconi (il conflitto di interessi è super evidente) ma potrà farlo solo quando avrà prodotti alternativi che reggeranno alla concorrenza. Tutti vorremmo non vedere i pacchi e i cuochi ma in quelle fasce orarie esistono già programmi alternativi? Non mi sembra. La verità è che la Rai ha piccole isole produttive abbandonate a se stesse. Negli ultimi anni ha venduto i suoi palinsesti a società esterne di format. L'errore è stato quello di appaltare i programmi e di non acquistare direttamente i format. Se li avesse comprati non ci troveremmo oggi in questa situazione. Bisognerà ricostruire, sperimentare, formare nuovi autori. Ci vuole tempo ma intanto è giunto il momento che la politica faccia un passo indietro in Rai come a Mediaset. Ovvero che si faccia una legge sul conflitto di interessi vera e che si riformi il servizio pubblico.
Che insopportabile papa! Questo Benedetto XVI fa rimpiangere il suo predecessore. La sua sembra una chiesa tornata ai tempi delle crociate. "Giornali e tv che dileggiano il matrimonio e la verginità", i Pacs che "attaccano la santità della famiglia", le libere unioni che "la disgregano". Papa Ratzinger non ha nessun rispetto per quelli che non la pensano come lui. In guerra contro lo Stato laico, il Vaticano non ha ancora speso una parola contro le guerre e contro la pena di morte: "Il mondo ha bisogno di anime limpide che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere ed è necessario dire no a quei mezzi di comunicazione che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio". Noi giornalisti saremmo colpevoli di diffondere il male? "Ma mi faccia il piacere", direbbe Totò. Ma ciò che mi intristisce è l'adesione di tanti a questa crociata. Ruini rivendica il risveglio religioso e pensa che al Family Day di oggi ci saranno 500 mila persone. Ho nostalgia di Giovanni XXIII. Le uniche parole sensate le ho sentite pronunciate dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano: "Non discriminare i gay".
E' raccapricciante l'intervista di oggi al Corriere della Sera del soldato americano, Mario Lozano, l'uomo che è accusato di aver ucciso il funzionario del Sismi, Nicola Calipari il 4 marzo del 2005 a Bagdad. E' sconvolgente non perchè Mario Lozano si professa innocente, il 99,9 per cento degli imputati dice sempre di essere innocente, ma per quello che dice: "La colpa di ciò che è successo è di Giuliana Sgrena (la giornalista del Manifesto rapita e successivamente liberata dal Sismi). Che ha avuto la malaugurata idea di andare in un Paese off limits ai giornalisti, costringendo un eroe come Calipari a morire per liberarla". In linea con il suo governo che non ama i giornalisti indipendenti ma li vuole tutti embedded. La verità è che Nicola Calipari è morto, ucciso dal "fuoco amico" di Mario Lozano. Qualcuno ha sparato, qualcuno ha ordinato di sparare, senza rispettare le regole.
Forse mi sono perso qualche battuta ma in Francia non governava già la destra? Chirac era forse socialista? Il dubbio mi sorge leggendo il commento di Silvio Berlusconi alla vittoria di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali francesi che dimostrerebbe "la volonta' di cambiamento che sta attraversando tutta l'Europa e non solo la Francia". "La sconfitta della Royal - spiega Berlusconi - e' un'ulteriore prova del fatto che gli europei considerano ormai esaurita la capacita' di governare della sinistra". Lui parla a nome degli europei ma anche gli europei sanno che in Italia governa il centrosinistra. Il cavaliere di Arcore come al solito è un pò confuso. Siamo in campagna elettorale per le amministrative, è ridiventato "cattivo" e vorrebbe che il neo presidente francese si chiamasse Nicolas Berlusconì.
L'amerikano Silvio non è più americano. Scusate il gioco di parole ma quando non gli conviene, il Silvio proprietario di Mediaset diventa italiota a tutti gli effetti. E' bastato che il presidente del Consiglio annunciasse questa mattina dai microfoni di Radio Anch'io che "sul conflitto di interessi la maggioranza andrà avanti" che Silvio Berlusconi replicasse adirato che "è un provvedimento di killeraggio nei confronti degli oppositori". E anche se Romano Prodi ammette che questa italiana sarà una legge "più blanda che nelle altre democrazie" ma che è una legge tipicamente americana, il cavaliere di Arcore insiste con la storiella del complotto contro di lui: "Hanno tentato con la via giudiziaria e finora gli è andata male. Ci ritentano con questo provvedimento che impedisce a chiunque abbia un'impresa, e abbia perciò fatto bene nella vita, anche dando lavoro agli altri, di dedicarsi alla politica e di dare il suo apporto al governo del Paese". Anche negli Stati Uniti d'America c'è il blind trust e Silvio l'amerikano replica così: "Ma noi non siamo in America, siamo in Italia e le cose funzionano in modo diverso". Coerenza, coerenza, coerenza. Please!
Ho visto in diretta, ieri sera, su Rai New24, il dibattito televisivo tra i due candidati alle presidenziali francesi, Segolene Royal e Nicolas Sarkozy. Spero che vinca lei ma gli addetti ai lavori dicono che il favorito è l'altro. Può darsi. Ma come invidio i francesi: due candidati con due programmi chiari e diversi. Nessun "moderatismo", nessuna rincorsa verso "il centro". Lei più attenta ai temi sociali, lui l'uomo dei tagli della spesa pubblica, dello Stato "leggero". Insomma, mentre ascoltavo Segolene Royal e Nicolas Sarkozy pensavo che ai nostri politici farebbe bene un pò d'aria francese.