[ PRODI SI IMPEGNI DI PIU'...]
La telefonata di Gino Strada arriva in chiusura della manifestazione di piazza Navona per la liberazione di Adjmal e Rahamatullah: "Non ci fidiamo di ciò che si dicono fra loro governo italiano e afgano. Sono 11 giorni che chiediamo una richiesta ufficiale e ci sentiamo rispondere: 'Stiamo facendo il possibile'. Noi vogliamo sapere se la liberazione rientra nel possibile o è esclusa. È un insulto sapere che a pagare per le beghe tra governi sia un cittadino afgano". La risposta di Romano Prodi, presidente del Consiglio, non si fa attendere: "Quello per Mastrogiacomo è stato un lavoro serio, da governo a governo, come fanno i governi seri, e voglio dire che un lavoro altrettanto serio, da governo a governo, lo stiamo facendo per il collaboratore di Emergency, che è stato trattenuto e non capiamo con quali accuse, e questo ci turba. Ci auguriamo possa essere presto rilasciato. Ho chiesto a Karzai con la stessa intensità con cui avevo chiesto per Mastrogiacomo". Ma sbaglio a dire che il volontario di Emergency ha agito per conto del governo italiano? Se è così, il suo fermo da parte dei servizi segreti afgani è da considerarsi come un atto ostile nei confronti di un governo "amico", quello italiano. Non basta chiedere a Karzai, "con la stessa intensità" con cui aveva chiesto per Mastrogiacomo, forse alzare la voce non guasterebbe, caro presidente Prodi: Meno turbamenti e più risultati, please.
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Silvio Berlusconi il colpo lo ha accusato. Decidendo di astenersi e quindi di votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero, la sua credibilità in sede internazionale si è ridimensionata di parecchio. Ma quello che lo preoccupa di più, in questo momento, è che la sua casa della libertà non esiste più. Lui, An e Lega da una parte, l'Udc dall'altra. Due opposizioni che sanciscono la fine di un'epoca, quella berlusconiana. "Prendiamo atto che questa forza politica per il momento non consente di considerarla schierata al nostro fianco", dichiara l'ex presidente del Consiglio che aggiunge: "Se non fossimo stati certi che il decreto sarebbe stato approvato, avremmo votato in maniera differente: su questo non c'è il minimo dubbio". Il Silvio furioso attacca frontalmente Pierferdinando Casini che "pensa di porsi come ago della bilancia come faceva Craxi. Ma il grande centro c'è già: è Forza Italia". Insomma, l'uomo di Arcore è in grande difficoltà. La sua fortuna è che il centrosinistra, almeno nei sondaggi, non sembra averne approfittato della debolezza dei suoi avversari. Ma quando Silvio è in difficoltà se la prende, come al solito, con i media. "C'è solo Vespa che nonostante gli attacchi cerca di essere equilibrato, tutti gli altri, da 'Che tempo che fa?, a 'Primo piano', per non parlare di Santoro, sono programmi faziosi e partigiani per la sinistra". Rispetto all'editto bulgaro, la lista è un pò cambiata ma il concetto no. Il punto è che non è più il solo Berlusconi a fare gli elenchi dei buoni e dei cattivi. Altri politici hanno intrapreso la stessa strada. Da destra e dal centro sinistra. Non è giunta l'ora che la smettano tutti?
Vi chiedo scusa ma non riesco a non pensare a Rahmatullah, torturato e sequestrato dai servizi segreti afgani e ad Adjmal, l'interprete di Daniele Mastrogiacomo di cui non si sa con certezza che fine abbia fatto. Scorro le foto che ho scattato a Lashkar Gah lo scorso luglio e ritrovo Rahmat, con il suo vestito bianco e il suo sorriso. L'altro giorno ho rapidamente parlato a telefono con Daniele Mastrogiacomo, l'inviato di Repubblica che è tornato a casa una settimana fa, dopo quindici giorni di prigionia in mano ai talebani: "Quando mi hanno tolto le catene, le hanno tolte anche ad Adjmal. Ero convinto che fosse stato liberato anche lui. E invece..". Secondo quello che risulta, l'interprete afgano avrebbe parlato cinque giorni fa a telefono con i suoi familiari dicendo loro di aver paura e di stare ancora nelle mani dei talebani. Sabato a Roma ci sarà una manifestazione per chiedere la liberazione dell'interprete e del mediatore di Emergency. A piazza Navona dalle ore 14 in poi. Io ci sarò, con il mio amico Vauro e con tutti coloro che si battono per chiedere al governo italiano di fare tutto il possibile. Questa sera ad Annozero parleremo di violenza sulle donne, sugli integralismi. Ricorderemo, a modo nostro, che il caso non è chiuso. Nei prossimi giorni l'ambasciatore italiano a Kabul, Ettore Sequi, ottimo diplomatico, insieme ad un rappresentante di Emergency, andrà a trovare in carcere Rahmatullah che dal carcere di Lashkar Gah è stato trasferito a Kabul. L'appello di Emergency ha già raccolto più di 90 mila adesioni. In tre giorni. Da tutto il mondo. Teniamo accesi i riflettori fino a quando i due non torneranno uomini liberi. In Afghanistan non servono le truppe italiane, in Afghanistan c'è bisogno di stare da parte della popolazione civile, delle vittime di una guerra mai finita. Da quando le nostre truppe sono andate via dall' Iraq facciamo finta che non ci interessi più quello che sta succedendo a Bagdad. Ogni giorno muoiono decine e decine di civili. Ma anche a Washington il clima sta cambiando. Senatori e deputati chiedono il ritiro delle truppe dal 2008 (la Camera da settembre 2008, il Senato da marzo 2008). Anche la fidata alleata Arabia Saudita parla ormai di "illegittima occupazione straniera" in Iraq. George W. Bush è sempre più solo. Adesso che il governo Prodi ha superato lo scoglio del voto al Senato sul rifinanziamento delle missioni all'estero chiedo che qualcuno mi spieghi se le truppe italiane in Afghanistan stanno per una missione di pace o se invece si trovano, come operarono in Iraq, in una situazione di guerra. Se in Afghanistan c'è la guerra, e la guerra c'è, gli italiani in armi dovrebbero tornare a casa.
Se non ci fosse stato Rahamatullah, Daniele Mastrogiacomo non sarebbe tornato a casa. Io l'ho conosciuto Rahamatullah. L'estate scorsa. A luglio. Quando sono andato nel sud dell'Afghanistan in fiamme. Ho vissuto con lui alcuni giorni. Indimenticabili. Lui, responsabile dell'ospedale di Emergency di Lashkargah, mi ha consentito di poter parlare con la gente, di potermi spingere fino a Grishk, la cittadina oggi al centro dei combattimenti tra le forze Nato e gli "insorti", in piena sicurezza. Persona perbene, di grande umanità, ho di lui un ricordo bellissimo. Vorrei che tornasse dalla sua famiglia, nel "suo ospedale". Sono angosciato per la sua sorte, per quella dell'interprete di Daniele Mastrogiacomo. Penso che il governo italiano debba tutto a Emergency per la liberazione dell'inviato di Repubblica. Non mi piace il silenzio di palazzo Chigi. "Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi", scrive Teresa Sarti, presidente di Emergency in un comunicato. "Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.
Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici". "Rahmatullah Hanefi - continua il comunicato - è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia. Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un "alto meeting sulla sicurezza nazionale"presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove. Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data". Fin qui il comunicato di Emergency. Mobilitiamoci tutti.
Davvero servono nuove regole di ingaggio per garantire la sicurezza dei soldati italiani in Afghanistan? L'Udc dice si e il solito Clemente Mastella, non come guardasigilli ma come leader dell'Udeur, si accoda. Che l' Afghanistan stia diventando sempre più pericoloso per il contingente italiano non c'è dubbio. Questa mattina un ordigno è esploso al passaggio di un convoglio di mezzi militari italiani nella provincia di Farah, nell'Afghanistan occidentale: nessun soldato è rimasto ferito. Farah è uno dei distretti sotto il comando italiano di Herat. Un'area che, fino a poco tempo fa, sembrava tranquilla ma che invece sta diventando sempre più "instabile", con le autobombe e gli ordigni ai cigli delle strade che esplodono e uccidono militari e civili. L'Udc di Pierferdinando Casini alla vigilia della votazione al Senato sul rifinanziamento delle missioni all'estero ha deciso di votare a favore del decreto (rompendo il fronte del centrodestra desideroso di far cadere il governo Prodi) presentando anche un ordine del giorno per equipaggiare il contingente italiano con nuovi armamenti e inserire nuove regole d'ingaggio. Proposte entrambe inutili come sostiene il "mitico" generale Fabio Mini che su Repubblica di oggi scrive: "Se non si prevede la decisione politica di inviare altri uomini con ben altro addestramento e assetti per intervenire al fianco degli alleati al sud, parliamo a vuoto". Il punto è che noi italiani non vogliamo fare la guerra e quindi questi discorsi sono senza senso. Servono al Casini di turno per avere un pò di visibilità in più e a Clemente Mastella di alzare la posta. L'uomo di Ceppaloni è sempre insopportabile.
Di nuovo alla Sanità. L'ultimo morto ammazzato di Napoli nel quartiere dove Eduardo De Filippo ambientò uno dei suoi capolavori. Nel cuore della città dunque si torna a sparare e come al solito per una faida interna ad un clan. Quello del potente Misso e del fuoriuscito Salvatore Torino. Ma regolamenti di conti stanno avvenendo anche a Secondigliano dove a fine 2004 si consumò una delle più feroci guerre di camorra, con decine di morti ammazzati. Nell'ultimo agguato, quello di ieri, è rimasta ferita la moglie della vittima. Siamo a 30 morti ammazzati dall'inizio dell'anno (e non 28 come pubblicato dai giornali). 66 i tentati omicidi e un centinaio i feriti. La sindaca Rosa Russo Jervolino è preoccupata. Proprio lei che ogni volta che i media lanciano l'allarme, sostiene che viene offesa l'immagine della sua città. Pazienza! La sindaca sostiene che vanno potenziate le risorse info-investigative mentre il Procuratore della Repubblica Lepore chiede più agenti. Ma che fine ha fatto il patto per la sicurezza operativo dallo scorso novembre quando scese a Napoli il ministro dell'interno Giuliano Amato? Procede ma chi si aspettava risultati immediati è rimasto deluso. Mi rendo conto di quanto sia complicata la questione "legalità" a Napoli. Sono tanti i provvedimenti che andrebbero presi immediatamente. Sul terreno della prevenzione, consentendo alla macchina della giustiza di poter funzionare decentemente, inviando mezzi e risorse, agenti e "intelligence". Ma soprattuto il vero punto dolente sta nella rassegnazione di chi vive a Napoli e ha perso ogni speranza.
E' il caso di dire: non siamo britannici, non siamo americani. Eccola la foto che ritrae il portavoce di palazzo Chigi, Silvio Sircana mentre, lo scorso settembre, si ferma con la sua macchina in un viale romano frequentato da prostitute e transessuali. "Una stupida curiosità". "E' stata una stupida deviazione di percorso di una sera d'estate. Ma perchè dovrei dimettermi per questo?", si chiede nell'intervista rilasciata a Repubblica di oggi l'uomo della comunicazione del governo Prodi. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti l'avrebbero pensata allo stesso modo? Ma noi siamo in Italia. Le foto pubblicate dai giornali di oggi sono cinque. Il settimanale Oggi ne ha comprate una dozzina, pagandole almeno 100 mila euro, per non pubblicarle. Silvio Sircana è tranquillo, sa che anche gli altri scatti sono "una non notizia" e che in una analisi processuale ciò che è successo verrebbe giudicato così: il fatto non sussiste. Le conseguenze del "non caso Sircana" sono, comunque, deleterie per il giornalismo italiano. Con la decisione del Garante della privacy di vietarne la pubblicazione e con la legge che il solerte Clemente Mastella sta preparando per impedire ai cronisti di fare il loro mestiere che è quello di informare. Vogliono evitare che si pubblichino le intercettazioni telefoniche. Guarda caso per proteggere soprattutto i politici.
Che felicità! Mi è arrivato un sms dall'Afghanistan. Daniele "è libero". Ho immaginato la sua gioia quando è entrato nell'ospedale di Emergency di Lashkar Gah, il capoluogo dell'Helmand dove è in corso l'offensiva della Nato. Ci sono due ingressi, un vialetto e poi si entra nella struttura principale. All'esterno, una targa che ricorda Tiziano Terzani. Lui e il suo interprete, finalmente liberi. L'inviato di Repubblica ha avuto paura di essere ucciso. Le prime ore devono essere state terribili. Lo avevano scambiato per una spia. Poi man mano che si sono presi i contatti, il clima deve essere cambiato. Emergency con i suoi tre ospedali, i suoi 28 centri di primo soccorso, è una realtà che conoscono tutti in Afghanistan. Tagiki e Pasthun, vincitori e vinti. Più di un milione e trentomila afgani sono stati curati in tutti questi anni. Prima e dopo il potere dei Talebani. E ora, mentre infuria la guerra, una guerra che uccide soprattuto civili inermi, i volontari di Emergency sono lì a curare i feriti di tutte le parti. E Daniele ha detto grazie a Gino Strada. Emergency ha fatto da intermediaria. La trattativa l'hanno fatta altri ed è andata a buon fine. Liberi alcuni prigionieri talebani, libero il giornalista di Repubblica. Adesso bisogna mobilitarsi perchè la proposta avanzata dal segretario dei Ds, Piero Fassino, di includere i talebani al tavolo dei negoziati, diventi concreta.
Queste sono ore decisive per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Forse, e lo speriamo con tutto il cuore, quando ci sveglieremo domani Daniele potrebbe già essere libero. C'è ottimismo, la trattativa dovrebbe essersi conclusa positivamente. Ma, a proposito di Afghanistan, c'è da registrare l'intervista che ha rilasciato all'Unità, il segretario dei ds, Piero Fassino. Finalmente ho sentito dire una cosa intelligente: "Un vecchio aforisma della diplomazia dice che la pace si fa con il nemico ed è difficile pensare a una Conferenza di pace che non veda sedere intorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti. In modo che questi possano guardarsi negli occhi e decidere insieme come uscire da una situazione così drammatica". Dunque, anche i demoni, ovvero i talebani. Ma non sono ottimista perchè americani e inglesi nicchiano sulla conferenza di pace. Ma in Afghanistan come in Iraq le guerre finiranno solo quando i nemici troveranno un accordo.
Rieccomi.Leggo gli atti dell'inchiesta giudiziaria di Potenza che racconta il mondo delle vallette, dei vip, di Lele Mora e di Fabrizio Corona e scopro che anche l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi era sotto ricatto e come altri pagò. La storia riguarda la figlia Barbara fotografata ubriaca all'Hollywood (locale notturno di Milano). Dice Fabrizio Corona: "Le foto ritraggono Barbara con un abito stretto aderente bianco, in atteggiamento molto allegro, sorride insieme a questo ragazzo alto con la camicia azzurra....si baciano appassionatamente, lui le tocca il sedere....". Morale della favola: 20 mila euro per non veder pubblicate le foto. Mi chiedo: un presidente del Consiglio non dovrebbe denunciare un estorsore? Bell'Italia!
Rieccoci in onda. Questa sera riparte Annozero dopo una pausa di alcune settimane. Testardi come siamo noi, vogliamo riproporre in prima serata i reportage. Proviamo a fare una televisione che fa vedere la realtà. E questa sera con "Orgoglio e pregiudizio" affrontiamo il tema dei Dico, delle unioni di fatto, in particolare quelle che più di altre spaccano il mondo politico: le coppie dello stesso sesso. Mentre si discute di cilicio (il cuore e la mente sono rivolte all'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, sequestrato dai talebani nel sud dell'Afghanistan) la cronaca racconta di omosessuali vittime di violenze e la spaccatura all'interno delle stesse coalizioni. Proprio il ministro della giustizia Clemente Mastella aveva detto nei giorni scorsi che il disegno di legge delle ministre Bindi e Pollastrini non sarebbe mai passato. E stasera Clemente Mastella si confronterà con i gay e vedrà insieme a noi il Gay pride, il reportage girato a Roma nell'anno del giubileo da Giovanna Botteri, Corrado Formigli e Lello Fabiani. Tante sono le riflessioni da fare su questo tema, per esempio sul rapporto tra il Vaticano e l'Italia ma il dato certo è che il paese reale è più avanti del ceto politico. Meno bacchettone e più tollerante. Più laico insomma. L'Swg di Trieste sta elaborando in queste ore il sondaggio per Annozero. La maggioranza relativa degli italiani è per il riconoscimento delle coppie omosessuali.
Ma se a luglio era pericoloso avventurarsi da soli (noi abbiamo impiegato otto ore per percorrere 700 chilometri e passa da Kabul a Lashkar Gah) la conferma dell'alto rischio avvenne ad ottobre quando fu rapito il fotoreporter pugliese Gabriele Torsello proprio sul tratto di strada tra Lashkargah e Kandahar, liberato agli inizi di novembre, dopo che i rapitori avevano contattato il centro di "Emergency" indicando che il giornalista era stato liberato e lasciato sulla strada per Kandahar.
Certo, il lavoro di inviato nelle zone di guerre è rischioso. Daniele, evidentemente, si sentiva tranquillo. Dicono gli esperti che il momento più pericoloso è quando avviene l'atto di forza. Che l'inviato di Repubblica sia vivo è, dunque, una buona notizia. La vicenda si complica perchè cade in un momento assai difficile mentre è in atto l'offensiva della Nato e nelle ore in cui mezzo Afghanistan si rivolta contro le truppe di occupazione che hanno fatto stragi di civili. L'importante ora è che si attivino i canali giusti per una trattativa. Ci sono e speriamo che funzionino presto. Le analisi aggiornate della nostra intelligence sono allarmanti. I nostri soldati sono a rischio elevato di attentati a Kabul ma anche ad Herat, ai confini con l'Iran, il clima incomincia a farsi pesante. Speriamo che i talebani si accontentino di un riscatto economico per rilasciare il giornalista italiano.
Perchè mi colpiscono tanto le notizie che provengono dall'Afghanistan? Perchè ci sono stato? Perchè ho visto gli effetti delle mine, dei proiettili, dei raid aerei sulla popolazione civile? Forse, ma soprattutto perchè non mi capacito per la miopia del nostro governo che fa finta di non vedere quello è sotto gli occhi di tutti. Parlano del rischio di un ritorno dei talebani al potere quando sanno benissimo che in Afghanistan i talebani già ci sono e già controllano pezzi importanti ed estesi del territorio. Non è ancora primavera ma la guerra in Afghanistan si sta estendendo in tutto il Paese e, inevitabilmente, già conta i suoi morti e i suoi feriti. Non sono passate neanche ventiquattro ore dalla strage di Jalalabad ad opera dei soldati americani che gli aerei della Nato hanno ucciso a nord di Kabul altri 9 civili. Il raid sarebbe avvenuto durante una sparatoria tra soldati della Nato e "ribelli". Le "bombe intelligenti" hanno centrato una casa nella provincia di Kapisa uccidendo un uomo, tre ragazzi e cinque donne. E così quel "morte all'America!" e quel "morte a Karzai!" che si udivano ieri nelle proteste contro l'eccidio di Jalalabad oggi si estendono contro la Nato. Certo, nessuno vuole il ritorno al potere degli studenti del corano ma ci torneranno al potere se l'occidente non cambierà subito la sua strategia. Le truppe Nato come quelle americane sono truppe di occupazione. I quotidiani "effetti collaterali" spingono la gente nelle mani dei ribelli. La verità è che la coalizione internazionale ha sbagliato tutto da quando ha cacciato cinque anni fa i talebani. L'offensiva di primavera dei talebani è già cominciata e l'annunciata controffensiva Nato comincia nel peggiore dei modi. L'Italia sta spingendo molto sul tasto della conferenza internazionale di pace. E' l'unica strada percorribile ma il prezzo rischia di essere molto alto per i nostri soldati. Noi italiani non amiamo la guerra e all'estero veniamo apprezzati quando portiamo aiuti alle popolazioni civili. E' una semplice constatazione che nei piani alti della politica si fa finta di non sapere.
Quello che è accaduto oggi in Afghanistan può essere considerata una rappresaglia? In gergo militare rappresaglia vuol dire:"Tutto ciò che si fa contro il nemico, per avere soddisfazione di qualche ingiuria, di qualche violenza, di qualche danno". Ora che c'entrano i sedici civili afghani uccisi e gli altri 29 feriti con l'esplosione di un'autobomba condotta da un kamikaze al passaggio di un convoglio americano sulla strada Jalalabad-confine pakistano nella provincia orientale di Nangharar? Nulla a meno che il clima non sia diventato così "ostile" agli americani che tutti anche i vecchi, i bambini e le donne vengono considerati "nemici". Ma si dimentica il fatto che sono civili. Neanche la precisazione successiva che gli autori della strage di oggi non fanno parte della missione della Nato ma dell'Enduring freedom ci può rassicurare. Il comandante della missione Nato è un americano. E americani e Nato sono quelli che danno la caccia ai talebani. Secondo fonti locali, i militari statunitensi avrebbero aperto il fuoco subito dopo l'attacco mentre il comando americano spiega invece che le truppe americane hanno risposto al fuoco per difendersi, e non chiarisce come siano stati uccisi i civili. Ma non c'erano mica truppe talebane. C'era un kamikaze che si è fatto esplodere al passaggio del convoglio. L'attentato non ha fatto vittime tra i soldati stranieri Forse, non sapremo mai come sono andate davvero le cose. Di certo, subito dopo il massacro, centinaia e centinaia di persone hanno manifestato contro "i liberatori" americani. Come accadde lo scorso 29 maggio a Kabul quando la capitale si rivoltò contro i soldati a stelle e strisce che avevano ucciso degli automobilisti e che "per reazione" alla spontanea protesta fecero fuoco contro i manifestanti uccidendo e ferendo decine di persone. I soldati statunitensi oggi hanno cancellato foto e video realizzati da personale dell’Associated Press sul luogo dell’attacco kamikaze. Un fotografo dell’Ap e un operatore dell’Aptn hanno inoltre denunciato che sono state cancellate le riprese girate da altri giornalisti afgani. Ma noi italiani dobbiamo restare in Afghanistan anche se la maggioranza dei cittadini del nostro Paese è contraria.
Due anni fa. Era sera e ricordo, come se fosse ieri, quando mi giunse la notizia che a Bagdad era stato ucciso da "fuoco amico" Nicola Calipari mentre stava riportando a casa Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto sequestrata dai terroristi iracheni. Lo avevo sentito a telefono qualche giorno prima perchè si era sparsa la notizia che Giuliana stava per essere liberata da un momento all'altro: "Magari, non vedo l'ora di tornare a casa". Due anni sono passati e ieri il ministro degli esteri, Massimo D'Alema, ricordando l'eroe Nicola, ha accusato gli Stati Uniti d'America di aver "perso un'occasione" perchè "la domanda di verità e di giustizia non ha avuto risposte adeguate". Parole che pesano ma che non convincono. Per Washington, come sapete, il caso è chiuso. La magistratura italiana, invece, ha messo sotto processo il soldato americano che sparò quella sera e lo giudicherà in contumace. Ma D'Alema non può non sapere che il governo italiano sta ostacolando quella "sete di verità e giustizia" opponendo il segreto di stato ai magistrati romani che vorrebbero conoscere i risvolti delle trattative per risalire ai rapitori. Ci sono funzionari e ufficiali del Sismi che sanno come sono andate le cose e non possono testimoniare. Ci sono episodi oscuri che vanno chiariti. Una contraddizione non da poco. Certo, quello che ha detto ieri D'Alema è sacrosanto ma il governo italiano per essere coerente dovrebbe consentire alla procura di Roma di fare chiarezza fino in fondo.
Chiedo ai moderati riformisti dell'Unione: è giusto mettere in frigorifero i Dico per non turbare i sogni del Vaticano, di Andreotti, di Mastella e di tal Paola Binetti? E' un prezzo che si deve pagare per tenere in vita il governo di Romano Prodi? Quel "lascio la libertà di coscienza, non è più un problema del governo ma è del parlamento" pronunciato dal presidente del Consiglio non mi è piaciuto. Sono diventato un qualunquista? Repubblica online pubblica oggi un sondaggio su varie questioni tra cui i Dico. La maggioranza dei cittadini, secondo il sondaggio, è per l'estensione dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi. Ho contattato altri sondaggisti e concordano anche loro. Il paese reale è più moderno delle vecchie cariatidi che siedono in parlamento. Il 10 marzo c'è la manifestazione nazionale dei gay. Se posso ci vado.