[ I BARBARI ]
Che cosa ci sta succedendo? Da quando le televisioni di tutto il mondo hanno mandato in onda l'impiccaggione di Saddam Hussein, questa mattina, quelle immagini non ci hanno lasciato un momento. Sono il monumento alla barbaria. Mi aspettavo di vedere il boia in una pubblica piazza e invece: in cinque con i passamontagna e i giubotti antiproiettili dentro il bunker all'interno di uno dei centri utilizzati dal deposto regime per torturare i dissidenti. Il sesto boia oscurato perchè con il viso scoperto. "L'odiato" Saddam, impaurito sembrava il più umano di tutti. Ha rifiutato il cappuccio nero e le ultime parole sono state quelle di un leader. Rivolgendosi al popolo iracheno ha detto loro di "restare uniti", e ha denunciato la "coalizione iraniana": "Spero che siate uniti e vi esorto a non credere a un'alleanza con l'Iran, perchè gli iraniani sono pericolosi. Io non ho paura di nessuno". Saranno contenti ora gli americani! Si sono vendicati. Ma di cosa? Non certo dell'11 settembre. L'ex dittatore sunnita non aveva nulla a che fare con Osama bin Laden. La tanto invocata democratizzazione del Medio Oriente è ostaggio del bagno di sangue provocato dalla guerra americana in Iraq e in Afghanistan. La morte di Saddam rischia così di far aumentare la tensione in tutta l'area. Egli può divenire una figura di martire: può essere la miccia per ulteriori tragedie. Questo 2006 non poteva che finire nel peggiore dei modi. Con un ex dittatore impiccato perchè nemico degli Stati Uniti d'America e un altro, Augusto Pinochet, impunito perchè amico degli americani. Anche noi non abbiamo mai amato Saddam Hussein ma siamo scandalizzati dalla sua condanna a morte e dalle decine di migliaia di morti incolpevoli di una guerra che non doveva essere combattuta. Vorremmo che la giustizia fosse uguale per tutti. Saddam aveva commesso crimini orrendi e perciò avrebbe dovuto subire un giusto processo. Ma vorremo vedere sul banco degli imputati di un tribunale internazionale anche George W. Bush per i crimini di guerra. E' chiedere troppo? Il presidente degli Stati Uniti d'America ha definito la morte di Saddam "una tappa importante" nella strada dell'Iraq verso la democrazia. No, rappresenta un passo indietro: la vittoria dei barbari.
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Dopo una lunga giornata di viaggio sono arrivato a Manama, capitale del piccolo Stato del Bahrain. Sono nel golfo Persico. A un'ora di macchina dall'Arabia Saudita. Nel regno dell'oro nero. Ho fatto appena in tempo ad accendere la televisione che ho saputo dell'imminente impiccagione di Saddam Hussein. Tutte le televisioni arabe ne stanno parlando. Una mia amica palestinese pronostica che l'esecuzione avverrà domani all'alba. Nel giorno del sacrificio, festa musulmana celebrata da sunniti e sciiti. Qui non c'è tensione. Il Re del Baharain è sunnita ma la maggioranza della popolazione è sciita. Non penso che la decisione di impiccare l'ex dittatore iracheno sia giusta. Certo, è stato un dittatore feroce che quando serviva però agli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran degli Ayatollah era un buon alleato da condannare quando ha rotto l'alleanza con Washington. Non mi piace la condanna a morte di Saddam. Penso che la morte dell'ex rais provocherà un ulteriore bagno di sangue. Ci saranno gli sciiti che festeggeranno e i sunniti che giureranno vendetta. Gli uni contro gli altri. La guerra voluta dagli americani non ha risolto un bel nulla. C'era una volta un Paese che si chiamava Iraq. Il rischio è che questo paese non ci sarà più. Curdi da una parte, sciiti dall'altra, sunniti piccola minoranza in guerra contro tutti. Viva gli Stati Uniti d'America?
Dunque, il governo Prodi ha mangiato la prima fetta di panettone. Io non avevo dubbi anche se in tanti speravano nella spallata prima di Natale. Diciamo anche che questi primi sette mesi di centrosinistra non sono stati entusiasmanti. La Finanziaria ha spaccato il Paese in due (anche perchè non si è capito nulla dei reali costi per noi cittadini) ma, ci ha detto Padoa Schioppa, bisognava rimettere i conti a posto dopo l'allegra e creativa finanza di mister Tremonti. Nello scontro con le corporazioni il match, al momento, è finito pari (il governo doveva osare molto di più). Le uniche note positive sono in politica estera e, per certi versi, il Viminale ha lanciato segnali importanti anche se insufficienti sul fronte dell'immigrazione, della sicurezza e della lotta alla criminalità organizzata. L'attesa è ora rivolta alla conferenza stampa del capo del governo, alle riforme strutturali che Romano Prodi annuncerà. Eugenio Scalfari dalle colonne di Repubblica ha scritto ieri che nel centrosinistra la rissa deve cessare ed è giunto il momento che Prodi rompa gli indugi: "Qui si tratta di dare a Cesare non il consolato ma la dittatura, per salvare la res pubblica dallo sfarinamento e dal dominio delle lobbies". Ma più che di un "dittatore" il centrosinistra avrebbe bisogno di una guida autorevole. Abbiamo sempre criticato Silvio Berlusconi di essere un piccolo Cesare, vi immaginate quali conseguenze ci sarebbero se Romano Prodi volesse intraprendere la stessa strada del suo predecessore? Non si conquista la leadership con la dittatura ( e poi le legioni dove sono?) anche se è insopportabile che un ministro sconfessi l'altro ma non sarà, purtroppo, un ipotetico decreto a farli stare zitti. Ognuno pensa di portare acqua al suo mulino ma così facendo mette in discussione la coalizione. Tutti si dovrebbero dare una regolata. Ma, se questo può consolare, le opposizioni non stanno meglio. La casa delle libertà non esiste più e Prodi promette di mangiare altri panettoni. Ma, a proposito, nel 2007 si cancelleranno le leggi ad personam di Silvio Berlusconi?
Già sapevamo da qualche settimana che la presenza degli americani in Iraq dura da più tempo rispetto al loro coinvolgimento nella seconda guerra mondiale. Adesso, a Natale, l'agenzia di stampa Associated Press ci informa che Il numero dei militari americani uccisi in Iraq ha superato quello delle vittime dell'attacco terroristico dell'11 settembre 2001. E' stata l'esplosione di due ordigni a Bagdad, che ha causato la morte di tre militari Usa, a portare a quota 2.974 il numero dei soldati americani uccisi in Iraq, uno più delle 2.973 vittime dell'attacco dell'11 settembre contro le Torri Gemelle, il Pentagono ed un aereo precipitato in Pennsylvania. Poi è giunta la notizia di un terzo morto ieri in Iraq, che porta il totale a 2.975. In realtà i caduti americani dovrebbero essere molti di più. Il Pentagono nasconde la realtà. Nel conteggio non ci sono i soldati che muoiono in ospedale o successivamente in Germania o negli stessi Stati Uniti d'America. E, comunque, se a questi numeri "ufficiali" aggiungiamo i caduti nella guerra in Afghanistan ci rendiamo conto che sono ancora di più i soldati americani morti in combattimento, sotto fuoco amico o nelle esplosioni delle autobombe. Ma il loro comandante supremo, George W. Bush, non vuole saperne di andarsene. In questo conteggio di Natale mancano i civili che sono la gran parte delle vittime di queste guerre. I numeri esatti non li conosceremo mai, ma di sicuro è una ecatombe di vecchi, donne, uomini e bambini. 60 mila nel solo Iraq? E non possiamo non pensare alle centinaia di migliaia di feriti. Intere generazioni cancellate o menomate. Basta con le guerre!
Credenti o non credenti, siamo tutti in vacanza. Per il Natale. E allora, comunque la pensiate, auguri a tutti. Per un buon 2007. Tanto per tenere viva la polemica, vi propongo uno spezzone dell'intervista a Licio Gelli tratta da “Licio Gelli – Parola di Venerabile”, di Sandro Neri, Aliberti Editore: "Dal 1978 Silvio Berlusconi è in pista. Cosa ricorda dei suoi inizi di imprenditore televisivo e dei vostri primi incontri? Di Berlusconi mi impressionò la sua grande intelligenza. Aveva parlato della sua idea di confezionare pacchetti televisivi anche al direttore generale del ministero dell’Industria e del Commercio, Eugenio Carbone, e a Carlo Pesenti, l’imprenditore del cemento. Il progetto, sin dall’inizio, era di acquistare piccole televisioni in tutto il territorio nazionale per poi costruire un network. L’idea era di Berlusconi, assolutamente. Ma l’intento in un primo tempo era di affidare la gestione alla Democrazia cristiana e alla Confindustria. Sentii parlare lo stesso direttore generale del ministero del progetto di una rete televisiva regionale".Chi l’aveva messa in contatto con Berlusconi e perché lo iscrisse alla P2? "Mi era stato presentato da Roberto Gervaso. Ma non fu Berlusconi a illustrarmi il progetto delle tv, bensì il dottor Carbone. Berlusconi era un imprenditore brillante, pieno di intuizioni, emergente. Lavorava ancora solo nel settore immobiliare ma con grandi risultati. A Milano acquistava terreni a destinazione agricola che poi diventavano edificabili. In quel periodo ci fu una sorta di boom del mattone. In questo, oltre che capace, si è rivelato un imprenditore anche molto fortunato. Era comunque un personaggio interessante: per questo gli chiesi di entrare nella P2". Ricorda la sua iniziazione? "Avvenne nel 1977, nella sede di via Condotti. C’erano anche Gervaso e il medico Fabrizio Trecca, che era un po’ il capofila del raggruppamento riservato agli operatori dei mass media. Lo stesso che riuniva tutti i giornalisti iscritti. Finita l’iniziazione gli consegnammo i guanti, il grembiule e una tessera da Apprendista. Sbagliando: perché doveva essere da Maestro. Berlusconi ce la rimandò indietro e noi gliela cambiammo, allegando una lettera di scuse". Apprendista invece che Maestro? Che errore madornale! Ma la P2 è stata cosa seria. L'altra sera ad un dibattito sul giornalismo d'inchiesta un collega della Rai (berlusconian finiano) a proposito di P2 accusava una certa stampa di averla enfatizzata viste le risultanze processuali. Io ricordo le conclusioni della commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi. Io so che c'era un piano di "rinascita" antidemocratico.
Sono sbarcati in Sicilia in 648, tra cui 600 uomini, 21 donne e 7 bambini.Gli extracomunitari, che dicono di essere tutti egiziani, erano stati avvistati ieri pomeriggio intorno alle 17, a 25 miglia a sud dalle coste agrigentine, tra Porto Empedocle e Licata, dal motopesca "Carlotta". Tutti erano a bordo di un barcone di circa 25 metri che ha rischiato di ribaltarsi quando gli immigrati hanno visto arrivare i primi soccorsi. Quante volte mi è capitato di assistere in mare al recupero di uomini, donne, bambini e vecchi. Ho un ricordo che mi accompagnerà per sempre. Erano gli anni dell'emergenza Albania. Quando in migliaia, negli anni '90, a bordo delle carrette del mare raggiungevano le coste pugliesi. Una mattina all'alba passavo per il porto di Brindisi diretto all'aeroporto (erano i giorni della rivolta di Tirana) dove avrei dovuto prendere un elicottero americano per atterrare in Albania. Dalla capitaneria di porto vidi correre verso la banchina un equipaggio che conoscevo. Il comandante mi urlò di salire a bordo. Non ci pensai due volte. In acque internazionali (oltre le 12 miglia dalla costa italiana) vedemmo una montagna umana che galleggiava sull'acqua. La piccola imbarcazione era in avaria. Al largo, una nave della Marina militare italiana che, giustamente, non si avvicinava. Fu dato l'allarme. Il comandante diede l'ordine di preparare tutti i mezzi di soccorso (zattere, gommoncini, giubotti di salvataggio). La linea di galleggiamento della carretta albanese era quasi sott'acqua. Gli extracomunitari si spostavano pericolosamente da un lato all'altro della piccola imbarcazione. C'era il rischio che affondassero. Noi urlavamo di non muoversi. Aspettammo tre ore l'arrivo di un grande rimorchiatore dal porto di Brindisi che, con una manovra da manuale, si affiancò ai naufraghi. Ognuno di noi li aiutò a salire a bordo della nave italiana. Al centro della carretta comparve un vecchietto su una sedia a rotelle. Da non crederci! Alla fine furono contate più di 700 persone. Non preoccupatevi: meno del 20 per cento dei clandestini arrivano in Italia via mare. Anzi, recupero gli appunti di un mio incontro con un responsabile del ministero dell'interno che si occupa di immigrazione: "
Finalmente la bella notizia. Silvio Berlusconi è stato operato e l'intervento è perfettamente riuscito. Non poteva che essere il presidente emerito Francesco Cossiga, di solito ben informato, a rassicurare gli italiani: "Apprendo con gioia che l' intervento chirurgico cui l' amico Silvio Berlusconi si è sottoposto è perfettamente riuscito ed è terminato con piena soddisfazione". Adesso possiamo fare gli auguri di "buon natale" a Silvio Berlusconi. E' rinato. Al suo portavoce, Paolo Bonaiuti che ieri aveva detto una bugia (che il suo capo era negli Stati Uniti per "accertamenti") la befana gli porterà solo carbone nero.
Ma perchè Umberto Bossi deve annunciare al mondo che Silvio Berlusconi sta negli Stati Uniti per operarsi? Voi direte perchè è il leader dell'opposizione e che per un personaggio pubblico non può esistere privacy. E' vero. L'opinione pubblica ha il diritto di sapere e l'informazione ha il dovere di rendere edotta l'opinione pubblica. Silvio Berlusconi ha scelto la terra del suo amico George perchè: "In Italia vogliono tutti operarmi, ma credo che sia solo per il nome, per aggiungere un paziente illustre alla storia dell'ospedale". L'unico dubbio che mi assale è il seguente: chi sarà a prendere le redini dell'opposizione nel corso dell'eventuale intervento chirurgico? Bondi o Schifani. Fini o Rotondi? Pierferdinando Casini di certo no.
Si può, in nome della democrazia, stravolgere le regole democratiche? Quello che sta accadendo in Palestina, nella striscia di Gaza, non può lasciarci indifferenti. Il presidente Abu Mazen indice nuove elezioni (senza fissare ancora la data) per il parlamento e il presidente e coloro che legittimamente hanno vinto le elezioni gridano al "golpe". Dice il presidente palestinese: "E' un diritto costituzionale. Ho la facoltà di decidere quello che voglio. Lasciamo decidere il popolo". Dunque, il successore di Arafat non vuole mettere in carcere i rappresentanti di Hamas ma il partito fondamentalista non ci sta lo stesso e si mobilita nelle piazze. E si contano già i primi morti. C'è il rischio concreto di una guerra civile. L'alternativa era quella di un governo di unità nazionale ma quelli di Hamas hanno fatto sapere che non poteva essere deciso dagli americani e dagli israeliani. Certo, meglio Al Fatah di Hamas. Meglio i laici dei fondamentalisti islamici. Ma siamo tutti d'accordo a calpestare le regole in nome della "convenienza"? E se la situazione nella striscia di Gaza dovesse degenerare?
L'ho già detto altre volte. Giuliano Amato è un buon ministro dell'interno. Anche oggi ha detto delle cose condivisibili. Prima di tornare a Napoli per verificare il suo" piano sicurezza" varato lo scorso novembre: "Il piano contro la camorra avrà successo solo se faremo vedere che 'a nuttata' non passa per i camorristi. E, se vinceremo, i neomelodici dovranno cantare altre canzoni". I neomelodici? Si perchè sono "tra le espressioni della pervasività della cultura camorrista. Una cultura che cerca comunque di fare del camorrista un eroe e del carcerato un personaggio positivo mentre chi lo denuncia è un infame". Finalmente un ministro ha avuto il coraggio di andare controcorrente. Penso alla fiction Capri andata in onda su Rai Uno dove c'era il camorrista buono e penso alla morte di Mario Merola, il re della sceneggiata napoletana, quando il sindaco di Napoli disse che esisteva anche una guapperia buona.
Che perla! Totò Cuffaro è unico. E da oggi sappiamo, grazie a Emanuele Macaluso, che il presidente della regione Sicilia, per celebrare il sessantesimo anniversario dello statuto siciliano, ha fatto compilare, stampare e distribuire una grande Enciclopedia (mezzo milione di euro). Ma la chicca è che la voce "Lima Salvo" è stata affidata a Giulio Andreotti (senatore a vita, processato per mafia, prescritto sino al 1980 e assolto per gli anni seguenti). Voi sorriderete, ma non c'è nulla da sorridere. Ecco che scrive Andreotti della morte di Lima: '''L'11 marzo 1992 veniva ucciso da mano mafiosa. Le cronache vollero vedere in questo la punizione per i presunti non ulteriori appoggi o, piu' esattamente, per non avere impedito le durissime leggi contro la mafia, decise dal governo Andreotti'. Ho di recente incontrato un pentito che conosceva bene Salvo Lima e ha incontrato più volte Totò Cuffaro. A mia domanda: quindi lei ha conosciuto Salvo Lima? Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra risponde: "Diciamo che io ero un suo attachè per quel che riguardava la gestione dei lavori pubblici. Fu ucciso perchè aveva fatto delle promesse che non ha mantenuto" E su Totò Cuffaro: " Nel 1991 venne a casa mia con una persona che conoscevo. In quell'occasione l'allora picciottazzo ( giovane in ascesa, traduzione del sottoscritto) voleva essere il primo degli eletti. E gli ho detto che non poteva esserlo perchè il primo sarebbe stato Purpura perchè era amico di Lima". Così vanno le cose nel dicembre del 2006. Il picciottazzo che chiede a Giulio Andreotti di scrivere la scheda di Lima Salvo... Che vergogna!
Umberto Bossi sarebbe intenzionato domenica prossima a lanciare lo sciopero del canone Rai nel corso di una manifestazione leghista. Silvio Berlusconi, il proprietario di Mediaset, avrebbe commentato così: "fa bene, anch'io ricevo tante proteste dai cittadini. La tv di Stato è inguardabile. Annozero è osceno, per non parlare della Dandini e di Floris. Adesso ci mancava pure Biagi che ritorna. Da ex presidente del Consiglio non posso dirlo, ma fa bene chi chiede lo sciopero del canone". Sapete che in Italia sono tanti gli evasori fiscali e sono tanti coloro che non pagano il canone. E tra costoro, gran parte dell'elettorato di centro destra. Che sia la volta buona che a decidere cosa vedere in tv siano gli abbonati Rai e non i politici che, a seconda dell'indipendenza o meno di giornalisti e autori, danno le pagelle e fanno le liste di proscrizione? A proposito, sapete quando nacquero le liste di proscrizione? Sotto la dittatura di Silla nell'82-81 avanti Cristo. Nell'antica Roma coloro che si ritrovano negli elenchi diventavano fuorilegge e potevano essere anche uccisi. Oggi, nel terzo millennio dopo Cristo, basta togliere la parola e mettere tra parentesi l'articolo 21 della nostra Costituzione. Da quando Silvio Berlusconi è all'opposizione, in Rai le cose vanno meglio. Le ferite si stanno sanando (mancano all'appello ancora Carlo Freccero, Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi) e il proprietario di Mediaset, che non può più licenziare a suo piacimento, è costretto a sostenere una proposta non sua. Bentornato caro Enzo Biagi. Ci mancavi!
Dal Corriere della Sera di oggi. Red Ronnie: "Mentre il presidente teneva la conferenza stampa sono venuti a chiedermi di interrompere la musica perchè il rumore disturbava. Ma per sospendere dovevo spiegare il motivo e ho chiesto agli organizzatori che almeno Prodi venisse sul palco a salutare....Al presidente ho detto sottovoce: i ragazzi hanno davvero bisogno di sicurezze. Poi ho cercato di spingerlo a parlare sui problemi della musica....Ma Prodi non ha voluto entrare nei problemi". Dunque fischi organizzati al Motorshow? Secondo Red Ronnie "non c'era nulla di preparato". Dentro. Ma fuori, come si è visto dalle immagini c'erano ragazzi che fischiavano il presidente del Consiglio appena sceso dall'auto. Scrive Edmondo Berselli: "gli epiteti piuttosto ovvi indirizzati al presidente del Consiglio fanno pensare all'espressione di un'antipatia istintiva, rivolta a Prodi in quanto rappresentante del potere e delle istituzioni". "Forse avrebbero fischiato con equanime qualunquismo anche i politici della destra". Forse. Certo rispetto alle notizie ufficiali di ieri la vicenda assume contorni ancora più inquietanti. Quindi la mia è una semiautocritica rispetto alle cose scritte ieri. Nel senso che i guerrieri populisti avanzano...e lo staff di Prodi ha peccato di arroganza: chiedere di interrompere un concerto per una conferenza stampa? Roba da pazzi!
Sono fascisti. Altro che pericolo sventato! Mentre Silvio Berlusconi, ancora una volta, ha delegittimato il voto di aprile: "Noi abbiamo il convincimento che abbiamo vinto noi: quindi bisogna ricontare tutte le schede, perchè non si può in una democrazia assegnare una maggioranza per 24 mila schede", a Bologna una quarantina di militanti del centro destra hanno costretto il presidente del Consiglio Romano Prodi a rifugiarsi nei locali del blocco servizi del Motorshow scortato da numerosi agenti delle forze dell'ordine. Un coro infame ("buffone" e "mortadella") preparato e organizzato dai signori che non accettano i risultati del voto (giovani fascisti). Certo, in democrazia è prevista anche la contestazione del capo del governo. Nulla da eccepire. Vi ricordate le contestazioni a Silvio Berlusconi quando sedeva a palazzo Chigi? Lo stesso Prodi ha sostenuto: "Guai se la democrazia si ferma davanti agli urli organizzati". Ma, mi chiedo, per quaranta persone (o venti che siano come ha detto lo stesso Prodi), un presidente del Consiglio deve scappare? Condivido in pieno quanto il ministro dell'interno Giuliano Amato ha dichiarato alla Repubblica di oggi: "L'Italia è ormai una democrazia che scricchiola. Si rischia una deriva populista, l'avvento di un Pim Fortuyn (il leader della destra populista olandese) italiano, che mette insieme tutte le rabbie diffuse nel Paese e finisce per sfasciare culture, partiti e istituzioni". Sbaglia il centro sinistra a sottovalutare la situazione. Il governo Prodi è al suo minimo storico. Gran parte dell'elettorato che lo ha votato è deluso da questi primi sette mesi di governo mentre c'è una destra populista ringalluzzita dalla riuscita della manifestazione romana di una settimana fa dove c'erano anche i fascisti che erano migliaia. Legittimati dal loro Haider italiano. C'è una differenza sostanziale tra i due elettorati "attivi". Quelli del centro sinistra non si considerano sudditi e chi li rappresenta non può trattarli da sudditi. E' ora che chi governa faccia autocritica e ascolti la sua gente. A cominciare da quegli operai di Mirafiori, a coloro che si battono per la legalità, a tutti quelli che aspettano di vedere segnali concreti di discontinuità rispetto ai cinque anni di Silvio Berlusconi. BAsta stare in difensiva e prendersi gli insulti.
Mi hanno scritto da Giugliano, in provincia di Napoli, dove recentemente sono avvenuti fatti di sangue: "Appendi un drappo nero al tuo balcone, alla tua finestra. Manifestiamo il nostro dissenso contro la criminalità. Siamo stati abbandonati dallo Stato. Reagiamo!". Dai lenzuoli bianchi ai drappi neri per esprimere indignazione e voglia di legalità.
Audite, audite. Dopo aver detto di non aver mai minacciato l'Udc di Pier Ferdinando Casini, il leader maximo dell'opposizione sostiene di esser stato lui la vittima dell'Udc quando sedeva a palazzo Chigi, costretto a subire le loro imposizioni. Silvio Berlusconi non cambia mai. E' sempre il solito. Adesso dice che l'Udc rappresenta non più del 4,1 per cento degli elettori mentre lui, con la sua Forza Italia ha raggiunto i tempi d'oro della Dc. Il 31,7 per cento. In base ai dati in suo possesso, la casa delle libertà (che non esiste più) avrebbe il 52 per cento dei consensi, che salirebbero al 56,1 per cento se si tenesse conto di tutte le forze del centrodestra. Il totale del centrosinistra, invece, sarebbe del 43,5 per cento. Aspetto con ansia i risultati del sondaggio commissionato all'Swg per la puntata di questa sera di Annozero.
In nome della giustizia. Per una breve riflessione. Secondo la Cassazione Cesare Previti è colpevole nel processo Sme ma a giudicarlo non dovevano essere i magistrati di Milano ma quelli di Perugia. A sei giorni dal verdetto, la Suprema Corte ha depositato le motivazioni della decisione di annullare le precedenti sentenze sul caso Sme per incompetenza territoriale di Milano. E sapete perchè? Il corruttore consegnò al corrotto due mazzette localizzate in modo "univoco e preciso" a Roma, nella casa di Previti in via Cicerone e presso il circolo Canottieri Lazio, constatate 'de visu' dal teste Stefania Ariosto e relative "non a contatti illocalizzabili, anticipatori di un successivo deposito in banca", ma "a consegna diretta dal corruttore al corrotto". Chiaro? Ma l'ex ministro della difesa, amico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, non si dà per vinto. Come sapete c'è una sentenza definitiva che, tra l'altro, lo condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lui è ancora parlamentare e percepisce ancora lo stipendio. Ha chiesto alla Giunta di sospendere il giudizio sull'esecutivita' della misura interdittiva, producendo nuova documentazione e soprattutto riferendosi alla recente sentenza emessa dalla Cassazione che ha annullato il processo Sme svoltosi a Milano per incompetenza territoriale. Ma la Cassazione sul processo Imi-Sir gli dà torto perchè "e' fuori discussione la competenza milanese per Imi-Sir. Perche', in quel processo, erano "illocalizzabili" i "contatti" iniziali tra i corrotti. Resta l'amaro in bocca. Il teste Omega aveva ragione anche secondo la Suprema Corte: Cesare Previti era un "corruttore" ma per il processo Sme il suo reato sarà prescritto. Per un cavillo. E lui, maestro dei codicilli, è ancora parlamentare della Repubblica.
Divertente e scontata la nuova puntata del "Casini story". Quella di Silvio Berlusconi era solo una battuta quando ha dichiarato che "stiamo ingrassando il vitello e che quando l'Udc tornerà lo uccideremo". In diretta telefonica a Ballarò per precisare: "Ho poi aggiunto, scherzando, speriamo che torni in fretta, altrimenti il vitello se lo mangia qualcun altro. Era solo una battuta, perchè fare minacce è fuori dalla mia mentalità". Nessuna ingiunzione e nessun imperativo categorico. Ma Casini dopo aver preso atto della precisazione continua a tenere la schiena dritta. Aspetto ora anche il dietrofront di Gianfranco Fini che ieri aveva detto: "Casini? Parliamo di cose serie". Anche quella una battuta? L'impressione è che il leader dell'Udc stia facendo sul serio, nonostante i Giovanardi di turno. Lui vuole schieramenti omogenei, pensa alla riforma del sistema elettorale in modo proporzionale alla tedesca. E così, mentre Fini e Berlusconi pensano ad una blanda federazione del partito della libertà, Pier Ferdinando Casini si chiama fuori mentre il leader della Lega Umberto Bossi esprime malumore ma non graffia. Il patto di amicizia con Silvio Berlusconi sembra legare i due più delle ragioni politiche. Una Lega che, in questa fase, avrebbe potuto dire e fare e non fa e non dice. Contenti loro! Ma la Lega esiste ancora?
"Casini? Parliamo di cose serie". Gianfranco Fini è troppo intelligente per non capire che la mossa del leader dell'Udc scompagina il sistema politico come fino ad oggi lo abbiamo conosciuto. Sa bene che quel "la casa delle libertà non ha più senso" avrà effetti dirompenti. Casini non può più tornare indietro o se lo facesse perderebbe la faccia e così il numero uno di Alleanza nazionale affronta il toro per le corna. Più elegante dei leghisti ma lo stesso insultante. Marco Follini si augura che quella di Casini sia "una rottura senza ritorno". Anche se i berlusconiani dell'Udc come Giovanardi fanno sentire la loro voce, lo strappo dal cordone ombelicale di casa Berlusconi si è consumato definitivamente. Ma quello che non è ancora chiaro è cosa farà ora il leader dell'Udc. Dopo aver affermato l'esistenza di due opposizioni Casini punta alla costruzione di un grande centro, fuori dai due poli. Ma il presupposto è la riforma del sistema elettorale. C'è voglia trasversale di proporzionale alla tedesca. Il superamento della casa delle libertà è nei fatti. Nel partito della libertà c'è posto solo per Fini e Berlusconi.
Scusate ma devo farmi i complimenti in pubblico. E' la prima e ultima volta che lo farò. Se scorrete il blog mi darete atto che avevo colto nel segno quando dicevo, la settimana scorsa e prima del 2 dicembre, che la casa delle libertà aveva le ore contate. "La Casa delle libertà non ha più senso", ha detto oggi Pier Ferdinando Casini: "Certi vertici sono ormai inutili. Se li facciano Berlusconi, Fini e Bossi". Il leader dell'Udc, nella trasmissione otto e mezzo di La7 che andrà in onda questa sera, ritiene che senza l'Udc "la casa delle libertà è destinata a stare all'opposizione per vent'anni". Dunque, la politica è proprio in movimento. Statene certi: la mossa di Casini si rifletterà anche nello schieramento del centro sinistra dove c'è già l'Udeur di Clemente Mastella che propone all'Udc una lista comune alle prossime elezioni europee sentendosi rispondere da Casini: "Se Mastella vuole fare una lista di centro è benvenuto, però per coerenza è chiaro che si dovrà dimettere da ministro". Mi sembra più sensato il presidente del Consiglio che afferma:"Con Casini dialogo senza ribaltoni". Ma tornando al centro destra la questione di oggi è capire come si muoverà, a questo punto, la Lega di Umberto Bossi, se i padani accoglieranno l'invito di Silvio Berlusconi a dar vita al partito delle libertà. Secondo me l'ingresso della Lega nel partito di Fini e Berlusconi sancirebbe la sua morte. Vorrei chiudere riprendendo quanto ha scritto oggi Edmondo Berselli su Repubblica: "senza Berlusconi il centrodestra non esiste, è una somma eterogenea di partiti residuali; con Berlusconi, profeta e gran sacerdote della libertà, l'alleanza è quel coacervo populista che reclama concorrenza mentre si oppone alle liberalizzazioni, e che invoca il mercato difendendo il monopolio del suo padrone". Dove vuole arrivare Pier Ferdinando Casini? Sta giocando una partita il cui esito non è scontato ed è tutto da scrivere.
Regola di questo blog, come sapete, è la libertà di opinioni. Di solito non rispondo mai ai vostri commenti. Anche se alcuni meriterebbero...per la loro inciviltà e stupidaggine. Rassicuro gli "idioti" che in piazza sabato scorso c'erano le troupe di Annozero. Il sottoscritto aveva preso altri impegni. Che sia stata una manifestazione riuscita non ci sono dubbi. Ma non credo che il problema principale di Silvio Berlusconi sia stato risolto. Ormai in Italia esistono due opposizioni. Nonostante il tono minaccioso del piccolo Peron alla cotoletta alla milanese, il partito di Pier Ferdinando Casini e di Totò Cuffaro non recede. Ha dichiarato oggi Juan Peron Berluscon: "Ieri sera ancora con tutta la positività e la pazienza che credo che ormai mi si riconoscono, ho detto che stiamo ingrassando il vitello. Però attenzione. Perché possono passare anche i tempi, e se c'è un ritorno si manifesti in tempi rapidi. Perché altrimenti, poi, il vitello lo usiamo per altre cose". E la replica del segretario dell'Udc Cesa non si è fatta attendere:"Ringraziamo Berlusconi ma il problema non è di sacrificare i vitelli grassi nè di rientrare in chissà quali ranghi. Il problema è politico, la nostra è l'opposizione che vuole creare una alternativa moderata a questa maggioranza, a questo governo". Detto questo non va sottovalutata la manifestazione romana di ieri. Esprime un disagio reale. Un campanello d'allarme per coloro che governano oggi il Paese. Nubi minacciose si intravedono all'orizzonte.
Fermi tutti. La casa delle libertà non esiste più. Almeno da ieri. Da quando, ad Annozero, uno dei leader dello schieramento di centro destra si è sganciato dalla compagine berlusconiana. E' l'Udc di Pierferdinando Casini che esplicitamente ha spiegato il suo progetto politico. Facendo irritare, in modo grossolano, il leader di Forza Italia costretto a dire che "la casa delle libertà esiste e ne fanno parte numerosi partiti che negli ultimi sondaggi raccolgono il 52 per cento senza l'Udc". Un Berlusconi furente perchè a metterlo in difficoltà è stato uno del suo schieramento e non un Marco Travaglio di turno. Non c'era compattezza mentre governava, non c'è compattezza oggi che, dall'opposizione, lancia la proposta del partito unico della libertà. Con L'Udc che si sfila e pensa a giocare una partita tutta sua e una Lega che smetterebbe di esistere se confluisse nel partito berlusconian-finiano. Ora tutti gli occhi sono puntati sulla manifestazione romana di domani che si preannuncia come un plebiscito per Silvio piuttosto che una manifestazione contro la finanziaria del governo Prodi. Ne vedremo delle belle. Già dal 3 dicembre. Secondo l'istituto di sondaggi Swg la casa delle libertà, senza l'Udc, oscillerebbe tra il 46 e il 47 per cento dei voti. E non raggiungerebbe quel fantomatico 52 dichiarato da Silvio Berlusconi attraverso una sua dichiarazione scritta e letta in televisione."E allora bisogna aiutare Berlusconi a uscire di scena con grazia e non con un capitombolo", parola di Rocco Buttiglione.