[ BUIO NAPOLETANO...]
Dunque, tre omicidi in poche ore. Oggi nel napoletano. Due a Torre del Greco, la città del corallo, alle falde del Vesuvio, uno a Sant'Antimo, piccolo comune nell'area Nord della città che confina con il quartiere di Secondigliano. Classici agguati di camorra. Dall'inizio dell'anno siamo a 75 omicidi. Di più del 2005, meno rispetto al 2004. Negli ultimi 25 anni i clan della camorra hanno ucciso più di 3500 persone. Numeri da guerra civile. La camorra spara più della mafia siciliana, dell'ndrangheta calabrese e della sacra corona unita pugliese. Da sempre e oggi il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dichiara che questi "sono i giorni peggiori che la città ricordi". Non proprio, ma se lo dice il Quirinale noi ci adeguiamo. E pensare che un mese fa il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino polemizzava con noi di Annozero dicendo che avevamo offeso l'immagine della città mentre oggi chiedono addirittura l'esercito per Napoli. E non è solo la destra a chiederlo. L'opinione pubblica è sgomenta e se ne fa interprete il quotidiano di Napoli, Il Mattino, che sta portando avanti questa campagna. Dopo il ministro Mastella anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, apre all'ipotesi della militarizzazione della città. Dodici omicidi in dieci giorni. Sono tanti ma tragicamente "normali" a Napoli e l'invio dei soldati può si rassicurare i napoletani ma non risolve certo i problemi. Se è vero che ci sono più di 13 mila tra poliziotti, carabinieri e finanzieri la questione è soltanto quella di organizzarli meglio. Che sono 200?, 300? gli uomini impegnati nella vigilanza dei cosidetti obiettivi sensibili? Il 2 per cento delle forze in campo. E quanti sono i raccomandati, gli imboscati? Quelli che stanno in ufficio? Una marea, credetemi. E quante sono le macchine, le motociclette in manutenzione? Quanti i computer che non funzionano? Quanti i fax inutilizzabili? Quanti i funzionari in prima linea? Voi dite: a noi interessa solo poter vivere senza la paura di essere rapinati o uccisi per caso. Avete ragione, abbiamo ragione; ma chi ha la responsabilità della nostra sicurezza dovrebbe risolvere sul serio i problemi. In fondo la voglia di soldati non è altro che il bisogno di sentirsi liberi. Ma non è un paradosso?





Dice il ministro Clemente Mastella: "L'esercito a Napoli? Non è un tabù, discutiamone". Non è tabù. e' vero. L'esercito, nella storia recente, è stato già impiegato a Napoli e a Palermo quando carabinieri, poliziotti e finanzieri presidivano i cosidetti "obiettivi sensibili", le prime e seconde case dei magistrati, i perimetri dei tribunali o delle carceri. Si usavano i soldati e si recuperavano le forze dell'ordine nella lotta alla criminalità organizzata. Ha senso oggi? A occhio e croce penso che sia meglio mandare più agenti e carabinieri prima di rivolgersi ai soldati. Una cosa è la camorra, un'altra è il tabaccaio che reagisce alla rapina, un'altra cosa è il ragazzino che per gelosia ammazza il rivale. Certo la militarizzazione può rassicurare un'opinione pubblica profondamente turbata che si sente insicura e abbandonata. Ma la militarizzazione del territorio non ha ottenuto risultati soddisfacenti. Ieri scrivevo che la politica a Napoli ha dato forfait. Non si risolve la questione con l'invio dell'esercito o riducendola soltanto a fatto di ordine pubblico. Ci vogliono fermezza, repressione e pene certe ma anche la ricostruzione di un tessuto sociale ed economico per creare le condizioni di una via d'uscita da questa che è diventata una situazione insostenibile dove la violenza è diventata pratica quotidiana. Napoli è ormai oltre ogni limite. Occorrono, e non mi stancherò mai di sottolinearlo, più investigatori, più intelligence. Occorre una presenza continua e non episodica delle forze dell'ordine sul territorio. Occorre che la politica dia risposte. L'indulto è una ferita che è rimasta aperta nell'opinione pubblica. Furti e scippi non sono reati di serie b. Denuncia il procuratore di Napoli: "Mancano le attrezzature, non ci sono i soldi per far funzionare i fax e le stampanti". Possono sembrare questioni secondarie. Ma oggi a Napoli non si tratta di inviare più magistrati ma di consentire il funzionamento della macchina giudiziaria. Come bisogna organizzare meglio la presenza dei poliziotti e dei carabinieri. Ma è mai possibile che fette di popolazione aggrediscano le forze dell'ordine e restano impunite? Non è più accettabile che la gente scenda per strada per favorire la fuga di un latitante o meglio per rendere difficile l'arresto di un criminale. Questi signori vanno cacciati via dalla città. Quello che a Roma è illegale a Napoli diventa un optional. Non è più tollerabile. A Napoli mancano le regole, i codici etici. E' saltata la convivenza civile.
La dico grossa: Napoli è persa. Non si tratta più di alzare bandiera bianca. C'è una classe dirigente che non sembra all'altezza della situazione che è degenerata oltre misura. Non c'è solo "o sistema" da contrastare. La camorra divisa in una miriade di clan che non ha più regole, codici. C'è una violenza diffusa, un imbarbarimento complessivo della società sul quale si dovrebbe interrogare il ceto politico. Nessuno ha detto nulla quando davanti alla Questura hanno manifestato contro l'arresto di un delinquente. Quando quasi quotidianamente poliziotti e carabinieri vengono aggrediti dalla gente che difende i "predatori". La cronaca di queste ultime ore riassume la drammaticità della situazione. A Pozzuoli un giovane uccide un altro giovane per "gelosia". A Crispano un tabaccaio uccide il rapinatore e ferisce il complice sedicenne. Ad Arzano il classico agguato di camorra. Vittima una donna di sessantanni. Le occasioni di lavoro nel circuito illegale sono maggiori rispetto a quelle del mercato legale. La gente si sente insicura e ha ragione. Scippi e rapine sono all'ordine del giorno. In periferia come nel centro della città. Antonio Bassolino è al suo secondo mandato da governatore e prima era stato sindaco di Napoli. Anche Rosa Russo Iervolino è al suo secondo mandato da sindaco del capoluogo campano. La "prima repubblica" non c'entra più. A Napoli invocano l'esercito. Non serve. La città è sommersa da cumuli di immondizia. Non è più accettabile parlare di emergenza rifiuti. Invece di investire sulla raccolta differenziata hanno pensato di costruire fuorilegge gli impianti che producono il combustibile per gli inceneritori che non esistono ancora. E' mai possibile che dopo tredici anni, il piano dei rifiuti debba essere gestito ancora da un commissario straordinario nominato dal governo? La politica ha dato forfait. Questo 2006 segna la sconfitta di un sistema di potere che governa da più di un decennio nella Regione. E' un centrosinistra che va cambiato con un nuovo gruppo dirigente.
Leggo le notizie che provengono dall'Afghanistan e penso che allora non ero un pazzo e un estremista quando scrivevo che bisognava coinvolgere i talebani nel processo di pace. Adesso il presidente Hamid Karzai, dopo la strage di civili compiuta dagli aerei della Nato, propone il dialogo con il mullah Omar, il nemico numero due, dopo bin Laden, degli Stati Uniti d'America. E anche l'ex inviato Onu a Kabul, l'algerino Lakhdar Brahimi aggiunge che:"i talebani sono afgani come tutti gli altri. Mi pento di non aver insistito abbastanza perchè avvenisse un vero processo di riconciliazione. Ho il rammarico di non averli fatti partecipare immediatamente alla conferenza di Bonn alla fine del 2001". Quando c'è un conflitto aperto bisogna coinvolgere tutte le parti interessate per raggiungere la pace. O no?
Caro governo, quando si devono cambiare i vertici degli apparati prima si cambiano e poi lo si comunica. Sono giorni che assistiamo alle fughe di notizie, alle dichiarazioni degli esponenti del centrosinistra e del centrodestra. La prima emergenza si chiama Sismi. Procedete immediatamente alla sostituzione di Nicolò Pollari con una nomina condivisa ma fate presto. Sulla stampa si fa il suo nome per il Cesis che è il coordinamento dell'intelligence presso la presidenza del consiglio. Sarebbe una iattura. Si fa il suo nome anche per il comando della guardia di finanza. Non sarebbe il caso, visti gli sviluppi dei dossier illeciti contro Prodi e la moglie. C'è poi il Sisde il cui direttore Mario Mori è in pensione da maggio. E in tanti pensano che anche al Cesis, al Viminale e alla guardia di finanza debbano cambiare i vertici. Tutto vero e opportuno. Ma non si può procedere contemporaneamente all'azzeramento di tutti i vertici degli apparati di sicurezza. La partita è complessa, forse occorrerà procedere in tempi diversi al ricambio ma intanto siamo in piena emergenza democratica. Caro governo muoviti in fretta che più passano i giorni e più la situazione rischia di degenerare.
Lo danno per morto eppure tutti dicono che non si andrà al voto anticipato. Parlo del governo Prodi, della maggioranza risicata al Senato dove oggi il governo è stato battuto sul decreto legge sugli sfratti. L'aula ha approvato con 151 sì e 147 no e nessun astenuto una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall'opposizione. Sono cose che possono capitare durante i lavori parlamentari. E' successo in passato e succederà in futuro. Ma quello che è accaduto oggi e le relative preoccupate dichiarazioni degli esponenti della maggioranza sono indicative del clima che si respira in questo momento. L'incertezza regna sovrana. Prima si annuncia l'aliquota del 45 per cento per i redditi più alti poi si dice di no. Si utilizza il voto di fiducia sul decreto fiscale quando lo si contestava quando lo faceva Silvio Berlusconi. Non è, insomma, un bello spettacolo. Ha ragione Ezio Mauro che dalle colonne di Repubblica invita Prodi ad indicare "al Paese una missione". Certo il presidente del Consiglio deve essere un buon amministratore. Ma il condominio Italia non può essere gestito soltanto con numeri e bollette. Ci sono riforme che costano ma ci sono anche riforme a costo zero. Non è solo una questione di scarsa e inefficiente comunicazione. C'è qualcosa che non va. Eppure non ci sarà la spallata al governo come pronostica Silvio Berlusconi. Ho visto le immagini della manifestazione polista di Vicenza. Tanti ombrelli e poca gente. Ma questo non significa che Berlusconi bluffi. L'indice di gradimento per la compagine di centrosinistra sta rapidamente scendendo. La sua gente è disposta ad accettare una manovra rigorosa ma in cambio vuol capire il traguardo. Nei circoli della Roma che conta si affaccia l'ipotesi di un governo delle larghe intese che fa fuori le estreme, capeggiato dall'attuale presidente del Senato, Franco Marini, uomo "pragmatico" e "concreto". Io non ci credo. Non credo alle elezioni ma non credo neanche al governo d'emergenza, alla grande coalizione che c'è in Germania. Ma Romano Prodi se vuole di nuovo essere in sintonia con il suo elettorato dove osare di più.
Quante polemiche scatenate dalla puntata di Annozero sull'omicidio Fortugno! Con il presidente della Regione, Agazio Loiero, che avrebbe voluto esser presente in trasmissione e che non si è sentito garantito dal viceministro dell'interno, Marco Minniti, esponente di punta dei Ds della Calabria. Con la solita tiritera, questa volta campata in aria, che si è data solo l'immagine di una regione devastata e non si sono dette una serie di cose "positive". Insomma niente di nuovo sotto il sole. Con i politici che danno le pagelle, secondo la loro convenienza, e che non rispondono ad una domanda elementare: le cose viste e dette sono vere o sono false? Il resto sono chiacchiere. Qui non si tratta di piacere o non piacere alla destra o alla sinistra. Il giornalismo d'inchiesta è per sua natura scomodo. "Il ruolo di Annozero non sarà dispiaciuto all' 'ndrangheta", tuona Agazio Loiero. Io penso invece che i malavitosi si saranno incazzati con noi e che invece di sparare sull'informazione Loiero si sarebbe dovuto chiedere perchè la politica calabrese appare ancora così debole.
Caro direttore, la tua intelligenza è sprecata quando si applica agli ascolti degli altri. E' un lavoro per il quale è sufficiente il cervellino di Aldo Grasso e dei tuoi amici del Corriere della Sera. Ti ricordo quando alla conferenza stampa di presentazione del nuovo ciclo di 8 1|2 hai punzecchiato Annozero dicendo che ti faceva addormentare. Io invece ti guardo ogni volta che posso anche perchè Ritanna Armeni la conosco da quando avevo 20 anni. Rispetto il vostro lavoro. Mi dispiace che non siano in tanti a pensarla come me. Sono giorni che non riesci a superare il 3 per cento di share. Ieri sei riuscito a scendere fino a quota 1,72 per cento. Neanche 480 mila ascoltatori. Abbondantemente sotto la media della tua rete. Siccome il giovedì è la nostra giornata non vorrei che ti sintonizzassi con il titolo del nostro programma avvicinandoti allo zero. E allora se vuoi sapere come la penso: fatti i programmi tuoi, migliorali e cerca di non farci addormentare alle 8 1|2 (di sera).
Parlo di Rai, della mia azienda. Mi ha colpito la dichiarazione di Sandro Curzi, attuale membro del consiglio di amministrazione di viale Mazzini: "Martedì il servizio pubblico l'ha fatto Sky". E' vero, quando c'è stata la tragedia nel metrò di Roma, tutti ci siamo sintonizzati sul canale 500 a vedere il Tg di Sky sapendo bene che la Rai sarebbe arrivata dopo sull'evento. . Qui non si tratta di affermare che sono più bravi i colleghi di Sky. La questione è che l'elefante Rai si muove sempre con più lentezza. Eppure basterebbe dotare Roma e i capoluoghi delle regioni italiane più importanti di piccoli pulmini attrezzati con le parabole per trasmettere in diretta, rapidamente. Occorrono dunque mezzi. Da due anni la Rai ha stanziato 130 milioni per comprarne a sufficienza ma afferma un altro consigliere di amministrazione ed ex direttore Nino Rizzo Nervo "fino ad oggi la burocrazia aziendale ha impedito di perfezionare l'acquisto". Mi aspetto un'indagine interna e mi auguro che viale Mazzini proceda rapidamente a snellire la burocrazia e a cambiarne i vertici. Secondo me comunque anche le televisioni private fanno servizio pubblico.
Una strada pericolosissima. L'ho percorsa lo scorso luglio. Ricordo che per chilometri e chilometri non abbiamo incontrato nessuno. Ricordo che tra Kandahar e Lashkargah pochi giorni prima che passassi io era stato attaccato dai talebani un convoglio di mezzi internazionali tra cui un Tir inglese. Spesso gli autisti del mio convoglio erano costretti a correre. "La strada non è sicura", mi diceva l'interprete. La realtà è che in quell'area le formazioni talebane appaiono d'improvviso a bordo di pick up, colpiscono e si ritirano.
Ma non ci avevano detto che l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non si sarebbe più occupato delle sue televisioni? E' vero che questa mattina si trovava a Campobasso, ma il leader di Forza Italia è uscito proprio dal seminato: "Non ci credo - ha detto il settantenne di Arcore - sarebbe un atto di banditismo e non sarebbe più una democrazia quel Paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l'avversario attraverso le sue aziende e le sue proprietà private. Non ci credo". A credere all'uomo della bandana, uno si immagina che il presidente Prodi e il ministro Gentiloni abbiano proceduto, nel consiglio dei ministri di oggi, ad un esproprio proletario. La verità è che nella riforma della legge Gasparri si prevede nel 2009 il trasferimento di una rete analogica sul digitale terrestre per Mediaset ma anche per la Rai. E quindi si apre uno spazio nell'analogica per un polo concorrente ma a tempo perchè se il futuro sarà nel digitale terrestre Mediaset e Rai partiranno prima. E, dunque, al momento appare come una semplice riduzione bilanciata. A quando la legge sul conflitto di interesse? Non si tratta di essere banditi ma di ripristinare il pluralismo.
Mi piacciono le Iene ma questa volta sto dalla parte del garante per la Privacy che, secondo me, ha fatto bene a bloccare il servizio sul test antidroga a 50 deputati, che sarebbe dovuto andare in onda questa sera. Ma non per lesa maestà, sia ben chiaro. Ma perchè eseguito a insaputa dei parlamentari contattati. Che ci sia tanta ipocrisia a Montecitorio sulla droga è fuori discussione. Ma care Iene abbiate il coraggio di prendere il toro per le corna. Senza sotterfugi. A viso aperto. E quanta cocaina (per non parlare di spinelli) trovereste sulla vostra strada.....Voi mi direte è satira e non è informazione. Il mio amico Vauro mi dice che la satira non ha regole ma io sono convinto che non si può truffare in nome della satira.
Anch'io scommetto sulla nascita del Partito Democratico. Lo dicono i risultati elettorali, lo impone il cosidetto popolo del centrosinistra. Dunque, lo voglio anch'io: ne sento la necessità ma non perchè non senta il bisogno di una forte sinistra nel nostro Paese. Penso che essa debba esprimersi all'interno di questo nuovo partito unitario del centrosinistra. Sono stufo delle divisioni, di leader e leaderini che per sopravvivere rischiano di mandar per aria una coalizione. Preferisco Prodi a Berlusconi. Il centrosinistra al centrodestra. Ma vorrei smettere di votare contro ed esprimermi a favore di un progetto nel quale mi riconosca. Ho paura che il PD (sta per partito democratico) nasca a tavolino, nelle stanze segrete dei partiti. Ritengo che ci sia modo e modo per arrivare alla sua costituzione. Dice D'Alema che "senza le sezioni dei Ds e i circoli della Margherita le primarie non si sarebbero mai svolte". E chi pensa il contrario! Ma chi non frequenta le sezioni dei Ds o i circoli della Margherita avrà gli stessi diritti dei militanti di quei due partiti? Come si formerà il processo democratico? Come saranno coinvolte quelle centinaia di migliaia di elettori che non si riconoscono nei partiti, pur rispettandoli, e vogliono impegnarsi? Dobbiamo smetterla (devono smettere) di pensare che i partiti siano sufficienti. Che basta assemblare un pò di ceto politico moderato con quello riformista e di sinistra per avere la soluzione dei problemi. Ha ragione Curzio Maltese quando sostiene che il PD "dovrebbe essere un'occasione per cambiare il linguaggio e il modo di far politica, per aggiornarli all'era di Internet e proiettarli verso i prossimi dieci, venti o trent'anni e non soltanto in vista del 2011". Un anno fa andammo in quattro milioni e passa a votare per le primarie. Vorrei scegliere ancora il mio candidato premier ma anche il mio deputato e il mio senatore. Vorrei decidere il mio futuro.
Povero Aldo Grasso! Si erge a critico televisivo del più importante e autorevole quotidiano italiano (il Corriere della Sera) e deve rincorrere Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e vicediretto dall'agente Betulla, alias Renato Farina, per sentenziare nientepopodimenoche il declino di Michele Santoro. Che siamo ancora in rodaggio lo sappiamo noi per primi e quindi ci è ben chiaro che il programma ha dei problemi da risolvere. Ma quello che ha fatto oggi il Corriere della Sera contro Annozero non aiuta certo a far comprendere ai suoi lettori i termini della questione perchè mette a confronto Floris e Santoro, due format completamente diversi, perchè si presta ad avallare vere e proprie mascalzonate come quella del direttore del Diario, Enrico Deaglio, sfortunato autore televisivo, per il quale nella puntata dedicata alla mafia non c'è stata "nessuna enfasi sulla vera notizia del giorno, cioè che Marcello Dell'Utri è stato condannato a nove anni per mafia" . Quando? Dicembre 2003 e motivazioni 4 luglio 2004? Alla faccia della notizia del giorno! Annozero, dopo le prime quattro puntate, ha due punti di share sopra la media di Rai Due e non, come dice Aldo Grasso "sotto la linea di galleggiamento di Rai Due". E poi, perchè hanno messo a confronto gli ascolti di Ballarò e Annozero dopo quattro puntate e non dopo le prime due? Noi sapevamo che la guerra in Afghanistan e la mafia del dopo Provenzano non avrebbero pagato in termini di ascolto. Ma le abbiamo realizzate perchè ci sembravano importanti come "servizio pubblico". E poi la media di queste prime quattro puntate, il 12,80, è più del doppio di quello che facevano i Socci, i Masotti, le Vergara, le Anna La Rosa in onda dopo l'editto bulgaro. Peccato che il Corriere della Sera abbia perso un'occasione. Tornare in onda dopo quattro anni, con un paese completamente cambiato, con una televisione violentata dai reality in una rete, come dice Carlo Freccero, estranea e, come aggiunge Sandro Curzi, reduce da mille insuccessi proprio nel campo dell'approfondimento giornalistico, non è impresa facile. Ma a noi piacciono le sfide.
Non so a quanti di voi sia piaciuta la puntata di ieri di Annozero dedicata a Cosa nostra. So che dopo l'arresto di Bernardo Provenzano sembrava quasi che fosse stata debellata. No, la mafia c'è. eccome se c'è. Ma sicuramente era scomparsa dai media che svogliatamente seguono le udienze che si svolgono nei tribunali e che coinvolgono nomi eccellenti della politica siciliana e nazionale. E' cambiata Cosa nostra, è cambiata la natura del rapporto tra mafia e politica. Oggi ho intervistato Angelo Siino che pur non essendo stato uomo d'onore, è stato il ministro dei lavori pubblici della mafia siciliana. Ai tempi di Salvatore Riina. E ha riempito pagine e pagine di verbali, testimoniato, raccontato quello che sapeva a giudici e poliziotti. Le foto che lo ritraggono ai tempi dell'arresto avvenuto 15 anni fa non vi consentirebbero di riconoscerlo. Esponente della cosidetta borghesia mafiosa palermitana, quella che nei salotti "esclusivi" e al "tiro a segno", ha fatto il buono e cattivo tempo imponendo il suo potere. Siino è un personaggio autorevole. Non è il malacarne. Certo, non ha la statura, il carisma di un Tommaso Buscetta che pur essendo un "semplice" soldato era considerato e rispettato come un padrino. Angelo Siino l'ha conosciuta bene però Cosa nostra. Dai tempi di Stefano Bontate fino a quella di Bernardo Provenzano. Pur non avendo conosciuto di persona Salvatore Riina ha lavorato per lui. Era l'imprenditore che pilotava gli appalti pubblici, che incontrava politici e amministratori locali, imprenditori locali e nazionali. Mi ha parlato di Raul Gardini, di Andreotti, di Salvo Lima, di Totò Cuffaro, di Giovanni Falcone, delle stragi, insomma di ieri e di oggi. Ma una frase mi è rimasta impressa. E' che se la politica non vuole non si muove nulla in Sicilia. La mafia c'è, mi ha detto ma non ci sarebbe più se la politica si comportasse come dovrebbe comportarsi. In un paese civile e democratico del terzo millennio. Fino a quando Cosa nostra è loro e non nostra, in quanto non ce ne occupiamo tutti, sarà difficile che si avveri il sogno di Giovanni Falcone di vederla sconfitta.
E così la faccia pulita del capitalismo milanese pulita non è e la mossa al Senato di Antonio Di Pietro di "fottere" il ministro della giustizia Clemente Mastella quasi certamente produrrà l'effetto di costringere i magistrati a scegliere tra le funzioni di inquirente o giudicante. Complimenti a entrambi. A Massimo Moratti che candidamente avrebbe ammesso di aver fatto pedinare Bobo Vieri e all'ex pm di Milano che non ha fatto votare l'articolo 5 della riforma dell'ordinamento giudiziario che prevedeva l'entrata in vigore del testo il giorno dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale facendo slittare l'attuazione del provvedimento di 15 giorni. A detta dei ben informati la Camera potrebbe non approvarlo prima del 28 ottobre, giorno in cui, secondo la riforma dell'ex ministro leghista Castelli, i magistrati dovranno optare tra le due funzioni. E che dire delle minacce di Clemente che piccato afferma: " Di Pietro mi ha rotto i coglioni. Se non passa questa legge al Senato si blocca tutto. Tutti i provvedimenti del ministro delle Infrastrutture sono morti. Mo-r-ti!". Insomma leader e leaderini del centro sinistra continuano a farsi del male e questo capitalismo italiano fa sempre più schifo.
Più di otto milioni di telespettatori su Rai Uno per la fiction su Giovanni Falcone. Bene! Ma non me la sento di dire fino in fondo W la Rai. La televisione di questi anni ha "dimenticato" l'impegno civile. Ci sono stati i "capitano Ultimo", i "Don Puglisi", i "Cento passi", i "Paolo Borsellino" e adesso i "Giovanni Falcone" . Ma che fine ha fatto "la Piovra", quella lunga serialità che ha dominato la scena televisiva degli anni passati? Che fine ha fatto il tema della lotta alla mafia nel cosidetto intrattenimento? Ma lasciamo da parte la fiction e vediamo la realtà. Di mafia nessuno ne parla più. Dopo la cattura di Bernardo Provenzano è calato il silenzio. C'è forse meno mafia oggi? Cosa nostra è meno pericolosa? Sicuramente è meno sanguinaria da quando sono finiti in carcere i Riina, i Bagarella, i Brusca, la componente stragista dei corleonesi. Ma questo significa che sia scomparsa o che sia diventata un fenomeno residuale? Non lo penso e non la pensano in tanti. L'emergenza in Sicilia è ancora Cosa nostra, non sono gli immigrati clandestini che sbarcano a Lampedusa. L'essenza della mafia sta nel suo rapporto con la politica. Sono domande che mi pongo e che si pongono in tanti Dal governo Prodi mi aspettavo un segnale diverso, nuovo rispetto ai cinque anni di Silvio Berlusconi. Ci rendiamo conto che non è stata ancora istituita la commissione parlamentare antimafia? Che mentre a Napoli si continua ad uccidere e ad essere uccisi e in Calabria l'ndrangheta è più che mai forte, della Sicilia sappiamo così poco? Chi comanda in Cosa nostra dopo la cattura del vecchio zio Binnu? E' solo pizzo? E la mafia come si rapporta oggi con la politica? E la politica con la mafia?