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Home » Settembre 2006
27/09/2006

[ ANNOZERO E L'AFGHANISTAN IN GUERRA ]

Purtroppo ancora un attentato in Afghanistan contro  soldati italiani. Tre militari  di stanza nel Prt di Herat  sono rimasti feriti in modo lieve in seguito all' esplosione di un ordigno non meglio precisato a circa cento chilometri dal capoluogo della regione che si trova ai confini con l'Iran, nell' ovest dell' Afghanistan. Tre militari italiani sono rimasti feriti in modo lieve in seguito all' esplosione di un ordigno non meglio precisato a circa cento chilometri da Herat, nell' ovest dell' Afghanistan. Il fatto è avvenuto alle ore 13.30 italiane: lo scoppio dell' ordigno ha coinvolto una pattuglia di supporto ad una attività umanitario, mentre i militari erano di ritorno ad Herat, dove si trova la base italiana. L' esplosione è avvenuta nell' area di competenza del contingente italiano. I militari feriti sono stati soccorsi da un elicottero. E vedrete i militari italiani di Herat nel reportage che ho realizzato per Annozero in Afghanistan. Un viaggio tra gli ospedali di Emergency,  i soldati italiani di Kabul e di Herat, nel sud dove si combattono le truppe della missione Isaf-Nato e le formazioni talebane. Domani sera  ad Annozero, su Rai Due alle ore 21 ci saranno in studio Gino Strada, fondatore di Emergency, il ministro della difesa Arturo Parisi e il generale Fabio Mini. 

postato da: aleruotolo alle ore settembre 27, 2006 15:21 | Permalink | commenti (20)
categoria:guerra afghanistan, contingente italiano, annozero
26/09/2006

[ VIA DA KABUL...]

Senza nome''Ho acceso la televisione su un canale Rai e c' era un giornalista che ha  detto che Prodi ha mandato le condoglianze. Io ringrazio Prodi come uomo, ma al politico dico: 'mandate a casa i ragazzi, mandateli a casa perche' non e' giusto che altre famiglie, mogli, madri, sorelle e padri, soffrano in questo modo''':  E' l'appello che Barbara, sorella di Giorgio Langella, l'alpino ucciso in Afghanistan rivolge al presidente del consiglio Romano Prodi. ''Basta. - Dice ancora Barbara - ne abbiamo gia' avuto un esempio a Nassiriya, ne abbiamo un esempio a Kabul, non si puo' lasciare morire i nostri ragazzi come carne da macello. Non si puo' e non si puo'''.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 26, 2006 13:06 | Permalink | commenti (14)
categoria:
26/09/2006

[ MORIRE PER KABUL ]

luogo attentato italiani kabul 26 settLa prima cosa che ho fatto, stupidamente, è stata quella di controllare il nome del soldato italiano morto a Kabul. Per sapere se lo conoscevo. Poi ho lasciato perdere e ho ripercorso con la mente quello che in un giorno di fine luglio avevo fatto con i militari italiani di stanza nella capitale dell'Afghanistan. La loro base si chiama Camp Invicta, enormi casermoni dove alloggiava l'armata rossa quando i sovietici occupavano Kabul. A fine aprile erano  arrivati gli alpini del secondo reggimento di Cuneo e agli inizi di maggio in un attentato terroristico analogo a quello di oggi rimasero uccisi  il tenente Manuel Fiorito e il maresciallo Luca Polsinelli. Di Camp Invicta ricordo un bunker costruito dentro la base per eventuali attacchi con i razzi. Ma il clima dentro la caserma non era teso. Ho chiesto di poter andare in pattuglia con loro e  sono stato una mattinata intera su un convoglio di tre mezzi blindati leggeri, i cosidetti Puma. Gli stessi mezzi  a bordo dei quali si trovavano oggi gli italiani vittime dell'attentato firmato dai talebani. A saltare in aria è stato l'ultimo dei tre mezzi. Il caporalmaggiore Giorgio Langella è morto sul colpo, altri due sono rimasti feriti in modo grave,  altri tre in modo leggero. Di solito portano con loro un interprete afgano.  Ma nell'attentato di oggi è morto anche un bambino e sono rimasti feriti diversi civili. Il luogo dove è avvenuto è probabilmente uno dei villaggi  dov' ero passato a luglio. Gli italiani della missione Isaf-Nato devono controllare la zona sud di Kabul. All'inizio la strada è asfaltata poi si attraversa una zona desertica con curve e dossi  e si incontrano piccoli villaggi. Spesso si fermano e con l'aiuto dell'interprete entrano in contatto con la popolazione. "Non sentiamo ostilità nei nostri confronti", ci dicevano i soldati: "Noi li salutiamo e loro ci salutano". Rimasi colpito dal fatto che non potemmo andare sul luogo dell'attentato di maggio. Ci avvicinammo ad un paio di chilometri in linea d'aria ma la zona non era sicura e  il capopattuglia ritenne di non dovere andare oltre.  Sono riuscito a parlare con Kabul, con il portavoce degli alpini. Mi ha confermato che l'attentato è avvenuto lungo la strada che avevamo percorso insieme. Ha aggiunto che probabilmente l'ordigno era nascosto sotto il manto stradale. Sono tutti in ansia per i due feriti più gravi.  Il caso vuole che la missione del 2 reggimento Alpini di Cuneo volga al termine. Entro l'8 ottobre sarà completato l'avvicendamento con il 7 reggimento alpini di Belluno.Un altro militare italiano era morto pochi giorni fa nei dintorni della capitale, ma in quel caso si era trattato di un incidente stradale. Era invece stato un attentato l'episodio avvenuto l'8 settembre, quando ancora una volta un ordigno era stato fatto esplodere al passaggio di una colona di mezzi in pattugliamento: non c'erano state vittime ma quattro soldati erano rimasti feriti. A Farah nell'Afghanistan occidentale. In Italia ho incontrato i familiari del tenente Fiorito e del maresciallo Polsinelli. Ho parlato con uno dei superstiti, con il mitragliere Clementini convinto che la popolazione afgana abbia bisogno di aiuti. Non sono Rambo, sono ragazzi  "in missione di pace". Ma la realtà è ben diversa. La guerra sta mietendo migliaia di vittime. Kabul è sempre più uguale a Bagdad. Bombe e scontri armati a Sud, ad est, ad Ovest e nella capitale. A Lashkar Gah nel sud, questa mattina un attacco suicida contro un convoglio di militari britannici ha provocato  più di 20 morti e decine di feriti. Secondo fonti locali sarebbero stati uccisi anche sei "stranieri". Le agenzie ci informano di combattimenti tra le forze Nato e i talebani in altre aree del Paese. Con morti e feriti.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 26, 2006 11:30 | Permalink | commenti (9)
categoria:pace, guerra afghanistan, contingente italiano
24/09/2006

[ L'IRA DI ROSETTA ]

iervolinoL'ultima puntata di Annozero dedicata a Napoli ha provocato l'ira del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino (detta Rosetta).  Minaccia un'azione civile e un immediato risarcimento dei danni arrecati all'immagine di Napoli. Speriamo di no perchè se perde in tribunale a pagare i danni saranno i napoletani. E non se lo meritano. Già un'altra volta, erano i tempi di Sciuscià, un sindaco di un'altra città  (Verona) ebbe la stessa idea e perse davanti al giudice. Questa che ci vede coinvolti è una vicenda paradossale perchè la premessa è che il sindaco non ha neanche visto il programma sostenendo  anche un falso e cioè che ad uno degli ospiti della puntata sarebbe stata tolta la parola. Ora chi ha visto Annozero giovedì scorso sa che Silvana Fucito, l'imprenditrice napoletana che si è ribellata alla camorra, ha potuto tranquillamente dire la sua. Ma non contenta, il sindaco ha aggiunto  che noi avremmo offeso anche Giancarlo Siani (il giornalista del Mattino assassinato dalla camorra 21 anni fa) perchè abbiamo raccontato una città e un popolo inerme e che non vuole reagire, "Giancarlo è morto proprio per reagire". Giancarlo è morto si perchè reagiva facendo il suo mestiere che era quello di raccontare sul Mattino di Napoli gli intrecci tra politica e camorra. E noi, modestamente, abbiamo raccontato il dramma di questa città. Dal canto suo il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, si è smarcato da Rosetta  affermando che quello che ha fatto vedere Annozero è un ritratto vero ma "parziale, quindi deformante" mentre un ministro napoletano ha detto che "serviva più equilibrio". Tutte queste dichiarazioni  mi ricordano quello che ci capitava non molto tempo fa quando governava Silvio Berlusconi. "Manca il contraddittorio"( oggi si dice "serviva più equilibrio"), "siete faziosi"( oggi si dice "parziali").  Ma insomma vogliamo continuare a criticare chi racconta e denuncia o volete un giornalismo fatto di alchimie e di equilibrismo politico? Il vero giornalismo è sempre di denuncia. Sta ai politici far propria la denuncia per cambiare le cose. Ieri a Napoli, nei quartieri spagnoli, agenti della polizia sono stati aggrediti con calci e pugni da un centinaio di persone per evitare che arrestassero un rapinatore di 23 anni. C'è qualcosa che non funziona e noi di questo abbiamo parlato caro sindaco Rosa Russo Iervolino. Le assicuro, alla Napoli perbene e che si impegna per la legalità, la puntata è piaciuta.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 24, 2006 19:54 | Permalink | commenti (32)
categoria:informazione, camorra, legalitĂ , annozero, rosa russo iervolino
21/09/2006

[ E SE AVESSE RAGIONE PRODI? ]

ansa_7798491_19460E se avesse ragione Romano Prodi? Sia chiaro, il presidente del consiglio di errori di stile ne ha commessi nella vicenda Telecom. Ma quel "Tronchetti ha usato il governo"  alla luce degli sviluppi clamorosi dell'inchiesta giudiziaria di Milano acquista oggi tutto un altro significato. E, soprattutto, impone una riflessione sulla privatizzazione della più grande azienda italiana, la prima azienda telefonica del paese: la Telecom. Un'impresa diventata una colossale banca privata, come scrive oggi Ezio Mauro su Repubblica, di informazioni riservate e illegali. La privacy di migliaia e migliaia di cittadini è stata violata. Ma non si tratta solo di privacy violata in nome del diritto di una multinazionale a difendersi dalla concorrenza e dai tentativi di intossicazione dal mercato. C'è dell'altro. C'è stato un uso politico dei dossier illegali: ad essere violata è stata la democrazia. Ad essere spiati industriali, manager, giornalisti ma anche rappresentanti istituzionali. Suonano strane le  dimissioni di Tronchetti Provera avvenute alla vigilia della grande retata disposta dalla magistratura milanese.  L'ex presidente che aveva scaricato il suo responsabile della sicurezza, non poteva non sapere: " Sapeva tutto",  sostengono i pubblici ministeri milanesi perchè il suo ex  responsabile della sicurezza, quel Luciano Tavaroli finito in carcere, amico dell'alto dirigente del Sismi, Marco Mancini, riferiva direttamente "al presidente". E, dunque, Romano Prodi aveva ben visto. Qui non si tratta di tornare all'Iri ma è più che legittimo che il governo si interessi della più grande rete di telecomunicazioni.  Come  può lo Stato  difendere  le logiche di mercato e contemporaneamente tutelare  i cittadini dal rischio di un "grande fratello"?

postato da: aleruotolo alle ore settembre 21, 2006 10:20 | Permalink | commenti (21)
categoria:governo prodi
20/09/2006

[ COMBAT ]

foto afghanistan 452Stavo in sala di montaggio, alle prese con l'edizione del reportage dall'Afghanistan che andrà in onda in una delle prossime puntate di Annozero, quando, l'altro giorno, è arrivata la notizia della strage ad Herat davanti alla moschea blu. Undici morti e decine di feriti. Nel testo provvisorio del blocco dedicato alla presenza dei militari italiani ad Herat, avevo scritto che nella città ai confini con l'Iran mi sentivo più tranquillo, che si poteva camminare per strada senza l'ansia e la paura di una bomba. E, invece, sono stato smentito dai fatti, anche se, come vedrete nel reportage, anche a luglio c'erano tutti i segnali di un peggioramento complessivo della situazione nel Paese del mullah Omar. In tutti i luoghi dove sono stato, da Herat, città dell'ovest, al bazar di Lashkar Gah, città del sud, al centro di Kabul, capitale che si trova ad est,  ci sono stati attentati kamikaze, con morti e feriti mentre infuria la guerra tra le truppe della Nato e i talebani in aree sempre più vaste del sud. E in questa guerra ci sono anche i soldati italiani. Era l'8 settembre quando, nella provincia di Farah dove c'è il comando americano del Prt (la struttura territoriale della missione Isaf-Nato), rimasero feriti in un attentato quattro incursori della Marina Italiana. Farah non è il sud, fa parte dell'Afghanistan occidentale dove responsabile della Nato è un generale italiano. Adesso, nella provincia di Farah è in corso un'operazione militare "in risposta al crescente numero di attacchi terroristici". E ci sono militari italiani, il meglio delle truppe. A che fare? "lLe solite pattuglie che, come avviene da quando Isaf-Nato ha preso il comando delle operazioni nel sud, svolgono missioni di perlustrazioni a lungo raggio per garantire la sicurezza dei principali assi di comunicazione", come sostengono i portavoce italiani? Ma impedire l'eventuale via di fuga ai talebani non significa che la natura della nostra missione è cambiata? Da peacekeeping a combat? Cioè da "mantenimento della pace" a combattimento? Non è giunto il momento di ridiscutere la nostra presenza militare in Afghanistan?

postato da: aleruotolo alle ore settembre 20, 2006 10:36 | Permalink | commenti (3)
categoria:guerra afghanistan, contingente italiano
18/09/2006

[ LIBERI DI NON ESSERE D'ACCORDO ]

Come avete visto non sono intervenuto per rispondere alle vostre critiche alla trasmissione. Sono tutte legittime e comunque siete liberi di criticarci. Di certo come Annozero siamo riusciti nell'impresa di offrirvi un programma nuovo che, come ogni novità, ha bisogno di una fase di  rodaggio. Ma oggi la notizia è che  il sottoscritto, Michele e Vauro ci siamo dimessi dall'associazione Articolo21 dopo aver letto un editoriale apparso sul sito dell'associazione (www. Articolo21.info) che si batte per la libertà di informazione. Gli amici di Articolo21 dopo le nostre dimissioni hanno preso le distanze dall'articolo sostenendo che comunque il loro (il nostro ex) giornale on line l'ha pubblicato "perche’ siamo un quotidiano on line libero, aperto e contro ogni forma di censura, anche laddove non si condivide il contenuto e il tono dell’articolo". Contenti loro! Mi sembra una posizione sbagliata. Un giornale che si batte per la libertà di stampa non è una cloaca che riceve e pubblica anche spazzatura. Del resto non l'hanno fatto sempre.  Un giornale deve avere la capacità di distinguere la critica, legittima, dalle offese gratuite. Per farvi capire il tono di quell'editoriale ne riporto l'inizio: "Michele Santoro è tornato come minacciava di tornare, più Santoro che mai. Forse per dimostrare di non essere cambiato nel suo esilio dantesco. “AnnoZero” ha proposto la formula consolidata: una inchiesta inframmezzata da inserti populisti in studio (tra Bertinotti e le vignette di Vauro, ormai sprofondato in un qualunquismo penoso) e condita dal celebre moralismo del conduttore". Nella nostra storia professionale abbiamo sempre rispettato le critiche, anche le più ingiuste. "Ma dal momento che voi sembrate così ansiosi di criticarci - abbiamo scritto nella lettera di dimissioni da Articolo21- riteniamo più giusto che possiate farlo con tutte le libertà del caso". Come avete potuto capire non abbiamo chiesto censure. Liberi loro di pubblicare quel che vogliono, liberi noi di non aderire ad un'associazione il cui giornale on line non è capace di distinguere una critica da un improperio. Ma per fortuna che l'articolo 21 della nostra Costituzione appartiene a tutti e quando qualcuno chiederà di batterci per la sua difesa, noi ci saremo.

 

postato da: aleruotolo alle ore settembre 18, 2006 22:13 | Permalink | commenti (32)
categoria:informazione, articolo21, rai-tv, michele santoro, annozero
14/09/2006

[ UNA GIORNATA PARTICOLARE ]

foto annozero 020La vigilia? Piena di tensione. Come ogni vigilia che si rispetti. Lettura dei giornali, commenti e poi tutti i riti di una giornata particolare. La riunione di scaletta, con i responsabili dei vari segmenti produttivi:  a che ora la pubblicità? Quando deve entrare in studio il presidente della Camera? C'è il computer con le agenzie di stampa?  Insomma tra poche ore si accenderanno le luci dello studio uno di via Teulada e inizierà questo ciclo di undici puntate di Annozero, su Rai Due. Proveremo  ad  offrire al pubblico un prodotto diverso dove al centro della scena ci sarà il reportage. Un film ad episodi. Ogni episodio nei tre blocchi del programma scanzionati dalle interruzioni pubblicitarie (due). Stasera si riunirà, come ha scritto Michele sul sito di Annozero, "una comunità prevalentemente giovane che non ha ancora rinunciato a porsi domande e a cercare risposte" su un tema come quello dell'immigrazione. Le nostre telecamere sono andate a Milano a cercare  gli immigrati, quegli immigrati che solo in minima parte sono arrivati via mare dall'Africa o in tempi passati dall'Albania. "Basterebbe regolarizzarli e il tasso di criminalità sarebbe pari a zero", ma non voglio anticipare nulla di quello che vedrete. Sarà un racconto che si comporrà in diretta. Avremo un solo ospite politico. Non ci sono, al momento, elezioni in vista. Lontani dalla par condicio potremo garantire la pluralità delle opinioni politiche spalmandole sull'intero ciclo. Siamo emozionati, dopo quattro lunghi anni di assenza dal video ma questa è la televisione bellezza..........

postato da: aleruotolo alle ore settembre 14, 2006 13:55 | Permalink | commenti (40)
categoria:informazione, par condicio, rai-tv, annozero
13/09/2006

[ HABEMUS RIOTTA ]

riottaGianni Riotta direttore del Tg1 e  Maurizio Braccialarghe alla Direzione del Personale: lo ha deciso il consiglio d' amministrazione della Rai su proposta del direttore generale Cappon. Il cda ha anche stabilito il passaggio di Gianfranco Comanducci alla direzione acquisti e la collocazione temporanea di Clemente Mimun a disposizione del dg.  Finalmente. Nessuno pensa che con queste nomine si risolvano i problemi della Rai. La nota aziendale ci informa  che all'ex direttore del Tg1, Clemente Mimun,  hanno proposto due importanti direzioni editoriali e che lui si è riservato di decidere. Dunque, hanno sbagliato coloro che paragonavano la sostituzione di Mimun all'editto bulgaro. Certo, su Gianni Riotta hanno espresso giudizi favorevoli leader e uomini di partito. Possono piacere o non piacere il gradimento e l'avallo ma penso che ora, prima di esprimere giudizi, bisognerà vedere se e come cambierà il Tg1. Che Gianni Riotta abbia una sua linea editoriale che non collimi con le idee di alcuni o di tanti ( per esempio con quelle del direttore di Liberazione, Piero Sansonetti al quale legittimamente non piace il moderatismo e il filoamericanismo del neo direttore) è fuori discussione. La questione è se gli altri Tg della Rai  avranno punti di vista diversi da quelli del telegiornale della rete ammiraglia. Uomini nuovi con prodotti vecchi ben poco potranno fare. Bisogna che la Rai recuperi autorevolezza e qualità. Bisogna anche che l'azienda del servizio pubblico abbia gli strumenti per poter cambiare e quindi che possa svincolarsi dal peso ingombrante dei partiti. Spero anch'io che il neo direttore del Tg1 per prima cosa abolisca il "panino".

postato da: aleruotolo alle ore settembre 13, 2006 15:04 | Permalink | commenti (10)
categoria:rai-tv
13/09/2006

[ FORZA RAI...]

tvChe nausea! E, scusate se sarò brutale, non se ne può più. Dateci un presidente della Repubblica garante della Rai. Che nomini lui, sentiti bla bla bla, un direttore generale e faccia vivere l'azienda in santa pace. Ma non è possibile che adesso si debba aspettare la costituzione della commissione parlamentare di vigilanza prima di procedere alle nomine  che il direttore generale Claudio Cappon ha proposto al consiglio di amministrazione. Ma dove sta scritto che la Rai debba comunicare ai parlamentari i criteri per le nomine prima di farle? si chiede, giustamente, il consigliere Nino Rizzo Nervo: " Abbiamo già nominato un direttore generale, un vice, il direttore delle risorse artistiche e dei diritti sportivi e nessuno ha obiettato che non si poteva fare". Adesso che deve cambiare il direttore del Tg1 alzati cielo? Suvvia un pò di contegno! E mi dispiace che la dichiarazione del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, sia stata presa al balzo dai Paolo Bonaiuti e dai Renato Schifani per bloccare il sacrosanto diritto dell'azienda di gestire i suoi problemi. Aspettiamo notizie dal settimo piano di viale Mazzini dove è in corso il consiglio di amministrazione.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 13, 2006 10:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:rai-tv
13/09/2006

[ BANDIERA BIANCA ]

napoli e camorraE' da tempo che non scrivo su Napoli. Ho appena finito di leggere  il bellissimo libro di Saviano, "Gomorra". Ho parlato con gli investigatori, gli inquirenti, con i miei punti di riferimento napoletani. Ho conosciuto a Roma Ernesto Albanese il figlio del povero Albanese ucciso per uno scippo, pieno di speranza dopo aver messo su un'associazione "L'Altra Napoli". Ma ho anche sentito quel "fujitevenne" di eduoardiana memoria riemergere in questa difficile fine estate 2006. "Tutti siamo responsabili" ho sostenuto in questi anni. Ne sono convinto: Napoli si può salvare solo con i napoletani. Ma mi sono reso conto che la questione è prettamente  politica e coinvolge tutti i livelli istituzionali. La cronaca di oggi ci dice che i Bassolino e le autorità locali hanno chiesto ai responsabili del Viminale più uomini e mezzi. Invano. Ma è solo questione di rinforzi? C'è una continuità sconvolgente con il precedente governo nella gestione della questione mafia.  Se ne parla a intermittenza, quando la morte di un edicolante o il ferimento di una bambina fanno espoldere l'indignazione e la rabbia. Ma lo sanno il guasto che ha provocato l'indulto nelle coscienze dei senza volto? Dei cittadini che di tanto in tanto diventano opinione pubblica?  Non ci si può occupare di Napoli e della questione legalità nel Sud come se fare o non fare il ponte sullo stretto di Messina.  Non ci si può arrendere ma oggi sul punto più alto di Napoli sventola la bandiera bianca.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 13, 2006 09:45 | Permalink | commenti (6)
categoria:politica, mafia, napoli, legalitĂ , governo prodi
12/09/2006

[ IL CAZZEGGIO DI SIMONA ]

simona venturaE' un varietà dove si balla, si cazzeggia e si fanno interviste. Se questa è linea  difensiva di Simona Ventura, povera Tv. E che significa? Che non essendo una trasmissione giornalistica non si fanno domande scomode? Leggete cosa ha detto il povero Andrea Vianello a Repubblica: "Nei poteri di un conduttore ci sta anche che a un certo punto ritenga che una polemica si debba interrompere. Lei mi ha fatto dei cenni e l'abbiamo chiusa lì". Cioè Simona Ventura ha stoppato l'unico ospite di "Quelli che il calcio" che aveva tentato di contrastare Luciano Moggi. Sia chiaro esistono conduttori e conduttori. C'è chi non vuole contraddire e chi vuole fare domande scomode. Ma non ci si venga a dire che essendo un varietà tutto è lecito. Io non penso che intervistare una "persona pubblica" sia prerogativa solo dei giornalisti. Ormai c'è una commistione tra generi televisivi che non si può più dividerli e non sarebbe neanche giusto. La Ventura esprime evidentemente e giustamente le sue idee. Lei sostiene che "non è possibile che due persone paghino per un intero sistema. Tutti sapevano cosa faceva Moggi, nessuno ha parlato per anni". Ma non sarà che Moggi sarà andato in trasmissione perchè qualcuno gli aveva garantito che non avrebbe avuto contraddittorio? Come già successo?  

postato da: aleruotolo alle ore settembre 12, 2006 09:43 | Permalink | commenti (8)
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11/09/2006

[ BRUTTO INIZIO...]

moggiNon si fa che parlare di Moggi dalla Ventura. Chiacchiere da bar del classico lunedì post campionato. Valanghe di commenti, polemiche sui giornali.  Ognuno è libero di fare gli inviti che vuole ma perlomeno un contraddittorio, please! E poi alla prima di campionato? Forse sarebbe stato meglio invitare il commissario Guido  Rossi o il magistrato Borrelli. Quel Moggi (solo Andrea Vianello e un pò Gene Gnocchi hanno provato a contraddire l'ex direttore generale della Juventus) ospite d'onore non mi è piaciuto come non mi è piaciuta la comparsata del ministro di Ceppaloni. Ma ogni autore televisivo e ogni politico  fanno la scelta in cui credono. Ma poi non ci lamentiamo se il valore della legalità sia diventato ormai un optional.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 11, 2006 09:44 | Permalink | commenti (6)
categoria:legalitĂ , rai-tv
10/09/2006

[ L'ULTIMA DI BERLUSCONI...]

bbbbPensavo che fosse una delle sue solite barzellette ma, vedendolo in tv, mi sono accorto che il tono della voce non era quello: "Siamo all'emergenza democratica, dovremo far sentire la nostra voce in piazza". Altro che il portavoce di Articolo21, il deputato diessino Giuseppe Giulietti ai tempi dell'editto bulgaro. Silvio Berlusconi in persona ha preso il toro per le corna: "Con la Rai si può manipolare l'opinione pubblica e loro vogliono mettere le mani sulla Tv di Stato". Minchia!  Parla proprio lui che ha tre televisioni, controlla la pubblicità e ha i suoi uomini nei posti chiave della Rai e che di nefandezze ne ha fatte tante negli anni in cui è stato presidente del Consiglio. Totò gli avrebbe risposto "ma mi faccia il piacere!" con una sonora pernacchia ma l'uomo in questione è pur sempre il leader di una parte consistente ormai dell'opposizione e, dunque, merita attenzione. Non penso che un consiglio di amministrazione di un'azienda possa svolgersi in diretta televisiva come qualcuno ha maliziosamente interpretato la dichiarazione di Sandro Curzi: "Del prossimo Cda deve essere tutto pubblico". Semmai si dovrebbe tenere una conferenza stampa comune al termine della seduta. Ma la questione non è solo il pacchetto di nomine che in settimana il consiglio di amministrazione della Rai dovrebbe varare. Noi tutti ci aspettiamo che i partiti facciano un passo indietro dalla Rai. Di Centro, di destra e di sinistra. Vorrei che i partiti si occupassero di più della riforma della legge Gasparri e della nuova legge sul conflitto di interesse che non di poltrone. In campagna elettorale i leader dell'Unione si erano impegnati su questi due provvedimenti. Aspettiamo fiduciosi. Si fa per dire.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 10, 2006 10:03 | Permalink | commenti (13)
categoria:informazione, berlusconi, rai-tv
10/09/2006

[ AGGIORNAMENTO AFGANO ]

KABUL3aA Kabul le vittime dell'autobomba contro l'ambascita americana sono diventate 18 mentre i soldati italiani feriti a Farah stanno meglio.Un attentatore suicida ha ucciso il governatore della provincia afghana di Paktia, nell'est del paese. Intanto nella provincia di Kandahar continuano i combattimenti tra i militari del contingente internazionale dell'Isaf e i taleban. Nelle ultime ore reparti della Nato in una accanita battaglia avrebbero ucciso circa cento guerriglieri. Nutro dubbi quando  leggo notizie del genere. Quando stavo nel sud dell'Afghanistan sentivo dire: "uccisi 10 talebani". Ho constatato di persona che cinque erano civili.
Dice il ministro degli esteri Massimo D'Alema: "Abbiamo chiesto una riflessione sulla missione. Su cosa non vada dal punto di vista politico e se il governo di Karzai sia veramente rappresentativo. Non è in discussione l'impegno italiano ma si deve riflettere in ambito Nato e Onu perchè è del tutto evidente che la missione non ha avuto successo". Sostiene il segretario dei comunisti italiani Oliviero Diliberto: "A novembre c'è il vertice Nato e l'Italia dovrebbe spingere perchè tutta l'Alleanza atlantica lasci l'Afghanistan". Afferma il generale di brigata Danilo Errico, comandante della missione Isaf-Nato dell'Afghanistan occidentale (dove sono rimasti feriti i quattro soldati italiani): "Per gli insorgenti non cambia: militari o civili, italiani o americani, soldati o personale delle Nazioni Unite, o delle Ong, per loro siamo tutti occidentali e perciò attaccano". Aggiunge il mio prediletto generale, Fabio Mini ex comandante della missione Kfor in Kosovo: "La difficoltà sta nell'ammettere che in Afghanistan la Nato (che sempre più è uno strumento della politica globale americana) si è assunta il compito di fare la guerra contro i talebani; che l'Afghanistan non è più il focolaio del terrorismo globale, ma il solito posto dove qualcuno tenta di abbattere un regime incapace sorretto dagli stranieri....E' anche difficile ammettere che la legalità dell'intervento richiesto, più che nelle risoluzioni e nella forza delle armi, sta nella capacità di affibbiare ai morti il titolo di taliban, a prescindere dall'etnia, dal sesso e dall'età".

postato da: aleruotolo alle ore settembre 10, 2006 09:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:guerra afghanistan
09/09/2006

[ OLIVIERO IL ROSSO...]

Michele è diventato biondo, io mi sono fatto crescere la barba che è bianca e Oliviero Beha adesso si vuol tingere i capelli di rosso. Vista la sua chioma non ci metterà molto. Anzi, mi meraviglio che lo abbia annunciato solo oggi dalle colonne della rossa Unità dimostrando di far più fatica a cambiare la tinta dei capelli che quella delle idee. Adesso chiede che gli venga dato un programma in prima serata. Ma chi glielo dovrebbe dare? Il governo Prodi ? Rifondazione comunista? I ds? la Margherita? Alleanza Nazionale? Forza Italia? Questa orribile espressione "datemi un programma in prima serata, oppure che so due saracinesche di Vespa o anche un Va' pensiero" tradisce la sua vera concezione di affidare ai partiti la proprietà della Rai. La sua appare un'offesa grave nei nostri confronti perchè noi torniamo in onda nella stessa collocazione dopo una battaglia condotta in tutte le piazze d'Italia contro l'editto bulgaro e dopo una sentenza della magistratura che ha riconosciuto i nostri contratti che prevedevano di ideare e realizzare programmi in prima serata. E lui, a chi lo sta chiedendo questo programma?

postato da: aleruotolo alle ore settembre 09, 2006 10:29 | Permalink | commenti (17)
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08/09/2006

[ FUORI I RUSSI DALL'AFGHANISTAN ]

reut_8821610_26340Dice Francesco Rutelli, vicepremier e leader della Margherita: "E' impensabile un ritiro di fronte all'offensiva dei talebani. Le difficoltà, che ci sono e non abbiamo mai nascosto, non ci possono indurre a pensare alla scorciatoia del rientro dall'Afghanistan che significherebbe il ritorno dei talebani".  Non mi convince. Si sta in guerra per evitare il ritorno dei talebani? Ma sappiamo di che stiamo parlando? I talebani già ci sono in Afghanistan. L'etnia è quella Pastun che è il 40 per cento degli afgani. La maggioranza degli afgani. Ma perchè ce ne siamo andati dall'Iraq? Mica per far tornare il dittatore Saddam? Ma non c'è dubbio che  per far finire la guerra civile in Iraq occorra prima ( va bene anche in contemporanea)  che se ne vadano via le truppe straniere e poi che la società irachena, con l'arma della politica e quindi della diplomazia, trovi un accordo tra curdi, sciiti e sunniti. Ecco: per l'Afghanistan la soluzione può essere solo politica e non militare. Anche perchè gli afgani si incazzano molto quando truppe straniere invadono il loro territorio per ragioni diverse. Chiedete spiegazioni all'armata rossa dell' Unione Sovietica.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 08, 2006 21:41 | Permalink | commenti
categoria:guerra afghanistan
08/09/2006

[ LA MORSA AFGANA ] 

01La prima notizia è che l'attentato aveva investito una pattuglia italiana nel sud dell'Afghanistan. Ma nel sud dell'Afghanistan gli italiani non dovrebbero esserci mi sono detto. Poi ho capito meglio quando ho letto la località e mi sono ancora di più preoccupato perchè l'attentato è avvenuto in una regione, Farah, che si trova nel sud-ovest dell'Afghanistan e il cui comando Isaf-Nato è a guida italiana. E' un attentato che deve preoccupare ancora di più perchè  vuol dire che la situazione sta degenerando nell'insieme del teatro afgano. I talebani dall'est sono entrati nel sud dove stanno combattendo contro le forze della Nato. Duramente, tant'è che un generale britannico ha dichiarato che "le nostre truppe sono fatte oggetto di una serie continui di attacchi che possono essere anche dodici al giorno. Questi attacchi sono di una ferocia ben più grande di quelli che si registrano in Iraq". Insorti contro soldati. In  una guerra che si combatte con razzi e  mitra ma una guerra  anche asimmetrica con gli attentati kamikaze di matrice alqaedista. Nel sud, nell'est, nel centro e ora anche nell'ovest del paese. Solo uno dei quattro soldati italiani, trasportati ad Herat,  è rimasto ferito gravamente ma per fortuna non è in pericolo di vita. Sono tutti incursori della marina. Il meglio delle truppe italiane. E, dunque, che ci facevano? Le condizioni del ferito più grave, capo prima classe Stefano Pella, che ha riportato la frattura della tibia ed un lieve trauma cranico, sono stabilizzate e la prognosi è riservata. Questi i nomi degli altri tre feriti: tenente di vascello Luigi Romagnoli (lieve trauma cranico, contusioni ed escoriazioni varie), sergente Ciro Fujani (contusioni ed escoriazioni varie), sergente Michele Spanu (contusioni ed escoriazioni varie).  "Farah è una provincia che sta dando problemi", mi diceva, lo scorso luglio,  un alto ufficiale della missione Isaf-Nato. I contingenti italiani sono schierati a Kabul e ad Herat. Ad Herat presso il comdando Isaf-Nato dell'Afghanistan occidentale, agli ordini del generale Errico che ha, alle sue dipendenze, contingenti di varie nazionalità tra cui quella italiana. Ad Herat, poi, c'è, il Prt locale, il team provinciale di ricostruzione (la struttura territoriale dell'Isaf-Nato) composta da italiani. Nel sud non dovremmo esserci, secondo quanto ufficialmente dichiarato dal nostro governo. Anche se fonti "accreditate" dicono che in realtà dei reparti speciali italiani sarebbero di supporto alle prime linee inglesi, canadesi, americane. Voci ufficiose che, sia chiaro, potrebbero essere ben presto smentite. Ma non è questo il punto. Il ministro della difesa Parisi ha detto che l'attentato di oggi "non ci sorprende". Altri soldati e civili italiani sono rimasti feriti o uccisi in Afghanistan nei mesi scorsi. Ma il futuro è ancora più denso di pericoli. E penso che prima ce ne andiamo dall'Afghanistan e meglio è. Sapete tutti che a Kabul oggi c'è stata una strage   per  l'autobomba esplosa nei pressi dell'ambasciata americana. Le milizie islamiche talebane hanno rivendicato l'attentato nel quale sono morti due soldati americani e altri due sono rimasti feriti, mentre in totale sono 17 le persone decedute in seguito all'esplosione. Decine i feriti. Kabul è sempre più uguale a Bagdad. 

postato da: aleruotolo alle ore settembre 08, 2006 11:46 | Permalink | commenti (5)
categoria:guerra afghanistan, contingente italiano
07/09/2006

[ ADDAVENI' IL 25 APRILE...]

annozeroDunque, ancora una settimana e poi torneremo in onda. Lo sapete, oggi c'è stata la conferenza stampa in Rai nel salone importante di viale Mazzini  affollato come non mai. Non mi aspettavo, devo confessarvi, il grido d'allarme che ha lanciato il presidente dell'azienda Claudio Petruccioli quando è intervenuto, per primo, al nostro incontro con la stampa. Quel "siamo vicini al limite oltre il quale viene messa in discussione la sopravvivenza del servizio pubblico" pronunciato, a poche ore dalla conclusione di un consiglio di amministrazione "informale", è un vero e proprio atto di accusa contro l'ingerenza della politica. Un "non ci stiamo" di scalfariana (nel senso di Oscar Luigi Scalfaro) memoria. C'è chi vuole bloccare il governo dell'azienda. Procedere a nomine, come quelle proposte dal direttore generale della Rai, Claudio Cappon, non vuol dire epurazioni. Rientra nel diritto di un direttore generale che vuole cambiare il profilo editoriale, riequilibrare un'azienda occupata negli ultimi cinque anni dagli uomini del centro destra. Altro che editto di Bologna! Petruccioli è stato chiaro. L'esclusione di Santoro è stato un danno all'immagine dell'azienda. Ma con il nostro ritorno in video non siamo ancora al 25 aprile. Oggi si parla di un editto bolognese che non esiste quando l'editto bulgaro non è ancora stato cancellato. La ferita si potrà rimarginare solo quando rivedremo i Biagi, i Luttazzi, i Guzzanti, i Freccero e i tanti autori e giornalisti meno popolari e meno noti che sono stati privati della possibilità di lavorare per non aver giurato fedeltà a Silvio Berlusconi. Michele è stato chiaro e ha spiegato bene l'anomalia di questo sistema. Biagi, Santoro e Luttazzi non sono potuti andare a lavorare altrove. "Se qualcuno dicesse a Mimun e Vespa: 'Voi non fate più niente', questa si che sarebbe  epurazione". E secondo voi  Mediaset si lascerebbe scappare l'occasione di  sfilare alla concorrenza professionisti come Mimun e Vespa? Nessuna epurazione dunque. I Mimun state certi che troveranno un'adeguata collocazione. La televisione deve aggiungere non sottrarre linguaggi. Ecco perchè la politica dovrebbe far un passo indietro e lasciare la Rai libera di esprimersi come meglio crede. Vale per tutti.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 07, 2006 18:40 | Permalink | commenti (32)
categoria:politica, informazione, rai-tv, enzo biagi, michele santoro, annozero
03/09/2006

[ UNA SETTIMANA E 1|2...]

logo fissoCi siamo. Manca una settimana e mezzo alla prima puntata di Anno Zero. Giovedì 14 settembre alle ore 21. Torniamo in televisione, su Rai Due, in prima serata dopo quattro anni e qualche mese di "assenza forzata". E chi la dimentica l'ultima puntata di Sciuscià edizione straordinaria! Era il 31 maggio del 2002, Michele Santoro diede appuntamento ai telespettatori per l'autunno ma a fine agosto  l'allora consiglio di amministrazione della Rai, con tre voti a favore e due contro, decise di chiudere il programma rispettando il volere dell'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Torniamo nella stessa collocazione dov'eravamo e non per "gentile concessione" ma dopo una lunga ed estenuante battaglia legale  vinta prima dell'avvento del governo di centrosinistra. Michele è rientrato in azienda già da un anno. Alla conferenza stampa di presentazione di Anno Zero ci sarà anche il presidente della Rai, Claudio Petruccioli che di solito non partecipa "a questi appuntamenti ma stavolta si perchè sia chiaro un messaggio: mai più un caso Santoro". Torniamo in onda: dei vecchi non ci saranno Riccardo, Corrado e Luisella. Ci saranno riconferme e  nuovi colleghi. Dopo anni in cui in televisione si è parlato sulla realtà, proveremo a riportare in televisione la realtà. Con le nostre telecamere in giro per l'Italia a fotografare il paese di oggi di cui si sono perse le tracce nel piccolo schermo. Sono d'accordo con Carlo Freccero quando sostiene che la "tv-verità che è fatta di reportage, che è denuncia dei mali e paradossi della vita associata negli ultimi cinque anni è mancata all'appello". Censurata  e fatta fuori perchè ritenuta di sinistra. C'è  grande attenzione in questi giorni per le nomine Rai, conflitto di interessi (penoso il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, che urla all'esproprio),  riforma del sistema radiotelevisivo. Non c'è dubbio che l'attesa di cambiamento sia grande ma quando si parlerà dei prodotti? Quando si romperà questo monopolio culturale della televisione italiana? Ho letto ieri l'Unità e sono rimasto colpito da un titolo: "Santoro-Floris, il duello dell'Auditel". Davvero? Penso invece che saranno due programmi, così diversi, che non saranno in competizione tra loro. La Tv di Floris è un pò come la Tv di Vespa dove passa e si siede la politica. Uno rassicura il centro destra, l'altro il centrosinistra. La verità è che con il nostro ritorno in video, nella Rai riemerge un pezzo di linguaggio che era stato censurato. E, speriamo che in tempi brevi, il rientro riguardi anche giornalisti e autori cacciati dalla tv dell'era berlusconiana. Non perchè cattivi giornalisti e cattivi autori ma perchè non graditi al Re che oggi è in disgrazia?

postato da: aleruotolo alle ore settembre 03, 2006 11:23 | Permalink | commenti (19)
categoria:informazione, rai-tv, michele santoro, annozero
01/09/2006

[ BURUBAKAI? ]

kabulBurubakai nella lingua farsi vuol dire andiamocene. Nella lunga intervista all'Espresso, il ministro della difesa Arturo Parisi risponde così al giornalista che gli chiede (riprendendo la dichiarazione di Mastella) se non è il caso di tagliare le truppe in Afghanistan, dato l'impegno in Libano?: "Certo, se ne può discutere, tenendo tuttavia distinto il piano delle risorse disponibili da quello della opportunità politica. Il piano del dovere da quello del potere. e, soprattutto, ricordando che in Afghanistan abbiamo preso degli impegni internazionali che non ci consentono decisioni unilaterali". Discutiamone, per favore!. Capisco la contrarietà alla politica "unilaterale" anche se dall' Iraq in modo unilaterale, dopo averne parlato con il governo di Bagdad e con gli americani, ce ne stiamo andando.
E' vero: in Afghanistan facciamo parte della missione Isaf-Nato "benedetta" dall'Onu. Nulla vieta che, dopo averne parlato nelle sedi competenti, potremmo decidere di andarcene. Ora tutti sanno che i nostri interessi strategici stanno in Iran più che in Afghanistan o in Iraq. E, quindi, la presenza militare italiana è solo calcolo di opportunità politica?
Ma lo sapete che in questo momento la missione Nato in Afghanistan è sotto comando di un generale britannico che sarà, in tempi brevi, sostituito da uno americano. Nei prossimi mesi saremo sotto il comando americano. E gli americani sono odiati a Kabul come nel sud, nell'ovest e nel nord del paese. Da tutti.

19230(4)E ancora: la situazione sta peggiorando in tutto l'Afghanistan. Nel 2004 i morti di questa guerra mai finita sono stati 700. Nel 2005 sono triplicati: 2000. Nei primi otto mesi del 2006 le vittime sono diventate 3800, 700 delle quali civili. Il governo Karzai, messo in piedi dagli Stati Uniti, è un governo corrotto. I signori della guerra che dovevano restituire le armi se ne sono ben guardati dal farlo. Anumentano le vittime e aumenta anche la produzione di oppio. C'è il boom del papavero. Lo sapete che nel 2006 sono stati coltivati ad oppio 165 mila ettari contro i 104 mila del 2005?. E 165 mila ettari vuol dire 6100 tonnellate di prodotto, il 30 per cento in più del consumo mondiale. La coltivazione di oppio è aumentata del 59 per cento. "La coltivazione di oppio in Afghanistan, che rappresenta il 92 per cento della produzione mondiale, è fuori controllo", ha dichiarato il responsabile dell'ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Nella provincia dell'Helmand, dove io sono stato e dove viene raccolto più del 40 per cento dell'oppio afgano, l'area coltivata è cresciuta del 162 per cento rispetto all'anno scorso .

AfghanistanOrmai l'87 per cento del consumo di eroina in Europa proviene dall'Afghanistan. E i trafficanti si sono alleati con i talebani.  Insomma è facile da obiettare alla tesi: ma se ce ne andiamo tornano i talebani. E per evitare una guerra civile si fa un'altra guerra? Gli studenti coranici già ci sono e sono appoggiati da una parte della popolazione. I combattimenti si stanno espandendo a macchia d'olio. Nell'intellighenzia di Kabul si ipotizza di dover fare i conti con questi "fratelli musulmani". Guardiamo come Italia al Medio Oriente, all'Iran.  La missione in Libano è piena di rischi ma il governo Prodi ha deciso di impegnarsi fino in fondo, scommettendo sulla pace. Certo, fino a quando non si risolverà, con la diplomazia, il conflitto tra palestinesi e israeliani,  quel pezzo di umanità è a rischio. Ma è già un fatto positivo che si cominci a parlare di una forza di interposizione nella striscia di Gaza.

postato da: aleruotolo alle ore settembre 01, 2006 19:16 | Permalink | commenti (2)
categoria:iran, israele-palestina, governo prodi, guerra afghanistan, contingente italiano, missione onu

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