[ LA MORTE NEL BAZAR ]
Vi racconto di una città dove sono stato. Di recente. Lashkar Gah. La capitale della provincia (una nostra regione) dell'Helmand. Nel profondo sud dell'Afghanistan. A metà luglio. Per realizzare un reportage per il nuovo programma di Rai Due, Anno Zero. Unico occidentale "disarmato" e con una telecamera al seguito. La notizia appena battuta dalle agenzie è di un attentato kamikaze: "Almeno 17 persone sono morte e 47 sono rimaste ferite, in un attentato suicida all'interno di un bazar gremito di gente". Tra le vittime ci sarebbero anche numerosi bambini. "Secondo il responsabile dell'ospedale, Rahmatullah, i morti e i feriti sarebbero tutti civili". Penso che il Rahmatullah delle agenzie di stampa sia lo stesso che ho conosciuto e che lavora nell'ospedale di Emergency. "Secondo il portavoce del governatore provinciale un uomo, imbottito di esplosivo, si è fatto saltare in aria tra la gente in un bazar affollato di Lashkar Gah, nel sud del paese, nella provincia di Helmand, cuore della zona controllata dai talebani". In realtà i morti dell'attentato sono stati 22 e i feriti 46.
Questi bambini che vedete li ho fotografati in quel bazar. Sorridenti, increduli come i vecchi e i pastun della città nel vedere una telecamera e dei civili "occidentali". Fino a poco tempo fa a Lashkar Gah c'erano le truppe americane dell'Enduring Freedom. Da qualche mese hanno avuto il cambio dagli inglesi e dai canadesi. Da fine luglio il comando nel sud dell'Afghanistan è passato nella mani della missione Isaf-Nato. La stesa missione della quale fanno parte i soldati italiani di stanza a Kabul e ad Herat. In Afghanistan c'è la guerra e, a differenza del Libano, una delle parti in conflitto vuole che le truppe straniere lasciano il loro paese. Del bazar ho un ricordo impresso. I suoi colori. I
suoi negozietti, i suoi bambini. I suoi odori, le sue fogne a cielo aperto accanto ai banconi della frutta. Ho potuto girare, parlare, intervistare perchè stavo con gli operatori di Emergency e di Emergency gli afgani si fidano. A Lashkar Gah i talebani sono di casa e hanno il sostegno della popolazione. Hanno già i loro tribunali, amministrano già villaggi. Non credo che si debba fare una guerra per evitare un'altra guerra.
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Rieccomi. Dunque, finalmente. Non capisco perchè il movimento pacifista che si è ritrovato ieri ad Assisi abbia sentito la necessità di scrivere e gridare "Forza Onu". Anch'io sono favorevole alla missione delle Nazioni Unite ai confini tra il Libano e Israele. Anch'io sottolineo l'importanza della svolta nella politica estera dell'Italia dopo gli anni bui di servilismo nei confronti degli Stati Uniti di George W. Bush e quindi, in Medio Oriente, di Israele. Anch'io sostengo che la comunità internazionale debba intervenire a Gaza con una forza di interposizione. Equi vicini e non schierati con una sola delle parti in conflitto.
Ma mi chiedo perchè mai il movimento pacifista (e non tutto) deve sostenere i soldati arcobaleno? Quando si interviene con le armi è sempre una sconfitta. Può essere necessario ma deve essere un fatto straordinario. Avrei preferito che il movimento della pace (che dovrebbe essere un soggetto politico) avesse lanciato un segnale diverso:l' impegno concreto contro le guerre indicando nella diplomazia l'unica strada percorribile per la pace. Non serve al movimento contro la guerra essere "collaterale", "sostenere le Nazioni Unite". Lo possono fare altri. L'Onu lo sa già di avere il consenso dei cittadini quando si muove (e negli ultimi anni non lo ha sempre fatto per i veti di quelli che possono apporre veti) per risolvere pacificamente i conflitti. Ma in Libano come in Palestina, come in Iraq, come in
Afghanistan oggi dal movimento pacifista aspettano impegni concreti e non parole portate dal vento.