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Home » Giugno 2006
30/06/2006
[ SCANDALI E GIORNALISTI]
Jacopo Fo ha commentato così un mio post:
Caro Sandro,
Anche in questo caso sono d'accordo con te. La privacy è un delirio. Certamente avremo meno scandali se la si piantasse con le intercettazioni. E i ladri la farebbero franca. Ma vorrei aggiungerere, che mi fa veramente impressione vedere le trasmissioni sportive con questa schiera di giornalisti vigliacchi che adesso si riempiono la bocca di richiami alla moralità. Ma dov’erano prima? Non sapevano? Balle! Erano complici. Nessuno di questi cani rognosi che abbia l’onestà minima di citare il signor Marco Travaglio e dire che anni prima dello scandalo aveva pubblicato un libro dal titolo “Luky Luciano” con il faccione di Moggi in copertina e dentro tutta la storia della corruzione calcistica. Se non sapevano erano dei disinformati. Un giornalista che non si informa è, professionalmente, un cretino. E se non è un cretino è un complice. E’ sempre la stessa storia: gli scandali sono sotto gli occhi di tutti ma si fa finta di non vedere. Vi ricordate quando Grillo denunciava la truffa della Parmalat? E vi ricordate quando noi denunciavamo il pericolo dell’uso dei priettili all’uranio impoverito in Kossovo? Fanno sempe finta di non vedere. Continuano a mungere la vacca sifilitica finchè dà latte. Poi fanno la faccia stupita. E per inciso non vedo nessuna reazione civile al tuo eroico documentario sulla megatruffa dell'immondizia andato in onda ormai mesi fa su Rai Tre. Sei stato il solo ad avere il coraggio di parlare... Centinaia di colleghi giornalisti hanno preferito tenere la bocca chiusa di fronte alla diossina di Acerra. Seveso l'hanno evacuata. Acerra no.
Razzismo verso i meridionali? Sì. Ma non fa scandalo. Speriamo che un giorno la magistratura arrivi con arresti e intercettazioni. Poi i coraggiosi cronisti finalmente grideranno allo scandalo.
  
                                      
postato da: aleruotolo alle ore giugno 30, 2006 13:51 | Permalink | commenti (5)
categoria:giustizia, informazione
27/06/2006

[ LUNGA VITA AL MANIFESTO! ]

manCena su terrazza romana. Ier sera. Amici parlamentari (Camera e Senato). Amici giornalisti. Scommessa: volete vedere che domani si parlerà del rigore di Totti e non dello splendido risultato del referendum? C'est la vie. Forza azzurri! e "Bentornata" cara Costituzione come recita il bel titolo del manifesto di oggi. A proposito mica possiamo restare orfani del giornale di via Tomacelli? Hanno bisogno di una mano da tutti noi. Aiutiamolo con un sostanzioso bonifico. C\C 000000535353 presso banca popolare etica Ag. Roma intestato a Emergenza Manifesto Abi 05018 - Cab 03200- Cin K. Qui non si tratta di citare Voltaire. Abbiamo bisogno di un giornale diverso dagli altri a cui non si può non voler bene anche quando non si è d'accordo con le cose che scrive. Il che capita raramente, per fortuna.  C'è sempre un pezzo da leggere anche quando gli altri giornali si sfogliano solamente. Il punto di vista di questo giornale è un bene prezioso. Per chi ama la libertà d'espressione. E poi, il sottoscritto ha iniziato a raccontare la realtà (con il suo punto di vista) 32 anni fa dalle colonne del quotidiano di via Tomacelli. Non è soltanto una questione d'affetto. Colpisce il silenzio degli autorevoli esponenti del centrosinistra sull'allarme lanciato per la sopravvivenza dell'autorevole testata. La posta in gioco è alta. Lunga vita al Manifesto!

postato da: aleruotolo alle ore giugno 27, 2006 11:45 | Permalink | commenti (8)
categoria:informazione
26/06/2006

[ VALANGA DI NO ]

refer costituzioneUna valanga di no. In tutta Italia con buona pace della Padania leghista. Anche il Nord ha votato contro la devolution dell'accoppiata Caldaroli-Castelli. Anche se in Lombardia e in Veneto  hanno vinto i sì. "Se vince il no, andiamo in Svizzera". Parola di Umberto Bossi. Cos'è una minaccia?  Vedrete che il senatur resterà in Italia.  Una ventina di punti percentuali di differenza. Un trionfo che mano a mano che passano le ore si consolida. Tutti siamo rimasti colpiti dall'alta affluenza alle urne, il 53,6 per cento. La gente non è stupida. La posta in gioco era troppo alta per disertare i seggi. La linea leghista esce a pezzi. Un ciclo si è così, definitivamente, chiuso. Anche Berlusconi esce sconfitto dalla competizione elettorale e come nelle politiche del 9 e 10 aprile  gli esponenti di Forza Italia paventano irregolarità. Sarebbe sbagliato se  la maggioranza  pensasse che sulla riforma di alcuni articoli della Costituzione possa fare a meno dell'opposizione. I leader dell'Unione l'avevano detto durante la campagna elettorale: "Non procederemo a colpi di maggioranza". Nel programma del centrosinistra c'è scritto che occorre modificare l'articolo 138 per evitare quello che è successo con la devolution e cioè occorrerà prevedere in questa materia  un quorum qualificato. Anch'io ho votato no. Anch'io penso che alcuni articoli della seconda parte della Carta  vadano modificati per rendere più moderna la nostra bibbia civile. Da cittadino del sud mi fa piacere che tutto il meridione abbia votato compattamente per il no, inclusa l'isola Sicilia.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 26, 2006 15:42 | Permalink | commenti (16)
categoria:politica
26/06/2006

[ DALLA PARTE DI WOODCOCK ] 

chiccoChe fosse un'inchiesta "pericolosa" lo si era capito subito. Dall'enorme mole di reazioni immediate all'arresto di Vittorio Emanuele e del portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile. Lo stesso leader di Alleanza Nazionale aveva "invitato" il pubblico ministero a cambiar mestiere. Ebbene il tentativo di delegittimazione di Henry John Woodcock (non lasciatevi ingannare dal cognome, il magistratio è più napoletano di me) è presto arrivato. L'autore è il suo capo ovvero il Procuratore di Potenza Giuseppe Galante che ha informato il Csm di una presunta  violazione formale del suo sostituto. Woodcock avrebbe predisposto la richiesta di misure cautelari e l'avrebbe inviata al Gip senza farla firmare a Galante. La cosa strana è che quella di Galante è un'iniziativa che non sta nè in cielo nè in terra. Il sostituto aveva solo l'obbligo di riferire al suo capo cosa che ha fatto come ricorda lo stesso procuratore capo che in varie dichiarazioni ha sempre confermato la sua stima e la sua fiducia per il pubblico ministero. Galante ha anche detto che condivideva la richiesta di custodia cautelare. Ma le nuove norme della riforma Castelli sono entrate in vigore soltanto il 18 giugno. La richiesta del sostituto procuratore di Potenza è del 29 maggio. A quell'epoca c'era solo l'obbligo di riferire e non era obbligatoria la firma del capo. E siccome il capo ha sempre detto che Woodcock lo informava perchè la denuncia al Csm? E perchè questo fulmine a ciel sereno? Io un'idea me la sono fatta e voi? Mi auguro che rapidamente il Csm chiarisca l'accaduto.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 26, 2006 09:59 | Permalink | commenti (16)
categoria:giustizia
23/06/2006

[ "LA NOSTRA BIBBIA CIVILE" ]

referendum devolutionQuanto mi piacciono i "vecchi conservatori"! Scherzo, ovviamente. Ma la lettura dell'intervista di Repubblica  al Presidente emerito Carlo Azelio Ciampi alla Repubblica mi ha fatto cominciare bene la giornata. Altro che conservatore! Il nostro Ciampi, questi grandi vecchi esprimono il meglio del nostro Paese. Mancano ormai due giorni al voto e mi è capitato, ieri sera, di intravedere il dibattito televisivo tra Piero Fassino, Franco Giordano, Rocco Buttiglione e Silvio Berlusconi. Un Berlusconi che, sapendo di perdere l'ennesima battaglia (l'indegno è lui non noi), si è dichiarato pronto a modificare le porcate scritte per cambiare la nostra Carta Costituzionale dopo l'eventuale vittoria dei si. Lui sa e noi sappiamo che vinceranno i no. E, dunque,  la casa delle libertà, da Casini a Berlusconi è pronta a discutere con l'Unione. Non c'è dubbio che la Costituzione è la "bibbia civile" di tutti gli italiani e che, dunque, i cambiamenti che si dovranno apportare dovranno essere condivisi. Non mi scandalizza, anzi. Quella modifica del titolo quinto votato dal solo centrosinistra fu un errore. Anche se veniale rispetto a questo del centrodestra. Ma errore fu. Ha ragione Piero Fassino quando sostiene che per modificare quei punti della seconda parte della Costituzione occorre che vincano i no. Ma leggete cosa ha detto a Repubblica Carlo Azelio Ciampi: "La riforma del Polo, passata con la formula della revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 della stessa Carta, è di fatto illegittima. Il testo approvato dalla Cdl, infatti, mira a cambiare la forma di Stato e di governo, ma così facendo viola l'articolo 139 della stessa Costituzione secondo cui la forma repubblicana  non può essere oggetto di revisione costituzionale". E ancora: "Passare dallo Stato unitario allo Stato federale, dal governo parlamentare al premierato che non ha contrappesi né nel presidente della Repubblica né nel Parlamento, non si può con revisione della Costituzione, perché la Costituzione lo vieta". Più chiaro di così. So che a molti l'idea della condivisione non piace. Qualcuno la definisce "inciucio", altri pensano che sia sbagliato. Nessuno sconto a coloro che hanno governato in questi ultimini cinque terribili anni. Ma l'Unione ha il dovere di governare come gli altri non hanno saputo e voluto fare. Il nostro Paese deve tornare ad essere il Paese di tutti.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 23, 2006 09:32 | Permalink | commenti (14)
categoria:ciampi
21/06/2006

[ PRESO UNO DEI MANDANTI DELL'OMICIDIO FORTUGNO ]

fortugnofChiudevo il post precedente con l’importanza dei pentiti nel caso Fortugno. Poche ore dopo,  le agenzie di stampa battono la notizia dell’arresto del mandante dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. La polizia di Stato ed i carabinieri - dice l'Ansa - hanno arrestato due persone a Locri nell' ambito dell' inchiesta sull'assassinio dell’esponente della Margherita, ucciso a Locri in un agguato di stampo mafioso il 16 ottobre dello scorso  anno nel seggio delle primarie dell’Unione.  I due, sarebbero padre e figlio. Alessandro e Giuseppe Marcianò,  l'uno caposala e l'altro infermiere dell'ospedale calabrese di Locri. L'inchiesta va avanti perchè Marcianò è considerato solo uno dei mandanti:  "Il primo livello". Il loro arresto è stato possibile grazie alle dichiarazioni del pentito Novella.

 

postato da: aleruotolo alle ore giugno 21, 2006 15:16 | Permalink | commenti (4)
categoria:giustizia, legalitĂ , fortugno, pentiti
21/06/2006

[ L'INCONTRO CON BUSCETTA ]

buscettaEra tanto tempo fa, ma ricordo tutto di quell'incontro. In un ristorante vicino ad un lago della provincia di Roma. Io e Michele. Lui, il suo avvocato e tanti uomini di scorta. Lui era Tommaso Buscetta, il pentito di cosa nostra. Avevano già arrestato Salvatore Riina e i suoi "corleonesi". Aveva già parlato di Giulio Andreotti. Due ore nel salone del ristorante aperto solo per noi. Indimenticabili. Ad un certo punto gli chiesi: ma secondo lei che succederà in Cosa Nostra dopo l'arresto di Salvatore Riina? E lui mi rispose: "Torneranno gli scappati" (i mafiosi che persero nella grande guerra di mafia degli anni '80 contro gli uomini di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano).  E tremeranno i corleonesi, aggiunsi io. E' un titolo di Repubblica di oggi, "il ritorno degli scappati", che mi ha ricordato quell'episodio di tanto tempo fa.  Le cronache sono piene del blitz di ieri che avrebbe decapitato il nuovo ghota della mafia. Del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, io mi fido. Penso che sia un ottimo magistrato. Grasso ha detto che dopo gli arresti di ieri Cosa nostra è in ginocchio. Speriamo che presto sia a terra. Prima di oggi non avevo mai raccontato l'incontro con Tommaso Buscetta con il quale parlai anche a telefono. Chiamava lui, dagli Stati Uniti d'America dove viveva. Penso che il suo sia stato un apporto fondamentale nella battaglia contro la mafia. Fece nomi e fece capire ad investigatori e magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come era strutturata cosa nostra. Penso alla delegittimazione di questi anni dei collaboratori di giustizia. E torno a quella serata con Buscetta. "Vede, è sbagliato considerare i pentiti come categoria. Esistono pentiti e pentiti e tocca ai magistrati valutare le loro dichiarazioni". Servono eccome se servono i collaboratori di giustizia! Il caso Fortugno docet.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 21, 2006 10:24 | Permalink | commenti (5)
categoria:mafia, legalitĂ , pentiti
20/06/2006

                 [ IL RUMORE DELLA LEGALITA' ]

   

pizzo mutandeI miei amici delle associazioni antiracket di Napoli mi hanno inviato la relazione che ogni anno scrive  Tano Grasso per fare il punto della situazione. Di lotta alle estorsioni in questo blog ne ho parlato diverse volte e diverse volte abbiamo discusso  di mafia, di camorra, d' ndrangheta. Per me sono battaglie fondamentali. Se vogliamo essere un Paese moderno, europeo, la battaglia per la legalità diventa discriminante. Gli sviluppi clamorosi delle recenti inchieste giudiziarie (dai furbetti del quartierino, a calciopoli, al savoiagate) ci dicono come la strada sia ancora lunga. L'ultima è di questa mattina: per presunte tangenti nella sanità tra gli arrestati figura l'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, e gli esponenti del suo partito, di Forza Italia, gridano all'emergenza democratica. Ma veniamo all'esperienza napoletana che è estremamente significativa. Per tutti. Per quanti operano nelle istituzioni e nella cosidetta società civile. C'è stato un rapporto tra istituzioni e società civile che proficuamente ha portato a risultati eccellenti. Secondo dati forniti dalla Prefettura di Napoli si è passati da meno di 100 estorsioni denunciate nel 2001 (quando non c'erano le associazioni)  ad un dato in costante crescita negli anni successivi: da 276 nel 2002 a 305 nel 2003, sino al salto in avanti del 2004 con 533. Infine il dato del 2005 con 614 estorsioni denunciate. In appena quattro anni (2002-2006) si ha un numero complessivo di 1728 denunce e, nel 2006, un dato più che raddoppiato rispetto al 2002. Dalla realtà del quartiere di Pianura emerge un elemento assai interessante: l’esperienza antiracket produce risultati che vanno ben oltre lo specifico orizzonte delle estorsioni. Si è registrato, infatti, un innalzamento del livello complessivo della sicurezza: il numero  delle rapine compiute in quel territorio si è dimezzato nell’arco di un anno (da 150 a 73); secondo dati forniti dai carabinieri vi è stato un calo generalizzato del numero dei reati commessi a Pianura (1872 nel 2004 e 778 nel 2005, ovvero il 58,4% in meno). I numeri dei processi: le associazioni antiracket napoletane sono intervenute direttamente con la costituzione di parte civile e comunque assistendo le parti offese in trentaquattro procedimenti penali. Di questi, diciannove sono stati definiti con sentenza (primo grado e/o appello) con la condanna di 128 imputati. Altri otto procedimenti penali si trovano nella fase delle indagini preliminari e, per una parte di essi, sono già state eseguite varie ordinanze di custodia cautelare. Le mafie creano povertà. Ci sono poche industrie, pochi imprenditori. Cosa si deve fare per assicurare investimenti esterni al di fuori della convivenza con la mafia? Come garantire alle imprese esterne un credibile tasso di sicurezza? La proposta delle associazioni antiracket di Napoli è questa: Il Comune promuove in seno al Comitato provinciale per la sicurezza (che deve assumersi la titolarità dell’iniziativa), d’intesa con le forze dell’ordine e la prefettura, la realizzazione di uno strumento per la gestione dei problemi di sicurezza delle imprese esterne al Sud attraverso il coinvolgimento dell’associazionismo antiracket. Si deve pensare ad un progetto-contratto di sicurezza personalizzato sottoscritto dall’impresa e dalle istituzioni. Dal lato istituzionale esso deve prevedere l' attivazione di un sistema di tutoraggio per i problemi di sicurezza: l’impresa è accompagnata e assistita in ogni fase dell’investimento e dell’attività; le viene assegnato un funzionario di riferimento e la corrispondente struttura di polizia; l’eventuale predisposizione di sistemi di vigilanza sull’impresa; lo svolgimento di periodici momenti di verifica istituzionale. Dal lato dell’impresa, invece, si richiede l'assoluta lealtà dei comportamenti e l’obbligo di segnalare immediatamente eventuali episodi di avvicinamento criminale: in questo senso la finalità del contratto è di incoraggiare una condotta di fiducia nelle istituzioni;  l’applicazione del principio della “clausola Sirena” ovvero l’estinzione della concessione del subappalto per le imprese che si rendono acquiescenti, con la previsione del risarcimento dei danni indicato espressamente nel contratto di esecuzione dei lavori. E’ evidente che una simile iniziativa ha bisogno di un forte sostegno politico nazionale e che la sua realizzazione richiede competenze proprie del Ministero dell’Interno; a tal fine si potrebbe pensare ad un’unica autority di coordinamento per l’intero Mezzogiorno (per esempio l’ufficio del Commissario antiracket). Ciò non esclude, in ogni caso, l’avvio di una sperimentazione per aree a partire da quella napoletana. Sono proposte. Belle proposte.

 

 

 

postato da: aleruotolo alle ore giugno 20, 2006 12:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:legalitĂ , antiracket
19/06/2006

[ NON PUBBLICARE TUTTO ]

telefonoE ti pareva! Gridano allo scandalo, alla violazione della privacy, alla barbarie. Sempre i soliti con l'aggiunta di nuovi crociati. Il tema, quando scoppia uno scandalo giudiziario, è sempre lo stesso. L'altro ieri era quello dei "furbetti del quartierino", ieri quello di "calciopoli" e oggi quello del "principe senza bon ton". Le intercettazionim, dicono i neo crociati,  sono strumenti investigativi indispensabili per perseguire i reati ( ma non tutti) ma non devono esssere divulgate. Secondo me invece non si può chiedere, in nome della privacy, il silenzio. L'opinione pubblica ha il dovere di essere informata. La privacy, come scriveva tempo fa Valentino Parlato sul manifesto, è una forma di difesa petr i cittadini comuni ma non per i protagonisti della cosa pubblica. Ci vuole sempre trasparenza. Ci si indigna per la pubblicizzazione dei colloqui del misero principe e dell'indagato signor Sottile, portavoce di Gianfranco Fini. Non sono  signor nessuno. Entrambi hanno un ruolo pubblico. Entrambi sono accusati di reati gravissimi. Ma non si può pubblicare tutto. Questa affermazione è vera in parte. Capisco quando ci si indigna per la divulazione di colloqui che non hanno risvolti penali e che coinvolgono persone estranee ai fatti sui quali si indaga. Ma se deve essere così, e io sono d'accordo, non si deve trascrivere il colloquio che non è rilevante da un punto di vista penale.  Mi dicono alcuni magistrati che quest'aspetto è già previsto dall'ordinamento ma che evidentemente la norma è inefficace. La mancata divulgazione delle intercettazioni è pericolosa perchè da un potere enorme di ricatto ai detentori dei "segreti".  Mi chiedo: se l'opinione pubblica non fosse stata informata sui Fazio e Fiorani, Ricucci e Consorte, costoro sarebbero caduti in disgrazia?  Sono d'accordo, una volta tanto, con Marco Pannella quando sostiene che senza pubblicazione "tutto resterebbe patrimonio di 200-300 esponenti dell'oligarchia di destra e di sinistra, che userebbero le infornmazioni per colpirsi reciprocamente....", "le intercettazioni possiedono una forza invasiva potenzialmente democratica".  Ma non si può dare in pasto all'opinione pubblica i vizi privati o le pubbliche virtù di cittadini estranei ai fatti penalmente rilevanti.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 19, 2006 13:04 | Permalink | commenti (14)
categoria:giustizia
16/06/2006

[ CIAMPI E' ROCK ]

ciampi e bandieraFino a pochi giorni fa il presidente emerito  della Repubblica Carlo Azelio Ciampi era portato in palmo di mano da Silvio Berlusconi, da Gianfranco Fini, da Pierferdinando Casini, da Umberto Bossi. Lo avevano addirittura ricandidato alla presidenza della Repubblica. Ve lo ricordate? Già quando il senatore a vita Ciampi ha votato per il presidente del Senato Franco Marini gli emeriti della casa della libertà ne hanno dette di cotte e di crude ma oggi hanno dato il meglio di sè. Carlo Azeglio Ciampi dichiara che al referendum sulla riforma costituzionale voterà no, e Roberto Maroni, presidente dei deputati leghisti, tira in ballo la sua età anagrafica: "Come si fa a non essere conservatori a 86 anni?". Ignazio La Russa tira fuori, invece, la sua cultura: "Il no di Ciampi vale come l'ultimo deputato". L'ex attrice Elisabetta Gardini di Forza Italia: "il cuore di Ciampi batte a sinistra". Suvvia occorrerebbe un pò di stile! Ma, come avrebbe detto Totò, signori si nasce e lui lo nacque. Dal leghista Maroni non me l'aspettavo quel "è vecchio e quindi conservatore". E' conservatore chi difende l'impianto della nostra Costituzione? Ci sono tantissimi ragazzi che sono scesi in piazza contro la devolution e il 25 e 26 giugno voteranno no al referendum. Non sono vecchi e non sono conservatori. Anche a 90 anni si può essere giovani. Ma la destra italiana è prigioniera del  populismo, e il populismo è la malattia infantile del berlusconismo. Ma secondo voi Ciampi è rock o è lento?

postato da: aleruotolo alle ore giugno 16, 2006 19:22 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, ciampi
15/06/2006

[ NOI E GLI ALTRI ]

guantan"E' inappropriato e contrario agli standard che ci si aspetta da un soldato" Il colonnello Scott Fazekas, portavoce dei marines commenta così il video-choc del caporale Joshua Belile, 23 anni, che con una chitarra in mano canticchia:"Ho acchiappato la sorellina piccola. I proiettili volavano, il sangue colava in mezzo ai suoi occhi. Ridevo come un pazzo. Ho fatto saltare i piccoli fottuti. Dovevano sapere chi avevano davanti". Inappropriato? E che significa? Infelice? Inopportuno? Maldetto? Non era forse il caso di dire qualcosa di più incisivo?  E poi ci si chiede perchè gli iracheni ce l'hanno con gli americani e perchè anche nel resto del mondo  cresca l' antiamericanismo. Mi sono stufato di essere considerato antiamericano perchè critico la politica di George W. Bush; perchè provo orrore nei confronti di chiunque torturi, uccida civili, compia massacri per esportare la democrazia. Non sono antiamericano.  Ma c'è modo e modo per sconfiggere il terrorismo. Fino a quando potremo far finta di nulla? Vi ricordate la scena dei soldati britannici che a BAssora, dietro a un muretto, pestano a sangue un gruppetto di ragazzini? Beh, quella è una delle scene che più mi ha colpito. Ci siamo dimenticati delle torture nel carcere di Abu Grahib?  A Guantanamo si suicidano in tre e Bush definisce i tre suicidi un atto di guerra contro gli interessi dellì'America. Questo terzo millennio è iniziato assai male. Più che il dibattito sulla sinistra radicale e sinistra riformista, sul filoamericanismo e sull'antiamericanismo, su guerrafondai e pacifisti, non sarebbe meglio chiederci ma perchè gli altri ce l'hanno con noi?

postato da: aleruotolo alle ore giugno 15, 2006 10:51 | Permalink | commenti (2)
categoria:pace, torture, 11 settembre, guerra iraq
14/06/2006

[ LA CARICA DEI 102 ]

governo prodiHo sentito dire ieri sera a Ballarò  dal ministro Bersani che i 102 tra sottosegretari, vice ministri e ministri del governo Prodi sono figli del proporzionale. Non mi convince. Perchè è vero che gli appetiti dei partiti sono infiniti ma avrebbero potuto dividere le poltrone secondo peso e correnti anche se il numero fosse stato inferiore. Mettiamo 90. A me non piace il proporzionale, a me non piace l'idea di votare a scatola chiusa, di non poter cioè esprimere la preferenza per il candidato. Urge riformare quella porcata di legge elettorale approvata a fine legislatura dal centrodestra. Urge anche una seria riflessione su questi primi giorni del governo dell'Unione. Speriamo che superato lo scoglio del referendum dalla parole si facciano i fatti.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 14, 2006 13:13 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, elezioni politiche, governo prodi
13/06/2006

[ LA STANZA DEL BUCO ] 

veronesiDall'agenzia Ansa di oggi. ''Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero dei tossicodipendenti'': Cosi' Umberto Veronesi, in un'intervista sul settimanale Grazia, commenta il dibattito sulle 'stanze del buco', luoghi attrezzati con personale sanitario e gia' attivi in diverse citta' europee per tenere sotto controllo le tossicodipendenze. Questo risultato, spiega Veronesi, emerge da uno studio condotto dall'universita' di Zurigo. ''L'esperimento e' iniziato nel 1991, quando la Svizzera ha cominciato un programma di somministrazione controllata di eroina. Se dieci anni fa i neoconsumatori erano 850, oggi la cifra e' scesa a 150 (circa l'82% in meno). Secondo gli autori dello studio, questi dati dimostrano che la politica 'liberale' sulla droga della Svizzera non ha provocato la tanto temuta 'banalizzazione' del consumo di  eroina, cioe' il rischio di usarla di piu' perche' era piu' facile procurarsela''.  ''Al contrario - continua il professore - la dipendenza da eroina e' diventata sempre piu' un problema medico e ha perso la sua immagine di 'atto di ribellione'. I risultati di questa ricerca non mi meravigliano: gia' dopo un anno dalla legalizzazione dell'eroina per i tossicodipendenti gravi, all' inizio degli anni Novanta, il governo elvetico aveva ottenuto una riduzione del 20% delle morti per overdose''. E aggiunge: ''Questo dimostra che la legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci: io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema. Siamo tutti contrari alle droghe, leggere o pesanti, nessuno dice che fanno bene. Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare''.  ''La proibizione non e' un deterrente - conclude - al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. E c'e' un ultimo argomento a favore della droga di Stato: il proibizionismo e' all'origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia e' la principale fonte di sostentamento per le mafie. Sono convinto che se vogliamo combattere davvero la criminalita' organizzata bisognera' considerare seriamente l'abolizione del proibizionismo''. Sottoscrivo parola per parola.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 13, 2006 16:39 | Permalink | commenti (12)
categoria:tossicodipendenza
13/06/2006

[ MENO VESPA, PLEASE... ]

porta a portaDurissimo sulla Rai il commento di oggi di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera a proposito del referendum. Rai e Mediaset disorientano gli italiani scrive il politologo che aggiunge: "Il nuovo vincitore continua a sonnecchiare, consentendo così che il referendum costituzionale sia gestito, senza nemmeno cambiare un guardalinee, dalla tv colonizzata da Berlusconi". E' ora che anche la Rai si deberlusconizzi. Non c'è dubbio. Questo però non significa che si debba unionizzare. Non si tratta di fare o non fare prigionieri. Si tratta di rimettere al centro il prodotto. E come si fa? Nell'attesa della riforma del sistema radiotelevisivo tre segnali vanno dati subito. Rai Uno e il Tg Uno  devono diventare la "rete vetrina" del servizio pubblico, ovvero la prima rete deve dotarsi subito di dirigenti in grado di imprimerle una svolta radicale. Battersi contro l'omologazione imperante significa afrrontare con uomini nuovi il peso e la qualità della fiction e del cinema che sono prodotti strategici non solo per una televisione generalista ma per la cultura di un Paese. Terzo. Bisogna eliminiare non Bruno Vespa ma il suo monopolio. E come si fa? Semplicemente consentendo alle altre reti di avere propri contenitori di approfondimento della stessa importanza in quella fascia oraria e sostituendo Porta a Porta con altri programmi dello stesso tipo quando Vespa esaurisce il tot di serate previste dal suo contratto. In tutte le televisioni del mondo la programmazione degli approfondimenti giornalistici dura dodici mesi all'anno. In Italia no. Perchè? Ogni volta che si critica Bruno Vespa, lui piccato risponde agitando lo spettro della vendetta contro di lui. Nessuna vendetta ma lui non può continuare a menarla dicendo che è il più bravo di tutti. Ma senza concorrenti interni è facile attribuirsi la patente del più bravo!  Bruno Vespa non può ritenere che basti la somma di Ballarò e  di Anno Zero (40 puntate e passa) per equilibrare le sue 139 puntate di Porta a Porta. Ballarò  e Anno Zero vanno in onda una volta la settimana.  Lui quattro ogni settimana. Ha ragione il consigliere d'amministrazione Nino Rizzo Nervo quando pone la questione della continuità della programmazione. Vespa deve fare un tot di programmi come prevede il suio contratto? Ebbene li faccia senza sforare e consenta ad altri di proporsi nella fascia dell'approfondimento di seconda serata. Naturalmente questo principio deve valere anche per Ballarò e Anno Zero. L'importante è che gli eventuali programmi aggiuntivi, con punti di vista diversi, raggiungano gli obiettivi editoriali. Prima di Sciuscià edizione straordinaria, l'allora direttore di Rai Due Carlo Freccero propose una striscia condotta da Chiambretti e Santoro. Gli fu detto di no perchè c'era Vespa. Che ci sia la possibilità di vedere al lavoro altri autori, conduttori e poi si vedrà se Vespa sarà ancora il più bravo. Ogni volta nelle lettere che scrive per precisare e contestare le critiche, Bruno Vespa chiama in causa altri colleghi. Oggi è toccato al povero Enzo Biagi. Mi ricorda quando alle scuole elementari un maestro se la prendeva con un mio compagno di classe  e lui, per difendersi, puntava il ditino sugli altri.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 13, 2006 11:14 | Permalink | commenti (5)
categoria:bruno vespa, informazione, rai-tv, enzo biagi, michele santoro
12/06/2006

[ FORZA ITALIA! ]

italia-ghanaE' l'unica volta che posso scrivere: Forza Italia! E non equivochiamo! come ci suggerisce la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera di oggi dove i due protagonisti sono Berlusconi e Prodi (mi riconosco con quel "non equivochiamo!" di Romano Prodi). Sbaglia Grillo a tifare Ghana: "fateli neri questi azzurri". Sia chiaro: il calcio italiano deve essere ricostruito, nessuna amnistia (e io sono per amnistia e indulto)  per Moggi, Carraro, Bergamo, Giraudo, per la Juventus, per Galliani e De Santis ma per le condanne di Calciopoli aspettiamo la fine dei Mondiali. Per me la Nazionale è la Nazionale. Ed è altra cosa  da quello schifo che è diventato il calcio italiano, quello che conta. Ci sono squadre e tifosi che possono star tranquilli perchè non hanno falsato campionati. Anche la Padania tifa contro gli azzurri. Ma che ci azzecchiamo noi con il Ghana o con la Spagna? Certo, se queste due squadre,  giocheranno bene mi divertirò  a vedere del buon calcio ma non si può tradire l'amore per il proprio Paese che passa anche per la sua squadra di calcio. Mettiamo da parte Carlo Marx e "l'oppio dei popoli", Calciopoli e Moggi e tifiamo azzurri.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 12, 2006 10:42 | Permalink | commenti (8)
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09/06/2006

[ SUPERPARTES? ]

logo fissoSolo ora ho avuto il tempo di leggere i commenti dei lettori di questo blog al mio "cornuti e mazziati", di qualche giorno fa. Tanti, troppi. Molti con critiche intelligenti, altri sciocchi e volgari. Volutamente stupidi. Molti chiedono al giornalista Rai di essere superpartes.  Capiamoci. Una cosa è lavorare nelle news, nei telegiornali o radiogiornali, altra cosa è fare programmi di approfondimento giornalistico in prima o seconda serata. Ogni testata, ogni programma e ogni rete hanno un profilo editoriale. Una linea. Certo il quotidiano è meno esposto del settimanale o dell'approfondimento quasi quotidiano di seconda serata. Scegliere e mettere un servizio prima dell'altro non è mai un caso. Mettere d'apertura di un telegiornale lo sbarco di 42 clandestini nell'isola di Lampedusa fa parte di una linea editorial-politica. Ma voi davvero pensate che la Tv non influisca sull'identità del nostro Paese? Sul suo costume? Sulle sue paure? Sui suoi modelli culturali? E davvero pensate che Santoro sia fazioso mentre Vespa no? Ci siamo dimenticati dei Socci, dei Masotti, delle Anna La Rosa? Ognuno di questi giornalisti ha un suo punto di vista, giustamente. La questione è dunque diversa. Chi decide che Vespa possa andare in onda e  Santoro no? Secondo me deve essere il pubblico. Santoro, Ruotolo, Freccero, Beha, sono tutti lavoratori dipendenti dell' azienda  Rai. Non sono mai stati licenziati.  Un lettore si chiede ma perchè Santoro deve lavorare in Rai? Perchè ha un contratto di lavoro con la Rai. E' stato discriminato e, come lui, altri sono stati discriminati. In Rai come in altre aziende. Andate in un giorno qualsiasi della settimana nel tribunale del lavoro della vostra città. Vedrete quante cause di lavoro ci sono per discriminazione. Il giornalista deve essere superpartes. Certo, deve garantire il contraddittorio. Ma vi immaginate un programma - comizio? Secondo voi quanti ascolti farebbe?  La questione non è se Bruno Vespa ha votato per il centro destra. ma se è indipendente.  La Tv deve aggiungere mai sottrarre. La  cultura deve essere disordine. Noi, ai tempi del governo D'Alema, siamo andati sul ponte di Belgrado, bombardato anche dagli italiani.  Alcuni lettori criticano, infine, la decisione di Michele  Santoro di essersi dimesso da parlamentare europeo per tornare in Rai. L'attuale direttore di Rai Due è stato sottosegretario nel primo governo Berlusconi. L'attuale direttore di Rai Uno, deputato di Forza Italia.  Anche Jerry Scotti è stato deputato. Irene Pivetti presidente della Camera.. Claudio Martelli, ministro. C'è una differenza però tra tutti questi personaggi e la scelta di Michele Santoro. Michele si è candidato per sollevare la questione del conflitto di interesse e della libertà di informazione. Il suo è stato un impegno di battaglia civile. Ai suoi elettori ha sempre detto che aspettava la decisione della magistratura romana sul suo reintegro. Quando i giudici hanno condannato la Rai e imposto il reintegro, Michele è tornato a fare il suo lavoro.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 09, 2006 10:44 | Permalink | commenti (39)
categoria:politica, bruno vespa, informazione, rai-tv, michele santoro
08/06/2006

[  UCCISO AL ZARQAWI ]

al zaUn capo terrorista in meno. Sarebbe stato ucciso Abu Musab Al Zarqawi. Il super-terrorista di origini giordane considerato il capo di Al Qaeda in Iraq e il luogotenente di Osama Bin Laden sarebbe morto in un attacco aereo americano a nord di Bagdad. Gli americani non hanno dubbi: "Zarqawi è stato eliminato", Il terrorista sarebbe  stato  identificato con le impronte digitali.  L'operazione è stata resa possibile da informazioni di intelligence, ha detto il comandante americano supremo in Iraq, il generale Casey, precisando che il nascondiglio, una volta individuato, è stato "centrato con un raid aereo", alle 18.15 di ieri. Giorni fa sarebbe stato arrestato un braccio destro del leader integralista, il quale avrebbe fornito elementi cruciali su di lui e sulla sua rete clandestina. Assieme a Zarqawi, sarebbero state uccise sei persone. Vittime degli effetti collaterali o complici del terrorista? Le agenzie di stampa dicono che tra le vittime ci sarebbero una donna e un bambino.  Il covo era collocato in una vecchia abitazione del villaggio di HepHep, a Nord di Baquba, nella provincia di Diyala.  Al Zarqawi, 39 anni, era il capo del gruppo terroristico Tawhid wal Jihad (Unificazione e Guerra Santa). Gli Stati Uniti avevano posto sulla sua testa una taglia di 25 milioni di dollari. Non c'è dubbio che la morte di Al Zarqawi rappresenti  un risultato estremamente importante nella lotta al terrorismo.  Ma siamo certi che cambierà qualcosa? E' ancora presto per dirlo ma io ho i miei dubbi.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 08, 2006 11:03 | Permalink | commenti (7)
categoria:11 settembre, guerra iraq, terrosimo
07/06/2006

[ CE NE ANDIAMO, FINALMENTE! ]

vauroManca ancora la data ma ce ne andiamo. Dall'Iraq. Finalmente. Secondo il primo ministro iracheno, Nuri al Maliki, che ha incontrato oggi il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, in visita a Baghdad,  la parte meridionale dell'Iraq, dove sono presenti le truppe italiane, in questo momento e' quella che riesce a garantire "le condizioni di maggiore sicurezza". Il piano italiano e'  perciò "pienamente compatibile" con il programma iracheno. Nel dibattito di ieri alla Camera la destra ha cercato di imputare al presidente del consiglio Romano Prodi la sua definizione di "truppe di occupazione" che pronunciò nel discorso programmatico al Senato. La nostra, è questo il senso delle dichiarazioni del centrodestra è "una missione di pace". Riporto la dichiarazione del generale Fabio Mini, l'ex comandante della Forza multinazionale in Kosovo: "Se l'Iraq non è ufficialmente in guerra, vive una situazione di altissima instabilità. e gli stranieri coinvolti sono percepiti come occupanti. Del resto il diritto internazionale definisce l'occupazione una situazione di fatto, a prescindere dal motivo per cui si è sul posto. Quando si esercita o si pretende di assumere il controllo territoriale, si è potenze occupanti".  Tutti abbiamo visto ieri in televisione il papà del povero Alessandro Pibiri, il soldato ucciso l'altro ieri sera a cento chilometri da Nassiriya dire "fateli tornare tutti a casa". Ci vogliono due mesi per lasciare l'Iraq da quando verrà impartito l'ordine del rientro. Aspettiamo, con ansia, l'annuncio ufficiale. 

postato da: aleruotolo alle ore giugno 07, 2006 11:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:pace, guerra iraq
06/06/2006

[ DIETRO LE SBARRE ]

dietro le sbarreLo sapevate che nelle carceri italiane ci sono 15 mila detenuti di troppo? Che in 15 istituti di pena il sovraffollamento è superiore al 200 per cento?  Che il 36 per cento dei reclusi è in attesa di giudizio? Mi colpisce quel sessanta per cento dei lettori di Repubblica che sono contrari alla proposta di provvedimenti di clemenza del governo Prodi. Certo che con amnistia e indulto non si risolvono i problemi strutturali della macchina giudiziaria ma senza quei provvedimenti  come si mette mano rapidamente? Costruendo altre carceri? Modello americano? Lo sapevate che nel 2005 quasi diecimila immigrati sono finiti in carcere solo ed esclusivamente per essere responsabili di infrazioni alle norme sull'ingresso in Italia? Aspettando di riscrivere la legge Bossi- Fini non sarebbe giusto tirarli fuori?

postato da: aleruotolo alle ore giugno 06, 2006 09:24 | Permalink | commenti (12)
categoria:giustizia
05/06/2006

[ FINO A QUANDO? ]

italiani a nassiryaMaledetto Iraq. Riporto un'agenzia Ansa: In un attentato a Nassiriya un militare italiano è morto, uno è ferito gravemente e tre in modo più leggero. Il militare morto è il primo caporal maggiore Alessandro Pibiri, 25 anni, di Cagliari. Era in servizio al 152/o Reggimento fanteria 'Sassari'. L' attentato, secondo quanto ricostruito da fonti del comando delle forze italiane a Nassiriya, si è verificato alle 21.35 ore locali (19.35 ora italiana), lungo una rotabile 100 chilometri a nord di An Nasiriya, quando una pattuglia del Task Force Alfa del reggimento fanteria 'Sassari' del contingente italiano è stata coinvolta dalla esplosione di un ordigno. Il primo veicolo, un VM 90 con a bordo cinque militari, è stato investito dalla deflagrazione. Il convoglio si trovava lungo la strada rotabile perché impegnato in un'attività di scorta ad un convoglio logistico britannico diretto a Tallil e proveniente dalla confinante provincia del Maysan. Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi prestati dal personale medico che viaggiava a bordo di un' ambulanza al seguito del convoglio. Successivamente, dalla base aerea di Tallil, si è alzato in volo un HH-3F dell'Aeronautica Militare per garantire l' evacuazione sanitaria ed il ricovero dei feriti. I quattro feriti "di cui uno in modo molto grave" sono ricoverati nell'ospedale da campo italiano a Tallil. I nomi verranno resi noti una volta informate le famiglie. L'attentato è stato compiuto con un ordigno rudimentale (Ied) di tipo tradizionale, e non a carica cava, come quello impiegato nell'attacco del 27 aprile, in cui morirono 4 militari italiani e un romeno. Lo si é appreso da fonti investigative. Maledetta guerra. Maledetti terroristi.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 05, 2006 21:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:
05/06/2006

[ CORNUTI E MAZZIATI, CHI? ]

vittorio feltriNon mi piace il giornalismo di Vittorio Feltri e di Libero. Prendete l'editoriale di ieri. Riguarda Michele Santoro e quindi il mio gruppo di lavoro: "Torna Santoro e i lecchini del Polo tagliano Vespa". Non entro nel merito dell'articolo, ognuno ha diritto di esprimere le proprie idee quando non diffamano o calunniano. Ma non capisco perchè il direttore di Libero leghi il nostro rientro ad un probabile taglio di una delle quattro puntate alla settimana di Porta a Porta.  Noi andremo in onda su Rai Due, in prima serata, a cadenza settimanale, dopo quattro anni di assenza dal video, dopo l'editto bulgaro di Silvio Berlusconi.  Bruno Vespa va, invece, in onda su Rai Uno ininterrottamente da anni. Non sono prodotti in competizione. Se le puntate di Vespa da quattro passeranno a tre (previste dal suo contratto) non è per dare spazio a Michele Santoro ma perchè evidentemente il consiglio di amministrazione della Rai  deciderà, se deciderà, secondo una logica editoriale. Vittorio Feltri sospetta che l'operazione andrà in porto perchè i consiglieri in quota casa delle libertà sono impegnati a  "rendersi graditi all'Unione" per garantirsi "una lunga permanenza sulla poltrona". Non penso ci sia spirito di autocastrazione da parte della Rai, come paventa Vittorio Feltri che conclude il suo editoriale appellandosi al Cavaliere: "Pensaci tu, altrimenti qui oltre a essere stati mazziati alle elezioni, rischiamo pure di essere presto cornuti". Fino a prova contraria altri sono stati i cornuti e i mazziati. Altri hanno tratto vantaggio dalla censura che ha penalizzato tante voci del nostro Paese. 

postato da: aleruotolo alle ore giugno 05, 2006 11:52 | Permalink | commenti (119)
categoria:bruno vespa, informazione, rai-tv, michele santoro
04/06/2006

[ IO C'ENTRO ]

agguato camorraTorno a parlare di Napoli. Proprio ieri sera la troupe di Paolo Mondani, che con altri colleghi di "Anno Zero" sta realizzando un'inchiesta sull'illegalità a Napoli per il programma che parte a settembre su Rai Due, è stato aggredito (pugni, calci e sputi) sulla scena del crimine dai familiari di due fratelli assassinati ad Arzano. E' ben lungi da me l'idea del "fujtevenne" di edoardiana memoria.  Quel punto interrogativo dell'altro giorno prendetelo come provocazione. Penso di conoscere la mia città, così complessa e straordinariamente bella, secondo gli ultimi stereotipi. Non mi occupo di antropologia o di sociologia ma fino a quando le cosidette persone perbene non diranno "io c'entro" non ci sarà futuro per Napoli.  Prendete l'antiracket. Ebbene ci sono ben cinque associazioni nate in meno di quattro anni. A Palermo sarebbe un fatto rivoluzionario. A Napoli, no. Perchè? Perchè il fatto che decine di commercianti e imprenditori abbiano denunciato e fatto arrestare decine di camorristi non è al centro dell'attenzione? Non scuote più di tanto le coscienze ma viene inghiottito dalla napoletanità?  Quando più di un anno fa andai ad intervistare Silvana Fucito, presidente dell'associazione antiracket del quartiere di San Giovanni a Teduccio (l'eroina del Time), le chiesi, meravigliato: "Lei ha  fatto arrestare più di dieci camorristi. Sono tanti". Lei mi rispose: "Si, sono tanti ma sono pochi rispetto a quelli che ci sono a Napoli". Le due Napoli che convivono, quella illegale e quella legale, sembrano sopportarsi. Ma ad essere criminogene non sono soltanto le periferie. Non c'è mai uno stacco tra le due Napoli. Si uccide e si commettono reati a Secondigliano come al Vomero, a Fuorigrotta come ai Quartieri Spagnoli. Quando le forze dell'ordine vengono aggredite mentre arrestano presunti camorristi dai parenti ma non solo, quando non si esce da casa o se si esce si spera di non essere rapinati, scippati o aggrediti, quando si preferisce pagare chi ti ruba la macchina invece di denunciarlo ( in gergo si chiama "cavallo di ritorno") quando non c'è quartiere di Napoli libero dalla camorra che nelle ultime ore è tornata a sparare e ad uccidere, significa che la questione legalità va ripensata completamente. "O sistema" (il mondo dell'illegalità) è più forte di noi. Nessuno può più dire: "Io non c'entro". Istituzioni e napoletani. E' ora che  giustificazionismo e  sottovalutazione escano di scena.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 04, 2006 10:56 | Permalink | commenti (5)
categoria:camorra, legalitĂ , antiracket
03/06/2006

[ VIVA CLEMENTE ]

detenutiViva Clemente? Si e lo dice uno che avrebbe visto meglio Mastella in un altro ministero. Mea culpa. Avevo sottovalutato la sua profonda cultura cattolica. E' un gigante rispetto al leghista Castelli. Voi mi direte chiunque lo sarebbe stato dopo Roberto Castelli. Può darsi ma è indubbio che le prime rapide mosse del guardasigilli siano state azzeccate. Più della grazia a Ovidio Bompressi e della riapertura del dossier Sofri  si è percepita la svolta in via Arenula con la decisione del neo ministro di grazia e giustizia di  incontrare i magistrati ponendo fine allo sciaugurato clima di delegittimazione portato avanti da Silvio Berlusconi. Adesso Clemente Mastella  propone l'amnistia e l'indulto. Vedremo se in parlamento ci saranno i voti necessari per approvare i provvedimenti. Nelle carceri ci sono 20 mila detenuti di troppo. Porvi rimedio, ha detto il ministro, è una questione umanitaria. Certo, c'è il rischio, come sottolinea l'ex procuratore Gerardo D'Ambrosio, che dopo due mesi le carceri saranno di nuovo superaffollate. Amnistie e indulti non hanno mai risolto i problemi. Bisogna ridurre i tempi dei processi, rivedere la legge sull'ordinamento giudiziario, depenalizzare reati, pensare a pene alternative alla detenzione nel carcere, cambiare leggi come la Bossi-Fini se è vero che da quando è entrata in vigore si è registrato un aumento di diecimila detenuti l'anno. Bisogna insomma pensare a interventi strutturali e non una tantum.  Tutto vero, dunque. L'annuncio dell'iniziativa del governo di decongestionare le sovraffollate carceri è un primo passo. Bisognerà vedere nel dettaglio chi saranno i destinatari dei due provvedimenti, quali saranno i reati esclusi. Personalmente preferisco l'indulto all'amnistia perchè non estingue il reato. Ma non è questo il punto. La verità è che il governo Berlusconi ha accentuato i problemi del pianeta giustizia e risolverli oggi è tutto più complicato.Viva perciò Clemente che vuol essere clemente ma la giustizia non è solo clemenza, è  certezza delle pene.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 03, 2006 09:21 | Permalink | commenti (8)
categoria:giustizia
02/06/2006

[ FUJTEVENNE? ]

golfo di napoliNegli ultimi giorni sono stato più volte a Napoli. I giornali sono pieni dell'inchiesta sul voto pulito. Sul mercato dei voti per le recenti elezioni amministrative. Sulle minacce e sulla presenza della camorra. Sono tornato a Scampìa dove, poco più di un anno fa, scoppiò una guerra all'interno dei un clan della camorra per il controllo della droga. Dovete sapere che Scampìa, che un megaquartiere della periferia nord della città, è considerato il supermercato delle sostanze stupefacenti. Alla luce del sole si poteva e si può comprare di tutto, dalle droghe leggere all'eroina, alla cocaina. 18 mesi fa ci furono più blitz nei quali le forze dell'ordine proteggevano i vigili del fuoco per smantellare le blindature dei portoni dei palazzi dove si smerciava o i cancelli abusivi costruiti per ostacolare l'arrivo delle volanti nelle stradine che uniscono i palazzoni. Ebbene, finita la faida, tutto è tornato come prima. Ho chiesto agli investigatori se c'è un censimento delle "piazze di spaccio" di Napoli. L'elenco è vastissimo. Nella sola Scampia-Secondigliano più di una ventina. Strade e piazze  come  via I Racconti di Pietroburgo,  via Misteri di Parigi,  via Bakù, viale della Resistenza. Cinque, invece, sono le piazze della zona San Paolo, due quelle di San Giovanni, nove della zona di piazza Dante. Insomma c'è una illegalità diffusa e, con essa, una criminalità che spazia dalle estorsioni, al contrabbando di sigarette, all'industria dei falsi, al lotto clandestino, all'usura, alle rapine ai Tir. Adulti ma anche minori. Adolescenti che vengono impiegati nelle organizzazioni con funzioni di messaggeri, di sentinelle ma anche come spacciatori al minuto di sostanze stupefacenti o incaricati della raccolta del denaro frutto delle estorsioni in danno di commercianti nonchè corrieri di armi. Ragazzini che  rapinano i telefoni cellulari di altri ragazzini. Un esercito di migliaia di uomini, donne e bambini. Avete letto bene, migliaia di persone e, dunque, migliaia di famiglie che vivono e sopravvivono (quelle che nella scala gerarchica sono all'ultimo posto) grazie al circuito dell'illegalità. Ci sono due città che convivono. Quella illegale e quella che illegale non è ma che anch'essa ha comportamenti illegali. Ci si può occupare di Napoli a tutti i livelli? Please.

postato da: aleruotolo alle ore giugno 02, 2006 10:55 | Permalink | commenti (8)
categoria:legalitĂ 

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