[ NESSUNA SCORCIATOIA ]
Questa vignetta di Vauro l'ha pubblicata PeaceReporter. Racconta meglio di un editoriale o di un intervento la drammaticità della situazione in quella parte del pianeta. I quotidiani Repubblica e il Corriere della Sera di oggi invitano il centrosinistra a lasciare le truppe italiane in Afghanistan perchè, come scrive Franco Venturini, la missione in Afghanistan, lasciata a metà dagli Usa per volgersi contro Bagdad, risulta ancora oggi incompiuta con Bin Laden libero e attivo, perchè in Afghanistan è presente quella comunità internazionale alla quale vogliamo appartenere e un ririto unilaterale comporterebbe per l'Italia una frattura strategica ben più grave e onerosa di quella che si produrrà contro il rientro dell'Iraq. Io ragiono in modo diverso. Questi cinque anni di guerra hanno stabilizzato il Paese? Sono stati catturati e processati i mandanti dell'11 settembre? I talebani sono stati marginalizzati? I trrafficanti di droga sono stati ridotti in miseria? Non mi sembra. Anzi muoiono a centinaia civili e militari e la campagna di primevera del mullah Omar è solo all'inizio. Possiamo avere qualche dubbio sulla strategia portata avanti fino ad oggi dalla comunità internazionale? Possiamo discutere e riflettere senza essere tacciati di codardia? Nessuno vuol prendere la scorciatoia.
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Non so a voi ma a me è tornato il sorriso. Il mio stato d'animo è completamente diverso da quello dell'11 aprile. Prodi aveva vinto ma per "un pelo di coglione". Questa volta è netta l'affermazione del centrosinistra ovvero è chiara la sconfitta di SIlvio Berlusconi alle elezioni amministrative. Sono piacevolmente colpito dallo straordinario successo di Walter Veltroni, il mio sindaco. E mi fa piacere anche la bella vittoria di Rosa Russo Iervolino nella mia Napoli anche se, devo dirvi, avevo qualche dubbio che ce la facesse al primo turno. L'ex premier voleva la rivincita e, invece, ha riperso come ha dichiarato Massimo D'Alema. Proprio ieri mattina avevo incontrato un berlusconiano doc (e di peso) che era convinto che Cuffaro avrebbe strapazzato la Borsellino, che l'ex questore Franco Malvano avrebbe conquistato Napoli, che Letizia Moratti avrebbe stravinto a Milano. La verità è che quando scende in campo Silvio Berlusconi trasforma le elezioni in un referendum sulla sua persona ma quando nella cabina la gente non trova il suo nome svanisce l'effetto Berlusconi. Il numero uno di Forza Italia ha voluto radicalizzare la competizione elettorale minacciando di portare in piazza i suoi sostenitori contro Romano Prodi e il suo elettorato non lo ha seguito. Hanno ragione i leader del centrodestra quando dicono che l'astensionismo li ha penalizzati. Ma perchè? Pensavano che queste elezioni potessero avere conseguenze sul governo Prodi. Hanno sbagliato i calcoli. Ma non c'è dubbio che l'esito di questo voto abbia consolidato il successo risicato dell'Unione di un mese e mezzo fa. E Prodi, in tempi brevi, deve concretamente dare un segno di discontinuità con il berlusconismo. Il signore di Arcore, ieri, ha vinto solo nella sua città. Arcore. Contento lui. Se, come speriamo tutti, i no dovessero prevalere al referendum del 25 giugno sulla devolution, nel centrodestra cominceranno i distinguo dall'ultimo crociato.
Grazie Rita! Te lo dissi quando ti candidasti alle primarie, te lo riscrivo oggi quando si è concluso lo spoglio per elezioni della tua Regione. Hai perso ma hai anche vinto. Hai preso più voti della tua coalizione mentre il tuo avversario, Totò Cuffaro, ne hai presi meno della sua ed ha vinto. Altro che simbolo: sei stata una ottima candidata. Certo, tutti tifavamo per te. E' inutile nasconderlo, ci sarebbe piaciuto, con il cuore, che a vincere fossi tu ma con la mente siamo soddisfatti lo stesso perchè hai aperto una crepa nella roccaforte della casa delle libertà. La Sicilia non è più quella del 61 a 0. Ricordo che ti dipingevano come una radicale e noi invece dicevamo che eri una moderata. La tua forza è stata quella di unire moderati e radicali su una idea di governo alternativa a quella dei Totò vasavasa. Ho sentito il tuo commento in televisione: "Sono molto soddisfatta per i numeri e per le percentuali perchè c'è un processo che è cominciato bene. Sono meno i siciliani che hanno votato per Cuffaro, non dimentichiamoci che la metà dei siciliani non ha votato per lui. In Sicilia il potere conta e conta molto anche in termini di denaro e qui i soldi contano molto in campagna elettorale". Siamo tuti garantisti e proprio per questo motivo ci chiediamo ora, ad urne chiuse, cosa farà il governatore della Sicilia se dovesse essere condannato dai giudici di Palermo per favoreggiamento della mafia? Tutti sappiamo che in Sicilia la mafia esiste ancora.
Le notizie che arrivano da Kabul sono preoccupanti. Un convoglio americano investe delle auto civili provocando morti e feriti. La gente scende in piazza contro gli americani che sparano sulla folla. Morti e feriti. La protesta si allarga. In corteo irrompono nel palazzo del parlamento. Il presidente Karzai invita alla calma e, intanto, viene evacuata l'ambasciata americana e stanno isolando la zona vicino all'ambasciata italiana. E mi fermo qui, perchè queste sono le notizie giunte fino a questo momento. Dovremo cominciare a riflettere anche sull'Afghanistan, paese sempre più simile all'Iraq. Sono centinaia i morti e i feriti nei combattimenti. Muoiono civili, tanti. Muoiono anche soldati afgani, americani. Sono stati uccisi anche i nostri alpini. I talebani stanno preparando l'insurrezione generale, quella che il mullah Omar ha chiamato "l'offensiva di primavera" mentre a Kabul sono apparsi i kamikaze, attentatori suicidi in "stile iracheno". C'è una differenza tra Kabul e Bagdad. In Afghanistan ci sono due situazioni diverse. Le truppe americane continuano a fare una guerra che non è mai stata dichiarata conclusa. Ma c'è anche una missione Nato che vede coinvolte 36 nazioni tra cui l'Italia. Ero e sono contro l'intervento in Anfghanistan anche se, differenza di quello iracheno, ha avuto l'avallo dell'Onu e di un gran numero di Paesi, anche islamici. So bene che il governo dei talebani ospitava e offriva completa libertà agli uomini di Bin Laden ma, forse, sarebbe stato meglio intervenire in altro modo: con l'intelligence e tutto quello che serviva per catturare Osama e il mullah Omar. Dopo cinque anni la situazione invece di migliorare, peggiora. Sono tornati i talebani, sono tornati i signori della guerra, sono tornati i grandi trafficanti di sostanze stupefacenti. E' il caso di chiederci che cosa stiamo a fare in Afghanistan? Non è miopia: vorrei capire perchè dopo 5 anni Osama e il mullah Omar sono ancora liberi e a Kabul si continua a morire.
Fa discutere il Silvio Berlusconi che dice:"E' l'ora che finiamo di essere moderati, contro l'Italia che odia siamo pronti a scendere in piazza". C'è chi, come il direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, lancia l'allarme perchè intravede "chiare minacce eversive contro il governo e promette lo scatenamento della piazza" e invita la maggioranza a prenderlo sul serio. E' vero, non bisogna mai sottovalutare l'impresario di Arcore e, forse, a qualcuno l'esternazione dell'ex inquilino di palazzo Chigi può ricordare l'ultima scena del Caimano morettiano. Nel nostro paese è garantita la libertà di manifestare, la libertà di pensiero. Quante volte siamo scesi in piazza contro il governo Berlusconi? Cito solo i 3 milioni della manifestazione della Cgil di Sergio Cofferati. E, allora, la casa della libertà vuole scendere in piazza e protestare contro il governo? Che lo faccia ma rispettando le regole, e, prima di portare in piazza i suoi fans, il cavaliere farebbe bene a riconoscere l'esito del voto di aprile e a memorizzare il fatto che è diventato il leader dell'opposizione.
L'ex continua a prendersela con chi, con la schiena dritta, scrive e pensa da uomo libero. E' incomprensibile che Silvio Berlusconi continui a minacciare Enzo Biagi. Non gli è bastato licenziarlo dalla Rai il 18 aprile del 2002. Egli considera che chi non la pensa come lui sia un nemico: "E' una vergogna che un giornale come il Corriere della Sera ospiti i rancori di un vecchio rancoroso che ce l'ha con me". Proprio ieri il grande Enzo Biagi aveva dedicato il suo "strettamente personale" alle ultime uscite del leader della casa delle libertà. Il pezzo cominciava così:"Il dolore non risparmia nessuno: neppure Silvio Berlusconi....al discorso di insediamento di Giorgio Napolitano...il Cavaliere seduto, immobile, le mani congiunte, a testa china..". Enzo Biagi è un nervo scoperto per l'ex. Come lo è Michele Santoro. Ieri Silvio Berlusconi è tornato sull'editto bulgaro quando fece chiudere i programmi di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi: "Non ho mai detto che dovevano essere mandati via, ho sempre detto che se volevano rimanere non dovevano continuare a fare un uso criminoso della televisione". Nessun tribunale della Repubblica ha mai detto che i tre facevano un uso criminoso della televisione. La frase esatta era un pò diversa, ricordava il giuramento di fedeltà al fascismo: "Ove cambiassero nulla "ad personam", ma siccome non cambieranno...". Vi ricordate che fine fecero gli 11 professori che non giurarono fedeltà al duce? Furono cacciati.
Il Coordinamento di “Ammazzatecitutti” in segno di solidarietà ai giovani gestori del ristorante Al Valantain, che sono stati oggetto nei giorni scorsi di nuove minacce da parte della ‘ndrangheta, ha indetto, per il 2 giugno
C'è un passo del discorso di Romano Prodi che voglio sottolineare. E' quando affronta la questione della sicurezza: "Lotta senza quartiere alla criminalità organizzata ....in assenza di una determinata azione di contrasto, non saremo in grado di sviluppare la nostra economia e attrarre investimenti. La tutela della sicurezza è un valore essenziale per tutti i cittadini". Le mafie sono la palla al piede del mezzogiorno d'Italia. Recentemente un economista dell'Università di Catanzaro, il professor Vittorio Daniele, ha condotto una ricerca sul perchè le imprese estere non investono al Sud. Mentre tra il 2000 e il 2003 le regioni del Nord-Ovest hanno attratto il 67 per cento degli "investimenti esteri diretti" in entrata in Italia, le otto regioni del Sud hanno beneficiato di una quota pari circa all'1 per cento dei flussi totali. Analizzando gli "svantaggi competitivi", il tasso di criminalità e, quindi, l'assenza di sicurezza, neutralizza fattori altrimenti positivi agli occhi degli imprenditori.
L'esordio al Senato è stato buono. Romano Prodi nel suo discorso programmatico ha proposto al Parlamento il rientro dei soldati italiani dall'Iraq "nei tempi tecnici necessari". La guerra in Iraq è stata un errore le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ha aperto "il vaso di pandora". Bisognerà informare gli interlocutori iracheni ma, certo, la decisione del ritiro non dipenderà dal si o dal no degli americani. Ma che cosa significa concretamente "nei tempi tecnici necessari"? Tecnicamente per garantire il rientro dei 2600 e passa soldati italiani in Iraq occorrono non più di 60 giorni. Proprio ieri il neoministro alla difesa, il prodiano Arturo Parisi, ha detto che il governo intende rifinanziare la missione, senza copertura finanziaria dopo il prossimo 30 giugno. Senza soldi non ci si può neanche ritirare. O no?
Il ponte sullo stretto di Messina non si farà. Lo ha appena detto il neo ministro dei trasporti Alessandro Bianchi, reggino, indicato dai comunisti italiani di Oliviero Diliberto. E' la prima buona notizia. E' un'opera dannosa e inutile. Altre sono le priorità per la Calabria e la Sicilia. Le mafie si incazzeranno parecchiio.
Perchè non c'è Violante? E perchè non ci sono più donne? E perchè.... Non potevano non esserci i mugugni. E' fisiologico che chi non c'è s'arrabbi ma, tuttosommato, la squadra di governo messa in piedi da Romano Prodi è una buona squadra, una "vera squadra" come sostiene lo stesso Prodi. Anch'io mi aspettavo qualche nome diverso e una logica diversa ma con i se e con i ma non si va avanti. Non resta che attendere e vedere il governo all'opera. Un governo che non deve fare "un pò meglio" del governo di Silvio Berlusconi. Deve volare alto. Un governo riformatore che non vuol dire "moderato". Un governo autonomo dai poteri forti che sappia restituire al nostro Paese quel ruolo internazionale che si era conquistato nel passato. Che guardi all'Europa ma anche ai paesi del Mediterraneo. Che, amico degli Stati Uniti d'America, sappia dire no a Washington quando c'è da dire no e che sappia spendersi per la pace. Un governo che restituisca dignità a quell'Italia che non è rappresentata dai furbetti del quartierino, che punti sulla risorsa naturale del nostro Paese: i giovani. Un governo che garantisca sicurezza e legalità, che punti ad un nuovo welfare, che abroghi le leggi vergogna e difenda la nostra Costituzione. Insomma un governo di svolta. Dei nuovi ministri ho visto che, per fortuna, Emma Bonino non è andata alla difesa. Autorevole Padoa Schioppa, mi colpisce che tutto il comparto difesa e apparati sia nelle mani di Romano Prodi con la nomina di Arturo Parisi alla Difesa e la nomina di Enrico Micheli come sottosegretario a palazzo Chigi con la delega sui servizi. Un'unica domanda mi pongo ma perchè Clemente Mastella è diventato ministro della Giustizia? Poteva essere un buon ministro del lavoro ma al dicastero di via Arenula occorreva un altro nome, con un'idea forte sulla riforma della giustizia. L'unica speranza è che tra i primi atti del nuovo guardasigilli ci sia la richiesta di grazia per Adriano Sofri e l'invio a Washington delle rogatorie fermate dall'ex ministro Castelli sulla morte di Nicola Calipari e sul sequestro di Abu Omar.
Le immagini non sono chiare, si intuisce soltanto. Eppure sono immagini che mi convincono. Sto parlando del video che riprende il momento esatto nel quale il Boeing 757 dell'American Airlines, dirottato, si schianta sul Pentagono l'11 settembre del 2001. Da mesi su internet si può vedere un documentario che mette in discussione la versione dell'attentato ad opera del commando di Bin Laden (i miei figli me lo hanno fatto vedere). Sono mesi che discuto con amici dell' "incredibile menzogna". Amici che stimo molto ma che non mi hanno minimamente convinto. Non ho mai creduto all'ipotesi che Bin Laden non c'entrasse nulla con gli attacchi dell'11 settembre a New York e a Washington che, a dire dei complottisti, sarebbero stati organizzati o da settori delle istituzioni americane o da servizi di paesi stranieri per costringere gli Stati Uniti d'America a scendere in guerra. Avevo sentito le testimonianze dei passeggeri, famosa quella dell'avvocato Barbara Olson che al telefono stava raccontando al marito il dirottamento, avevo letto delle testimonianze dei cittadini che, da terra, avevano visto l'aereo schiantarsi. Secondo me si può essere avversari dell'America di George W. Bush e contrari alla guerra senza vedere complotti inesistenti.
Dice Luciano Moggi ai magistrati che lo interrogano che non esiste nessuna cupola e che lui è la vittima dei poteri forti. Sostiene di avere agito "per non essere sovrastato, per non soccombere davanti ai poteri forti". E sulla cupola: "Non esiste, ciascuno in questo mondo pensa per sé e le alleanze sono ballerine. Sicché c'è conflittualità e assolutamente non accordo". Altri, spiega, sono i poteri forti. Quelli che controllano il mercato dei diritti tv, dal quale - dice Moggi - arriva il 90 per cento degli introiti per le società calcistiche. Ecco, quindi, che a capo di questo discorso la Juve diventa la società che nell'universo calcio non è la padrona ma anzi è costretta a difendersi, e quindi "se qualcosa è stato fatto, è stato per difendersi". La tesi difensiva dell'ex numero uno del calcio italiano non sembra aver convinto i due pubblici ministeri napoletani titolari dell'inchiesta. Era così potente questo signore che addirittura era "cercato" da ministri del governo Berlusconi come il ministrio dell'interno Beppe Pisanu. E' l'8 febbraio 2005. Pisanu lo chiama al telefono. Pisanu: «Pronto». Moggi: «Beppe!».
La storia del rapimento dell'imam di Milano, reclutatore di terroristi, Abu Omar è una brutta storia. Come sapete sono indagati 22 agenti della Cia che hanno violato la nostra sovranità nazionale. Il 17 febbraio del 2003, alla periferia di Milano, in via Guerzoni quando, complici alcuni italiani, di certo un carabiniere dei Ros, un commando della Cia rapì il militante egiziano della Jama'a al Islamiya, lo caricò con forza su un furgone di colore bianco che si diresse ad Aviano e poi, in aereo, fino in Egitto dove il prigioniero venne torturato. L'inchiesta giudiziaria sta andando avanti tra mille difficoltà, reticenze, ostacoli ma ogni giorno che passa la vicenda assume contorni sempre più inquietanti. Palazzo Chigi e Sismi negano di aver avallato e aiutato gli americani. Di certo sulla scena del crimine agì un sottufficiale dell'arma, forse erano in due. I due agirono "per conto loro"? O con l'avallo delle strutture gerarchiche di via Moscova? Gli interrogativi non si fermano qui. Il Corriere della Sera di oggi sostiene che a partire dal novembre 2002 i rappresentanti della Cia e dei servizi italiani tennero diversi incontri per studiare i dettagli dell'operazione Abu Omar. Proprio in quel periodo la magistratura milanese lo teneva d'occhio e stava per procedere al suo arresto. Abu Omar era un pesce grosso. Prima dell'11 settembre del 2001, prima cioe' dell'attacco terroristico alle due Torri gemelle di New York, la Cia aveva chiesto al Sismi diretto dall'ammiraglio Battelli di controllare "tre sospetti" in Italia e tra questi c'era Abu Omar.Siamo nel febbraio del 2001 quando a palazzo Chigi c'era Giuliano Amato.. Poi, sembra, non se ne fece nulla ma evidentemente lo studio dell'obiettivo servì quando, mesi dopo, si tennero i vertici tra gli uomini della Cia e il Sismi. C'è bisogno di chiarezza. Al più presto. Questo vuol dire, per esempio, che il nuovo ministro di giustizia, appena insediato, firmi la richiesta di estradizione dei 22 agenti della Cia. Che il marcio, se marcio c'è, venga fuori.
1091. Secondo i dati forniti dall'obitorio di Baghdad sono questi i morti del mese di aprile nella capitale irachena. Vittime della guerra civile che non è più strisciante. Un bilancio impressionante, incompleto. Non ci sono, per esempio, i morti americani che continuano ad essere uccisi. Tre, solo questa mattina. E poi dall'elenco deimorti di aprile fornito dalle autorità irachene Mancano le vittime delle altre città irachene, come gli undici operai che lavoravano per la società irachena dell'elettricità trucidati ieri a Baquba. Penso scrivendo queste righe ai nostri militari uccisi a Nassiriya ma penso anche alle migliaia di civili iracheni che stanno morendo, vittime incolpevoli. Penso che la guerra irachena si stia sempre di più trasformando nella mattanza della guerra etnico religiosa che ha mietuto, negli anni 90, decine di migliaia di vittime nei balcani. Ieri ho parlato con un mio amico che di questioni militari e irachene se ne intende. Gli ho fatto una semplice domanda: quanto tempo occorre, tecnicamente, perchè le nostre truppe lascino l'Iraq? Due mesi, forse meno. Spero che a settembre i nostri soldati lascino l'Iraq.
Devo dirvi che l'elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale mi rende felice, anzi sono emozionato. Mi sono emozionato quando gran parte di Montecitorio ha applaudito la sua elezione, mentre era in corso lo spoglio. Mi sono emozionato quando il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha pronunciato, ufficialmente, l'esito del voto: Giorgio Napolitano 543 voti, schede bianche 347. Finalmente l'Italia lascia alle spalle il fattore K, o meglio ex-K. Giorgio Napolitano è un uomo che saprà essere il Presidente di tutti gli italiani. E sono felice anche perchè è un napoletano. Il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi ha commesso, forse, il suo più grande errore politico. Certo, il fatto che la casa delle libertà abbia votato scheda bianca e non un candidato di bandiera significa che la linea del muro contro muro non è prevalsa. L'errore di Silvio Berlusconi è stato quello di aver bocciato il metodo Ciampi per paura di rompere con la Lega e di non esser capito dal suo elettorato. La sua è una coalizione in crisi che è costretta a stare insieme. Da una parte l'asse del Nord, Forza Italia e Lega, dall'altra An e Udc. Il partito di Pierferdinando Casini, il "doroteo" come lo ha soprannominato Clemente Mastella, ha giudicato un errore non aver votato Giorgio Napolitano ma non lo ha "potuto" votare per non rompere con i suoi alleati. Solo l'ex segretario Udc, Marco Follini lo ha votato. E forse, con lui Tabacci. Da oggi Giorgio Napolitano è il nostro Presidente. La lega ha detto di non riconoscere il nuovo capo dello Stato. E' la prima volta che accade nella storia repubblicana. La lega è in fibrillazione. Se il referendum del 25 e 26 giugno dovesse bocciare la devolution per la casa delle libertà sono dolori.
Niet. Per amor di Lega la casa delle libertà, per il momento, non voterà Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica. Neanche nella seduta di domani, alla quarta votazione:"Continueremo a votare scheda bianca al terzo e anche al quarto scrutinio". Silvio Berlusconi ha così chiosato: "Il nostro elettorato non accetterebbe e non capirebbe mai il voto dato non alla persona che di per sé e' stimabile, ma il voto dato a un rappresentante dell'altra parte". Dunque, muro contro muro. Evidentemente l'opposizione mette nel conto la possibilità che l'Unione voti ed elegga da sola il capo dello Stato. Altro che metodo Ciampi!. Eppure lo schieramento guidato da Romano Prodi si era mosso bene per favorire una candidatura "condivisa", decidendo di votare scheda bianca per favorire la convergenza. A questo punto la candidatura dell'ex presidente della Camera non sembra più in discussione. La casa delle libertà continuerà a votare scheda bianca. Penso che domani ci sarà il nuovo capo dello Stato, Giorgio Napolitano eletto dall'attuale maggioranza e forse da qualche udiccino tiratore.
Ma se la casa delle libertà dice no a Giorgio Napolitano che fa l'Unione? Alla quarta votazione, quando potrà fare a meno del si degli altri, voterà ancora per lui oppure tornerà in pista per il Quirinale il candidato Massimo D'Alema? Non penso che dietro alla scelta di Giorgio Napolitano ci sia soltanto la mossa di "andare a vedere" il gioco degli avversari. Era ovvio che l'Unione non potesse accettare la rosa dei nomi proposta da Fini e Casini. Aveva due strade davanti a sè: insistere con d'Alema o proporre un ds con un alto profilo istituzionale come Giorgio Napolitano, senatore a vita ed ex presidente della Camera. Ha scelto la seconda strada anche perchè, evidentemente, la candidatura del presidente dei Ds non era accettata da tutto lo schieramento, dal tandem Bonino-Boselli ma anche da settori "centristi" della coalizione guidata da Romano Prodi. E' quasi impossibile, a questo punto, che D'Alema torni in pista per l'alto Colle. Certo, la candidatura Napolitano nasce con l'obiettivo di un voto condiviso ma se la casa delle libertà non lo dovesse votare cambierebbe la natura della candidatura. Il segretario dei ds, Piero Fassino avrebbe detto che: "Se il Polo dice no a Napolitano, si torna su D'Alema". Pare sia stato rassicurato ma la partita è solo all'inizio. Se non si chiude oggi, l'esito potrebbe cambiare.
Sono appena rientrato dalla Calabria. Da Reggio Calabria. Vi racconto la seguenti scene. Passeggio per la strada principale della città, con un mio amico magistrato antimafia. Si ferma un signore, distinto, abbronzato che saluta entrambi ma che conosceva il mio amico: "Mi sono candidato con l' Udc per le elezioni locali. La sera prima della ufficializzazione della mia candidatura, mi hanno bruciato la macchina". Qualche minuto dopo passiamo davanti ad uno dei bar-pasticceria più eleganti della città. Il proprietario saluta il mio amico magistrato. "Dottore. Ha saputo della morte di Mico Libri? Quel cornuto!..". Domenico Libri ovvero uno dei capimafia di Reggio Calabria, condannato all'ergastolo, deceduto in carcere. Evidentemente il commerciante, perbene, pagava il pizzo. Mi chiedo ma quando la questione legalità entrerà nell'agenda della politica italiana? Le mafie esistono ancora, anche dopo la cattura di Bernardo Provenzano. L' ndrangheta è, forse, in questo momento la mafia più pericolosa. Mi dicono che ormai controlla il traffico internazionale di sostanze stupefacenti in Italia, con addentellati in Europa.
"Non sono un monarca repubblicano". Carlo Azelio Ciampi, ancora una volta, è stato grande. Ha ufficialmente detto no ad un secondo mandato: "Confermo la mia non disponibilità. Mai rieletto un capo dello Stato, non mi pare il caso di cambiare. Il rinnovo di un settennato mal si confà alle caratteristiche dello Stato repubblicano". Adesso la parola passa alla politica. Se ieri era stata la casa delle libertà a fare la prima mossa adesso tocca all'Unione. Ed è inutile che Silvio Berlusconi dica: "Dio non voglia che la sinistra conquisti il Colle". Non scomodi l'aldilà l'ex unto del signore. Il centrosinistra ha vinto le elezioni ed e' giusto che indichi un presidente della Repubblica garante di tutti ma questo non vuol dire che a salire il Quirinale non sia un uomo o una donna della sinistra.
Dunque, ricapitoliamo. La casa delle libertà ha proposto formalmente il Ciampi bis per bruciare la candidatura di Massimo D'Alema al Quirinale. L'Unione ha fatto buon viso a cattivo gioco:"La candidatura di Ciampi sarebbe altamente positiva ma la decisione spetta solo ed esclusivamente a lui". E lui, Carlo Azelio Ciampi, non si è ancora sbilanciato. Di certo è stato un ottimo presidente, il più amato (insieme a Sandro Pertini) dagli italiani. E' in ottima forma fisica ma ha contro i suoi 85 anni e passa. Sarebbe la prima volta di un "raddoppio". Lo stesso Ciampi sembrerebbe riluttante all'idea anche se sta valutando le novità di queste ore che potrebbero convincerlo a far marcia indetro sulla sua decisione di non accettare la nuova candidatura. Tuttosommato non siamo in emergenza. C'è una maggioranza parlamentare chiara che ha votato ed eletto i presidenti delle due Camere. C'è un presidente del Consiglio in pectore, Romano Prodi. Perchè ricorrere a Carlo Azelio Ciampi? La mossa del centro destra ha spiazzato l'Unione e nasconde una infida speranza: Ciampi non riesce a concludere l'eventuale mandato, il centrosinistra è diviso e non reggerà cinque anni, i giochi si potrebbero riaprire in tempi brevi. E' chiaro, invece, che per l'elezione del capo dello Stato è auspicabile una grande intesa parlamentare. Può essere Ciampi ma può essere anche un candidato dell'attuale maggioranza che faccia breccia nell'altro schieramento. L'unica condizione è che ci sia la volontà di tutti. L'indicazione di Silvio Berlusconi non mi sembra che vada in quella direzione. Non è secondario come si propone un candidato. Vedremo nelle prossime ore come si muoverà il capo dello Stato. L'appuntamento è per l'8 maggio quando si riuniranno le Camere in seduta comune per procedere alle votazioni per il Quirinale. Prodi dovrà aspettare ancora qualche giorno per il suo governo. E se Ciampi dovesse rinunciare?
Finalmente si è dimesso. Silvio Berlusconi è salito al Quirinale e ha rimesso il suo mandato. Poco prima, aveva riunito, per l'ultima volta, il consiglio dei ministri a palazzo Chigi: "Saremo rimpianti , saremo ricordati come il migliore governo della Repubblica. Non vi preoccupate Prodi non avrà vita facile, non terrà unita la sinistra, sono divisi e noi faremo una dura opposizione". Nessun rimpianto, non si preoccupi. Lasciando il Colle, il premier uscente ha trovato una piccola folla formata da scolaresche e curiosi. Applausi, alcuni dei quali ironici e accompagnati dall'affermazione "A casa, a casa". Adesso, si volta pagina. Come sapete vorrei una donna presidente della Repubblica, E' ovvio che, in alternativa, il mio candidato è Massimo D'Alema.
Buon primo maggio a tutti. E' una ricorrenza a cui sono legato. E' una festa bellissima. Quest'anno la manifestazione nazionale si svolge a Locri. E' una saggia decisione. Il mio primo maggio risale al 1972. Ne ricordo solo uno triste, quando, alla vigilia, il 30 aprile 1982 a Palermo furono assassinati da un commando di mafia il segretario regionale del PCI Pio La Torre e il suo stretto collaboratore Rosario Di Salvo. Quando vivevo a Napoli ero sempre colpito dalle bande musicali che venivano dai paesi dell'hinterland. Quello di oggi è un bel primo maggio (speriamo che non succede nulla a Milano dove la candidata sindaco della casa delle libertà, Letizia Moratti, ha scoperto questa ricorrenza solo oggi, alla vigilia del voto per le comunali). Due ex sindacalisti alla guida delle Camere, eletti all'indomani del 25 aprile. Romano Prodi dice di aver pronta la squadra di governo venerdì prossimo. Si aspettano ora le mosse del presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. Sarà lui a conferire l'incarico a Romano Prodi o il suo successore? Mi piacerebbe che al Quirinale salisse una donna. Anna Finocchiaro, ex magistrato, diessina. Una donna del Sud che ha la mia stessa età. E' del 1955. Sarebbe una candidatura eccellente. Ma la politica italiana è all'altezza di una così rivoluzionaria scelta? Sempre più donne, nel mondo, guidano governi e stati. Dal Cile alla Germania. Speriamo che sia femmina anche in Italia ma sono pessimista.