Sandro Ruotolo


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Home » Gennaio 2006
31/01/2006

[ LA PAR CONDICIO DI SCALFARO ]

Ho appena sentito alla radio il ministro delle comunicazioni Landolfi che come il suo predecessore Gasparri è schierato a tappetino con il padrone della televisione in Italia, Silvio Berlusconi. Sostiene anche lui che la legge della par condicio è iniqua. Non la boccia, vorrebbe modificarla. Anche il presidente di An, Gianfranco Fini, vorrebbe adeguarla al nuovo sistema elettorale. Si rende conto che le "tre punte" sono diventate una punta sola. La tesi di Silvio Berlusconi è che non è giusto che un partito che ha il 20 per cento debba disporre degli stessi spazi dati a partiti del due per cento. Con questo ragionamento Silvio Berlusconi non si sarebbe dovuto proprio far vedere in Tv quando nel 1994 si presentò, per la prima volta, alle elezioni. Zero voti, zero presenze. La coerenza è come il coraggio. O ce l'hai o non ce l'hai. E Berlusconi non ce l'ha. Ha ragione l'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro che a Repubblica di oggi ha detto: "Se si dovesse mettere in posizione di privilegio il più forte, le speranze di alternanza non esisterebbero. Perchè il forte diventa ancora più forte e il più debole scompare". Viva Scalfaro e viva la Costituzione!.  

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 31, 2006 10:30 | Permalink | commenti (8)
categoria:par condicio
30/01/2006

[ POLITICI E COSA NOSTRA ]

C'era da aspettarsela la reazione della casa delle libertà all'appello del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso di non candidare i politici inquisiti. Quello che colpisce di più è l'atteggiamento dell'Udc, il partito di Pierferdinando Casini, detto il moderato. La scusa trovata per rispondere in malo modo ad una giusta e pacata proposta del procuratore Grasso è che delle procure non ci si può fidare: "Vale di più la parola dell'imputato Totò Cuffaro che non dei suoi accusatori", più o meno sembra questo il ragionamento degli esponenti del centrodestra. La verità è che metà Udc siciliana è sotto inchiesta a palazzo dei Normanni, sede della Regione Sicilia. E le inchieste hanno coinvolto anche gli esponenti degli altri partiti della casa delle libertà. E siccome hanno paura di perdere alle prossime elezioni, devono poter contare su tutti i loro candidati. Se un magistrato garantista come Grasso si espone alla vigilia del voto vuol dire che la situazione è davvero "fuori controllo". Il procuratore antimafia è preoccupato perchè:"Presentare candidati indagati puo' significare lanciare un segnale ben preciso gradito alla mafia o un messaggio di impunita' e di una sfida alla giustizia". Non c'è dubbio che Cosa Nostra stia a guardare l'evolversi della situazione per decidere come intervenire. Di certo, i segnali che provengono anche da altre regioni, come la Calabria, dimostrano che le organizzazioni malavitose tendano a proporsi soggetto politico. Gli inquisiti e gli imputati  all'unisono dicono che bisogna aspettare tutti i gradi di giudizio eventualmente prima di lasciare la politica. Certo, hanno le loro ragioni, la prima delle quali è quella di non finire in carcere ma la politica non deve abdicare al suo ruolo. Non può aspettare il giudizio della magistratura. Dovrebbe autonomamente liberarsi dal contagio mafioso anche se la magistratura dovesse assolvere i politici "chiacchierati".  Ma l'amarezza maggiore è che nessuno abbia risposto alla drammatica denuncia del procuratore Grasso quando ha detto:"Oggi contrastare la mafia con i mezzi attuali e' una missione impossibile".

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 30, 2006 12:16 | Permalink | commenti (8)
categoria:politica, mafia, legalitĂ 
28/01/2006

[ IL NIET DI BERLUSCONI A CIAMPI ]

"E' una legge bavaglio, illiberale, del tutto illiberale". Silvio Berlusconi non ci sta. Al presidente Ciampi che invitava ad applicare subito la par condicio senza aspettare lo scioglimento delle Camere, ha risposto picche: "Cosa devo dire: sulla par condicio rispetteremo la legge. Quello che dice la legge quello sarà".  E, a rigor di legge, gli obblighi previsti dalla par condicio scatterebbero solo  l'11 febbraio in vista delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile. E' proprio disperato il leader di Forza Italia che spera di poter recuperare la distanza nelle intenzioni di voto tra il suo schieramento e l'Unione.  La sua strategia mediatica  ha portato qualche lieve risultato anche se il divario è di 4,5 come sostiene l'ultimo sondaggio dell'Ispo. Gli indecisi per chi votare si stanno assottigliando e stanno premiando, in questo momento,  la Cdl. Silvio Berlusconi ha impostato la sua campagna elettorale "contro". Penso che alla fine il voto alle elezioni politiche sarà , ancora una volta, un referendum su Silvio Berlusconi ma questo non vuol dire che l'Unione non debba presentarsi agli elettori come forza di governo. Sbaglierebbe ad accontentarsi degli errori degli avversari. Deve cominciare a giocare d'attacco, togliere la prima pagina al presidente del Consiglio. C'è un Paese reale in declino che vuole risposte concrete per il suo futuro. L'Unione che cosa propone?

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 28, 2006 17:27 | Permalink | commenti (11)
categoria:politica, ciampi
28/01/2006

[ LA PAR CONDICIO DI CIAMPI ]

Ancora una volta, il presidente Ciampi è intervenuto sulla questione della libertà di informazione e di pensiero chiedendo alla  Rai di garantire fin da ora una vera par condicio in tutte le trasmissioni radiotelevisive, senza attendere la data di scioglimento delle Camere. In una lettera indirizzata al presidente della Commissione parlamentare di vigilanza, Paolo Gentiloni, il capo dello Stato chiede di intensificare i controlli ad essa affidati "con particolare riferimento alla campagna elettorale". "E' infatti compito precipuo della Commissione - scrive  Ciampi - quello di garantire la concreta applicazione, da parte delle Rai, in ogni momento, indipendentemente dalla data di scioglimento delle Camere, e in tutte le trasmissioni radiotelevisive, del principio di equità e di sostanziale parità di accesso a tutte le forze politiche, nonché quello di assicurare il puntuale e scrupoloso rispetto delle norme che regolano la campagna elettorale".  Evidentemente il presidente della Repubblica  ha colto, nella sua gravità,  l'anomalia della sovraesposizione mediatica del presidente del Consiglio. Non è possibile in un paese democratico che un leader usi e abusi della televisione. Tutti, nella competizione elettorale, devono poter gareggiare alla pari ma così non è stato fino a questo momento. Con un premier padrone dell'etere che occupa tutti gli spazi consentiti, quasi sempre senza contraddittorio, delegittimando e censurando chi non la pensa come lui. La norma contra Santoro approvata dalla casa della libertà l'altro giorno in commissione di vigilanza Rai, l'attacco inaudito e costante contro l'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, sono tutti segnali che svelano la sua considerazione per le regole democratiche. Si vive  un Paese libero quando è libera e pluralista l'informazione. Oggi Ciampi ha richiamato tutti alla difesa dell'articolo 21 della nostra Costituzione.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 28, 2006 11:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, informazione, ciampi, rai-tv
27/01/2006

[ HAMAS E LA PACE NECESSARIA ]

La vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi sconvolge il Medio Oriente. Cambiano lo scenario, le alleanze, gli equilibri dell' intera regione. Il rischio è che, se continuera la politica americana di dominio di quest'area, si saldino le componenti sciita e sunnita oggi divise. E' significativo che lo sciita Iran abbia espresso la sua soddisfazione per la vittoria del movimento sunnita palestinese. Tutti si aspettavano una forte affermazione del movimento integralista ma tutti pensavano che, comunque,  avrebbe vinto il partito di Yasser Arafat.  La stessa intelligence israeliana sosteneva che avrebbe vinto, anche se di misura, Al Fatah. La prima osservazione è che sono state elezioni democratiche. Gli osservatori stranieri hanno giudicato corretto l'andamento del voto. Coloro che dicono di voler esportare la democrazia nel mondo dovrebbero rallegrarsene. E, invece, non è così, eppure con questa nuova realtà tutti dovremo fare i conti. Nel nuovo parlamento palestinese Hamas ha ottenuto 76 seggi contro i 43 di Al Fatah e, dunque, la maggioranza assoluta. La politica israeliana di delegittimazione dell'Autorità nazionale palestinese ha, nei fatti, aiutato il partito degli integralisti islamici. Quando si radicalizza lo scontro prevalgono sempre le due estreme. Sembra passato un secolo dagli accordi di pace di Oslo eppure, dodici anni fa, il sogno di una soluzione al conflitto israelo-palestinese sembrava realizzarsi. L'Europa, la Russia e gli Stati Uniti che oggi esprimono preoccupazione, e che sottoscrissero gli accordi di Oslo, sono respoonsabili di non aver "imposto" la pace. Più si registringevano gli spazi di sopravvivenza per i palestinesi e più si affermava Hamas. Certo, c'è stata un'Autorità nazionale palestinese che ha abusato del suo potere, ignorando le necessità reali della sua gente mentre in tutti questi anni Hamas ha assunto un ruolo anche di assistenzialismo che Al Fatah non ha svolto. Ma Sharon sapeva benissimo che la sua politica di "aggressione" comportava una dura e sbagliata reazione. Agli insediamenti, all'occupazione, all'umiliazione gli altri rispondevano con i kamikaze in una circolo vizioso di violenza e sopraffazione. Sharon sapeva benessimo che il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza avrebbe rafforzato chi a Gaza contava di più e cioè Hamas mentre l'Anp, umiliata e delegittimata nei territori occupati della Cisgiordania, si è presentata alla sua gente con le mani vuote.Israele ha già detto che non tratterà con i terroristi. Gli Usa idem, l'Europa sollecita invece "tutte le fazioni a disarmarsi, a rinunciare alla violenza e riconoscere il diritto d'Israele ad esistere". E' giusto l'appello al disarmo ma quello che vale per Hamas deve valere anche per Israele. Oggi il diritto e la legalità internazionale sono violati.Hamas deve riconoscere Israele ma anche Israele deve riconoscere lo Stato palestinese. Hamas deve disarmarsi ma anche Israele deve smetterla di usare violenza. C'è un'unica strada percorribile ed è quella della soluzione politica che accontenti isrealiani e palestinesi, nello stesso modo, partendo dalle risoluzioni dell'Onu.. La pace, prima di tutto.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 27, 2006 11:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:pace, israele-palestina
26/01/2006

[ L'ULTIMO SONDAGGIO ]

Unione avanti di cinque punti e  mezzo alla Camera e cinque punti al Senato. E' quanto registra   un sondaggio della Swg eseguito per conto del settimanale  ''L'Espresso''. Secondo i dati del sondaggio, riferiti al 22 gennaio, nelle  elezioni  per la Camera il centrosinistra sarebbe oggi al 51,2 per cento contro il 45,7 per cento della Casa delle liberta' .  Al Senato le due coalizioni sarebbero rispettivamente al 51 e al 46 per cento.  La tendenza che emerge dal sondaggio SWG e' di un costante aumento del distacco dell'Unione sul centrodestra: il 5 gennaio  era avanti solo di 1,8 punti, il 16 gennaio di 3,3. Nel centrosinistra alla Camera la lista unitaria dell'Ulivo ha il 32 per cento (al Senato, dove si presentano separati i Ds sono al 20,5 e la Margherita al 12,2). La Rosa nel pugno ha il  2,7, i Verdi il 3, la lista Di Pietro l'1,9, il Pdci l'1,7, l'Udeur l'1,4 Rifondazione comunista il 7,2 il partito socialdemocratico lo 0,7, altre liste lo 0,6. Nel centrodestra: Forza Italia ha il 16 per cento, l'Udc il 5,5, An il 13,3, La lega Nord il 5, la Dc con i socialisti di De Michelis l'1,5, la Fiamma tricolore lo 0,8, il Movimento Sociale di Pino Rauti lo 0,5, Alternativa Sociale  l'1,2, il partito liberale lo 0,3 i riformatori liberali lo 0,3.  La quota degli indecisi e' del 13 per cento, quella degli astenuti il 6,4. Il sondaggio e' stato condotto tra il 21 e il 22 gennaio 2006 con 1000 interviste telefoniche su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiore di 18 anni.(ANSA).

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 26, 2006 16:00 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, sondaggi
25/01/2006

[ SOFIA E' VICINA...]

Silvio Berlusconi ci aveva abituati alle leggi ad personam ma quello che è successo nella seduta della commissione parlamentare di vigilanza Rai è ancora più sconvolgente. La giornata di oggi segna una svolta. La casa della libertà ha presentato e approvato un emendamento al regolamento sulla par condicio (che deve ancora essere votato) con il quale impedisce a chi è stato parlamentare nell'ultimo anno di poter condurre una trasmissione televisiva. Se lo sono votati da soli perchè i rappresentanti dell'Unione sono usciti dall'aula, con il solo voto contrario del presidente della Commissione che è Paolo Gentiloni eletto nella Margherita. Tutti ma proprio tutti l'hanno battezzato l'emendamento anti Santoro. La prima norma contra personam. E vi assicuro che, via via che io e Michele leggevamo le notizie che ci riguardavano, siamo rimasti senza parole. Nei giorni scorsi con l'intera Rai  Tre, dal direttore Paolo Ruffini a Emanuela Andreani che doveva essere la nostra produttrice esecutiva, abbiamo lavorato per poter andare in onda con le tre prime serate previste. Con lo stesso direttore generale Meocci e i responsabili dei vari settori dell'azienda ci siamo visti per risolvere tutte le questioni aperte. Proprio oggi era previsto il consiglio di amministrazione nel quale il direttore generale avrebbe dovuto  informare presidente e consiglieri sull'ipotesi "Santoro". Era stato lui a decidere la messa in onda per le tre settimane di marzo. Quello che leggerete ora è il comunicato scritto da Michele Santoro: "L’emendamento approvato oggi dalla sola Casa della Libertà in Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai è l’ennesima dimostrazione che l’editto bulgaro proclamato dal presidente del Consiglio contro Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro è ancora in vigore. Dopo il 18 aprile 2002 sono stato privato della mia libertà di autore, sono stato imbavagliato e sono stato fatto oggetto di una vera e propria persecuzione che lede i miei diritti di cittadino e di giornalista, che calpesta l’autonomia del servizio pubblico televisivo e si rifiuta di prendere atto delle sentenze. La mia candidatura al Parlamento Europeo, dopo tre anni di forzata inattività e dopo che erano stati ignorati gli ordini della magistratura, è stata una legittima protesta contro la censura, una protesta condivisa da 750 mila italiani che mi hanno votato. Lo dimostra il fatto che, esattamente un anno fa, all’indomani della decisione del giudice di merito che condannava la Rai a reintegrarmi nelle mie mansioni e a rimettermi in onda, ho manifestato all’azienda la volontà di rinunciare al mandato parlamentare per riprendere il lavoro. Dal settembre scorso ho ribadito questa mia scelta al presidente Petruccioli offrendogli la più completa disponibilità per un rientro che evitasse attriti e tensioni contrari agli interessi della Rai. Ma sono stato costretto a formalizzare le dimissioni dal Parlamento Europeo, in coincidenza con la trasmissione di Adriano Celentano, perché l’azienda continuava ad ignorare le mie richieste. Una volta rientrato, ho suggerito ai vertici aziendali e al direttore generale di mettermi in onda, con tre speciali; e, in accordo con il direttore di Rai Tre, Paolo Ruffini, ho indicato come date per la messa onda l’ultima settimana di gennaio e le prime due di febbraio. Con le più diverse motivazioni, le date sono state spostate progressivamente; e, infine, il direttore generale Alfredo Meocci ha indicato il mese di marzo, impegnandosi a proporre questa soluzione al consiglio di amministrazione di oggi della Rai. E, guarda caso, proprio oggi è stato presentato e approvato l’emendamento che impedisce ad una sola persona di andare in onda. Una regola che non esisteva quando mi sono dimesso dal Parlamento Europeo". Il consiglio d'amministrazione ha preso atto dell'emendamento e ha deciso all'unanimità di spostare su Rai Due la messa in onda del nostro programma dopo le elezioni. Ecco il testo della delibera: "Il consiglio di Amministrazione delibera di dare mandato al Direttore Generale di adottare immediatamente tutti gli atti formali e di attuare tutte le misure al fine di dare corso entro la primavera del 2006 alle trasmissioni su Rai Due nei termini indicati nella suddetta informazione ( tre speciali di prima serata e nove reportage in seconda serata), con l'obiettivo di ampliare l'offerta informativa di quella stessa Rete". Questo è accaduto nel giorno in cui il presidente del Consiglio ha detto di odiare la Tv.

 

 

 

 

 

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 25, 2006 22:09 | Permalink | commenti (14)
categoria:politica, informazione, rai-tv, michele santoro
25/01/2006

[ IO ODIO LA TV E LA POLITICA... ]

"La sua strategia di oggi corrisponde alla campagna di affissioni con cui ha cercato di aggirare nelle scorse elezioni la par-condicio televisiva". Riprendo a man bassa quello che ha scritto sul manifesto di ieri Carlo Freccero, l'ex direttore di Rai Due, sulla strategia mediatica di Silvio Berlusconi. Freccero non mi convince quando sostiene che: "Non conta il programma o lo scenario simbolico che si vuole evocare. Siamo su un piano di pura ripetizione, ridondanza, ipervisibilità. Destinatario è quell'elettorato indeciso, poco politicizzato e poco acculturato, che non ha idee precise, ma sceglie per istinto il candidato più familiare e premiato dai media". Ma se aveva un senso la personalizzazione della campagna elettorale del 2001, questa volta la sovraesposizione del premier può giocare contro la casa delle libertà. Cinque anni fa, Berlusconi fece dell'anticomunismo il suo cavallo di battaglia per compattare il suo potenziale elettorato ed ebbe l'idea del contratto sottoscritto in diretta con gli italiani. Oggi il suo pubblico televisivo e quindi il suo elettorato è più realista e sogna meno. C'è una quota di indecisi è vero sui quali il leader di forza italia spera di far presa ma lui oggi non è più credibile. La sua immagine è più opaca.  Dice Carlo Freccero che l'unica carta che gli è rimasta in mano è quella della popolarità. O meglio, la sua riconoscibilità e visibilità.  Ma gli si può rivoltare contro. L'eccessiva sua radicalizzazione nello scontro contro Prodi e Fassino può solleticare quell'Italia di destra, populista e fascista che non è maggioranza nel Paese. Aveva più senso il gioco delle tre punte anche perchè il sistema elettorale appena approvato premia la frammentazione. Le altre due punte (Fini e Casini) fanno invece fatica ad apparire. Il Paese reale in questi cinque anni  gli ha già tolto la fiducia in tutti gli appuntamenti elettorali: dalla comunali, alle provinciali, alle europee, alle regionali. C'è un'Italia in declino e la crisi economica investe sempre di più il ceto medio. Del resto i sondaggi confermano che la sovraesposizione mediatica di Silvio Berlusconi non sta, al momento, spostando voti. Silvio Berlusconi non è più il leader che rassicura il Paese è piuttosto un premier rancoroso e disperato che promette vendetta.  A  Sky Tg24 ha appena detto che "odia stare in tv" e che non gli piace nulla della politica e dell'ambiente politico. Sono 12 anni che è sceso in politica, non è più alle prime armi, è diventato uno di mestiere come gli altri.Ma è chiaro che chi oggi si propone come forza di governo deve  dire agli elettori che intende fare. L'Italia non ha bisogno di sogni ma di futuro sì.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 25, 2006 16:10 | Permalink | commenti (6)
categoria:politica, informazione
25/01/2006

[ IL SONDAGGIO CHE C'E' ]

Deve essere incazzato nero Silvio Berlusconi perchè il sospirato sondaggio da lui commissionato al suo istituto di fiducia Euromedia Research lo ha deluso. Lo pubblica Libero di oggi. Altro che pareggio o sorpasso come da lui pronosticato. La sovraesposizione mediatica non sta funzionando il che non significa che alla lunga non sposti voti.  La casa delle libertà è sempre sotto all'Unione, di un 1,5 per cento, la stessa percentuale registrata prima dell'avvio della campagna sui media. Una percentuale che non trova riscontro negli altri istituti di ricerca che registrano una differenza tra i due schieramenti tra i 4 e i 5 punti. Ma non canterei già vittoria. Berlusconi ha appena annunciato che  si voterà il 9 aprile e che le Camere lavoreranno due settimane in più. Il blitz delle elezioni a maggio sembra fallito ma il premier può approfittare di altri quindici giorni senza par condicio. Speriamo che, come diciamo noi napoletani, il "troppo stroppia".

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 25, 2006 11:01 | Permalink | commenti
categoria:politica, sondaggi, par condicio
24/01/2006

[ IL SONDAGGIO CHE NON C'E' ]

La settimana scorsa aveva detto che c'era la rimonta della casa delle libertà e che i suoi sondaggisti parlavano di un 1,3 per cento di differenza con l'Unione. Ieri mattina ha annunciato  che c'era stato il sorpasso o quasi. Ho atteso i giornali di oggi ma del sondaggio del cavaliere non c'è traccia. Ho consultato il sito dove vengono pubblicati tutti i sondaggi  e quello indicato da Silvio Berlusconi non c'è. Eppure la legge dice che devono essere pubblicati. Con Berlusconi la legge è diventata un optional. Il suo comportamento è ancora più grave perchè non cita mai la società a cui ha commissionato il sondaggio e i giornalisti o i conduttori che lo intervistano non gli chiedono mai di citare la fonte. Mi confortano le opinioni dei responsabili degli istituti di ricerca interpellati oggi dal Corriere della Sera.  Per l' Swg l'annuncio del presidente del Consiglio "sembra improbabile". Per Ipsos " i nostri dati dicono cose diverse". Euromedia Research dubita che "FI possa risalire di molto".  Ma il comportamento del leader della casa delle libertà non turba lo svolgimento della campagna elettorale?

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 24, 2006 11:58 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, sondaggi
23/01/2006

[ IL RICATTO DI BERLUSCONI ]

Prendere o lasciare. Silvio Berlusconi lancia il suo aut-aut   al capo dello Stato, Carlo Azelio Ciampi: "Se non ritiene  di dare le due settimane che abbiamo richiesto, potremmo arrivare a dire di spostare la data del 9 aprile, visto che nessuno ci obbliga, e arrivare alla scadenza naturale delle Camere". Si conclude così, con uno scontro senza precedenti nella storia repubblicana con il Quirinale, la giornata del presidente del Consiglio. Il premier sceglie ancora una volta la Televisione  per lanciare la sfida al presidente della Repubblica. Lo fa durante la registrazione della trasmissione di Paolo Bonolis "il senso della vita" che andrà in onda su Canale 5. Per il leader di Forza Italia sarebbe  "irragionevole e insensato chiudere il Parlamento il 29 gennaio". La decisione è  prerogativa del capo dello Stato eppure Berlusconi insiste perchè il Colle gli dia ragione ma c'è tutta l'opposizione che non è d'accordo e Ciampi non potrà non tenerne conto. Ecco perchè Berlusconi alza il livello dello scontro, ossessionato dall'entrata in vigore della par condicio ha bisogno di avere mani libere nella comunicazione: si va a votare il 9 aprile solo a condizione che le Camere lavorino fino all'11 febbraio  "per fronteggiare l'opposizione che ha ritardato i lavori parlamentari". Ora i presidenti di Camera e Senato "diranno la loro" dopo la riunione dei capigruppo e "Ciampi prenderà la decisione che riterrà più opportuna". Che diranno le altre due punte dello schieramento del centrodestra? Casini è già salito al Colle ma come presidente della Camera. Fini è all'estero. La tensione è alle stelle.

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23/01/2006

[ SOLO CONTRO TUTTI ] 

Non demorde il presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi con l'occupazione dell'etere: Tv e radio per recuperare consensi. Questa mattina radio, domani sera Tv. Ospite di Vivavoce, il programma mattutino di Giancarlo Santalmassi su radio24, Berlusconi si è detto convinto che i sondaggi lo stiano premiando e che avrebbe già raggiunto il pareggio se non addirittura il sorpasso. Chissà domani sera quando sarà da Paolo Bonolis su Canale 5 che altro dirà.  La scena mediatica è tutta sua. Da settimane. E' stato a Porta a Porta, a Otto e mezzo, da Anna La Rosa, da Fiorello, al Processo del lunedì, a Isoradio, da Mimun, ha telefonato a Ballarò, è stato a Matrix su Canale 5 e su Italia Uno. Dovunque e non è ancora sazio. E' lui che sta imponendo l'agenda e nessuno, al momento, sembra in grado di fermarlo. Anche se quello che dice non è vero (sondaggi "indipendenti" dicono in realtà che la casa delle libertà è sotto di diversi punti) insinua comunque il dubbio e rimotiva il suo elettorato dicendogli che la partita non è chiusa. Se poi, come si è impegnato a fare, riuscirà nell'operazione di rinviare lo scioglimento delle Camere, avrà a disposizione altri quindici giorni di far west mediatico. E, sono tanti. Come nel 2001 offrì in pasto al suo elettorato qualunquista e marcatamente di destra  la Rai ulivista, i Biagi, i Santoro, i Luttazzi, gli Zaccaria, i Freccero, oggi sta conducendo una campagna vergognosa contro L'Unità. Fa parte della strategia di comunicazione. Ha bisogno di un nemico su cui concentrare gli attacchi e ha scelto ancora una volta dei giornalisti. Non si era mai visto in un paese democratico che un capo del governo attaccasse dei giornalisti. E' successo a Sofia, in Bulgaria, il 18 aprile del 2002 e succede oggi contro i colleghi dell'Unità, minacciando addirittura di usare l'Avvocatura dello stato contro il giornale. Nel silenzio più assordante come rileva giustamente il comitato di redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. E' l'ennesimo attacco alla libertà di informazione. E' il tentativo disperato di restare a galla, un uomo contro tutti.

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categoria:informazione
19/01/2006

[ TUTTI IN PIZZERIA ]

Si chiama Donn'Amalia. L'indirizzo è via Calata Capodichino, Napoli. E' una pizzeria. L'invito è a frequentarla perchè si mangia una buona pizza e perchè è un segnale concreto di impegno per la legalità. Tenere in vita questa pizzeria significa non darsi per vinti, vuol dire che Napoli si può liberare dalle camorre, da quel clima di violenza, di barbarie che la sta soffocando. Cristoforo Ercole è il gestore di Donn'Amalia. Ha deciso di chiudere il locale e di trasferirsi al Nord. Dopo l'omicidio avvenuto dentro il locale di Giuseppe Riccio, la clientela si è squagliata. Per paura. Era il 18 dicembre quando un gruppo di criminali fece irruzione nella pizzeria per vendicarsi dell'affronto subìto la sera precedente quando il gestore del locale si rifiutò di servirli all'esterno. Con un colpo di pistola uccisero il povero Giuseppe, da poco assunto, padre di un bambino. E ieri sera saremo stati in quattromila, sotto la pioggia, a sflilare con le fiaccole accese per ricordare l'ennesima vittima incolpevole della Napoli violenta.  Facce note, quelle che non dovevano mancare. Ma soprattutto c'era un pezzo della Napoli vera, quella popolare fatta di donne, di anziani, di uomini e giovani. Quella Napoli che vuole diventare una città normale. Anche la vedova di Giuseppe Riccio voleva emigrare. Adesso ha deciso di rimanere e ieri ha detto: "Noi ce la metteremo tutta, ma a Napoli si salvi chi può". E allora impegnamoci tutti affinchè Cristoforo Ercole cambi idea e resti con la sua bella pizzeria a Calata Capodichino. Non è solo, ormai sono in tanti che stanno testimoniando concretamente la voglia di legalità. Dopo le quattro associazioni antiracket, dopo Libera, daopo le associazioni dei familiari delle vittime della camorra, c'è una nuova associazione, si chiama "contracamorra".  Ha già un suo sito internet, sulla falsariga di Addiopizzo di Palermo. Anche questi ragazzi  dicono: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità".Stanno già raccogliendo le firme dei cittadini che si impegnano personalmente e attivamente a sostenere i commercianti che si oppongono al pizzo, lanciando una campagna di consumo critico antiracket. Sono rientrato a Roma bagnato e contento.

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17/01/2006

[ UNA FIACCOLA PER GIUSEPPE ]

Io non ho la soluzione in tasca. Penso che alcune cose si possano concretamente fare. Sono convinto che camorra, ndrangheta e cosa nostra  non sono invincibili. Occorre l'impegno di tutti. La politica deve fare una scelta di campo, chiara e forte. Mi viene ancora la pelle d'oca pensare a quel ministro che dichiarò, a inizio legislatura,  che bisognava convivere con la mafia. Al danno che ha provocato. E penso spesso a quanti sostengono che le fiaccolate non servano, che l'indignazione non basta. Certo, non è con gli stati d'animo che si combattono i poteri criminali ma è indubbio che se l'opinione pubblica si indigna e si mobilita pone al centro dell'agenda politica la questione mafia. Non si era mai visto in un paese occidentale che scendessero in piazza centomila persone per il funerale di un magistrato eppure è successo a Palermo per i funerali di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini della sua scorta. C'è la meglio gioventù di Locri e di Palermo che stanno costruendo nel concreto un percorso di legalità (andatevi a leggere i siti di addiopizzo e di ammazzatecitutti). C'è l'azione di Libera, concreta,  ci sono i commercianti e imprenditori sparsi in associazioni antiracket in tutto il mezzogiorno che la loro battaglia la stanno vincendo, anche se i risultati sembrano poca cosa rispetto alla drammaticità del fenomeno del pizzo. Leggevo, per esempio, che in Calabria 7 negozi su 10 sono taglieggiati. Ma ciò che nel resto d'Italia non si percepisce è che ribellarsi alla criminalità organizzata  è una scelta obbligata. Anche se la sfida appare impari. Scriveva Goethe nel suo "Viaggio in Italia" che  "Napoli è un paradiso abitato da diavoli". Non è vero perchè accanto ai diavoli ci sono tante persone perbene ostaggi consapevoli o inconsapevoli dell'illegalità. Ed è con loro che dobbiamo tutti fare i conti.. Come vi dicevo ieri, io parteciperò domani sera a Napoli, alle 17 e 30 presso la chiesa di santa maria della fede al corso Garibaldi, alla fiaccolata in memoria del pizzaiolo ucciso un mese fa. Si chiamava Giuseppe Riccio. E' morto mentre lavorava. Era padre di una bimba, marito di una giovane moglie. Vi assicuro che serve alla famiglia di una vittima incolpevole la solidarietà della sua città. Ma non basta perchè occorre dare continuità alla battaglia per la legalità.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 17, 2006 13:53 | Permalink | commenti (2)
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16/01/2006

[ LA FERITA DI NAPOLI]

 

 

 

 

Napoli, la mia città, è ferita, in modo grave. E' la città più violenta d'Italia. Si muore di camorra, si uccide per la camorra e si è violentati quotidianamente come nelle altre città del nostro Paese. Per una rapina, per uno scippo. Ma quello che è appena successo è ancora più grave. E' la notte tra sabato e domenica, nel centro della città, lungo la strada che taglia a metà Napoli, il corso Vittorio Emanuele. A mezz'altezza tra i quartieri alti e la parte mare. E' quasi l'alba quando un branco di ragazzini, il capo ha appena 14 anni, rapina e violenta una donna. Una ragazza di trent'anni. Anche nel nord del Paese la cronaca, in questi anni, ha raccontato di stupri e violenze, con carnefici minorenni. Ma questo quattordicenne napoletano è figlio di un contrabbandiere legato alla camorra dei Quartieri Spagnoli e quando i poliziotti sono andati a prenderlo a casa sua alle sette del mattino e lui non c'era, la madre ha risposto ai poliziotti che lui non torna mai a casa per dormire. C'è, a Napoli, una emergenza giovanile. Nella guerra che ha insaguinato un anno fa le strade di Scampìa, erano loro a uccidere e ad essere uccisi. Quando, alla vigilia di Natale, sono andato a conoscere e a intervistare i familiari di Gelsomina Verde, la ragazza di ventuno anni torturata, uccisa e bruciata nella sua auto nella guerra di Scampìa, erano ragazzini le vedette degli spacciatori che sostavano, impuniti, nei pressi dell'abitazione dei Verde. Erano ancora ragazzini quelli che un anno fa mi minacciarono a Secondigliano quando con la mia troupe  volevo riprendere una Asl confinante con il loro territorio. Era un ragazzino, infine,  la persona fermata dalla polizia con una pistola e un giubotto antiproiettile nei vicoli di Napoli. Se dovessi in una battuta esprimere quello che penso di Napoli prenderei dal grande Eduardo il suo "fujtevenne" ma mi rendo conto che non è questa  la cosa giusta. Napoli ce l'ha la sua chance. Ma dipende dai napoletani, non da quelli, disgraziati, che vivono e abitano l'emarginazione economica, sociale, culturale. La responsabilità maggiore ce l'ha quella Napoli che dice: " Io non c'entro". E' la borghesia che vive nei quartieri bene e che si indigna solo quando ad essere colpito dalla violenza è un suo figlio. Quei comportamenti illegali, espressi alla luce del sole, di Scampìa, di Secondigliano, dei Quartieri Spagnoli, convivono senza soluzione di continuità anche al Vomero o in via Posillipo. Ognuno è responsabile di quello che accade. L'elemento che in questi miei viaggi napoletani di lavoro  mi ha colpito di più è  l' imbarbarimento progressivo che coinvolge sempre più ampi strati della popolazione. Quella periferia urbana che vive anche nel cuore della città. Quando le donne, gli uomini e i bambini scendono in strada contro i carabinieri o gli agenti di polizia che hanno appena effettuato un arresto, quando il padre di un'altra vittima innocente, Annalisa Durante, dopo l'arresto dei presunti assassini, ha paura di parlare, di esprimere quello che prova, vuol dire che non si è liberi. Quando interi caseggiati  vivono blindati, ostaggio dei fuorilegge, vuol dire che non si è liberi. Ma Napoli non è solo questa. E' una città più complessa. Ci sono istituzioni che recepiscono la gravità della situazione e fanno quello che possono. Esistono spezzoni di società civile organizzata che da anni sono presenti sul territorio. Non siamo all'anno zero. Penso all'esperienza dei commercianti che negli ultimi tre anni hanno costituito diverse associazioni antiracket mandando in galera centinaia di camorristi, diventando punto di riferimento per quella città che concretamente si è messa in discussione. Napoli dipende dai napoletani ma ci sono anche responsabilità nazionali. Sul terreno dell'ordine pubblico, delle leggi, dello sviluppo economico. E' anche la politica che deve dare risposte, a livello nazionale ma anche locale. Sono trascorsi trenta giorni dalla morte di Giuseppe Riccio, un giovane pizzaiolo ammazzato solo perché lavorava in una pizzeria di Calata Capodichino, quartiere Doganella, periferia di Napoli. La morte di Giuseppe riguarda tutti. Il 18, domani, ci sarà una fiaccolata dove la Napoli che vuole continuare a costruire il proprio futuro si ritroverà con i parenti, gli amici di Giuseppe Riccio perché siamo “tutti “concittadini di un semplice napoletano ucciso sul suo posto di lavoro. Io ci sarò.non richiede motivazioni.

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categoria:legalitĂ 
15/01/2006

[ MANDIAMOLO A CASA ]

A leggere Ilvo Diamanti, uno studioso autorevole, la  campagna mediatica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro i Ds non ha sortito gli effetti desiderati: "I rapporti di forza tra le coalizioni sembrano essersi modificati in misura molto limitata". Il vantaggio del centrosinistra resterebbe ampio secondo le intenzioni di voto espresse in questi giorni. L'impressione generale è che la mossa di recarsi in procura a raccontare pettegolezzi (gossip da Dagospia secondo Eugenio Scalfari) e non fatti penalmente rilevanti ha nuociuto a Silvio Berlusconi. Se ne sono accorti i suoi alleati che lo hanno lasciato solo. Colpisce anche l'astio di una parte degli imprenditori italiani contro il proprietario di Mediaset. Manager che contano, industriali del made in Italy come Diego Della Valle recidivi nell'atto di accusa: "Non ho niente di personale contro Berlusconi, ma non vedo l'ora che vada a casa. Qui si sta parlando di uno che si sveglia tutte le mattine pensando di essere il padrone del Paese". Riporto questa lunga dichiarazione perchè noto con piacere che questo giudizio così secco e senza appello sul presidente del Consiglio, che fino a poco tempo fa era patrimonio della cosidetta componente radicale della società civile, è fatto proprio anche da settori consistenti dell'imprenditoria italiana. Del resto, gli stessi leader dei Ds hanno espresso, in queste ultime ore, giudizi forti sull'uomo di Arcore. Mancano undici settimane al voto. Ne vedremo delle belle e non so se la richiesta di abbassare i toni lanciata dal segretario dei Ds, Piero Fassino, sarà accolta da Silvio Berlusconi. Immagino di no ("Il caso Unipol non è chiuso")  perchè il suo comportamento è quello di un uomo disperato, che sta giocando la sua partita finale. Di un uomo che non è abituato a perdere e che, essendo estraneo alla democrazia, cercherà in tutti i modi di usare le sue cartucce avvelenate per vincere la campagna elettorale. Io resto ottimista perchè sono convinto che il blocco sociale di Silvio Berlusconi si è sfaldato. Al popolo televisivo ha promesso ricchezza per tutti ma solo lui si è arricchito.  Ha avuto cinque anni per governare, ha avuto tutto il tempo che voleva per realizzare le sue promesse, il contratto con gli italiani. Ha solo stravolto pro domo sua le regole democratiche contando su una forte maggioranza parlamentare ossequiosa ai suoi voleri personali e dei suoi amici. Sono arrivati ad approvare, per ultima, una legge  che abolisce la possibilità del pubblico ministero di appellarsi contro le sentenze di assoluzione violando più articoli della nostra Costituzione. Dall'estate scorsa si parla solo delle scalate alle banche, dei furbetti del quartierino e non dei problemi reali che vive la gente, quotidianamente. Questo non vuol dire nascondere le questioni aperte nel centrosinistra come per esempio la nascita del partito democratico o la legge che tuteli le coppie di fatto, siano essere gay o eterosessuali. Ma, come dicevano qualche giorno fa due vecchi saggi della sinistra, Vittorio Foa e Pietro Ingrao, non dimentichiamoci che il problema numero uno si chiama Silvio Berlusconi. Mandiamolo a casa.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 15, 2006 10:15 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica
13/01/2006

[ LA GRANDE BUFALA ]

Già un'altra volta Silvio Berlusconi varcò le soglie di un palazzo di giustizia annunciando rivelazioni e gli andò male. Molto male. Era il '96 quando a Brescia promise ferro e fuoco contro i magistrati del pool di Mani pulite. Solo che alla fine dell'indagine i due testimoni  di Silvio Berlusconi furono condannati. Questa volta la situazione è ancora più allucinante. Il presidente del Consiglio si presenta dai magistrati romani pur sapendo che quello che ha da dire non  sarà penalmente rilevante, bensì "politicamente rilevante". E allora mi chiedo ma che ci  è andato a fare?  Non spetta ad un sostituto procuratore accertare l'eventuale aspetto politico della vicenda. Questa ultima  scelta del premier appare proprio come una grande mascalzonata.  Avvelena un clima politico già avvelenato, con conseguenze devastanti. In un paese normale il leader della maggioranza non si rivolge alla magistratura per attaccare politicamente il maggior partito dell'opposizione. Ma lui contava sull'effetto mediatico. Ancora una volta è stato al centro dell'attenzione, in posizione d'attacco. Bisognerà vedere se poi questa strategia comunicativa  gli porterà voti il 9 aprile o gli si ritorcerà contro.E veniamo ai fatti  di cui sarebbe stato  a conoscenza il presidente del Consiglio che avrebbe riferito, secondo indiscrezioni,  al procuratore di Roma. Nessun fatto.  Silvio Berlusconi avrebbe saputo di terza mano che il presidente dei Ds Massimo D'Alema e  altri tre esponenti della Quercia sarebbero stati a colazione con il presidente delle Generali Berheim, azionista Bnl e "non erano certamente andati a chiedergli se stava bene di salute". I Ds, dunque, avrebbero spinto le Assicurazioni  Generali a cedere azioni della Bnl al gruppo Unipol che stava tentando di comprare la banca.  Le  Generali hanno smentito le indiscrezioni pubblicate oggi dai giornali: " Non c'è stata nessuna pressione politica". Una grande bufala. La gola profonda di Silvio Berlusconi, che poco profonda si è dimostrata, è il suo amico  Tarak Ben Ammar che sarà ascoltato dai magistrati romani. Lo stesso leader di Forza Italia è stato costretto a dire: "Mai parlato di pressioni dei Ds".  E così è trascorsa un'altra giornata, e altre ne trascorreranno ancora, parlando della scalata Unipol alla Bnl e non dei problemi reali del Paese. Che brutta campagna elettorale!. 

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12/01/2006

[ Lettera aperta a Yael ]

Cara Yael, ti ringrazio per il tuo intervento sulla mia riflessione sul "Dopo Sharon". Mi piace poter discutere con te, con il tuo legittimo punto di vista. Mi accusi di essere fazioso. Mi sarebbe piaciuto di più se mi avessi detto che avevo un mio punto di vista. Io ce l'ho un punto di vista sulla questione che riguarda te, il tuo paese e Khulud, Alì, Mustafa e il loro paese che vorrebbero e che non hanno ancora. Conosco le ansie, i timori, le paure di chi vive in Israele e so anche le ansie, le paure e le speranze di chi vive a pochi metri da te in una condizione diversa dalla tua. Non sei un colono o un integralista. Dici di votare per il Meretz, un partito democratico israeliano. C'è una sinistra in Israele, un movimento per la pace e contro l'occupazione. E c'è la destra, ci sono i coloni, ci sono i partiti religiosi. Non siete tutti uguali e anche in Palestina non sono tutti uguali. Vorrei partire da una tua considerazione che trovo giusta e si riferisce alla questione della sicurezza. Sono completamente d'accordo con te. Le azioni dei kamikaze sono crimini contro l'umanità, la cui condanna è assoluta senza se e senza ma. Ma ti chiedo di pensare anche alla sicurezza dei palestinesi, delle famiglie divise da un muro o da una frontiere ritenuta illegale dall'Onu. Ti chiedo di considerare le loro condizioni di vita, gli effetti dell'occupazione israeliana, gli effetti degli insediamenti dei coloni. Sono liberi i palestinesi? E che dire delle uccisioni mirate? Dell'abbattimento delle case, dell'acquisizione illegale delle loro terre, delle loro abitazioni? Esiste, dunque, un problema di sicurezza per gli israeliani ma dobbiamo considerare anche la sicurezza per i palestinesi. Sulla questione irachena. Tu dici che all'origine non c'è il conflitto israelo-palestinese. Ti rispondo che all'origine dell'instabilità dell'intera area medio orientale c'è la questione aperta dei "due popoli in due stati". E, poi, non fu proprio Israele a bombardare i siti iracheni sul finire degli anni '80?  E non è sempre Israele a sentirsi minacciata dall'Iran? Non è forse la superiorità militare assoluta di Israele nell'area a creare tensioni? L'aver delegittimato l'Autorità nazionale palestinese ha creato i problemi di oggi. L'assedio a Yasser Arafat, lo smantellamento e la distruzione delle forze armate dell'Anp dopo il 2000 non hanno rafforzato Hamas e gli integralisti islamici? Diverso, torno a ripetere, sarebbe stato l'effetto che avrebbe provocato il ritiro da Gaza concordato con l'Anp. Ma Sharon ha voluto procedere da solo. Non c'è dubbio che il ritiro dalla Cisgiordania debba avvenire in modo graduale. Ma volete concordarlo con l'Anp? Volete smettere di costruire nuovi insediamenti di coloni in Palestina? Volete abbattere i muri? O pensate che ai palestinesi faccia piacere vivere nelle enclaves? E' fondamentale perciò la ripresa di un percorso di pace condiviso dove ognuno dei due dovrà rinunciare a qualcosa. E il mondo intero deve fare di tutto perchè si avveri il sogno di chi pensa che la pace sia la cosa giusta. 

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 12, 2006 12:45 | Permalink | commenti (3)
categoria:guerra iraq, israele-palestina
10/01/2006

[ NON E' COLPA MIA...] 

Di solito, quando c'è uno che mi fa arrabbiare conto fino a dieci prima di rispondergli. Questa volta ho preso tempo una notte intera. Non so quanti di voi abbiate visto ieri sera Silvio Berlusconi prima da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni ( 4 e qualcosa per cento di share) e poi da Aldo Biscardi (4 e mezzo per cento di share). Dalle 20 e 30 alle 21 e 55. Tutta la prima serata di LA 7. Senza un contraddittorio, con giornalisti panzer (Ferrara) o eccessivamente garbati (Armeni) o miracolati , Biscardi, per aver "rapito" il primo tifoso d'Italia, proprietario del Milan. Libera stampa in libero paese. Ci vuole faccia tosta e il signore di Arcore ce l'ha. Ora tutti, ma proprio tutti, sanno che Biagi, Santoro e Luttazzi sono stati cacciati dalla televisione da Silvio Berlusconi. Poteva chiedere scusa ieri sera e, invece, ha, ancora una volta, negato l'evidenza. Non ha detto una cosa vera, per quanto riguarda il mio gruppo di lavoro  L'intelligente, colto, sanguigno  Giuliano Ferrara ha introdotto garbatamente, con il suo stile anglosassone, l'editto bulgaro più o meno così: "Presidente ci ha inflitto cinque anni di lagna anche se una bella pedata nel sedere se la meritavano Biagi, Santoro e Luttazzi. Ora ce li ridia". E lui, Silvio Berlusconi: "Non dipende da me farli tornare in video. E poi io non volevo allontanarli. Non sono stato io a penalizzare questi signori, ma l'autorità preposta alla verifica della par condicio". Falso tutto falso.Intanto nè Biagi nè Luttazzi sono  stati sanzionati dall'autorità per le comunicazioni. Loro in video non sono tornati. Per quanto riguarda noi di Sciuscià la sanzione è arrivata due anni dopo la soppressione del programma. Silvio Berlusconi non voleva che andassimo in onda, noi, Biagi e Luttazzi. E così è stato. Adesso quei tempi sembrano lontani. Si è sempre parlato dell'editto bulgaro, riferendosi ad una conferenza stampa tenuta dal presidente del Consiglio  a Sofia il 18 aprile del 2002. In realtà Silvio Berlusconi esternò altre tre volte. Il 9 febbraio 2002 da Caceres, il 5 aprile 2002 da Bologna, il 22 giugno 2002 da Siviglia. In Bulgaria disse così: "Ho già avuto modo di dire che l'uso che Biagi, Santoro e Luttazzi hanno fatto della tv pubblica, pagata con i soldi di tutti, è criminoso. E credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai non permettere più che questo avvenga". Ma l'affermazione più grave il leader di Forza Italia la pronuncia dopo. Ai giornalisti che gli chiedono se questo significhi che i tre non potranno più lavorare in Rai, replica: "Ove cambiassero, nulla ad personam, ma siccome non cambieranno...". Mi spiegate come fa a dire che lui non c'entra? 

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categoria:informazione, rai-tv, michele santoro
07/01/2006

[ DOPO SHARON ]

Non c'è mai un punto di vista che vale per tutti. Prendete la drammatica vicenda che in queste ore sta interessando il Medio Oriente, la malattia che ha messo fuori gioco il leader israeliano Ariel Sharon. Avete letto i commenti sui giornali italiani, le dichiarazioni dei leader di tutto il mondo? Tutti sono preoccupati per il processo di pace. L'uomo che una volta era chiamato il buldozer è d'improvviso diventato l'uomo che avrebbe finalmente portato la pace tra gli israeliani  e i  palestinesi. E' il premier che ha ordinato, contro una parte dell'opinione pubblica israeliana, il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza. Mi è capitato in questi giorni di sentire l'altro punto di vista. Quello arabo. Non quello di Hamas o del Jihad islamico ma quello degli  intellettuali palestinesi cacciati dalla loro terra, che vivono in Italia da esuli, che amano la democrazia quanto noi italiani. Dunque, qualche riflessione. La prima: il conflitto tra Isreale e Palestina è l'unico conflitto ancora aperto dalla fine della seconda guerra mondiale. E' l'origine degli altri conflitti di oggi. L'Iraq, per esempio. Eppure, basterebbe applicare le risoluzioni dell'Onu: avremmo un mondo più stabile. E invece, l'estremismo di una politica israeliana di occupazione, di espansione, di violazioni costanti e quotidiani dei diritti umani e politici ( pensate che per le prossime elezioni palestinesi non si sa ancora se i palestinesi che vivono a Gersulamme potranno votare, se i candidati politici potranno fare la loro campagna elettorale nelle varie città palestinesi) sta alimentando e rafforzando l'estremismo palestinese, Hamas in testa. Dobbiamo ricordarci sempre che all'interno del mondo arabo, la componente palestinese è sempre stata quella laica per eccellenza. Oggi  l'intellighenzia palestinese è frustrata, attaccata, minacciata dall'integralismo islamico che sta prendendo sempre più piede e che è sempre più legittimato dall'opinione pubblica che l'appoggia. Mi ha detto un amico di Gerusalemme che adesso sempre più gente mangia una sola volta al giorno. Non c'è più mobilità in Palestina. Le merci non possono spostarsi, non si produce più, non ci sono più banche. Le forze armate dell'Autorità palestinese non hanno armi. Non ci sono caserme, distrutte nella cosidetta seconda intifada. Regna il caos e anche la giusta ma insopportabile scelta per i palestinesi dell'abbandono unilaterale di Gaza da parte degli israeliani sta producendo più problemi che benefici. Come era previsto dallo stesso Ariel Sharon. L'Anp non è ritenuta un interlocutore da Israele che decide, dunque, autonomamente la strategia per il processo di pace. Ma la pace, insegna un vecchio detto arabo, si fa tra due nemici. La delegittimazione dell'Anp rafforza Hamas, l'anarchia dentro Gaza, fortifica l'estremismo dentro Israele e mortifica le forze che credono nella pace all'interno dei due paesi. Non ci vuole molto ad ipotizzare in un prossimo futuro che Gaza si trasformi in una piccola Baghdad. Bande che sequestrano occidentali ma anche cittadini palestinesi per ottenere qualcosa da chi comanda sulla carta oggi in quella striscia tra l'Egitto e Israele. Ecco perchè c'è pessimismo per il futuro in Medio Oriente. Diverso sarebbe stato se, accanto al ritiro unilaterale da Gaza, ci fosse stata una  ripresa reale della road map. Diverso sarebbe stato se  Israele avesse  bloccato gli insediamenti in  Cisgiordania e avesse incominciato a ritirarsi dalla stessa Cisgiordania che è il cuore della Palestina. L'Anp avrebbe contato di più, avrebbe acquisito maggiore forza tra i palestinesi. L'agonia di Sharon ci dice anche la fragilità della democrazia israeliana. Leggendo le cronache da Tel Aviv e da Gerusalemme si ha la sensazione che l'opinione pubblica israeliana si fidasse del suo leader, che riponesse in lui la sicurezza di Israele. Ma la democrazia può contare solo su un uomo solo?  E' difficile per un palestinese cancellare la memoria. Ma un palestinese capisce anche che la strada obbligata per la pace comporta il riconoscimento dell'altro. Una trattativa vuol dire un passo indietro rispetto a quelle che ritiene le sue giuste rivendicazioni. I palestinesi sostengono di averlo già fatto. Israele non ancora.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 07, 2006 15:38 | Permalink | commenti (6)
categoria:guerra iraq, israele-palestina
05/01/2006

[ LA GUERRA DOPO LA GUERRA 2 ]


Ho messo in fila queste agenzie di stampa che raccontano quello che è successo nella sola giornata di oggi in Iraq e in Afghanistan. Penso alle parole del presidente Ciampi che l'altro giorno da Napoli ha tenuto a sottolineare che le truppe italiane sono andate in Iraq a guerra finita.  Le cifre di questo lungo dopoguerra ci dicono che, in realtà, la guerra non è mai finita. Migliaia di morti tra  civili, soldati e poliziotti iracheni. Migliaia di morti tra le truppe di occupazione. Decine di morti, come ci ricorda Ennio Remondino, tra i giornalisti in Iraq e nelle altre zone del mondo dove sono in corso conflitti armati. Nel solo 2005 sono stati ammazzati  68 giornalisti, 807 sono rimasti feriti. Ma andiamo alla cronaca di queste ultime ore in Iraq e in Afghanistan.  Due attentatori suicidi hanno ucciso oggi almeno 130 persone e ne hanno ferite quasi 100 nelle città irachene di Kerbala e Ramadi, mentre l'esplosione di tre autobombe, di cui due guidate da kamikaze, hanno provocato la morte di due persone e il ferimento di sei a Baghad. E sempre a Baghad 5 soldati emericani sono stati uccisi dall'esplosione di una bomba mentre altri due militari americani sono morti a Najaf. Il primo attentatore ha fatto detonare la sua cintura esplosiva a Kerbala, uccidendo 50 persone e ferendone 69.Subito dopo, un altro attentatore si è fatto saltare in aria vicino ad un gruppo di reclute della polizia e dell'esercito a Ramadi lasciando sul selciato circa 70 persone, il giorno dopo che attentati all'apparenza coordinati hanno ucciso in tutto l'Iraq almeno 58 persone.L'attacco di Ramadi, che ha fatto 70 morti e circa 40 feriti, è l'ultimo di una lunga serie contro la polizia e l'esercito. A Baghdad, fonti della polizia e del ministero degli Interni, hanno detto che un'auto è esplosa nel centro della capitale, seguita subito dopo dall'esplosione di un veicolo guidato da un kamikaze nella zona orientale della città che ha ferito tre poliziotti.Un terzo attentatore suicida si è fatto saltare su un'auto nei pressi di un ponte nel centro di Baghdad, uccidendo un soldato iracheno e un civile e ferendo tre persone. E' più che mai concreto il rischio di una guerra civile tra le tre comunità etnico-religiose, tra gli sciiti, i sunniti e i curdi. Ma anche nel "pacificato" Afghanistan si susseguono le azioni di morte. Oggi  un kamikaze, con un'autobomba contro un edificio amministrativo, ha ucciso dieci persone nella provincia di Oruzgan mentre altre dieci persone sono rimaste ferite nell'attacco avvenuto a Tirin Kot nell'Afghanistan meridionale. A Kabul e nel resto del paese comandano i signori della guerra. Da quando sono stati cacciati i talebani la coltivazione dell'oppio è ripresa alla grande. Resto convinto che sarebbe stato meglio dare cercare Osama Bin Laden con squadre di poliziotti superspecializzati e tanti soldi per pagare i confidenti. L'esperienza ci dice che con la guerra non si risolve nulla.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 05, 2006 14:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:guerra iraq
04/01/2006

[ L' ULTIMA DI SILVIO BERLUSCONI ]

Me l'aspettavo. Aspettavo che Silvio Berlusconi intervenisse sulla vicenda Unipol. E lo ha fatto, superando se stesso. Sentite da che pulpito viene la predica: "Gli ultimi avvenimenti fanno emergere con più evidenza un intreccio tra politica e affari inaccettabile". Ma con che coraggio dice queste cose proprio lui, l'incarnazione del rapporto tra affari e politica, l'espressione massima del conflitto di interesse? Silvio Berlusconi  ha usato il parlamento per fare approvare leggi prodomo sua, ha attentato alla libertà di informazione, ha messo in discussione la nostra Costituzione. Ebbene  si mette a dare lezioni di moralità? E come il presidente del Senato Pera ha fatto ieri, l'inquilino di Palazzo Chigi auspica una legge sulle intercettazioni telefoniche. Romano Prodi gli ha risposto affermando  che sarebbe stato meglio se si fosse stato zitto. Totò lo avrebbe spernacchiato e gli avrebbe detto: "Ma mi faccia il piacere!".

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 04, 2006 21:43 | Permalink | commenti (8)
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04/01/2006

[ SONO TUTTI UGUALI? ] 

 

Sarò brutale ma l’idea che siano tutti uguali non mi convince neanche un po’. Non vedevano l’ora di poter dire “aiutiamoci a vicenda”. Il berlusconismo è una cosa, la sinistra italiana è un’altra cosa. Bene ha fatto il responsabile della giustizia dei Ds, Massimo Brutti, a rifiutare l’abbraccio del centro destra: le intercettazioni telefoniche e ambientali sono utili alle inchieste della magistratura. Coloro che dicono (il presidente del Senato Marcello Pera) che le intercettazioni sono troppe sbagliano: il problema non è il numero. E’ assicurare che ad esse si ricorra quando è necessario e garantire che non vengano divulgati colloqui non rilevanti ai fini penali. Anzi che rimangano riservati e distrutti al più presto. Ha ragione Brutti ma è chiaro che se un giornalista si procura le trascrizioni di colloqui fa bene a pubblicarle. Anche se le ottiene illegalmente, come nel caso del cronista del Giornale, il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, perché le reputa di interesse pubblico. Sapeva quello che faceva il cronista che ora è indagato per violazione del segreto d’ufficio in concorso con ignoti e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. E’ il rischio del mestiere. Lo scorso luglio, invece, furono pubblicate intercettazioni telefoniche che riguardavano l’Antonveneta e la Bnl ma quelle intercettazioni erano state regolarmente depositate agli atti. E, dunque, ne erano state informate le cosiddette parti.  Nelle telefonate tra il segretario dei Ds, Piero Fassino , e l’allora presidente dell’Unipol, Giovanni Consorte, non c’era niente di penalmente rilevante tant’è che le trascrizioni non sono mai state depositate dai magistrati agli atti dell’inchiesta. Io non sono tra quelli che dicono che non essendoci nessun rilievo penale quelle trascrizioni non andavano divulgate. L’opinione pubblica ha il diritto di essere informata. Ha il diritto di  sapere per potersi formare un’opinione, esprimere un suo giudizio. La questione della separazione tra politica e affari è centrale. Occorre mettere dei paletti. Scrive Romano Prodi : “ Va stabilito un confine oltre il quale entrambe le parti (politica e grandi centri del potere economico e finanziario) devono sapersi fermare. Il confine oltre il quale si può intravedere l’interesse delle persone o di gruppi di persone e non più l’interesse della collettività”. E ancora: "Le cronache recenti ci dicono che è esistita ed esiste una vicinanza tra politica e centrali economiche, che a volte ha debordato oltre i confini del lecito, non dal punto di vista giuridico, ma dell'opportunità politica". Che un politico venga informato su operazioni finanziarie, economiche, è più che legittimo. Ma non deve parteggiare. E’ un punto fondamentale: riguarda la trasparenza, l’etica, la visione del ruolo della politica, dei rapporti  tra politica e società. Occorrono regole e nuovi confini, un codice etico. Una riflessione seria. Che  deve coinvolgere tutti. Ultima osservazione. Il diritto delle cooperative di non essere considerate di serie B è più che legittimo ma, attenzione, perché il denaro olet. Le cooperative farebbero bene a chiedersi qual è la loro mission. Altrimenti si corre il rischio di essere considerati al pari dei “furbetti del quartierino”. Affari si ma senza inciuci.  I magistrati milanesi, la notizia è appena arrivata,  hanno ipotizzato nei confronti di Giovanni Consorte, l'ex presidente di Unipol, anche il reato di associazione per delinquere nell'ambito dell' inchiesta su Antonveneta.

 

 

 

 

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 04, 2006 15:07 | Permalink | commenti (4)
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03/01/2006

[ UNA RICHIESTA AI DS ]

Due parole ancora sulla vicenda Unipol. La querelle di oggi e' la pubblicazione da parte del Giornale, il quotidiano di proprieta' di Paolo Berlusconi, delle intercettazioni telefoniche tra l'ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte, e il segretario dei Ds, Piero Fassino. Virgolettati che certamente susciteranno polemiche. Mi chiedo: quando i Ds prenderanno chiaramente le distanze da Giovanni Consorte? Quando diranno che era politicamente sbagliato l'appoggio dato alla scalata dell'Unipol alla Bnl? Non c'e' bisogno di sapere come andra' a finire l'inchiesta giudiziaria.Il giudizio dal punto di vista etico sui vertici dell'Unipol e' gia' scritto.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 03, 2006 08:30 | Permalink | commenti (12)
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02/01/2006

[ L'AMERICA CHE MI PIACE ]

Che bello sarebbe se anche in Italia le cose funzionassero come negli Stati Uniti. La storia, in sintesi, e' questa: la Casa Bianca convince la direzione del New York Times a rinviare di oltre un anno la pubblicazione di notizie sulle intercettazioni illegali condotte dalla Natonal Security Agency senza l'autorizzazione della magistratura. Il prestigioso giornale cede alle pressioni del presidente Bush fino allo scorso dicembre quando decide di pubblicare quello che sa. S'arrabbia Bush ma si arrabbia anche il garante dei lettori del NYT accusando il giornale  di aver nascosto una notizia per ben 14 mesi. Uno scandalo per il cosidetto giornalismo indipendente, "cane da guardia" del potere. Non e' la prima volta che editore e direttore devono spiegazioni ai lettori. Il NYT come altri giornali, come gran parte delle televisioni americane, hanno raccontato all'opinione pubblica che l'Iraq di Saddam Hussein possedeva le armi di distruzione di massa. Una bufala che e' servita all'amministrazione Bush per occupare l'Iraq. Byron Calame, il garante dei lettori (il pubblic editor), ha scritto un articolo sulla pagina degli editoriali del giornale: "E' possibile che il NYT sapesse delle intercettazioni prima delle elezioni presidenziali dell'anno scorso (Bush contro Kerry) e avesse deciso di non turbare il voto?". Direttore ed editore non hanno risposto alle richieste del garante sul ritardo nella pubblicazione della notizia delle intercettazioni per proteggere, probabilmente, le loro fonti nell'amministrazione Bush ma e' indubbio che  la richiesta della Casa Bianca di tacere con la tesi che avrebbe nociuto alla sicurezza degli Stati Uniti e' stata giudicata scandalosa dall'opinione pubblica, o almeno da una parte di essa, che ritiene indispensabile rispettare le regole anche quando si e' "in guerra" per dirla alla George Bush.  Il NYT di pecche ne ha avute anche altre. Vi ricordate il giovane reporter Jason Blair autore di finti reportages? Judith Miller velinara del gruppo di propaganda del vicepresidente Cheney sulle armi di distruzione di massa di Saddam? Eppure esiste un garante, un'autorita' terza che ha la forza di dire la sua. Ecco l'America che mi piace. Penso alla nostra realta', all'Italia berlusconiana e alle sue grida contro l'informazione che quando la critica, complotta.

postato da: aleruotolo alle ore gennaio 02, 2006 16:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:informazione, guerra iraq

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