31/12/2005
[ L'ANNO CHE VERRA']
Buon 2006 a tutti. Quasi a tutti. Vorrei che nel 2006....fossero trovati i responsabili dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno.... che la meglio gioventù di Locri si sentisse meno sola.....che Rita Borsellino vincesse la sua sfida....che non ci fossero più eroi...che, con la piccola, grande imprenditrice napoletana Silvana Fucito, ci fossero tanti altri imprenditori e commercianti con il coraggio di denunciare i mafiosi del pizzo.... che tornassero a casa le truppe di occupazione dall'Iraq... che i miei amici palestinesi e israeliani potessero vivere in pace.. che non ci fossero più kamikaze... che alle armi si sostituisse la diplomazia e il dialogo....che la famiglia di Nicola Calipari (e noi tutti) sapesse la verità e avesse giustizia...che i responsabili delle torture e delle violazioni dei diritti umani fossero individuati e puniti.. che la legalità fosse un valore riconosciuto e praticato da tutti.. L'anno che verrà...sarebbe bello che il nostro Paese tornasse ad essere normale...che ci fosse la libertà di informare e di essere informati... che le elezioni politiche di aprile le vincesse Romano Prodi...che Silvio Berlusconi fosse solo un incubo....che le cooperative ritrovassero la loro anima...che la sinistra fosse diversa dalla destra.....che i lavoratori e i pensionati ritrovassero la loro dignità....che i deboli fossero meno deboli e i forti meno forti....che i cittadini non fossero più considerati sudditi.... che ci sia il presente e non si speri nel futuro per i giovani...e che il Napoli tornasse in serie B.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 31, 2005 14:27 |
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30/12/2005
[ LA NOTIZIA DA PUBBLICARE ]
Mi ero sbagliato quando, a proposito dell'invito a comparire per corruzione al presidente del Consiglio, Silvio Berlusoni, ho scritto che la notizia era stata volutamente "bucata" ad eccezione del Corriere della Sera. Le cose non stavano cosi'. Solo i cronisti del quotidiano di via Solferino avevano la notizia e, come sostiene la direzione del giornale, quando si ha una notizia la si pubblica. Punto e basta. Provo una certa invidia per i colleghi della carta stampata. La competizione fa sempre bene e cosi' oggi scopriamo da Repubblica che la svolta nell'inchiesta sul tesoro Fininvest e' avvenuta dopo l'interrogatorio di Flavio Briatore, il re della Formula Uno. Avevo ragione invece ieri quando sostenevo che il lupo perde il pelo ma non il vizio. E cosi' gli uomini del solito Berlusconi gridano al complotto: "Siamo alla replica del 94". Suvvia, ma davvero pensano al complotto? L'uomo di Arcore se la prende con il Corriere della Sera per il "colpo basso". La tesi dei supporters del cavaliere e' la seguente: il Corriere ha riciclato una notizia vecchia per controbilanciare le indagini sull'Unipol. Intanto non e' una notizia vecchia. L'invito a presentarsi in procura a Milano per il 3 dicembre e' stato recapitato al diretto interessato il 30 novembre. Neanche un mese fa. Gli esponenti di Forza Italia non contestano la notizia, dicono solo che era vecchia e che, quindi, non si doveva pubblicare. Ma quando la politica lascera' fare alla magistratura il suo lavoro e ai giornali e alle tv il loro?
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 30, 2005 09:44 |
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29/12/2005
[ L'INVITO A BERLUSCONI ]
Sarà che non è più notizia ma l'invito a comparire inviato a Silvio Berlusconi dalla procura della repubblica di Milano che indaga su Mediaset non ha fatto clamore più di tanto. Solo il Corriere della Sera di oggi ha dato rilievo alla notizia, non-notizia. Due le ipotesi di reato contestate: corruzione in atti giudiziari di testimone e concorso in falsa testimonianza". Il premier è "sospettato di aver fatto versare" nel 1997 da Carlo Bernasconi, manager della Fininvest, nel frattempo deceduto "non meno di 600 mila dollari" sui conti svizzeri dell'avvocato inglese David Mills "affinché dichiarasse il falso nel processo per le tangenti Fininvest alla finanza e in quello All Iberian". Un mese fa, ufficiali della Guardia di Finanza di Milano hanno consegnato l'invito a comparire convocando i due indagati per il 3 dicembre ma né Berlusconi né Mills si sono presentati all'interrogatorio. Ci risiamo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il proprietario di Mediaset era già sceso in campo quando avrebbe commesso i reati di cui ora è indagato. Sguaiati i commenti dei supporters, dichiarazioni sensate da parte dell'opposizione. Il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, ha detto: "Oggi, come nel '94, il Corriere della Sera va contro il premier". Uno dei suoi avvocati, l'onorevole Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera: "Siamo alle solite. Il solito tintinnare di manette ogni volta che ci si avvicina ad una scadenza elettorale. Singolare che il Corriere pubblichi oggi la notizia di un invito a comparire che risale a un mese fa. Singolare che si recuperi quella notizia proprio adesso che i quotidiani sono pieni della vicenda Consorte, una vicenda vicina ad una precisa area politica". Singolare è che pochi si indignino ancora. Scandaloso è che Silvio Berlusconi abbia governato il nostro Paese.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 29, 2005 14:53 |
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29/12/2005
[ AFFARI E AFFARI ]
Vale sempre la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Da un punto di vista processuale. Giovanni Consorte sostiene di non aver fatto nulla di illecito. E' la sua linea difensiva che va rispettata. I magistrati della procura della Repubblica di Milano non sono dello stesso avviso. E siccome non credo ai complotti, penso che la decisione del presidente dell'Unipol Giovanni Consorte di dimettersi dalla compagnia assicurativa della lega delle cooperative sia giusta. Come giuste sono le dimissioni del suo vice, Ivano Sacchetti, anch'egli indagato dai magistrati milanesi. L'accusa e' di quelle infamanti: aggiotaggio e insider trading. Aldila' degli esiti processuali questa aperta dai vertici dell'Unipol e' una ferita che sara' difficile sanare perche' colpisce il cuore della sinistra.Ci sono stati comportamenti incompatibili, anche se la magistratura non dovesse giudicarli illeciti, con i valori etici. Non e' vero che il denaro non abbia odore. Ce l'ha sempre. Non e' neutrale. Lo si fa lecitamente e lo si puo' fare illecitamente. Aveva ragione Piero Fassino quando nelle settimane passate difendeva il diritto del mondo delle cooperative a non essere considerate figlie di un dio minore. Ma via via che l'inchiesta giudiziaria andava avanti ci si e' accorti che non era solo questa la partita in corso. Consorte e Sacchetti non sono funzionari qualunque delle cooperative, ci ricorda Peppino Turani. Sono loro che hanno portato l'Unipol in borsa, facendola diventare una protagonista della finanza italiana. Ma a quale prezzo? Senza etica non ci sono affari, non c'e' politica. Questo dovrebbe valere per tutti, soprattutto per la sinistra. La lega delle cooperative e' nata prima della Cgil e prima del partito socialista. Nel suo dna c'e' la parola solidarieta'. Valeva nel secolo scorso vale piu' che mai oggi. Siamo sicuri che la scelta dell'ingresso nella finanza italiana sia compatibile con i valori del mondo delle cooperative? Io penso che sia compatibile ma certo mettere sullo stesso piano i Consorte e i Sacchetti con i "furbetti del quartierino" dovrebbe farci riflettere. La verita' e' che ancora una volta dove non e' arrivata la politica, sono arrivati i magistrati. Non siamo alle Mani pulite degli anni '90 dove la politica corrompeva l'impresa. Oggi la partita riguarda gli assetti della finanza nel nostro Paese, lo scontro e' all'interno dei poteri forti. Verso quale capitalismo andiamo?
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 29, 2005 10:44 |
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27/12/2005
[ PREFERISCO L'INDULTO ]
Neanche tutti i firmatari della richiesta di un dibattito urgente alla Camera su amnistia e indulto si sono presentati questa mattina nell'aula di Montecitorio. 93 su 208. Personalmente preferisco l'indulto all'amnistia. Io sono tra quelli che chiedono la certezza della pena. Mi rendo conto che le carceri stanno esplodendo, (se non ho capito male) ci sono 20 mila detenuti in più di quelli previsti e con l'entrata in vigore della ex Cirielli, a detta dello stesso ministro Castelli, la popolazione carceraria aumenterà di altre ventima unità. L'amnistia estingue il reato, l'indulto condona in tutto o in parte la pena e, quindi, riduce l'affollamento nelle carceri.Non si possono prendere in giro i detenuti. Spero che prima dello scioglimento delle camere si riesca ad approvare un gesto di clemenza. Sono pessimista perchè le forze politiche sono divise.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 27, 2005 14:40 |
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26/12/2005
[ MORIRE IN IRAQ ]
Pubblicato dall'organizzazione 'Iraq Body Count' il 'Dossier sui civili feriti in Iraq tra il 2003 e il 2005'. Il documento si basa sull'analisi di più di 10 mila casi riportati dalla stampa di tutto il mondo nei 2 anni in oggetto. I dati più significativi: sono stati contati più di 24 mila morti, di cui ben il 20 per cento donne e bambini. Il 37 per cento delle vittime sono state uccise da militari americani, di questi il 64 per cento a causa dei bombardamenti aerei. Solo il 9 per cento dei morti sono deceduti a causa di attentati terroristici. Terribile risulta poi essere il fatto che la grande maggioranza dei bambini siano deceduti sotto i bombardamenti delle forze statunitensi. Intanto, il capo di stato maggiore interarmi americano, generale Peter Pace, ha detto alla catena tv Fox, che gli iracheni sperano che le truppe americane e quelle delle altre nazioni impegnate sul terreno lascino il paese "il più presto possibile".
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 26, 2005 09:09 |
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24/12/2005
[ LA MORTE DI GELSOMINA ]
Anche oggi ho lavorato. Questi che seguono sono degli appunti che ho tirato fuori mentre, con Alessandro, montavo un'intervista che andrà in onda nel Tg3 delle ore 19. L'altro giorno parlavo di barbarie raccontando l'episodio del pizzaiolo napoletano, un ragazzo perbene, ucciso da un gruppo di avventori rimasti offesi il giorno prima e della storia di Enna, del ragazzo di 13 anni ammazzato a colpi di pietra e le cui indagini sono in pieno svolgimento. Ieri sera sono andato a Napoli, a San Pietro a Patierno che è un comune della periferia Nord della città, a due chilometri in linea d'aria da Secondigliano e da Scampia. Sono andato a conoscere i genitori e il fratello di Gelsomia Verde, una ragazza di 21 anni, ammazzata in modo atroce un anno fa, nella guerra di Secondigliano. Quella guerra l'ho seguita tutta per il Tg3 e poi ho realizzato un reportage dal titolo "La guerra nel golfo". Un clan diviso in due, il clan di Paolo di Lauro. Una guerra senza regole, con decine di morti ammazzati. Addirittura incendiavano case e negozi degli uomini dei due schieramenti. E in questa guerra hanno preso un vecchietto, lo hanno ammazzato di botte (un mese in coma) per sapere dove si nascondeva un suo parente. Hanno ucciso due donne tra cui Gelsomina Verde, prelevata da casa, torturata ( le mani spezzate), sparata e quindi bruciata nella sua auto. La famiglia di Gelsomina non aveva mai parlato con i giornalisti. Una famiglia disagiata. Il padre non può lavorare perchè malato da undici anni. La madre, Anna, saltuariamente faceva la collaboratrice domestica. Da quando è morta Gelsomina non lavora più, la gente ha paura: "Era meglio se uccidevano anche me. Sono una morta vivente". C'è poi Franco, il fratello di Gelsomina, un ragazzo straordinario che se potessi, lo aiuterei. Un passato fatto di illegalità. E' stato anche in carcere. Lui oggi fa il volontario, assiste gli anziani, come faceva la sorella. Racimola qualche soldo. E' lui che ha deciso di costituirsi parte civile nel processo contro gli assassini di Gelsomina. Un ragazzo al quale andrebbe offerta una chance. E' terribile la sensazione che ho avuto in quella casa. Come se mi trovassi di fronte a degli "appestati". Soli, completamente soli. Ora non so come lo Stato possa aiutarli. E non so se sia neanche giusto. Di certo, sono vittime della camorra. Gelsomina non c'entrava nulla. E hanno avuto coraggio nel costituirsi parte civile nel processo. Segna una svolta. Anche se il mondo che li circonda è rimasto uguale a quello di un anno fa. La guerra nella camorra della periferia Nord di Napoli scoppiò per il controllo del traffico delle sostanze stupefacenti. Scampia era ed è un grande supermercato alla luce del sole. Proprio un anno fa mentre sparavano e venivano uccisi lo Stato abbatteva con ruspe e fiamme ossidriche gli avamposti degli spacciatori. Oggi la vendita è ripresa normale. Ho atteso un'ora sotto la casa dei Verde l'arrivo di Franco il fratello di Gelsomina. Le vedette degli spacciatori, a bordo di scooter, insospettite per la presenza della mia auto e di quella dei miei operatori, mi hanno chiesto, per due volte, che cosa facessi lì. Quando gli ho detto che aspettavo Franco Verde mi hanno risposto: "Allora può restare".
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 24, 2005 10:27 |
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23/12/2005
[ D'ALEMA NON E' ANDREOTTI ]
Amo il mare, amo la vela ed esprimo la mia solidarietà a Massimo D'Alema. Trovo vergognoso l'attacco mediatico a cui è sottoposto il presidente dei Democratici di sinistra. E' un attacco indegno che deve farci riflettere. L'Italia è malata. Stiamo pagando le conseguenze della sua malattia: il berlusconismo. Si vuole delegittimare quella che è la prima forza politica del Paese. e si usa l'informazione. Libero, Il Giornale e poi via via i cosidetti quotidiani "indipendenti". Sia chiaro, è più che legittimo criticare Massimo D'Alema. Come nel caso della famosa bicamerale la cui responsabilità non fu solo sua ma fu di tutto il gruppo dirigente dell'allora centrosinistra. L'errore fu quello di sottovalutare Silvio Berlusconi e ciò che esprimeva. La sua non era e non è una normale destra europea. Berlusconi non è Chirac e non è neanche l'ex premier spagnolo Aznar. E' peggio, molto peggio. Il suo punto di riferimento è il bushismo, il liberismo sfrenato, senza regole e leggi pro domo sua. Ma la partita che si sta giocando oggi è più fetente. Massimo D'Alema non è Giulio Andreotti. Quello mosso contro l'esponente dei Ds è un attacco politico, di chi vuole mettere fuori gioco la sinistra. Si tengono i riflettori accesi su un "non caso" mentre si spengono su personaggi politici ed istituzionali coinvolti in prima persona nello scandalo della Banca d'Italia e della banca popolare di Lodi. Di che è accusato D'Alema? Di aver acceso un leasing con la banca di Gianpiero Fiorani per l'acqusito di una barca a vela. Un rapporto normale e regolare con una banca mentre altri hanno truffato i risparmiatori. La scelta di rivolgersi alla società di leasing Ducato, controllata dall'allora Popolare di Lodi, fu suggerita dai proprietari dei cantieri nautici "Stella Polare" di Fiumicino. La destra ha paura di perdere le elezioni. Nel centro sinistra c'è chi non ama i Ds. I problemi ci sono. Lo dimostra anche l'inchiesta giudiziaria che coinvolge l'Unipol per la scalata alla Bnl. Ma questa è un'altra storia. Comunque, è meglio comprare a leasing, con amici, una barca a vela che seguire la scia di quelle dei potenti.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 23, 2005 07:37 |
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22/12/2005
[ LA STRADA DELLA VERITA' ]
La procura della Repubblica di Roma ha deciso: il soldato statunitense Mario Lozano, di origini ispano-americane, è indagato con l'accusa di omicidio volontario e di tentato omicidio. Ha sparato per uccidere il funzionario del Sismi, Nicola Calipari. Ammazzato a Bagdhad il 4 marzo scorso mentre a bordo della sua auto stava riportando in Italia la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, appena liberata dopo un mese di prigionia, in mano ai terroristi iracheni. Nicola Calipari fu raggiunto mortalmente alla testa da un colpo d'arma da fuoco partito da un mitragliatore automatico in dotazione all'esercito Usa. Lo stesso proiettile ferì a una spalla la giornalista. Un secondo proiettile ferì l'ufficiale del Sismi che era alla guida della Toyota Corolla su cui viaggiavano i tre.
L'accusa è di quelle che non lasciano dubbi. Omicidio volontario, seppure con dolo eventuale, è, infatti, l'ipotesi formulata dal capo del pool antiterrorismo Franco Ionta e dai pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio. E' una notizia che certamente fa tirare un sospiro di sollievo alla famiglia del funzionario del Sismi e a quanti, in Italia, chiedono che sia fatta verità e giustizia. La perizia depositata in procura era stata chiara. I marines americani non avevano rispettato le regole di ingaggio. Avevano sparato direttamente sull'abitacolo della toyota. Altro che colpi di avvertimento in aria e proiettili sulle ruote o sul motore per bloccare l'auto sospetta! Solo l'ultimo colpo finì nel vano motore. Dai rilievi dei periti è emerso che la vettura era stata raggiunta da almeno sette colpi d'arma da fuoco. I primi proiettili sarebbe stati esplosi da una distanza compresa tra 100 e 130 metri mentre gli ultimi tra 45 e 65 metri, sparati quando la vettura era ormai praticamente ferma. La conclusione fu che "esplodere numerosi colpi di mitragliatrice all'indirizzo dell'abitacolo di un'autovettura, da una distanza come quella indicata, è da giudicare indubbiamente condotta idonea e diretta a cagionare la morte degli occupanti". Adesso la battaglia per portare in Italia il presunto colpevole. Di certo, Washington dirà di no. Per il Pentagono la vicenda è chiusa. Per l'Italia no. L'eventuale processo potrà svolgersi anche con l'imputato in contumacia e ci sono le premesse giuridiche per spiccare un eventuale mandato di arresto internazionale contro il presunto colpevole. E' l'inizio di un percorso di verità, importante. C'era il rischio dell'oblìo e l'iscrizione nel registro degli indagati della procura di Roma lascia aperta questa ferita. Non tutti i periti sono d'accordo sul fatto che a sparare sia stato solo un soldato ma non è questo il punto. L'intera pattuglia americana non rispettò le cosidette regole di ingaggio, di comportamento. La commissione tecnico-militare istituita dagli americani alla quale parteciparono nostri rappresentanti si chiuse con l'assoluzione preventiva (da parte degli americani) della pattuglia impegnata nel posto di blocco volante e il disaccordo dell'Italia. C'è una domanda alla quale bisognerà prima o poi rispondere: perchè Nicola Calipari è stato ucciso?
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 22, 2005 11:35 |
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21/12/2005
[ Al PEGGIO NON C'E' MAI FINE ]
Il declino italiano? "Balle, sono tutte balle". La Cina che diventa la sesta potenza economica al mondo superando l'Italia? " E' colpa di Romano Prodi". Da non credere, eppure queste parole le ha appena pronunciate il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti su Rai Uno a "Batti e ribatti" condotto da Riccardo Berti. Non so cosa il vice presidente del consiglio abbia detto ancora perchè non ce l'ho fatta e ho spento la Tv. Non ho sentito al suo "batti" il "ribatti". Ma come può l'uomo della finanza creativa, il responsabile del disastro economico italiano, il fautore dei condoni, sostenere che il "miracolo cinese" sia colpa dell'ex presidente della commissione europea perchè non ha attuato una politica protezionista? Bastava leggere i giornali di oggi per capire la forza di Pechino: "La Cina non è un'economia in via di sviluppo, è una vera e propria economia industrializzata. Con servizi adeguati. Ma a costi più bassi rispetto ai nostri. Siamo nei guai? Si, siamo nei guai". Parola di Marco Palmieri, presidente e amministratore delegato di Piquadro, un'azienda cresciuta grazie al boom cinese, sul Corriere della Sera di oggi. Hanno manodopera ma anche know-how. E noi Italia? Abbiamo un presidente del consiglio che non ha meglio da fare che difendere Bush, un giorno si e un giorno pure. Intercettazioni illegali, torture, violazione delle leggi? "Non si può combattere il terrorismo con il codice in mano". La richiesta di estradizione dei 22 agenti della Cia per il sequestro dell'imam Abu Omar avvenuto a Milano? " Non credo che il caso sia fondato". Sono picconate alla nostra Costituzione. Al peggio non c'è mai fine.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 21, 2005 20:20 |
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20/12/2005
[ IL RE E' NUDO ]
Non sono tra quelli che pensa che le prossime elezioni politiche siano ormai già vinte dal centrosinistra. Sono, invece, convinto che il berlusconismo sia giunto al capolinea. L'unto del signore ha perso la faccia. Mi hanno detto che l'altro giorno, il presidente del consiglio mentre faceva shopping in via Condotti a Roma, è stato sonoramente contestato. e non è la prima volta che gli succede. Per lui, che dell'immagine ha fatto una religione, quei fischi, quelle battutacce, pesano molto di più dei fischi indirizzati ad un altro politico. Abituato ad avere "sudditi" si sta accorgendo che governare un paese è cosa ben diversa dall'amministrare un'azienda. Per fortuna. La sua immagine di vincente si è appannata. Anche nello studio "amico" di Porta a Porta dove ieri sera ha fatto i conti con un Diego Della Valle che gli ha detto quello che pensa la gente: "Silvio, sarei più contento, come cittadino, se tu venissi a dire che alcune cose le hai potuto fare, altre no. Se tu dici che non hai sbagliato niente, in 50 milioni di case sorridono, perchè ti assicuro che la vita è dura e in ogni casa almeno una cosa l'hai sbagliata". Vi immaginavate una tale libertà di pensiero da parte di uno tra i più importanti imprenditori del nostro Paese? Vuol dire che il blocco sociale del berlusconismo si sta sfaldando ma mancano ancora quattro mesi alle elezioni di aprile. Può succedere di tutto. Nel centrosinistra ci sono troppe tensioni che vanno superate al più presto. Si sta avvicinando il momento in cui i due schieramenti presentanno i loro programmi agli elettori con i quali chiederanno di governare il Paese. Lo sanno che gli italiani non credono più alle bugie?
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 20, 2005 16:03 |
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19/12/2005
[ FAZIO SI E' DIMESSO. ERA ORA! ]
«La decisione autonomamente assunta con tranquilla coscienza, è volta a riportare serenità nel superiore interesse del paese e della banca d'Italia». È quanto si legge nel comunicato con il quale Bankitalia annuncia che « Antonio Fazio ha rassegnato oggi le proprie dimissioni nelle mani del consigliere anziano». Queste verranno presentate al consiglio superiore nella riunione di domani. La buona notizia l'aspettavamo da tempo. Finalmente è arrivata oggi. Era ora! Antonio Fazio è indagato, il suo pupillo, il banchiere Gianpiero Fiorani, ex numero uno della Popolare di Lodi, sta riempiendo pagine e pagine di verbali davanti ai magistrati di Milano. Per molto meno altri governatori di altri paesi si sono dimessi. Ma l'Italia quando finirà di essere una repubblica delle bananas? Sono d'accordo per un governatore a termine. Non mi piace l'idea che un'autorità terza, di garanzia, venga nominata dal governo.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 19, 2005 16:44 |
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18/12/2005
[CONTRO LE BARBARIE]
E’ impressionante il livello di barbarie che coinvolge ampi strati della popolazione del Sud. Gli ultimi due episodi fanno accapponare la pelle. Ad Enna, in Sicilia è stato ucciso un ragazzo di 13 anni, a colpi di pietra. Era scomparso venerdì sera, lo hanno trovato questa mattina, forse ammazzato da suoi coetanei. Aveva litigato con un compagno di scuola ed era stato minacciato dal fratello più grande. Francesco Ferrera avrebbe compiuto 14 anni il primo gennaio. Quello di ieri a Napoli, invece, non è stato l’ennesimo omicidio di camorra. Negli Stati Uniti d’America il titolo dei giornali sarebbe stato: “Assalto in pizzeria di una gang, giovane ucciso” . La cronaca cruda e semplice di quello che è successo ieri sera si può riassumere così: Spedizione punitiva. In otto, a bordo di quattro scooter, arrivano davanti alla pizzeria, per vendicarsi dell’affronto subito la sera prima. Sono tutti ragazzi a cui il giorno prima non erano state servite delle birre nella loro auto. Entrano nel locale con spranghe e una pistola. Picchiano alla cieca e poi sparano. Un proiettile uccide un dipendente della pizzeria. Un ragazzo come loro. Aveva appena 26 anni. Altre quattro persone rimangono ferite. Ha ragione il questore di Napoli, Oscar Fiorolli: “Si tratta di belve. Anche se, a essere lucidi, si offendono gli animali a chiamarli così”. La cronaca ormai segnala quasi quotidianamente che siamo arrivati ad un punto veramente drammatico: è a rischio la libertà dei cittadini. L’altro giorno al liceo Tasso di Roma provavo a spiegare agli studenti cosa significava nel Sud la battaglia contro la mafia. Significa difendere la Costituzione, i diritti. Il diritto di una ragazza di Napoli o di Locri di poter uscire, camminare per strada, entrare in una discoteca o in una pizzeria senza la paura di essere uccisa da una pallottola vagante o da un rapinatore “inesperto”. Significa la libertà d’impresa. Oggi gran parte degli imprenditori e commercianti non sono imprenditori e commercianti. Non possono investire nelle loro aziende, non possono competere. Significa garantire il diritto allo stato sociale. Significa lo sviluppo del mezzogiorno. Il livello di degrado culturale e civile è spaventoso, anche se ci sono finalmente segnali di rivolta, dalle vittime del pizzo che si organizzano e denunciano i mafiosi, ai ragazzi della Calabria, a quelli di Palermo di “addiopizzo” che stanno conducendo una straordinaria battaglia di legalità (guardate il loro sito). Ai tanti amministratori locali che non si piegano alle minacce, agli avvertimenti. Pensando a Enna, alla morte del ragazzo di 13 anni, mi è venuta alla mente un personaggio che ho conosciuto tanti e tanti anni fa. Un uomo dell’America Latina. Ivan Illich. Un intellettuale che sosteneva che l’infanzia è un’ invenzione della borghesia. Chiediamoci che cosa significa oggi infanzia e quando si diventa adulti. La mia generazione dopo l’Università. Oggi, quando trovi un lavoro e lasci la casa dei genitori. Anche a 32-33 anni. I due episodi di ieri e oggi, Enna e Napoli, segnalano che ormai il ricorso alla ferocia è diventato quotidianità. Vittime incolpevoli da un lato, inciviltà dall’altro. La lotta per la legalità non è più una questione che riguarda solo gli addetti ai lavori. La gente perbene non può più fare finta di nulla. Ognuno dovrà fare la sua parte. Non si può più dire: io non c’entro.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 18, 2005 17:58 |
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17/12/2005
[CALIPARI: SPARI SU MACCHINA FERMA]
Un amico di Nicola Calipari mi ha fatto notare un dettaglio della perizia depositata in procura a Roma che ha ricostruito il tragico agguato di Baghdad del 4 marzo scorso. I tecnici hanno stabilito che il colpo al vano motore della Toyota è stato sparato quando ormai la macchina era ferma, quando i proiettili avevano già ucciso Nicola Calipari e ferito la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena e l'ufficiale del Sismi che era al volante della vettura. Un dettaglio non di poco conto. Gli americani hanno sparato per uccidere. Eppure le regole di ingaggio prevedevano un comportamento diverso da parte della pattuglia dei soldati americani. Solo dopo aver tentato, con segnalazioni visive, di bloccare l'auto "sospetta" avrebbero dovuto sparare alle ruote, al vano motore, per neutralizzare il pericolo. Così non fece il soldato Mario Lozano. Questa ricostruzione quanto peserà nelle decisioni che i magistrati romani stanno per prendere? Se così stanno i fatti perchè sarebbero orientati ad iscrivere il nome del soldato americano nel registro degli indagati per "omicidio colposo con eccesso colposo in uso legittimo delle armi" e non per "omicidio volontario" con tutte le attenuanti del caso? Negli ambienti investigativi si sostiene che anche l'omicidio colposo è compatibile con la volontà di uccidere del soldato americano che però avrebbe sparato per difendersi. Ma gli interrogativi sono più che mai leggitimi. La nostra preoccupazione, perchè la morte di Nicola Calipari riguarda tutti noi, è che chi ha sbagliato non paghi. Che la morte del funzionario del Sismi non finisca nel dimenticatoio, senza la verità.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 17, 2005 13:02 |
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16/12/2005
[IL BLOG VIVRA']
Non preoccupatevi cercherò di mantenere in vita il blog. Mi ci sto affezionando. Certo che oggi andava commentata la sentenza che ha assolto i due generali dell'aeronautica militare italiana coinvolti nell'inchiesta per la strage di Ustica, con l'accusa di depistaggio. Lo faccio ora, nel tardo pomeriggio dopo una mattinata trascorsa con gli studenti del liceo Tasso di Roma insieme al procuratore nazionale antimafia, al fratello di Peppino Impastato, Giovanni e ad altri amici a parlare di mafia e legalità. Dunque, dopo 25 anni nessun colpevole per Ustica. E' una mazzata come lo è stata per piazza Fontana. Tutti sappiamo che dietro alla strategia della tensione c'erano destra eversiva, apparati dello stato. Dobbiamo constatare, amaramente, che la verità processuale è lontana dall'essere accertata. Anche se processualmente i due imputati sono stati assolti per insufficienza di prove, noi sappiamo, come ha scritto oggi Daria Bonfietti presidente dell'associazione dei familiari delle vittime del disastro del 27 giugno del 1980, che il Dc 9 dell'Itavia fu abbattuto nei cieli di Ustica in tempi di pace. Noi sappiamo che chi sapeva ha taciuto. Americani, francesi, inglesi, libici. E' giusto criticare una sentenza. Aspetto di leggerne le motivazioni. Di certo, la politica dovrebbe alzare la voce e chiedere ai militari nostrani e agli alleati cosa successe davvero la sera del 27 giugno del 1980.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 16, 2005 16:33 |
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15/12/2005
[LA MAFIA FA SCHIFO]
Se uno dice che la mafia fa schifo vuol dire che e' contro cosa nostra? Non e' detto. Anzi, a leggere l'intervista di Cristina Matranga sul Corriere della Sera di oggi, no. Tutt'altro. La sfortunata vice presidente dell' Udeur ( personalmente la conosco da una vita e la stimo) si e' trovata ad accettare il ruolo di esperta anticosche dal comune palermitano di Villabate. Ha lavorato sei mesi indovinate con chi? Con Francesco Campanella, all'epoca quadro dell'Udc, successivamente presidente del consiglio comunale di Villabate e oggi pentito. E' l'uomo che accusa tra gli altri Toto' Cuffaro ma e' il personaggio, appunto, che mentre si impegnava contro la mafia aiutava il capo di cosa nostra Bernardo Provenzano a farlo ricoverare in una clinica di Marsiglia. Questo fatto mi ha ricordato un altro episodio che nulla ha a che vedere con questo, ovviamente. C'e' stato un imprenditore palermitano, Enzo Lo Sicco, costretto a pagare il pizzo ad una cosca mafiosa. Oggi ' un testimone di mafia. Vive lontano dalla Sicilia.Quando, verso la meta' degli anni '90, decise di denunciare i suoi estortori mi disse che fu una scelta sofferta. Lui andava sempre alle manifestazioni antimafia, mi parlo' dei funerali di padre Puglisi, con grande rimorso perche' contemporaneamente finanziava cosa nostra. Nella storia processuale palermitana ci sono altri episodi che andrebbero citati, di personaggi "politici" che a parole denunciavano la mafia e nei fatti la favorivano ma non e' questa la sede. Credo che questa di "inquinare" il fronte che si batte per la legalita' sia una strategia di cosa nostra. E' di pochi giorni fa il convegno dell'associazione degli imprenditori a Taormina con Luca di Montezemolo sul rilancio economico dell'isola, sulla necessita' di fare una battaglia per la legalita'. A Taormina c'erano il presidente regionale di Confindustria e quello di Palermo. Giuseppe Costanzo e Fabio Cascio. Qualche giorno dopo l'assise si e' scoperto che nei consigli di amministrazione delle loro aziende ( Gas Sud, Vigor Gas, Ital Metano, Centralgas) sedevano i rampolli di due importanti famiglie mafiose, i Bontade e i Teresi. Meditate gente, meditate!
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 15, 2005 11:51 |
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14/12/2005
[RICEVO E PUBBLICO VOLENTIERI]
Tutti in Pacs, il 14 gennaio a Roma, per una Festa delle libertà civili
Il desiderio di libertà delle cittadine e dei cittadini di questo paese è un fiume in piena. Noi, donne e uomini, lesbiche e gay, eterosessuali e bisessuali, transessuali e transgender, credenti e non, cittadini italiani e portatori di altre culture, vogliamo essere protagonisti della nostra vita. Chiediamo il rispetto delle nostre identità, delle nostre specificità, della nostra creatività. Rivendichiamo il diritto a portare avanti in modo autonomo il nostro progetto di vita, e a costruire, come facciamo, solidarietà, coesione sociale, relazioni d’amore. Vogliamo ribadire il nostro desiderio di vivere in un paese laico e la richiesta di riforme attente ai diritti civili, a partire da una legge sul Pacs che, sulla base dell’art. 2 della Costituzione, dia riconoscimento giuridico alle coppie che lo vogliano, dello stesso sesso o di sesso diverso. Per ribadire la dignità delle nostre vite e dei nostri amori saremo in piazza sabato 14 gennaio a Roma, per "Tutti in Pacs – Festa delle libertà civili"..... Sul palco si alterneranno le voci di tutte quelle e tutti quelli che hanno a cuore la laicità della Repubblica. Ci incontreremo, in un grande raduno delle coscienze libere, per parlare di coppie e dei loro amori, di libertà di autodeterminazione delle donne, di lotta alle discriminazioni, di diritti delle persone transessuali e transgender, di lotta alla violenza in tutte le sue forme, di libertà di pensiero e di espressione, di libertà di religione in una cornice di separazione fra lo Stato e le Chiese. Chiediamo a tutte le organizzazioni gay, lesbiche, bisessuali e transgender, alle associazioni, ai movimenti sociali, alle forze sindacali e politiche di essere parte attiva di questo momento di riaffermazione della libertà civile e della pluralità della cultura e del pensiero.
COMITATO PROMOTORE Arcigay, Arcilesbica, Agedo, MIT, Di’ Gay Project, Comitato Torino Pride 2006, Gruppo del Guado - Cristiani Omosessuali, Famiglie Arcobaleno, Centro Interculturale GLBT – Siena
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 14, 2005 14:56 |
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14/12/2005
[TORNIAMO IN ONDA]
Oggi non posso non parlare di noi. Noi di Sciuscia' che finalmente torneremo a lavorare insieme. Di nuovo in squadra per realizzare una serie di programmi televisivi. Sono felice, emozionato.
L'ultima volta che andammo in onda come Sciuscia' edizione straordinaria fu il 31 maggio del 2002. Parlammo di guerra, con Gino Strada. C'era gia' stato l'editto bulgaro di Sofia, c'erano gia' stati i commenti sui giornali, ricordo quello di Francesco Merlo che allora scriveva per il Corriere della Sera che scrisse piu' o meno: State in una botte di ferro, avete un'assicurazione sulla vita. I fatti sono andati come sappiamo. Ho sempre amato il mio lavoro e la mia azienda, la Rai. Ho sempre creduto nel pluralismo, nella possibilita' di potersi esprimere liberamente. Con la decisione di ieri del consiglio di amministrazione della Rai si e' aperta una nuova pagina. La stagione televisiva e' gia' in corso e dunque in tempi brevi dovremmo realizzare, adesso la parola e' al direttore generale della Rai Meocci che dovra' incontrare Michele Santoro, tre prime serate entro la fine di febbraio. Nove reportage in seconda serata tra maggio e giugno 2006. Lo studio di un progetto per i canali satellitari. Poi, a maggio si discutera' con l'azienda l'impiego di questa fabbrica nella stagione televisiva 2006-2007. Abbiamo voglia di raccontare la realta'.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 14, 2005 10:18 |
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13/12/2005
[LA GUERRA DOPO LA GUERRA]
Leggendo le cifre sulla guerra in Iraq fornite ieri a Philadelphia dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, mi sono ricordato di un libro scritto da un militare italiano, Fabio Mini: "La guerra dopo la guerra". Einaudi. Non perdetelo. Le guerre non risolvono i conflitti. Li aggravano. E i primi a pagarne il prezzo, come ci ricordano sempre Gino Strada e gli amici di Emergency, sono i civili. Bambini, donne, uomini. A Kabul come a Bagdhad. In Palestina come in Cecenia. Dunque, Bush ha detto quello che non aveva mai avuto il coraggio di dire finora: circa 30.000 iracheni sono morti come conseguenza diretta della guerra e 2144 sono le perdite fra i militari americani di stanza in Iraq. 102 i soldati di altre nazionalita' morti in Iraq tra cui 27 italiani. Certo, il presidente americano un attimo dopo aver ammesso il tragico bilancio ha insistito sulla linea sciagurata affermando:"Ma se sapessi tutto quello che so adesso, rifarei esattamente lo stesso". E allora mi chiedo: Quando riusciremo a ritirare le nostre truppe dall'Iraq? Quando i governi del mondo ascolteranno i loro cittadini? Quando finiremo di dirci che siamo "tutti americani". Le agenzie di stampa hanno appena battuto la notizia dell'esecuzione a San Quintino di Tookie Williams piu' volte candidato al premio Nobel per la pace. A nulla e' servita la mobilitazione internazionale per salvare l'uomo dall'iniezione letale. L'agonia di Tookie Williams si è protratta per 22 minuti. Viva l'America!
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 13, 2005 11:39 |
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guerra iraq
12/12/2005
[ W LA TV INTELLIGENTE! ]
Ebbene si, sono scomparso per alcune ore. Negli ultimi sei giorni sono stato prima in Abruzzo( e c'è traccia in uno dei post precedenti) poi a Poggibonsi, in provincia di Siena, invitato dalla Provincia a parlare di rifiuti con gli studenti di una serie di istituti superiori del senese. E dopo Poggibonsi, sono finito in Sicilia. A Capo d'Orlando provincia di Messina. La fondazione dell'Acio di cui faccio parte, l'Acio è la prima associazione nata in Italia dei commercianti e imprenditori contro il racket delle estorsioni, ha organizzato un master con 75 docenti degli istituti superiori di una ventina di comuni. Ci siamo confrontati su informazione e mafia. Subito dopo il sottoscritto, un ex magistrato ha parlato dei processi di mafia, un magistrato della procura di Palermo ha spiegato che cosa è la mafia oggi, un giovane di addiopizzo di Palermo di consumo critico. Un sottile velo di ottimismo mi riempie il cuore e la mente. C'è un fermento nella società che i media non riescono a registrare se non attraverso alcuni eclatanti episodi. Mi spiego. La partecipazione straordinaria e la trasversalità del voto che ha fatto trionfare Rita Borsellino nelle primarie dell'Unione di una settimana fa. Una partecipazione che non nasce dall'oggi al domani eppure i mezzi di informazione erano impreparati. Idem per la vittoria del candidato del centro sinistra alla carica di sindaco di Messina di poche ore fa. Idem per quei quattro milioni e passa di cittadini che hanno votato nelle primarie che hanno legittimato Romano Prodi (neanche i leader del centro sinistra si aspettavano un risultato del genere). L'impressione che ho è che non siamo stati capaci di registrare e capire le trasformazioni profonde del nostro Paese. Vittime, noi giornalisti, di una omologazione, di meccanismi di censura e di autocensura. C'è un profondo malessere nella società che si esplicita nei momenti decisionali siano essi una competizione elettorale siano essi le assemblee nella val di Susa. Ho sempre pensato che senza la Tv non esisti. Paradossalmente anche se i fatti mi smentiscono (l'alternanza nelle elezioni comunali, regionali o europee o la lotta dei valusisini sulla Tav) penso che i cittadini abbiano tutto il diritto di veder rappresentata la complessità e pluralità della società nella Tv. C'è quella grande periferia del nostro Paese, quel 66 per cento di italiani semianalfabeti che si informa e si forma solo attraverso la Tv. Una Tv dei reality show e non della realtà. Ci sono nuove generazioni che guardano poco o non guardano proprio la TV, stanche di quella cultura dell'individualità e del consumismo, che stanno riscoprendo valori comuni. Quando il 29 agosto a Palermo ho partecipato alla commemorazione di Libero Grassi, l'imprenditore ucciso nel 1991 da cosa nostra perchè non pagava il pizzo, mi colpì quella bellissima piazza piena di ragazzi che, ai tempi della cosidetta primavera palermitana di quindici anni fa, erano infanti. Quella generazione si sta ritrovando nella battaglia per la legalità certo non grazie alla Tv dalla quale la mafia è completamente scomparsa. Dunque, in questo momento in cui è assai basso il livello di credibilità della Tv, ci si aggrappa a forme alternative di rappresentazione della realtà: internet, e funziona o gli stessi telefoni cellulari. Non dimenticherò mai il ruolo degli sms per darsi appuntamento sotto le sedi del partito di Aznar all'indomani degli attentati terroristici di Madrid quando il governo provò a dare la colpa all'Eta e si trovò contro in piazza l'intera Spagna. Quindi non è più solo la televisione a diffondere la notizia. Le lotte esistono anche senza la Tv ma la televisione, nella sua deficienza, trasforma quelle lotte in semplici questioni di ordine pubblico. Che abbiamo capito delle proteste in val di Susa? Quando la Tv se ne è occupata che era ed è una questione di ordine pubblico. Che la Tav s'ha da fare e che i valsusini stanno facendo una battaglia corporativa, di biechi interessi valligiani. Ma abbiamo capito le ragioni alternative alla Tav? Abbiamo capito che chi dice no alla mafia dice anche per?
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 12, 2005 18:52 |
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10/12/2005
[ NO TAV, NO PARTY ]
Finalmente ho qualche idea più chiara sulla protesta contro la Tav degli abitanti della val di Susa. Intanto ho capito che tutti vogliono trasferire sui treni persone e merci. Ci sono i sostenitori della nuova linea ferroviaria (governo e gran parte dell'opposizione) e chi, invece, sostiene che, con costi estremamente ridotti rispetto al mega progetto, si deve soltanto potenziare la linea ferroviaria esistente. Secondo alcuni, il progetto dell'alta velocità costerà alla collettività dai 15 ai 18 miliardi di euro, mentre aprire il corridoio 5, attraverso il potenziamento della linea attuale, può al massimo costare due miliardi di euro e i tempi di realizzazione sono assai più brevi. Pensate che se tutto andrà per il meglio, per ultimare la Tav occorreranno almeno 15 anni. Ma il punto è che, secondo alcuni esperti del settore, il solo potenziamento non basterà a soddisfare la domanda crescente di trasporto di merci e passeggeri. Sindaci e popolazioni ritengono che siano previsioni sbagliate, sovradimensionate e ricordano a mò di esempio il fallimento del tunnel sotto la Manica per mancanza di traffico, e poi temono che gli scavi per realizzare i tunnel liberino nell'aria uranio e amianto con conseguenze sulla salute di chi vive in quell'area. Come vedete sono punti di vista legittimi che meritano di essere approfonditi entrambi. Oggi a palazzo Chigi si incontreranno governo, enti locali e sindaci della val di Susa. Ognuno faccia un passo indietro. Dicevo nel post precedente che mi piace la parola "concertazione". Speriamo che siano vere trattative quelle che si aprono oggi. I sindaci chiedono la sospensione dei lavori, la smilitarizzazione della valle, l'avvio di un tavolo che analizzi le due proposte e l'organizzazione di un convegno sui valichi alpini che porti alla realizzazione di una banca dati sul trasporto. Non chiedono la luna.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 10, 2005 08:06 |
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08/12/2005
[ LE NOSTRE FACCE ]
E' successo quello che non doveva succedere. Scrivo questo post mentre sono in corso incidenti in Val di Susa tra forze dell'ordine e manifestanti. Lacrimogeni, contusi, autostrade bloccate. Una marea di manifestanti che dicono no alla Tav. Ora il punto non è Tav si, Tav no. Non è quello che mi interessa sottolineare. Quello che mi preme rilevare è il comportamento disastroso, ancora una volta, del governo Berlusconi che ha ridotto la questione Tav ad un problema di ordine pubblico e basta. E si è accorto di questo rischio lo stesso ministro Pisanu quando ha polemizzato con il suo collega Lunardi, ministro delle infrastrutture (leggetevi il delizioso pezzo di oggi di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera). Bisogna uscire subito da questa spirale. Certo, quando c'è tensione tutto diventa più difficile ma quella del dialogo e della sospensione dei lavori è l'unica strada percorribile. Loro pensano di avere a che fare con sudditi e non con cittadini. Bisogna coinvolgere le popolazioni, informare la gente. Ma come si fa a chiudere nella spirale anarcoinsurrezionalista o antagonista una protesta che coinvolge decine e decine di migliaia di persone. Blob in questi giorni sta mandando in onda i volti della protesta della Val di Susa. Le facce di donne, uomini, giovani. Facce bellissime. Ha ragione Massimo D'Alema quando sostiene che con il blitz dell'altra notte, con lo sgombero del presidio di Venaus, si incoraggiano gli estremisti invece di trovare una soluzione al problema. Con la militarizzazione della vallata non si risolvono i problemi. Questo è un governo miope che soffia sul fuoco.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 08, 2005 12:01 |
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07/12/2005
[ REALTA' CON POCHI REALITY ]
Sono reduce da una serata abruzzese con due appuntamenti organizzati da "societa' civile" sul tema dei diritti umani. Ad Alba Adriatica e a Roseto degli Abruzzi. C'erano in entrambi i casi, i sindaci delle due comunita' e a parlare con me di diritti, la rappresentante del "forum delle donne" e il responsabile di Amnesty International. Due riflessioni: La straordinarieta' della provincia italiana che partecipa con intelligenza ad iniziative come quelle di ieri. Discute, ha un bisogno enorme di incontrarsi e, giungo all'altro elemento di riflessione, giudica il diritto alla liberta' di informazione come uno dei diritti fondamentali. Vi assicuro che e' il tema che appassiona di piu'. Quando il pubblico prende la parola le domande e le riflessioni riguardano sempre l'informazione e soprattutto l'informazione televisiva. Quello che puo' sembrare un tema per gli addetti ai lavori in realta' e' piu' sentito dalla gente che non da chi lavora nei media. C'e' una data che fa da spartiacque: 18 aprile del 2002. L'editto bulgaro di Silvio Berlusconi. La gente che poi diventa il pubblico televisivo non ha perdonato a Silvio Berlusconi di aver deciso al posto suo: "Se a me non piace un programma cambio canale ma non accetto che un programma che mi piace venga spento per ordine di un politico". Di Silvio Berlusconi che e' anche imprenditore televisivo. E' facile da spiegare alla gente perche' la fondazione americana Freedom House ritiene l'Italia un Paese semilibero. Lo capisce subito cosa vuol dire conflitto di interesse. La difesa dell'articolo 21 della Costituzione e' diventata una battaglia popolare. E' ritenuta importante, forse tra le piu' importanti battaglie per riportare l'Italia tra i paesi normali.. Dunque, la questione della televisione, la questione dei diritti. Non voglio affrontare il tema della Tav nella Val di Susa se non per sottolineare l'importanza che ha giocato negativamente la mancata informazione, la negazione per una intera comunita' di essere ascoltata. Non abbiamo visto prima della drammatizzazione di questi giorni, le ragioni dei valsusini come non abbiamo visto, nella televisione di questi anni, le difficolta', i problemi del paese reale. Ci siamo "appassionati" al delitto di Cogne e al dramma della separazione di Al Bano e Loredana Lecciso o alla sopravvivenza forzata degli eroi della talpa e dell'isola dei famosi. Non e' vero che il pubblico ama i reality show come si difendono gli addetti ai lavori dalle critiche del Presidente della Repubblica. I palinsesti televisivi sono pieni di reality e vuoti di realta' se non in piccoli spazi. C'e' voglia, c'e' bisogno di una televisione intelligente che riduca la cosidetta tv spazzatura. Lo dice Carlo Azelio Ciampi, lo dicono quelle centinaia di migliaia di telespettatori fuggiti dal piccolo schermo che vogliono il ripristino del pluralismo e di una televisione di qualita'. C'e' modo e modo per divertirsi.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 07, 2005 11:03 |
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06/12/2005
[ VINCERE PER BATTERE LA MAFIA ]
Ma Toto' Cuffaro non aveva detto qualche giorno fa al Corriere della Sera che si sarebbe candidato alle politiche rinunciando alle elezioni regionali? Il dubbio mi assale perche' ho scoperto oggi che il presidente della Regione Sicilia vuole competere con la candidata dell'Unione Rita Borsellino e allora sono andato a rileggermi l'intervista di qualche tempo fa: "La campagna per le Regionali sta diventando una campagna di veleni. Un referendum pro o contro me, pro o contro la mafia. Meglio un passo indietro....non me la sento di far danno ai siciliani". E oggi? Il governatore uscente dichiara: "Io sono pronto a ricandidarmi: e' tutta la Casa della Liberta' che mi vuole". Se sara' lui meglio cosi' perche' i siciliani avranno la possibilita' di scegliere tra due candidati alternativi. Tra un sistema di potere, il cuffarismo, impastato da affari, clientele e mafia e una proposta diversa, di chi non promette miracoli ma dice che in Sicilia vanno garantiti i diritti. Sono d'accordo con Giuseppe Di Lello (faceva parte del pool antimafia con Giovanni Falcone) quando sostiene che: "In Sicilia ha senso vincere solo se si riesce a vincere contro la mafia". Sbaglia Franco Marini, il segretario organizzativo della Margherita, quando teme che le primarie possano essere usate per scardinare i partiti e negare il loro ruolo. A me piace lo slogan "primarie sempre". Non e' una scorciatoia, non e' l'antipolitica. Servono e come se non servono! Non le si fanno certo per eleggere i gruppi dirigenti dei partiti ma per far contare e decidere quelle migliaia di elettori "attivi" che non si riconoscono nei singoli partiti ma nella coalizione in quanto tale e che hanno tutto il diritto, come lo hanno i militanti dei partiti, di dire la loro sui candidati alla guida del governo e delle amministrazioni locali. Alcune volte, come nel caso di quelle che hanno legittimato Romano Prodi, possono essere "confermative", ma non puo' essere la "regola".
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 06, 2005 10:53 |
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05/12/2005
[ LA FORZA DI RITA ]
Che bel risultato! Rita Borsellino 66,8 per cento. Ferdinando Latteri 33,2 per cento.Per tanti motivi sono felice per la straordinaria vittoria alle primarie siciliane dell'Unione di ieri di Rita Borsellino. Perche' la conosco e la stimo da sempre. Perche' e' una donna, la prima donna che potra' guidare, se vincera' la sfida piu' importante quella contro il candidato/a nelle elezioni regionali di giugno, la Regione Sicilia. Perche' rappresenta la d i s c o n t i n u i t a'. Perche' dà speranze ed energie a quelle centinaia di migliaia di siciliani costretti a "convivere con la mafia" che vogliono voltare pagina. E' una donna mite, cattolica. L'ho sentita questa mattina per radio replicare a un virgolettato attribuitole da un quotidiano romano "non sono di sinistra" con pacatezza: Ho detto che sono cattolica e che non potete definirmi come una della sinistra radicale. E dov'e' lo scandalo? Lei, se vincera', portera' la Sicilia fuori dal medioevo mafioso, come ha ricordato Claudio Fava. Da quella logica dove i diritti delle persone non contano, dove e' stretto il rapporto tra politica, burocrazia e cosa nostra. Se fossi siciliano mi sentirei ottimamente rappresentato da Lei che come me crede nella solidarieta', nei diritti, nella pace, nella giustizia. Lei era ed e' la candidata migliore per far vincere l'Unione. Punto. Come un altro cattolico, Romano Prodi e' ormai il leader riconosciuto e legittimato dagli elettori per sfidare Silvio Berlusconi. E' la logica del maggioritario. Viva il maggioritario. C'e' un altro elemento di riflessione. I giovani. Che alle primarie di ieri hanno votato in tanti. Erano di piu' di quelli che votarono il 16 ottobre per Romano Prodi. Rita e' rock, Latteri e' lento. E, nonostante le polemiche della e sulla Margherita per la candidatura di Ferdinando Latteri, nonostante il caso Messina (dove la competizione di ieri era stata sospesa per il ballottaggio delle comunali che si terranno l'11 dicembre ma in due gazebo hanno votato quasi 4000 messinesi tra cui il candidato sindaco dell'Unione), l'istituto delle primarie si e' dimostrato vincente anche in Sicilia. Hanno votato in 185 mila, solo il 10 per cento in meno rispetto a quelle nazionali. Per Rita Borsellino comincia ora la partita piu' difficile il cui risultato e' piu' che mai aperto. Non sa ancora chi sara' il candidato del centro destra se Toto' Cuffaro o Stefania Prestigiacomo. Di certo sa che il suo programma dovra' rappresentare il bisogno di cambiamento. Ha ragione Rita quando dice che la legalita' non puo' essere uno dei punti del programma. Ma tutto il programma deve contenere legalita'. Al Sud legalita' vuol dire diritti, lavoro, giustizia. L'ha spiegato bene ieri il costrtuttore edile di Napoli quando ha detto che da quando non paga piu' il pizzo si sente di nuovo imprenditore. I soldi che non e' stato costretto a dare alla mafia li ha investiti nella sua azienda. Creando nuovi posti di lavoro.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 05, 2005 11:24 |
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04/12/2005
[ VOGLIAMO GIUSTIZIA ! ]
Scorrendo le agenzie di stampa di ieri mi sono accorto di questa dichiarazione all'Ansa del legale di Rosa Calipari, l'avvocato Franco Coppi. Ve la propongo integralmente: "Alla luce delle risultanze della consulenza tecnica sarebbe a questo punto opportuna anche una iscrizione per omicidio volontario perche' e' fuori di dubbio che chi ha sparato avesse la volonta' di uccidere o, comunque, la consapevolezza di poter colpire gli occupanti dell'auto". Il legale della vedova di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso da "fuoco amico" a Bagdad, ha deciso di rompere il silenzio dopo le anticipazioni apparse qualche giorno fa sul "manifesto" circa una imminente decisione della Procura della Repubblica di Roma di iscrivere nel registro degli indagati il tiratore scelto della pattuglia americana che sparò contro l'auto a bordo della quale c'era, con il povero funzionario del Sismi, la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena, appena liberata, che rimase ferita insieme all'autista, anch'egli ufficiale del Sismi. L'ipotesi è che Mario Lozano, il marine che fece fuoco contro la Toyota, possa essere a breve indagato per eccesso colposo nell' uso legittimo delle armi. "Chi ha fatto fuoco - è la tesi dell'avvocato Coppi - non poteva non rendersi conto della pericolosita' di quei proiettili, sparati ad altezza d'uomo, in successione ed in violazione delle regole di comportamento. Comunque, anche una iscrizione per eccesso colposo nell' uso legittimo delle armi sarebbe fondata".
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 04, 2005 13:48 |
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04/12/2005
Sono quasi 25 anni che mi occupo di criminalità organizzata. Dai tempi del terremoto della Campania e della Basilicata del 23 novembre del 1980 quando nel carcere napoletano di Poggioreale furono ammazzati una serie di detenuti nella guerra tra cutoliani e anticutoliani. Ma per la prima volta oggi ho raccolto una testimonianza straordinaria, concreta di come la mafia, nel caso specifico la camorra, significhi nel Mezzogiorno sottosviluppo. Mi spiego. Sono anni che si dice: Mafia vuol dire meno diritti e meno lavoro. E' vero: La criminalità organizzata comprime il mercato. Oggi ho conosciuto, a Napoli, Rosario D'Angelo. Un costruttore edile. Sapete che tutti i cantieri, gran parte dei quali sono illegali, pagano il pizzo, la tangente alla camorra. Ebbene da un anno questo signore insieme ad altri 8 costruttori edili ha dato vita ad una associazione composta oggi da 42 imprenditori. Lui da un anno non paga più e quando gli ho chiesto: Lei si è fatto un conto di quanti soldi ha risparmiato? Lui mi ha risposto: " Ho potuto assumere regolarmente tre nuovi operai e ho investito nell'azienda, acquistando due camion. Mica mi sono fatto la Ferrari".
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 04, 2005 11:50 |
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03/12/2005
Rieccomi nella mia città, Napoli. Ci sono arrivato presto, questa mattina. Mi interessava capire che cosa sta succedendo sul fronte della camorra. Proprio un anno fa esplose la faida di Secondigliano, una scissione all'interno del clan di quell'area, il clan di Paolo di Lauro, con più 50 morti ammazzati e una serie di arresti che hanno momentaneamente fermato le armi. La camorra da sempre spara più della mafia e della ndrangheta. E' quella più anarchica tra le mafie del sud Italia. Immaginatevi una testa(anzi più teste) che viene(vengono) decapitata(e) e si rigenera(no). Adesso gli occhi sono puntati su un quartiere del centro di Napoli, il rione Sanità( quello del "Sindaco del rione Sanità, di Eduardo De Filippo) dove in tre giorni sono state uccise tre persone e una quarta è in fin di vita. Gli investigatori stanno cercando di capire se questa faida resterà circoscritta all'interno del clan locale oppure, per il sistema di alleanze dei clan, coinvolgerà gli altri quartieri di Napoli. Le prossime ore, i prossimi giorni saranno decisivi. Ho incontrato investigatori e inquirenti. Qualche dato. intanto, vi dicevo all'inizio che Napoli è la città d'Italia dove si spara di più. In questi 11 mesi del 2005, 87 persone sono state ammazzate nel napoletano. Meno del 2004 quando furono uccise 140 ma più del 2003 quando a morire furono in 89, più del 2002 con i suoi 59 omicidi, più del 2001 con gli 80 morti ammazzati. Un anno fa feci un conto che dal 1980 ad oggi sono stati uccisi in 3000. Beh, se riflettiamo sono numeri impressionanti. Ma l'elemento più negativo che ho riscontrato in questi miei rapidi viaggi di lavoro è quello dell' imbarbarimento nella società. Come dire, i modelli culturali della camorra stanno penetrando in profondità nelle periferie anche se la battaglia per la legalità sta dando i primi frutti. Associazioni antiracket nascono (sono 5 a Napoli) e sempre più commercianti denunciano i camorristi. Ma mi preoccupano le rivolte contro la polizia, ultima l'altra sera nel quartiere di Forcella, il livello di illegalità diffusa. Penso che si debba lavorare sopratutto sui giovani. Non si può giustificare l'illegalità per "le avverse condizioni sociali". Ci sono, è un mio pallino, decine di migliaia di persone perbene e povere che vivono come ostaggi di una piccola e prepotente parte della popolazione. Interessante da un punto di vista di analisi quello che mi hanno detto gli investigatori. La quasi totalità dei clan che operano nell'area metropolitana non gestiscono direttamente le attività illecite - spaccio di droga, rapine, contrabbando, ricettazione, falsi - ma preferiscono concederne la gestione a diverse cellule criminali dalle quali, poi, riscuotere con cadenze e modalità prestabilite una quota di proventi illeciti. Sono così tante le occasioni di "illegalità" che la camorra non ce la fa a gestirle in prima persona e quindi le dà in appalto. Resta, invece, esclusiva prerogativa del gruppo camorrista l'attività estorsiva. Dunque, sono i commercianti che entrano in diretto rapporto con la camorra. Ecco perchè è importante che imprenditori e commercianti dicano no alle estorsioni.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 03, 2005 16:34 |
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02/12/2005
Dopo la perizia che ha ricostruito quello che e' successo la sera del 4 marzo a Bagdad quando una pattuglia americana fece fuoco sulla Toyota Corolla uccidendo il funzionario del Sismi, Nicola Calipari e ferendo l'ostaggio appena liberato, la giornalista del "manifesto" Giuliana Sgrena, la procura della repubblica di Roma starebbe per incriminare il soldato che apri' il fuoco, l'ispanico tiratore scelto dell'esercito americano Mario Lozano. E' questione di giorni. L'ipotesi di reato sarebbe quello di "omicidio colposo con eccesso colposo in uso legittimo delle armi". I risultati della consulenza tecnica sull'auto del Sismi colpita dal "fuoco amico" dicono, senza ombra di dubbio, che gli americani avrebbero sparato per uccidere, che i colpi sarebbero partiti senza avvertimenti quando la Toyota stava a 130 metri di distanza. Una ricostruzione che smonta la tesi americana che aveva parlato di una macchina che viaggiava ad alta velocita' (60 chilometri orari, e non a 90,100 chilometri), che non si era fermata nonostante fosse stato intimato l'alt. I magistrati romani avrebbero potuto iscrivere nel registro degli indagati il soldato americano per "omicidio volontario con dolo eventuale" ma evidentemente hanno ritenuto, da un punto di vista processuale, piu' fattibile e dimostrabile l'omicidio colposo. Il contesto operativo in cui si e' svolta l'azione che ha portato alla morte del funzionario del Sismi, Nicola Calipari, e' chiaro: un vero e proprio teatro di guerra. Gli attentati kamikaze, le autobombe, gli attacchi ai convogli americani, la paura e quindi gli errori commessi dalla pattuglia al "blocking position 541". Il punto oggi e' capire se poi si potra' davvero giudicare in Italia il soldato americano. Fino ad oggi le autorita' americane non hanno risposto alle rogatorie inviate.E' scontato che Washington non consegnera' mai all'Italia il presunto colpevole ma, come afferma uno dei piu' autorevoli giuristi del nostro Paese, Antonio Cassese, quello commesso a Bagdad e' un reato che "offende un interesse politico dello Stato e in questo caso non e' richiesta la presenza dell'accusato in Italia ma i giudici possono procedere solo su richiesta del ministro della giustizia". Proprio all'indomani della tragica sparatoria di Bagdad, il Guardasigilli autorizzo' subito la procura di Roma ad aprire l'inchiesta. Dunque, i magistrati italiani potrebbero anche processare il soldato americano ed eventualmente condannarlo, anche se solo simbolicamente. State certi che l'ispanico americano Mario Lozano non si presentera' mai in un aula del tribunale di Roma.
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 02, 2005 11:35 |
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01/12/2005
Quella di ieri l'ho trovata cosi' esilarante che ho deciso di inserire in modo anglosassone tutte le dichiarazioni del presidente Silvio Berlusconi senza alcun commento. Datemi una mano. Mi piacciono anche le sue smentite.quel " sono stato frainteso".... Dunque, l'intervento del premier all'assemblea dei riformatori liberali di ieri...."La sinistra ha in mano tutto: scuola, universita', giornali, tv, sindacati, patronati, magistratura, Corte Costituzionale, 16 Regioni su 20, 77 Province su 110, 6500 Comuni su 8000. Se gli daremo anche il governo, sara' un regime".(Da agenzia Dire del 30 novembre 2005)..." Contrariamente a quanto scrivono i giornali, non c'e' una legge tra quelle approvate sulla giustizia da cui io abbia tratto beneficio di sorta". (Da La Repubblica del 30 novembre 2005).
postato da: aleruotolo alle ore dicembre 01, 2005 14:44 |
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politica