[ APPELLO CONTRO IL DDL INTERCETTAZIONI ]
Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l’altro: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi.
Noi ci dichiariamo pronti all’“obiezione di coscienza”, cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all’Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile.
Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere.
Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente.
Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E’ giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.
Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio
categoria:articolo21, intercettazioni telefoniche





Già parlano di un nuovo caso Tortora. Non sanno tacere quando dovrebbero tacere. Il suicidio dell'ex assessore del Comune di Napoli, Giorgio Nungnes, coinvolto nell'inchiesta sugli scontri dello scorso gennaio per la discarica di Pianura, scuote tutti. I primi ad essere addolorati sono propro i magistrati che si sono occupati dell' inchiesta giudiziaria. Se scorrete le pagine di questo blog potete leggere le carte dell'accusa.Nell'inchiesta non ci sono pentiti. A differenza del caso Tortora. Ci sono intercettazioni telefoniche. Non c'è nessun teorema. Il tribunale del riesame ha dato ragione alla procura e in tempi brevi ci sarà anche l'udienza preliminare. Certo, è una tragedia quando un uomo si toglie la vita. Ma in quei primi giorni di gennaio ci furono devastazioni e scontri con le forze dell'ordine i cui autori andavano individuati. Trentasei persone furono arrestate con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. La vicenda di Enzo Tortora non c'entra nulla.E' il 3 gennaio, manca un quarto d'ora all'una di notte. Giorgio Nugnes chiama Marco Nonno, consigliere comunale di An (finito in carcere anche lui): "Sono partiti. Stanno a Fuorigrotta ". Nonno gira l'informazione a chi gli sta intorno: "Stanno a Fuorigrotta! Ragazzi, stanno a Fuorigrotta!". Cinque minuti dopo, Nugnes ritelefona al consigliere di An: "Oh! Stanno al viale Augusto. Stiamo quasi davanti al bar. Li tengo davanti a tutti quanti. Sono cinque camion dei carabinieri ". Marco Nonno: "Ragazzi, stanno cinque camion con i carabinieri. Sono solo carabinieri". Nugnes: «Sono solo carabinieri, però prima avevo visto anche la celere. Non so che fine hanno fatto: può darsi pure che si sono avviati e stanno davanti. Aspetta, ora ti dico per dove... Aspetta, non ti muovere: stanno venendo per Agnano, uagliu'... Allora aspetta... Stanno venendo per viale Kennedy, viale Kennedy, viale Kennedy... e quindi non vengono per Montagna Spaccata». Nonno:
C'è un libro molto bello di Raffele Sardo sulla camorra: "La Bestia". Non è un saggio. Sono sei storie. Sei persone perbene uccise dalla camorra. Salvatore Nuvoletta, Attilio Romanò, Federico Del Prete, Alberto Varone. Sono nomi che non ci dicono nulla. Il primo era un carabiniere ucciso perchè in un conflitto a fuoco i carabinieri avevano ucciso un camorrista. Gli altri? Uno era un sindacalista, un altro un commerciante, un altro ancora un piccolo imprenditore. Forse i nomi di Don Peppe Diana e di Franco Imposimato (fratello del giudice) ci dicono qualcosa. E' un libro che ci chiede di non dimenticare. Che non accetta l'oblio ma che rivendica la memoria nella lotta per la legalità. Siamo in un a società che vuol dimenticare in fretta anche quello che è successo il giorno prima. Poi, quando succede un evento drammatico come il crollo di una scuola o gli attentati di Mombay l'oblio viene scosso dalla tragica realtà. Si sapeva che le scuole sono pericolose. Si sapeva che il terrorismo non era stato sconfitto. E così, anche le camorre e le mafie tornano in primo piano solo dopo eventi traumatici. No, questi libri servono a ricordarci che quella contro la criminalità è una lotta che, come ci dice Roberto Saviano, non è per nulla vinta e che fino a quando saremo consapevoli e avremo memoria potremo forse avere una chance in più..
Ah mio caro e vecchio blog! Preso dal lavoro e dalla follia di facebook era tempo che non scrivevo. Oggi, purtroppo, è morto Sandro Curzi. Un compagno. Un grande direttore. La politica e il giornalismo erano le sue grandi passioni. L'una non escludeva l'altra. Ma la sua principale dote era il fiuto per le notizie. Quanti ricordi ! Fu lui, condirettore del Tg3 con Biagio Agnes, ad aprire il cantiere della terza rete. E io, giornalista disoccupato ventiquattrenne, fui assunto alla redazione regionale della Campania del Tg3. E' stato il mio direttore quando con Michele Santoro cominciò la bellissima esperienza di Samarcanda. Anni tempestosi di una Rai che si apriva al mondo reale, alla società civile. C'era Samarcanda ma c'era anche il Tg3 che dava spazio a quelli che spazio non avevano mai avuto nei Tg "gessati" dei palazzi del potere. La sua "ggente", gli operai e i pensionati: il sociale. Aveva un'altra dote questo grande direttore, quella che non ho più ritrovato nei miei brevi passaggi nei Tg: il gioco di squadra. Le riunioni di redazione del Tg3 con lui erano sempre interessanti. Le frequentavo, soprattutto d'estate quando Samarcanda chiudeva i battenti. Erano gli anni delle stragi di Palermo, delle "invasioni" in Puglia degli albanesi. Dirette e veri e propri piccoli reportage. Chiedeva l'impossibile e tutti cercavano di accontentarlo. Certo, non sono mancati conflitti e aspre polemiche che non hanno però mai intaccato il rapporto di stima e di affetto tra noi. Se ne è andata una "simpatica canaglia" ma soprattutto un uomo dal forte orgoglio della sua storia di comunista. Un uomo che aveva le sue idee ma che sapeva ascoltare gli altri, anche quelli che non la pensavano come lui. Un giornalista curioso, un grande cronista che amava la vita.
Ma che Paese è un paese che accetta l'idea che la legge non è uguale per tutti (gli arresti a Napoli per i rifiuti in strada)? Che vuole istituzionalizzare le squadracce (le ronde padane) a supporto delle forze dell'ordine? Che fa la lotteria per garantire un futuro alle coppie giovani (l' iniziativa del comune di Torino che con Banca Intesa finanzia i mutui per le case ai giovani precari)? Che esprime un presidente del Consiglio che rivendica il suo rozzo razzismo (la conoscete la canzone Abbronzatissima?)? Che se la prende con i clochard (il registro dei senza dimora stilato dalla polizia)? Che punisce i deboli e garantisce l'impunità ai "soliti noti"?
Penso che vincerà Obama. Lo dicono i sondaggi ma soprattutto lo dice la crisi del modello repubblicano americano che ha governato il mondo: la crisi finanziaria e la recessione da un lato, la politica guerrafondaia dall'altro. Oggi in tutto il mondo si festeggia l'uscita di scena di George W. Bush. Uno dei peggiori presidenti degli Stati Uniti. E' indubbio il valore simbolico ma non solo simbolico di un eventuale Presidente afroamericano. Un sogno che potrebbe avverarsi nelle prossime ore. Che sia Obama il probabile vincitore ce lo dice il fatto che molti amici italiani di Bush si stanno dichiarando a favore del candidato democratico. Un vizio tutto italico quello di salire sul carro dei vincitori. Ma a Silvio Berlusconi nessun sconto di pena. Ha sempre appoggiato il suo amico Bush. Dalla guerra in Iraq a quella in Afghanistan. Il compito che spetta a Obama non è tra i più facili. Dovrà ricostruire l’economia mondiale, guardando in casa sua dove il tasso di disoccupazione è altissimo e ci sono ormai aree da "terzo mondo". Dovrà chiudere non una ma due guerre. Ce la farà? Deluderà? Può darsi ma intanto godiamoci l'uscita di George W. Bush.
Che bella esperienza a Pisa tra gli universitari in lotta contro la legge 133. Che bella gente! Un mondo complesso e articolato tra le 17 figure professionali dei precari, ricercatori e docenti, tecnici amministrativi e studenti. Ragazzi intelligenti e preparati. Altro che strumentalizzati come dice Silvio Berlusconi. L'onda è una benefica onda, un movimento nuovo e pieno di proposte. Altro che minoranza: ho visto una città solidale con chi protesta. Un'immagine bellissima quell'aula magna del polo Carmignani (area interdisciplinare dell'Università statale di Pisa) piena fino all'inverosimile, occupata da 25 giorni. Ma in quell'aula c'era tutto il movimento pisano, anche quegli studenti di altre realtà che non erano in occupazione e che hanno partecipato, giovedì sera, ad Annozero. Gente piena di passione e voglia di difendere il carattere pubblico della formazione. La gente ha capito che tagliare indiscriminatamente i fondi alla ricerca vuol dire un paese più povero e senza futuro.
Sono sconvolto. Dunque,sono tornato a Casal di Principe, nella terra di gomorra, dove cinque pentiti accusano il sottosegretario Nicola Cosentino di rapporti con il clan mentre lo Stato dà la caccia ai killer e occupa "militarmente" l'agroaversano fino al litorale domizio. Il clima è pesante. La gente perbene non vuole essere colpevolizzata perchè ha paura. Dopo la puntata di Annozero su Castelvolturno, la settimana dopo la strage dei sei immigrati nordafricani, la situazione nel paese si sta deteriorando. Minacce agli amministratori, cartelli contro Ruotolo e Santoro. Ieri sera proiettili in busta al vicesindaco e oggi al risveglio..decine di scritte contro il sindaco, lo Stato, Roberto Saviano. Viva Setola e la camorra. Ora Setola sta per Giuseppe Setola il capo del gruppo di killer del clan dei casalesi ancora latitante, pronto ad uccidere. Con il territorio militrizzato hanno potuto operare, indisturbati, nel cuore della notte. Nel centro del Paese. Ragazzate? Non mi pare. Un segnale forte da parte di quell'area sociale che preferisce la camorra alla legalià. 
Dunque, il pentito Carmine Schiavone (collaboratore di giustizia dal 1993) cugino del capo del clan dei casalesi, Francesco detto Sandokan, ha smentito di aver mai parlato di un progetto di attentato contro lo scrittore Roberto Saviano. Non poteva fare altrimenti. Sarebbe interessante capire la genesi di questa notizia. Che Roberto sia nel mirino dei camorristi non c'è dubbio. Ha acceso i riflettori su una realtà "dimenticata" dai media e dalla politica. Ha fatto conoscere la camorra a migliaia e migliaia di giovani che non sapevano. Devo dirvi che leggendo la sua amara intervista di oggi a Repubblica mi sono commosso e ho scritto a Roberto un sms dicendogli che lo abbracciavo. E penso che sia giusto fargli sentire tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza ma devo dirvi anche che purtroppo ci sono altre persone che in questo momento rischiano la loro vita per combattere il clan dei casalesi. Siano essi magistrati o carabinieri o poliziotti. Siano essi giornalisti. C'è un gruppo di killer che è ancora lin grado di far male, molto male. Gli arresti recenti li hanno indeboliti ma non ancora fermati. C'è una intercettazione di qualche settimana fa dove si capisce bene che il capo di questi assassini, Giuseppe Setola, pensa ad un attentato contro " a legge". Chi rischia di più in questo momento sono coloro che stanno per strada. Che restino accesi, dunque, i riflettori. Un abbraccio forte a Roberto Saviano. E soprattutto a quelle persone perbene che oggi si sentono sconfitte a Casal di Principe e dintorni e che non possono avere il coraggio di urlare contro la camorra.
Non so come finirà il baratto. Dice Veltroni al Pdl: votate per Leoluca Orlando alla commissione di vigilanza Rai e noi diciamo sì a un vostro candidato come giudice costituzionale. In linea di principio nulla da eccepire. Sono mesi e mesi che non si eleggono le due cariche di competenza parlamentare. Ma il probabile si a Gaetano Pecorella da parte dell'attuale opposizione non mi piace. Conosco Pecorella da più di trent'anni. Lo ricordo difensore di un anarchico salernitano, Giovanni Marini, accusato di aver ucciso a coltellate un giovane missino. Insieme a Umberto Terracini. Difensore dei giovani del Movimento studentesco finiti in carcere in quegli anni turbolenti. Difensore in tempi più recenti di uno degli accusati della strage di Brescia (e indagato per favoreggiamento). Un eccellente penalista, docente universitario. Ma non è questo il punto. E' stato l'avvocato del premier Silvio Berlusconi nei processi di Mani pulite, presidente della commissione giustizia negli anni delle leggi ad personam. Ora, è vero che la Costituzione dice che il parlamento deve eleggere cinque giudici costituzionali. Si vorrebbe che fossero di alto profilo e non di parte. Ma nel caso in questione non sorgerebbe un conflitto d'interesse? E come potremmo fidarci del più alto organo di garanzia sapendo della presenza di uomini di parte? Stesso discorso per la candidatura di cui si parla di Luciano Violante. Se fossi in Di Pietro lascerei da parte la furbizia (voto Orlando e non Pecorella) e ritirerei la candidatura dell'ex sindaco di Palermo.
Nessuno mette in discussione la giusta protesta dei cittadini di Pianura contro la discarica. Ma ciò che è successo ieri a Pianura (e cioè la manifestazione in difesa dei 37 arrestati ritenuti responsabili, secondo la magistratura inquirente napoletana, non della protesta contro la discarica ma di aver organizzato e promosso la rivolta, ovvero atti fuorilegge come assalti alla caserma dei vigili del fuoco e al commissariato di polizia, danneggiamenti, distruzione e incendio di autobus, minacce ai commercianti, insomma di aver partecipato ad una serie di reati), va ben aldilà della difesa di una giusta lotta. Certo, gli amici degli arrestati possono manifestare per l'innocenza dei loro amici. Ma aldilà delle singole posizioni ieri si è manifestato a favore della violenza e non della legittima e vincente battaglia contro la progettata discarica che non si farà. "L'onore ai briganti" degli ultrà, le magliette del duce e del "boia chi molla" -leggo dalla cronaca de "Il Mattino"- insieme alla compagnia di giro della lotta antidiscariche che sfoggia felpe con falce e martello, sono stati i segni di questa brutta pagina che si è consumata ieri a Pianura. Come è sbagliato criminalizzare il dissenso civile è così sbagliato rivendicare l'illegalità.
Ah,benedette intercettazioni! Se non ci fossero gran parte delle inchieste sulla criminalità e non solo finirebbero nel nulla. Sono di ieri gli arresti a Napoli di politici, ultrà colpevoli dei disordini dello scorso gennaio a Pianura contro la realizzazione di una discarica. Un'inchiesta della Procura solida dalla quale emerge l'intreccio tra segmenti della politica (un assessore comuinale del Pd e un consigliere comunale di An) in cerca di consenso elettorale, speculazione edilizia gestita dalla camorra e moti di piazza fomentati dagli ultrà.La discarica poi non si è più realizzata perchè l'area prescelta, ancora oggi sotto sequestro dalla magistratura, era già altamente tossica. A Napoli e in Campania, forse più che altrove, espolde la questione del ceto politico, sempre più impresentabile. Decine e decine sono i comuni sciolti per infiltrazione della camorra. Decine e decine sono le inchieste giudiziarie che riguardano politici in odore di camorra.E' una questione nazionale. La politica oggi, tutta la politica, è malata. Se non ci sarà, in tempi rapidi un azzeramento del ceto politico attuale e un ricambio generazionale, la situazione è destinata solo a peggiorare. Comunque, potete scaricare l'ordinanza del Gip di Napoli cliccando
Questa di Casal di Principe è una camorra che pensa come cosa nostra. Ha rapporti con la politica, ha consenso sociale, ha deciso di sfidare lo Stato. Non ha paura dello scontro armato. Non bastano 500 soldati e 500 tra agenti di polizia e carabinieri per sconfiggerla. Certo c'è bisogno anche di loro e bene ha fatto il ministro Maroni a dichiarare guerra alla camorra. Ma questa è una vera e propria guerra di liberazione. E vuol dire che ha bisogno della mobilitazione popolare. L'omicidio di ieri del povero Stanislao Cantelli colpevole di essere lo zio di un pentito del clan dei casalesi è il diciottesimo omicidio da quando il 2 maggio scorso il gruppo di fuoco di quel che resta del clan di Ciccio Bidognetti ha inaugurato la stagione del terrore. C'è una Casal di Principe che oggi rivendica il diritto all'omertà. Ha purtroppo ragione. Ho parlato con amici di Don Peppino Diana, il parroco ammazzato quattordici anni fa, nel giorno della sconfitta. La gente perbene ha paura e come dargli torto. "Noi casalesi viviamo sotto il tallone di ferro di una dittatura sanguinosa", "scenda in piazza l'Italia intera per la nostra liberazione". Propongo a tutti i movimenti impegnati per la legalità, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni di volontari di promuovere una manifestazione nazionale a Casal di Principe. Ho un ricordo giovanile, quando agli inizi degli anni '70 scoppiò la rivolta guidata dai fascisti a Reggio Calabria. Cgil, Cisl e Uil promossero una manifestazione nazionale a Reggio Calabria per lo sviluppo del mezzogiorno e i fascisti furono sconfitti. Siamo tutti casalesi. Mobilitiamoci per coloro che oggi si sentono soli e sono impauriti.
Sono reduce da due settimane di "trasferta" e il mio rientro è momentaneo. Prima in Abruzzo a occuparmi della sanitopoli ovvero del ritorno in grande stile di tangentopoli, poi da sabato scorso a Castelvolturno all'indomani della protesta degli imnmigrati contro "i bianchi bastardi" che hanno ucciso sei loro "fratelli". Domani torna in onda Annozero e ci occupiamo di Alitalia. La prossima settimana quasi certamente di Castelvolturno dove sto realizzando il reportage e dove tornerò tra qualche giorno. Un mondo, quello di Castelvolturno che conosco da venti anni. Nelle campagne di Villa Literno fu ucciso, venti anni fa, un immigrato Jerry Maslo. Nel 1990, invece, furono ammazzati da un clan locale altri immigrati, tre (se non ricordo male) e nell'agguato rimasero feriti in sei. Adesso sono arrivati 400 rappresentanti delle forze dell'ordine e arriveranno in zona 500 militari. Certo la priorità è la cattura del gruppo di fuoco del clan dei casalesi ma per questo obiettivo stanno lavorando gli investigatori. Le mille divise controlleranno il territorio. Un territorio immenso pieno di strade e stradine, di casolari e di campagne dove intercettare i latitanti sarà molto difficile. Ho l'impressione però che alla fine saranno proprio gli immigrati i "cornuti e mazziati" di questa storia. In questa area vivono più di diecimila irregolari, senza diritti e in situazioni di degrado indicibili. Che cosa farà il governo Berlusconi se a un posto di blocco saranno fermati gli immigrati? Per loro la legge prevede l'espulsione. Ho vissuto con i nordafricani in questi giorni. Sveglia alle 4,30 per "vendersi" ai caporali che li portano nei cantieri edili o nelle campagne. Per 25 euro al giorno. Nessuno o quasi parla l'italiano e questo vuol dire che non c'è integrazione. Che in casa nostra abbiamo alzato i muri. Che Castelvolturno è un immenso ghetto, la Soweto italiana.
Dunque, solidarietà alla strega Sabina Guzzanti che la procura di Roma vuole indagare per la sua satira su papa Ratzinger. La parola spetta ora al ministro Alfano che dovrà decidere se la magistratura romana potrà procedere nei confronti dell'attrice per "villipendio nei confronti del papa". La satira o è libera o non è satira. Stiamo tornando al passato, al medioevo e ai roghi. Altro che governo riformista! Prendete il ministro della scuola Mariastella Gelmini che, con il ripristino del maestro unico e del voto in condotta, ci riporta all'ottocento. Prendete il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna che ha presentato, e palazzo Chigi ha licenziato, il disegno di legge "contro la prostituzione". Il disegno di legge introduce il reato di esercizio della prostituzione in strada e in generale in "luogo pubblico". Ad essere colpiti, con identiche sanzioni, saranno sia le lucciole che i clienti. Previsto l'arresto da 5 a 15 giorni e l'ammenda da 200 fino a 3000 euro. Una legge mutanda. E vogliamo parlare delle "leggi ad personam"? Della riabilitazione del fascismo "buono fino ad un certo punto" o dei valorosi combattenti della repubblica di Salò? Della caccia ai gay e agli immigrati? O del tentativo di sfollare un pò le carceri strapiene con il braccialetto elettronico e le espulsioni dei detenuti immigrati? Certo, questa è una politica populistica che ha però il fiato corto. La gente continua a sentirsi insicura mentre avverte pesantemente la crisi economica e, pur continuando la luna di miele con il premier Silvio Berlusconi, già si percepiscono le prime crepe dell'idillio.
Dopo la frase del sindaco di Roma Gianni Alemanno che "il male assoluto sono state le leggi razziali non il fascismo", anche il ministro della difesa La Russa ha detto la sua sul passato e sessantacinque anni dopo l'8 settembre del 43 ha chiesto rispetto per i militari della repubblica sociale. Ai due esponenti di An che hanno provato a ridimensionare le loro affermazioni, domandina facile facile. Siamo sul finire della seconda guerra mondiale, voi due con chi vi schierate? Con Hitler o con Stalin?
Alla fine della lettura del pezzo sono rimasto senza parole. Repubblica di oggi in prima pagina: "Sono la donna di Frattini. Il fidanzamento diventa spot". Due sentimenti contrastanti. Il primo: e chissenefrega! L'altro: può il ministro degli esteri snobbare la riunione di emergenza di Bruxelles dedicata alla crisi in Georgia per restare in vacanza alle Maldive con la sua fidanzata? Se rispondo no passo per bacchettone se dico si mi faccio travolgere dal senso comune di questo Paese alla deriva. Non mi ci ritrovo più. Tutto è diventato spettacolo. Per "sembrare uno di noi" Berlusconi fa vedere a Gheddafi la foto di famiglia con nipotino incluso. L'immagine al primo posto. La politica non è più "cosa alta", le regole si fanno e si disfano secondo convenienza (Alitalia docet), si è inflessibili con i deboli e deboli con i forti (immigrati e animals napoletani). Si antepone l'interesse privato a quello pubblico. Che storia ministro Frattini: nessun complimento per questa pagina diventata pubblica della sua vita sentimental-politica.
E' così prevedibile il presidente del consiglio Silvio Berlusconi! Panorama (suo settimanale) pubblica le intercettazioni telefoniche che riguardano Romano Prodi e lui, Silvio Berlusconi, esprime la solidarietà all'ex leader del centrosinistra e chiede al parlamento che intervenga "per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali". A onor del vero il padre dell'Ulivo commentando il merito di quanto pubblicato da Panorama immagina già le mosse del suo avversario quando dichiara che "non vorrei, vista la rilevanza che sembra assumere una vicenda di così scarsa portata e vista la fonte giornalistica che la vicenda tornasse utile a quanti invocano giri di vite sulle intercettazioni telefoniche". E, infatti, dopo l'intervento dell'inquilino di palazzo Chigi replica a muso duro, schierandosi a favore dei magistrati e dei giornalisti: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l'inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama - non vorrei che l'artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche". Bravo Prodi: Perchè si è smarcato da Berlusconi e perchè ha lanciato un messaggio chiaro e forte a quanti, anche nel centrosinistra, non vedono l'ora di limitare il lavoro dei magistrati e dei giornalisti. Dunque, bene ha fatto Panorama a pubblicare quelle intercettazioni anche se i magistrati decideranno di non procedere. Esse riguardano un personaggio pubblico. Sono atti che la procura di Bolzano ha trasmesso a Roma dove l'ex premier si da da fare per aiutare consuocero e nipote. Scampoli dell'Italia del familismo.
Sono sconvolgenti le due pagine che il Corriere della Sera di oggi ha dedicato al consumo d'acqua nel nostro Paese. Per produrre un chilo di caffè occorrono 21 mila litri d'acqua. Per una T-Shirt circa 2000 litri d'acqua. E noi, per le nostre esigenze quotidiane, abbiamo bisogno di 215 litri a testa. Quello che non capisco è perchè consumiamo tanta acqua minerale pur essendo quella che sgorga dai ribinetto di buona qualità. L'Italia è il quinto maggior consumatore di acqua in bottiglia. Siamo noi i responsabili dell'inquinamento. Siamo noi i responsabili del disastro ambientale. Milioni di bottiglie di plastica che se non vengono recuperate vengono bruciate producendo diossina. La mia famiglia ha smesso di consumare la cosidetta acqua minerale e ha deciso, da tempo, di tornare "al rubinetto". Nei ristoranti, invece, sembra una battaglia persa. L'acqua è un bene pubblico. Tale deve restare ma soprattutto deve essere. Dovremo imparare tutti a usarla meglio e a non sprecarla.
Della gaffe del sindaco di Roma, Gianni Alemanno ( qualcuno lo ha definito il sindaco piacione della destra, una brutta e sbiadita copia di Walter Veltroni) si è detto nei giorni scorsi a proposito dei poveri cicloturisti olandesi (botte per entrambi e stupro per lei) che se l'erano cercata. A tener banco oggi è il ministro dell'istruzione. Vi ricordate le dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini? "Quelli del sud sono insegnanti di serie B"? Ebbene si è scoperto che la bresciana Gelmini è diventata avvocato superando l'esame di stato a Reggio Calabria. Un pò di pudore, please!
Benritrovati. In tanti mi avete chiesto come mai non siamo andati in onda a luglio con lo speciale di Annozero, preoccupati che avessero cancellato il programma. Nessun problema.Torneremo in onda dal prossimo 25 settembre, non più da via Teulada ma dal teatro delle Vittorie, con una nuova scenografia. Di fatti ne sono accaduti tanti in questo periodo. Dal decreto antiprecari, al pacchetto sicurezza, alla guerra tra la Georgia e la Russia con il nostro ministro Frattini che, dalle Maldive, seguiva l'evolversi della situazione. Ma il mio dialogo con voi lettori di questo blog ricomincia da ciò che, a Locarno, ha detto Nanni Moretti pochi giorni fa: "E' inaccettabile che in una democrazia un uomo che ha il monopolio dell'informazione televisiva si candidi a guidare il paese per cinque volte di seguito in 14 anni. Chi ricorda che questa e' una cosa inaccettabile per una democrazia passa per una persona noiosa, ovvia, che dice cose grossolane. Ma non e' grossolano dire queste cose, ma e' grossolana la realta' italiana. L'assuefazione italiana a considerare normali cose che in una democrazia non lo sono e' una cosa molto molto grave". Ha ragione Nanni Moretti a lanciare questo grido d'allarme. Il modello politico-culturale berlusconiano ha sfondato. Il pensiero unico è più che mai forte. Più che un'opinione pubblica morta, io vedo tante opinioni "personali": un Paese sfilacciato dove il rischio dell'omologazione mina alle fondamenta la democrazia. E' opinione comune che non ci sia opposizione al governo, è opinione comune che il Paese stia andando a destra. Sarà un luogo comune ma le vicende interne al partito democratico e di linea politica inducono al pessimismo. Certo, Antonio Di Pietro e la sua Italia dei Valori tengono il punto e l'appello di oggi di Walter Veltroni a non "perdere la memoria" a voler combattere "il pensiero unico" non cambia l'immagine di oggi del partito democratico, un partito che appena nato sembra già vecchio.